Il veto di Berlino su Draghi - LASTAMPA.it
10/2/2010 (71) - ITALIA-GERMANIA
Il veto di Berlino su Draghi.
La Germania: «Bisogna evitare che l'italiano arrivi alla presidenza della Bce»
MARCO ZATTERIN
Le istruzioni che arrivano da Berlino hanno il sapore di un ordine. «Bisogna fare attenzione ad evitare che “da questo” si crei una condizione favorevole perché Draghi diventi presidente della Bce», scrive il ministero delle Finanze in un documento di riflessione riservato ai suoi sherpa comunitari. Cosa significa “da questo” lo si capisce dal titolo del paragrafo che contiene la frase, è la nomina del nuovo vicepresidente dell’Eurotower che il Consiglio Ecofin deve effettuare martedì. La sua nazionalità sarà cruciale per definire anche il successore del numero uno Trichet che scade fra un anno e mezzo. La Germania ambisce alla poltrona, quasi la esige. Ma per averla deve battere il concorrente italiano, cosa che, per una volta, non è affatto certa di fare.
La politica del rigore
Ufficialmente nessuno è in corsa per la vetta dell’istituto di Francoforte che si libera alla fine di ottobre dell’anno prossimo. Il governo tedesco ripete come un disco rotto di non aver preso alcuna decisione, ma da mesi rimbalzano le notizie di una spasmodica attività politica in favore di Axel Weber, attuale guida della Bundesbank. Il documento top secret scritto dallo staff del ministro Wolfgang Schäuble mette l’orientamento in nero su bianco, certifica che Frau Merkel vuole dare alla Germania lo scettro della Bce in omaggio ad una politica monetaria consacrata al più puro rigore. La Cancelliera ne avrebbe parlato anche con Nicolas Sarkozy giovedì scorso, contando sul fatto che il francese non ha nella fattispecie nulla da perdere e, anzi, aiutando Berlino maturerebbe un credito cospicuo per il futuro.
Il nome di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e presidente del regolatore globale Financial Stability Board, corre sulle labbra della comunità internazionale, raccoglie ampi consensi nell’Eurozona come oltreoceano. Il premier Berlusconi risulta essere pronto a sostenerlo. Il ministro degli esteri Frattini ha appoggiato educatamente la candidatura, «se ci sarà lo sosterremo», ha detto. Tattica anche qui, inevitabile quando la volata è lunga e si prevede una partita senza esclusioni di colpi. Un classico nella tradizione delle migliori Italia-Germania.
Il calcio di inizio sarà martedì a Bruxelles nella riunione dei ministri economici Ue chiamati a sostituire il greco Lucas Papademos, che termina in maggio il mandato da vicepresidente Bce. Tre uomini in lizza: il lussemburghese Yves Mersch, il portoghese Vitor Constancio, il belga Peter Praet. Berlino appoggia il lusitano, poiché ritiene che una forte presenza di paesi mediterranei sulla tolda dell’Eurotower renderebbe più difficile la corsa di un Mario Draghi. Non a caso il documento interno nota anche che, se si guarda nella chiave geografica, «il Sud è ora stranamente ben rappresentato nell’Esecutivo Board; ha tre direttori, un greco, uno spagnolo, e un italiano». Una circostanza su cui costruire, si lascia intendere.
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