Pagina 10 di 12 PrimaPrima ... 91011 ... UltimaUltima
Risultati da 91 a 100 di 117
  1. #91
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Apr 2009
    Messaggi
    306
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  2. #92
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Apr 2009
    Messaggi
    306
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    l'amico
    Massimo Pini: «Craxi temeva
    di essere ucciso con un caffè in cella»
    Il biografo dell'ex leader Psi crede al complotto. «Per questo non tornò. Ma era nazionalista, amava la patria»
    Massimo Pini: «Craxi temeva di essere ucciso con un caffè in cella» - Milano
    «Se torno in Italia, mi uccidono». A Massimo Pini che andava a trovarlo ad Hammamet, Bettino Craxi confidava i suoi timori. «Era convinto che in Italia lo avrebbero gettato in un carcere in modo umiliante. E prima o poi gli avrebbero somministrato una tazzina di caffè. Nelle loro mani, diceva, sarò assassinato». Editore, ex alto dirigente di Iri e Rai, oggi vicepresidente di Fondiaria-Sai, Pini è stato amico e biografo di Craxi. E ora che si riparla dell’ex leader socialista a dieci anni dalla scomparsa, è la persona giusta a cui chiedere se, come sostiene Rino Formica, Tangentopoli fu un complotto di palazzo. Lo fu, secondo Pini, anche se oggi «molti personaggi fanno finta di non ricordare».

    Il Craxi da lui conosciuto era «un leader anticonservatore, deciso a rompere la cappa distesa sull’Italia da Dc e Pci. Alcuni suoi comportamenti si ritrovano in Berlusconi, che come Craxi è un leader anomalo, non uomo dell’establishment. Craxi era più uomo del popolo, ma tutti e due manifestano un forte spirito nazionalista, un grande amore di patria». L’ipotesi avanzata da Formica che Di Pietro non agisca di sua iniziativa ma «sia utilizzato» è, secondo Pini, «molto convincente perché quello che accade oggi è la continuazione di un processo avviato nel 1992. E dietro c’è sempre lui. Se facessimo una ricostruzione storica e scientifica di quello che è successo dal ’92 in poi ci accorgeremmo che Craxi subì pesanti attacchi esterni. L’ala guerrafondaia degli Stati Uniti lo mise nel mirino dopo l’episodio di Sigonella». Si fece nemici gli israeliani, perché disse che Mazzini aveva addestrato terroristi con uno scopo rispettabile, quello di liberare la sua patria. Era un assist formidabile ai palestinesi. «Si era esposto molto, il leader israeliano Peres insorse». Nemmeno gli inglesi lo amavano. «Il ministro del Tesoro Brittan diceva che l’Italia era un Paese da abbandonare al suo destino. E i giornali britannici lanciavano accuse pesanti. Come oggi contro Berlusconi. Stessa situazione che si ripete».

    Bisognerebbe capire, secondo Pini, in questi attacchi prima contro Craxi e ora contro Berlusconi come si inserisce Di Pietro. «Non abbiamo ancora capito bene chi è veramente Di Pietro. E credo che Veltroni abbia fatto un danno enorme al Pd prendendoselo come alleato, un errore da dilettante. Come è possibile credere che Di Pietro sia un partner affidabile per una strategia politica di lungo termine?». Se il presidente della Repubblica deciderà di ricordare Craxi, nessuna sorpresa «perché fra i due c’era un dialogo, Napolitano era allora capo dell’ala migliorista del Pci e manifestava interesse per l’azione politica di Bettino, anche se non poteva farlo apertamente: avrebbe spaccato il Partito comunista».

    Se vorrà ricordare l’ex leader socialista, «credo che lo farà con un approccio realistico e storico, non certo per una riabilitazione, non solo perché Craxi non ne ha bisogno, ma soprattutto perché quella parola, riabilitazione, è infausta, la usa- vano in Unione Sovietica, quando avevano distrutto un avversario, dopo la morte lo riabilitavano». Nonostante l’eventuale ricordo del capo dello Stato, nonostante la via o il giardino che gli dedicherà la Moratti aMilano, Claudio Martelli ritiene difficile «una riconciliazione a sinistra» sul nome di Craxi. Ma Pini ribatte che «se per riconciliazione s’intende una grande alleanza di centrosinistra, non ha più senso perché i socialisti sono passati quasi tutti con Berlusconi, uno come Brunetta sarebbe incompatibile con un governo conservatore, non a caso anche Cicchitto, che viene dalla sinistra di Lombardi, sta con Berlusconi, l’unico che ha dimostrato di voler scardinare un sistema bloccato».

    Pini andava spesso a trovare Craxi ad Hammamet. «Si sentiva abbandonato. Ma non voleva parlare del passato. Gli interessava capire cosa stava accadendo. L’ultima volta l’ho visto poco prima che morisse. Aveva deciso di scrivere un’autobiografia. Io dovevo aiutarlo a raccogliere il materiale. Documenti che poi ho usato per la biografia da me scritta per Mondadori. È una storia dell’uomo Craxi». All’ingresso della sua casa di campagna, in Toscana, Pini ha attaccato una targa di marmo con la scritta «Lo statista Bettino Craxi fu ospite in questa casa 1973-1992». La prima volta ci andò appunto nel ’73, nei giorni in cui in Cile cadeva Salvador Allende.

    Marco Nese
    30 dicembre 2009

  3. #93
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Apr 2009
    Messaggi
    306
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    "La sinistra rifletta sulla figura di Bettino Craxi"
    A pochi giorni dal decennale della scomparsa, il figlio Bobo racconta ad Affaritaliani.it la figura del leader del Psi, in relazione alla politica di oggi. "Ha rappresentato cosa dev'essere un uomo di Stato". Riguardo al rapporto con Berlusconi: "Furono amici, ma nessuna eredità politica". E poi: "Fosse ancora vivo, non starebbe mai a destra". "Se la sinistra deve fare autocritica su Craxi? Una parola di pentimento la aiuterebbe a rinnovarsi"
    Sabato 02.01.2010 18:15
    "La sinistra rifletta sulla figura di Bettino Craxi" - Affaritaliani.it

    Di Francesco Cocco

    Ecco la verità politica su Bettino in un libro choc

    Critica Sociale sta organizzando per la prima metà di febbraio a Milano una conferenza nazionale su Bettino Craxi, a dieci anni dalla sua scomparsa in esilio. Sarà intitolata: "Bettino Craxi e il liberalsocialismo al governo"
    Bettino Craxi
    Bettino Craxi
    "Non vedo eredi di Bettino Craxi nella politica italiana, nemmeno fra i ministri ex socialisti dell'attuale governo Berlusconi". Quando mancano poche settimane al decennale dalla scomparsa (il 19 gennaio 2000) del leader del Psi, suo figlio Bobo traccia per Affaritaliani.it un suo profilo politico. Tentando di confrontarlo con la realtà attuale. "Se fosse vivo oggi, sarebbe ancora in una sinistra riformista, pur tenendo ferma la sua polemica verso gli eredi dell'ex Pci". Secondo il secondogenito del più resistente presidente del Consiglio della Prima Repubblica, lui stesso impegnato in politica nell'area socialista, non bisogna poi esagerare i collegamenti fra craxismo e berlusconismo: "Certo, erano amici, ma nessuna somiglianza politica". Dovendo indicare qualcuno che gi abbia ricordato in questi anni suo padre, Bobo Craxi non ha dubbi: "Tony Blair".

    Che cosa resta del pensiero politico e dell'esperienza di Bettino craxi nell'attuale scenario italiano?
    "Molto, se si considera che sono passati vent'anni dal decennio in cui è stato protagonista. Le sue innovazioni sul piano della comunicazione sociale, della politica... la modernizzazione del Paese. E poi il superamento delle incrostazioni ideologiche di una certa sinistra. Certo, rimane un capostipite. Oltre a questo, Craxi rappresenta oggi un'idea ben più compiuta di ciò che significa o dovrebbe significare "uomo di Stato"; una figura, cioè, capace di rappresentare non soltanto una parte, ma un'intera nazione nei frangenti più decisivi della sua storia".

    C'è un qualche protagonista della politica attuale che le sembra aver raccolto l'eredità di suo padre?
    "Parliamo di un uomo che fu protagonista di una stagione non ripetibile. Dal punto di vista "ideologico", nella sinistra europea Tony Blair ha rappresentato qualcosa di assai simile. Sul piano nazionale, mi riesce difficile individuare una personalità. Ci sono alcuni che possono aver preso qualche cosa. Ma è troppo poco per dire che ne siano gli eredi diretti o i continuatori".

    Fra i vari esponenti ex socialisti del governo Berlusconi c'è chi ha mantenuto qualcosa di quell'eredità?
    "Beh, se si richiamano a una tradizione socialista e craxiana, evidentemente cercano almeno a parole di seguirne l'insegnamento. Dal punto di vista pratico, onestamente, non lo vedo. In nessuna delle politiche di questo governo riconosco lontanamente un afflato, uno spirito, dell'epoca craxiana. D'altronde è naturale: sono passati più di vent'anni".

    In tanti mettono in correlazione l'esperienza politica di Craxi con la fase che sarebbe di lì a poco cominciata: quella segnata da Silvio Berlusconi. Al di là dei rapporti che c'erano fra le due persone, c'è qualche altro collegamento?
    "Una stagione nasce dall'altra. Il berlusconismo si impone alla fine della Prima Repubblica, quindi è inevitabile una relazione fra le due cose. Per quanto riguarda la pratica politica, il pensiero, il carattere delle due esperienze... beh, è difficile trovare delle analogie. Che poi vi fosse - come vi fu ed è noto - una sincera amicizia, non è sufficiente ad attribuirvi un carattere politico. Sono vicende totalmente diverse, per storia, cultura, tradizione. Che poi ci siano milioni di ex elettori del Psi che oggi votano Berlusconi lo reputo probabile. Ma è per altri motivi".

  4. #94
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Apr 2009
    Messaggi
    306
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    30/12/2009 (7:29) - RETROSCENA
    E Craxi disse no "Meglio morire
    che tornare così"
    Bettino Craxi
    E Craxi disse no "Meglio morire che tornare così" - LASTAMPA.it
    La trattativa fallita per farlo curare in Italia
    FABIO MARTINI
    ROMA
    Erano le ultime ore del millenovecentonovantanove. Precisamente dieci anni fa. Al primo piano di palazzo Chigi, squillò un cellulare, quello di Donato Robilotta: «Sono Bettino, che succede?». La voce di Craxi era stanca, ma i concetti chiarissimi: «Dillo a quelli là, che io in Italia ci torno soltanto da uomo libero... Piuttosto muoio qui, in Tunisia...».

    A cosa si riferiva il malandatissimo Bettino, nella sua telefonata da Hammamet? Cosa voleva che sapessero «quelli là», a cominciare dal presidente del Consiglio Massimo D’Alema? Lo rivela dieci anni dopo proprio Robilotta, un dirigente del Partito socialista che allora lavorava a palazzo Chigi e aveva un affettuoso rapporto con Craxi: «Lui era molto malato, tanto è vero che venti giorni più tardi sarebbe morto. Per salvarlo, avrebbe dovuto essere curato in Italia. Da tempo erano in corso diversi contatti - spesso a sua insaputa - per provare a farlo rientrare. In quei giorni si stava lavorando ad un’ipotesi: Craxi sarebbe rientrato a Fiumicino, di lì sarebbe stato trasportato nel carcere di Viterbo, restando il tempo necessario, uno o due giorni, per accettare una domanda di arresti domiciliari.

    Dopodiché sarebbe stato trasferito al San Raffaele di Milano». Conferma Marco Minniti, allora braccio destro di D’Alema: «Sì, esisteva un’ipotesi di quel tipo. Tutti i margini furono esplorati senza confliggere con l’ordinamento del Paese. Anche se forse qualche corridoio umanitario si sarebbe potuto trovare, tenendo conto delle gravi condizioni di salute di Craxi». Ma quel corridoio non si aprì e fu proprio Craxi a dire no ad un rientro «condizionato». E in quel no finale c’è tutto il personaggio. Piaccia o no, un Craxi tutto d’un pezzo. Orgogliosissimo. Pronto a mettere in gioco la sua stessa vita, pur di non subire l’umiliazione di una carcerazione, anche di una sola notte, su mandato di quei magistrati di cui non riconosceva l’autorità. Protagonisti, a suo avviso, di un «complotto giudiziario».

    Ma rinunciando a qualsiasi via d’uscita, Craxi era pienamente consapevole a cosa stava andando incontro. Francesco Cossiga era andato a trovarlo il 18 dicembre e da lui Bettino si era congedato così: «Tu lo sai, vero, che questa è l’ultima volta che ci vediamo...». Poche settimane dopo, il 19 gennaio del 2000, Bettino Craxi muore. Muore di crepacuore, ultima ferita dentro un corpo martoriato. Tutto aveva iniziato a precipitare tre mesi prima. Il 23 ottobre il Tg2 delle 13 aveva annunciato l’assoluzione di Giulio Andreotti nel processo di Palermo. Come raccontò il figlio Bobo, nel padre c’era «un misto di soddisfazione e di stupore». In quel momento era come se avesse capito che alla fine lui, e soltanto lui, era rimasto incastrato. A sera disse: «Non sto per niente bene».

    L’indomani Craxi viene ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Tunisi. La diagnosi è molto cruda. Oltre al diabete, ai seri problemi di cuore, si scopre un tumore al rene. Don Verzé - come rivelato da Massimo Pini nella sua documentata biografia «Craxi» - scrive a Carlo Azeglio Ciampi: «Craxi è condannato a morte vicina» e privarlo della possibilità di tornare in Italia «equivale a spingerlo nella fossa». Il 30 novembre Craxi viene operato dal professor Patrizio Rigatti a Tunisi in condizioni ambientali molto critiche. «Un assistente ha dovuto tenere alta una luce con le mani», racconterà il professore. Nelle ore successive arrivano a Craxi tanti messaggi di auguri, anche un fonogramma di poche righe del presidente del Consiglio Massimo D’Alema, che secondo quanto raccontato dall’ambasciatore Armando Sanguini, «aveva carattere confidenziale» e non ufficiale.

    Una riservatezza che mise di pessimo umore il pur acciaccatissimo Craxi. Che tornò molto indebolito nella sua casa di Hammamet. Si provò a rimettere in piedi una trattativa che nei mesi precedenti aveva visto protagonisti Giuliano Vassalli (aveva studiato, senza esiti al Quirinale, l’ipotesi di una grazia presidenziale), Francesco Cossiga, Giuliano Ferrara. Come salvargli la pelle? La Procura di Milano confermò: avendo sulle spalle due condanne definitive, Craxi può sì tornare, ma sottoposto agli arresti domiciliari in ospedale.

    Ma il 19 gennaio, verso le 5 della sera, la figlia Stefania, inquietata dal prolungarsi del pisolino pomeridiano del padre, entra in stanza e lo trova senza vita, con un grosso ematoma all’altezza del cuore e una smorfia di dolore sul viso, angosciosa e indimenticabile per tutti quelli che la videro anche nelle ore successive, perché risultò irriducibile per chi ricompose la salma.
    D’Alema offrì i funerali di Stato, la famiglia li rifiutò e dal giorno del funerale, Bettino Craxi riposa nel piccolo cimitero cristiano di Hammamet, in una tomba scavata nella sabbia e dominata da un eloquente epitaffio: «La mia libertà equivale alla mia vita».

  5. #95
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Apr 2009
    Messaggi
    306
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    CRESPI RICERCHE: GLI ITALIANI RIABILITANO CRAXI


    giovedì 31 dicembre 2009


    CRESPI RICERCHE: GLI ITALIANI RIABILITANO CRAXI - Clandestinoweb: sondaggi politici, elettorali. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione
    01 gen. - di Massimiliano Lenzi - Parliamoci chiaro: la discussione, sempre più serrata, di questo fine 2009 sulla figura di Bettino Craxi – a pochi giorni dal decennale della sua morte ‐ non è una questione di toponomastica, di nomi di strade, ma di storia nazionale, soprattutto di quella tra gli anni Ottanta e i Novanta. Per questo la domanda è: cosa rappresenta Bettino Craxi, oggi, per gli italiani? Un sondaggio, effettuato da Crespi Ricerche e pubblicato dal nostro quotidiano – che su Craxi ha aperto un dibattito culturale da parecchio ‐ registra che per il 35% fu un grande leader politico, per il 18 un importante statista (insieme le valutazioni positive arrivano al 53%) mentre per il 30% fu un latitante che si è sottratto alla giustizia italiana (il 17% degli intervistati non sa o non risponde).
    Se il quesito, dalla figura del leader, si sposta sulla scelta del comune di Milano di dedicargli una via (o un giardino) vediamo che il 37% giudica questa decisione un atto dovuto, il 12% un modo per risarcirlo (sommati fanno il 49%), il 21% una vergogna perché non si celebrano i pregiudicati e il 10% inopportuno.
    Se dal dato nazionale, infine, ci restringiamo soltanto a Milano, le percentuali mutano: il 39% considera l’idea di dedicargli una via un modo per risarcire Craxi e solo il 5% lo ritiene inopportuno.
    Uscendo dai sondaggi, quella che sta salendo – nei toni e nel dibattito – è la discussione politica sulla figura del leader socialista. Ieri il figlio Bobo Craxi, in un’intervista a La Repubblica, ha definito suo padre “un patriota e non un simbolo della destra”, apprezzando il gesto – definito “bello” – del sindaco Letizia Moratti di dedicargli una via.
    Sempre su Repubblica, il giorno primo, l’ex ministro ed ex delfino di Craxi, Claudio Martelli, aveva spiegato che “finché non ci sarà una robusta forza socialista, democratica e liberale, Craxi rimarrà in esilio. Una memoria inerte” anche se “la riabilitazione” è compiuta.
    Il 28 dicembre a parlare era stato un altro compagno ed ex ministro socialista, Rino Formica, che in un’intervista a La Stampa ha definito “un errore la scelta dell’esilio”.
    Politica e storia, dicevamo, non toponomastica.
    “Vi confesso, cari compagni, che indotto a una riflessione sulle speranze e le illusioni della storia del nostro paese, sulle promesse mancate, sulle rivoluzioni fallite, sui grandi disegni che non poterono essere realizzati, sono stato trattenuto solo dal timore di essere accusato questa volta di retorica nazionalistica, dal mettere in testa alla relazione due parole semplici: viva l’Italia. Perché c’è un’Italia, come dice una nota canzone, che resiste e che lavora, un’Italia che si dispera e che si innamora, un’Italia che noi dobbiamo rappresentare, capire e aiutare con la fedeltà di sempre agli ideali di libertà, di eguaglianza, di progresso che sono tutt’uno con la nostra storia. Viva la pace, viva il mondo del lavoro, viva la Sicilia, viva l’Italia, viva il Partito socialista italiano”.
    Sono parole di Bettino Craxi, pronunciate al 42mo congresso del Psi, a Palermo. Era l’aprile del 1981.

  6. #96
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Apr 2009
    Messaggi
    306
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Berlusconi: Bettino vittima dell'odio come me
    Berlusconi: Bettino vittima dell'odio come me - Il Messaggero

    ROMA (30 dicembre) - Un convegno, una strada, una videocassetta allegata al settimanale di famiglia. Tutto per celebrare l’amico Bettino Craxi, il testimone di nozze e il leader politico che nel 1985 ”salvò” le sue aziende e che «l’odio politico» dell’epoca confinò ad Hammamet.

    Celebrazioni per ricordare, a dieci anni dalla morte, il leader di quei tanti socialisti confluiti poi in Forza Italia e che oggi sono ministri e capigruppo del Pdl. Silvio Berlusconi ci sarà, a dispetto delle perplessità della Lega che nel ’92 sventolava cappi in Aula e che oggi rifiuta l’idea di intestare al ”cinghialone” una strada a Milano. Non si tratterà per Berlusconi di una riabilitazione postuma, ma dell’occasione per rivivere quegli anni con gli occhi di oggi e sostenere ancora una volta che «l’uso politico della giustizia genera mostri».

    D’altra parte il decennale sembra cadere a fagiolo nella svolta new-age del Cavaliere, il quale sino a qualche settimana fa era convinto che volessero fargli fare la stessa fine di Craxi. Ora che invece «l’amore vince sull’odio», c’è lo spazio per ricordare l’amico al quale telefonava spesso, «sempre dalla Svizzera per non essere intercettato», durante l’”esilio” tunisino.

    A differenza di Craxi, e malgrado i cinque figli continuino a chiedergli di «lasciare la politica», Berlusconi non ha intenzione di mollare e spinge per portare a casa entro i primi giorni di febbraio i due provvedimenti (legittimo impedimento e processo breve) in grado di metterlo in sicurezza da quello che definisce «un vero e proprio assalto» dei giudici. Con il naso ancora nero per i postumi dell’aggressione e con i punti che cominciano a dar prurito, Berlusconi ieri ha continuato a tenersi in contatto per tutto il giorno con Gianni Letta. Anche se del problema delle candidature alle elezioni regionali non vuol sentir parlare e ha rinviato anche la prevista nomina di un paio di sottosegretari, anche perché che sul nome di Daniela Santanchè (possibile sottosegretario al Welfare) ci sono i fortissimi dubbi dell’ala finiana del Pdl.

    La partecipazione di Berlusconi alla presentazione del documentario su Craxi che verrà proiettato il 14 gennaio al Capranica, rincuora la pattuglia socialista presente nel Pdl. Un arcipelago composito che la figlia di Bettino, Stefania Craxi (ora sottosegretario agli Esteri), ha tentato più volte di ricomporre ma con alterni successi. Infatti la svolta clericale del ministro Sacconi poco si ritrova con l’ortodossa laicità di Cicchitto. Così come la linea sociale di Brunetta a volte non si ritrova con le pulsioni di Frattini, mentre intercetta un altro ex socialista come Bonaiuti.
    A Berlusconi, che più volte ha ammesso di aver votato nella prima Repubblica prima per la Dc e poi per il Psi, Bettino Craxi solo una cosa sembra non aver mai perdonato: il corteggiamento che nel ’94 fece ad Antonio Di Pietro affinchè accettasse l’incarico di ministro. Le spiegazioni del Cavaliere non hanno mai convinto il leader socialista.

  7. #97
    email non funzionante
    Data Registrazione
    18 Sep 2009
    Messaggi
    172
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    compagno bettino, il compagno craxi è stato un grande compagno socialista iaociao:

  8. #98
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    05 Jan 2010
    Messaggi
    29,276
     Likes dati
    947
     Like avuti
    4,914
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Citazione Originariamente Scritto da Bettino Visualizza Messaggio
    L'EDITORIALE

    Un innovatore chiamato Bettino Craxi


    Il Tempo - Un innovatore chiamato Bettino Craxi

    Nove anni fa moriva Bettino Craxi lasciando un vuoto e una ferita nella sinistra italiana. Morì lontano dalla patria, dove l'aveva portato la persecuzione giudiziaria che aveva fatto di lui il mostro simbolico del malaffare italiano, morì senza che la classe politica del tempo avesse il coraggio di trovare una soluzione dignitosa per un rientro in Italia che forse gli avrebbe garantito quelle cure che potevano salvargli la vita.


    Con Craxi muore il partito socialista italiano, all'ultima stazione di una storia grandiosa. Muore il Psi che si è definitivamente affrancato dal cugino comunista e che assiste senza trionfalismi allo sfacelo dell'ideologia che ha dominato la sinistra mondiale per mezzo secolo, muore il Psi che contende alla Dc la guida del Paese. Il doppio miracolo, l'emancipazione definitiva dal Pci prima del crollo del muro di Berlino e la competizione con una Dc devastata dall'assassinio di Aldo Moro, è merito di una persona sola: Bettino Craxi. Per molti anni le celebrazioni di Craxi sono state affidate alla cura dei parenti e degli amici più cari. Tuttora vi sono settori della sinistra che mal sopportano un giudizio equanime sulla sua opera e vi sono alleati della sinistra, come il partito di Di Pietro, che si gonfiano come pavoni nel disprezzo del leader socialista. Eppure Craxi ha rappresentato una delle grandi personalità di questo Paese e nella sinistra italiana probabilmente è stato il leader che ha avuto più frecce nel proprio arco.


    La quantità di intuizioni che dobbiamo a Bettino Craxi appare oggi impressionante. In primo luogo con Craxi nasce per la prima volta un partito socialista riformista che è parte integrante della cultura socialdemocratica europea "senza se e senza ma". L'avvento di Craxi è l'avvento di una stagione del socialismo libertario e liberale che sdogana gli uomini del dissenso dell'Est europeo, che offre solidarietà alle vittime cilene di Pinochet e che stringe amicizia con un Arafat che cerca di sganciarsi dal terrorismo (ma che non volle farlo fino in fondo).

    L'emancipazione del socialismo di Craxi dal comunismo è totale e persino più profonda delle svolte di Nenni e Saragat. Craxi prende di petto il Pci e gli pone il problema del legame internazionale e dei connotati ideologici. Lo sfida al cambiamento e gli offre, nel momento della crisi finale dell'ultima stagione di Gorbaciov, l'opportunità di un'unità socialista. Malgrado il Pci lo combattesse aspramente e lo descrivesse come l'uomo più pericoloso del Paese, Craxi fu generoso con gli eredi di Berlinguer e favorì il loro ingresso nell'Internazionale socialista. Al tempo stesso Craxi capisce che il sistema bipolare anomalo fondato su una Dc condannata a governare e un Pci condannato ad essere il più forte oppositore non ha più ragione di essere e cerca di dar vita a una socialdemocrazia che soppianti i due partiti maggiori e fondi un nuovo sistema politico. Questa visione si accompagna alla modernizzazione dell'economia che lo portò alla battaglia della scala mobile e all'idea di una modernizzazione del sistema istituzionale che lo portò alla Grande Riforma. Fu sua, prima di Berlusconi, l'intuizione di sdoganare quel Msi che, con l'omaggio di Almirante ai funerali di Berlinguer, aveva provato di volersi inserire in via definitiva nel gioco democratico.


    Oggi a sinistra molti gli riconoscono il coraggio istituzionale ma negano le altre intuizioni. È una lettura sbagliata del craxismo. Craxi è stato l'ultimo grande innovatore della Prima Repubblica. Il suo testamento finale, quel discorso parlamentare dedicato a Mani Pulite, lo vede proteso a chiedere ai partiti uno scatto di autocritica e di orgoglio che avrebbe risparmiato all'Italia tante false rivoluzioni e tante sofferenze. Paradossalmente più si allontana la data della morte, più si affievolisce la polemica attorno alla sua figura, più ci si accorge come sarebbe stata utile la sua presenza oggi. Non spetta a me dire se Craxi sarebbe andato con Berlusconi o no. Se ho capito qualcosa di lui, ho capito che non avrebbe mai rinunciato all'obiettivo centrale della sua vita, quello di dare al Paese una forza socialista moderna, un partito con molti punti di contatto con il Partito democratico americano ma un partito del socialismo europeo. Questo è l'appuntamento che hanno mancato coloro che hanno guidato la sinistra dopo Craxi. Lo stesso fallimento del Pd nasce dalla liquidazione arbitraria e violenta dell'esperienza socialista italiana. Ecco perché Craxi non ha lasciato eredi.
    Ottimo giudizio , condivido pienamente.

  9. #99
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    05 Jan 2010
    Messaggi
    29,276
     Likes dati
    947
     Like avuti
    4,914
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Pensare che a giudicare craxi fu dipietro che oggi ,si legge sul giornale, non avrebbe neppure superato l'esame scritto al concorso da magistrato.

    Una manina salvò l'ex pm Esami: Di Pietro ripescato grazie a pressioni esterne - Interni - ilGiornale.it del 23-01-2010

    Una manina salvò l'ex pm Esami: Di Pietro ripescato grazie a pressioni esterne

    Il segretario della commissione d'esame per entrare in magistratura racconta: l'eroe di Mani Pulite non raggiunse la sufficienza, poi ci furono pressioni e il voto fu corretto.

  10. #100
    email non funzionante
    Data Registrazione
    18 Sep 2009
    Messaggi
    172
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Citazione Originariamente Scritto da Bettino Visualizza Messaggio
    CRESPI RICERCHE: GLI ITALIANI RIABILITANO CRAXI


    giovedì 31 dicembre 2009


    CRESPI RICERCHE: GLI ITALIANI RIABILITANO CRAXI - Clandestinoweb: sondaggi politici, elettorali. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione
    01 gen. - di Massimiliano Lenzi - Parliamoci chiaro: la discussione, sempre più serrata, di questo fine 2009 sulla figura di Bettino Craxi – a pochi giorni dal decennale della sua morte ‐ non è una questione di toponomastica, di nomi di strade, ma di storia nazionale, soprattutto di quella tra gli anni Ottanta e i Novanta. Per questo la domanda è: cosa rappresenta Bettino Craxi, oggi, per gli italiani? Un sondaggio, effettuato da Crespi Ricerche e pubblicato dal nostro quotidiano – che su Craxi ha aperto un dibattito culturale da parecchio ‐ registra che per il 35% fu un grande leader politico, per il 18 un importante statista (insieme le valutazioni positive arrivano al 53%) mentre per il 30% fu un latitante che si è sottratto alla giustizia italiana (il 17% degli intervistati non sa o non risponde).
    Se il quesito, dalla figura del leader, si sposta sulla scelta del comune di Milano di dedicargli una via (o un giardino) vediamo che il 37% giudica questa decisione un atto dovuto, il 12% un modo per risarcirlo (sommati fanno il 49%), il 21% una vergogna perché non si celebrano i pregiudicati e il 10% inopportuno.
    Se dal dato nazionale, infine, ci restringiamo soltanto a Milano, le percentuali mutano: il 39% considera l’idea di dedicargli una via un modo per risarcire Craxi e solo il 5% lo ritiene inopportuno.
    Uscendo dai sondaggi, quella che sta salendo – nei toni e nel dibattito – è la discussione politica sulla figura del leader socialista. Ieri il figlio Bobo Craxi, in un’intervista a La Repubblica, ha definito suo padre “un patriota e non un simbolo della destra”, apprezzando il gesto – definito “bello” – del sindaco Letizia Moratti di dedicargli una via.
    Sempre su Repubblica, il giorno primo, l’ex ministro ed ex delfino di Craxi, Claudio Martelli, aveva spiegato che “finché non ci sarà una robusta forza socialista, democratica e liberale, Craxi rimarrà in esilio. Una memoria inerte” anche se “la riabilitazione” è compiuta.
    Il 28 dicembre a parlare era stato un altro compagno ed ex ministro socialista, Rino Formica, che in un’intervista a La Stampa ha definito “un errore la scelta dell’esilio”.
    Politica e storia, dicevamo, non toponomastica.
    “Vi confesso, cari compagni, che indotto a una riflessione sulle speranze e le illusioni della storia del nostro paese, sulle promesse mancate, sulle rivoluzioni fallite, sui grandi disegni che non poterono essere realizzati, sono stato trattenuto solo dal timore di essere accusato questa volta di retorica nazionalistica, dal mettere in testa alla relazione due parole semplici: viva l’Italia. Perché c’è un’Italia, come dice una nota canzone, che resiste e che lavora, un’Italia che si dispera e che si innamora, un’Italia che noi dobbiamo rappresentare, capire e aiutare con la fedeltà di sempre agli ideali di libertà, di eguaglianza, di progresso che sono tutt’uno con la nostra storia. Viva la pace, viva il mondo del lavoro, viva la Sicilia, viva l’Italia, viva il Partito socialista italiano”.
    Sono parole di Bettino Craxi, pronunciate al 42mo congresso del Psi, a Palermo. Era l’aprile del 1981.
    compagno bettino, crespi ha ragione iaociao:

 

 
Pagina 10 di 12 PrimaPrima ... 91011 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 18-09-10, 13:49
  2. Qual'è stata la vacanza più bella della vostra vita?
    Di Oli nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 62
    Ultimo Messaggio: 28-08-06, 03:58
  3. Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 06-07-06, 22:42
  4. Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 06-12-04, 10:42

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito