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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Bettino Craxi, il socialismo europeo e il sistema internazionale - Informazioni sul prodotto
    Tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta, grazie soprattutto all'iniziativa socialista e a Bettino Craxi, ci fu una decisiva svolta nella politica estera italiana mentre la guerra fredda si avvicinava alla fine, tra nuove tensioni (i missili sovietici puntati sull'Europa) e rinnovati accordi per il disarmo. L'Italia intanto, dopo l'assassinio di Moro, riguadagnava un ruolo decisivo in Europa. In un dibattito aperto dalla sinistra italiana di riconsiderazione della figura e del ruolo di Bettino Craxi, il volume, promosso dalla Fondazione Craxi, è un contributo a stampa di questa discussione.
    Editore: Marsilio
    Autore:
    Argomento: Scienza politica
    Anno: 2006
    Collana: Ricerche
    Informazioni: 224
    Codice EAN: 9788831788632

  2. #72
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Intitolata piazza a Bettino Craxi

    L'ha deliberato la Giunta di San Fele (Potenza)

    (ANSA) - SAN FELE (POTENZA), 29 DIC - La giunta comunale di San Fele (Potenza) ha deliberato di intitolare a Bettino Craxi una piazza del paese,chiamata 'Nocicchio'. Lo ha reso noto il sindaco Donato Sperduto che ha detto:'quasi tutti i personaggi politici della prima Repubblica hanno ricevuto riconoscimento a vario titolo. Craxi ha segnato uno degli snodi principali della storia politica dell'ultimo trentennio del 900, e in particolare uno dei grandi problemi che attengono all'identita' della sinistra italiana''.

  3. #73
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Commemorazione dell'onorevole Bettino Craxi PDF Stampa E-mail
    giovedì 20 gennaio 2000
    Commemorazione dell'onorevole Bettino Craxi


    Roma, 20/1/2000


    *** Commemorazione in Aula ***


    La morte, nella maggior parte dei casi, porta ordine e pace nelle vite che spegne.
    Non è così per Bettino Craxi.
    Non è così per i suoi familiari, che l'hanno visto spegnersi lontano dalla sua città e dal suo Paese. Con l'animo dell'esule, ma con un diverso statuto giuridico.
    Non è così per i militanti del suo partito che pagano ancora oggi i prezzi di una stagione di governo che finì nell' isolamento.

    Non è così per noi, che abbiamo visto Bettino Craxi trionfatore indiscusso prima e sconfitto irrimediabile poi, senza essere ancora riusciti ad esaminare con pienezza d'impegno e spirito di verità né le ragioni del successo né le cause della disfatta.

    Non c'è pace oggi attorno alla figura di Bettino Craxi.
    Ma non ci dev' essere neanche una corsa allo smembramento della sua memoria, con ciascuno che si appropria di un pezzo della sua vita per renderlo simbolo del tutto.
    La vita di ciascuno di noi non è scindibile.
    A maggior ragione non è scindibile la vita di chi ha rivestito funzioni di uomo di Stato e di governo. Alla fine l'apparente disordine, la contraddittorietà dell'esperienza si ricostruiscono nella memoria e nella storia in una unità superiore. Ma oggi non siamo ancora in grado di ricostruire questa unità, questo senso compiuto. Perché la sua morte non è un'uscita di scena; anzi pone più interrogativi oggi di quanti non ne abbia posti ieri.
    Oggi siamo in grado solo di ricostruire i singoli aspetti di un'esperienza umana e politica di straordinaria intensità e tragicità, della quale molti di noi sono stati spettatori o partecipi.
    Quegli aspetti sono come frammenti di uno specchio rotto che è diverso da noi ma riflette e moltiplica aspetti dell'immagine di noi stessi.

    Il suo primo grande successo politico fu segnato dalla vittoria nel referendum sulla scala mobile. Il suo declino cominciò con la sconfitta in un altro referendum, quello sulla preferenza unica.
    Trasse la sua legittimazione prima che dalla lotta politica dalla capacità di dare un senso di marcia agli orientamenti della società. La sua sconfitta nacque forse dalla perdita di questa capacità, offuscata da un esercizio del potere fondato su un'idea dell'autonomia della politica dalla società che la società stessa non condivideva più, anzi ormai respingeva.

    La sua stagione politica inizia dopo un fatto tragico, la scomparsa di Aldo Moro e termina dopo un avvenimento liberatorio, la caduta del muro di Berlino.
    La prigionia di Aldo Moro lo pose al centro della scena politica con la linea della trattativa.
    Fui tra quelli che avversarono quella scelta e non ho mutato opinione.
    Ma su quella scelta, che in astratto era certamente legittimo proporre, egli iniziò a maturare una svolta strategica nella vita politica italiana che, come tutte le grandi scelte, aveva alla sua base anche un'opzione teorica.
    L'opzione era la modernizzazione del Paese attraverso la modernizzazione della vita politica e del sistema politico, compressi dal conservatorismo delle due maggiori forze politiche, prigioniere di un ruolo che sarebbe risultato senza futuro.
    La rottura dell'asse tra DC e PCI, l'isolamento del PCI, il rapporto egemonico con la DC, l'idea del presidenzialismo, l'abolizione del voto segreto in Parlamento, la ricerca di una identità socialista non subalterna all'identità comunista, un diverso rapporto con la destra, la consapevolezza della incipiente crisi dei partiti politici ed il conseguente tentativo di sostituire il primato del partito con il primato della leadership personale, furono i principali elementi di questa strategia.
    La fine dei regimi comunisti cambiò radicalmente la scena politica internazionale, tolse alibi, smascherò tragedie.
    Non so se egli colse gli effetti interni del mutamento delle condizioni nelle quali la politica italiana aveva operato per quasi mezzo secolo.

    Negli anni Ottanta si trovò a gestire la sua strategia stretto tra un disegno troppo ambizioso ed un partito troppo piccolo.
    Scelse l'esercizio del potere al fine di acquisire il consenso necessario per operare senza subalternità le grandi trasformazioni istituzionali; ma rimase prigioniero di questa scelta sino a restarne la vittima più illustre.
    Sul piano internazionale fece valere in tempi non facili l'autonomia dell'Italia rispetto agli Stati Uniti; appoggiò in modo prudente ed efficace la causa del popolo palestinese, che ancora oggi gli è riconoscente; costruì un forte ruolo dell'Italia in tutto il bacino del Mediterraneo.

    Fu violentemente sincero quando in quest'Aula pose la questione del finanziamento della politica. Il tema esiste e permane grave in tutte le democrazie, sia pure in forme diverse e con diversi gradi di responsabilità.
    Abbiamo bisogno di affrontare con spirito di verità il rapporto tra legalità, corruzione e democrazia. Ci stiamo dando gli strumenti per farlo.

    La scomparsa di un uomo chiude le partite aperte.
    La tentazione di calare il sipario, pronti alla recita del giorno dopo, può far aggio su tutto.
    Questa volta non può essere così.
    E' stato sottoposto a legittimi processi.
    Non possono essere ignorate le sue condanne penali.
    Pesa la scelta di sottrarsi ai giudici del suo Paese.
    E tuttavia il senso complessivo della sua vita non può essere attinto né solo da quei processi né sole da quelle condanne né solo da quella scelta.
    La morte di un uomo così complesso, oggetto di tanti odi e di tanto affetto, simbolo di sentimenti profondamente contraddittori, destinatario di apologie e di tradimenti come forse nessun altro italiano della nostra epoca, non è una porta che si chiude.
    E' una porta che si apre su un decennio di storia repubblicana, che auspico il Parlamento possa esaminare con l'oggettività e la serietà impostaci da questa stessa morte.

    Con rispetto saluto la sua scomparsa; con rispetto partecipo al dolore della signora Anna, dei figli e dei suoi familiari; con rispetto mi sento vicino ai sentimenti del suo partito e degli italiani che sono stati dalla sua parte.

    Luciano Violante - Commemorazione dell'onorevole Bettino Craxi

  4. #74
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Descrizione
    Sembrava l'uomo del destino, il politico che avrebbe portato l'Italia agli onori del mondo. Ci fu un'epoca in cui Bettino Craxi sfidava la potenza degli Stati Uniti e dettava legge in Italia dalla sua capitale morale, Milano, quella che negli anni Ottanta era tutta "da bere". Poi, un bel giorno, tutto crollò: allora l'uomo del destino divenne il caprio espiatorio di tutte le cancrene d'Italia. Dalle tradizionali ovazioni si passò agli insulti e alle lapidazioni a suon di cento lire, fino alla fuga in Tunisia per evitare il carcere. Infine venne la morte. E il dubbio: fu vittima o carnefice, grande statista o grande corrotto? In questo libro l'autore intende dare una prima risposta.

    Dettagli del libro

    * Titolo: Bettino Craxi. Una storia tutta italiana
    * Autore: Catania Enzo
    * Editore: Boroli Editore
    * Data di Pubblicazione: 2003
    * Collana: Storia storie memorie
    * ISBN: 8874930178
    * ISBN-13: 9788874930173
    * Pagine: 381
    * Reparto: Politica

  5. #75
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    19 gen 2006 Bettino Craxi ricordato nel sesto anniversario della morte

    HAMMAMET, 19 gen -(Italia Estera) - Nel piccolo cimitero cristiano di Hammamet che sorge dinanzi al mare la cerimonia per il sesto anniversario della morte dell'ex capo del governo italiano Bettino Craxi. Sulla tomba di Craxi, sepolto nella nuda terra, campeggia su un libro aperto scolpito nel marmo la sacritta: “La mia libertà equivale alla mia vita”. Molte le corone di fiori. C’erano anche quelle del presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, e del presidente della Tunisia, Zine El Abidine Ben Ali. Centinaia di garofani rossi , il simbolo prediletto da Bettino, sono stati lasciati sulla tomba da parte di militanti giunti da ogni parte d'Italia.
    Presenti alla breve ma solenne cerimonia Francesco Cossiga, il figlio Bobo Craxi e molti funzionari politici italiani e tunisini. Al termine del raccoglimento un lungo applauso da parte dei presenti. Francesco Cossiga si è fatto il segno della croce.
    Stefania Craxi, figlia dell'ex segretario del Psi Bettino Craxi, oggi non è presente ad Hammamet. E’ a Milano per partecipare al convegno "Il riformismo di Craxi" al Teatro Nuovo di Milano per la commemorazione del padre a sei anni dalla morte

    Sui giornali di oggi si legge nelle dichiarazioni di Stefania Craxi che "Il convegno al Teatro Nuovo di Milano, con la partecipazione del presidente del Consiglio, sancisce l'alleanza della "Giovane Italia" e di "Free Foundation" con Forza Italia".

    "Con la mia candidatura - afferma Stefania Craxi - porterò dentro Forza Italia il contributo riformista di Craxi". Intervistata dal GIORNO, Stefania Craxi spiega di essersi schierata con Forza Italia perché a sinistra non c'é spazio per le idee di riformismo liberale dello storico leader
    socialista. Il convegno di oggi a Milano, afferma, "vuole consegnare l'eredità di Bettino Craxi a chi ha orecchie per sentire". Nel programma di Forza Italia, spiega, ci sarà il contributo dei socialisti eredi dell'esperienza di Craxi. Gli economisti, dice Stefania Craxi, chiedono di eliminare i vincoli ma il centrosinistra vuole abolire la legge Biagi". "A tener banco sui giornali - afferma la Craxi - è sempre lo scandalo che ha investito i Ds, assolutamente incapaci di dare una spiegazione politica di quanto è avvenuto. Per quanto cerchino di negarlo - sostiene -, l'affinità di Bancopoli con Tangentopoli è evidente".

    Stefania Craxi parlando al Teatro Nuovo ha detto: "La morte in esilio di Bettino Craxi è stata e rimane un assassinio politico". Stefania Craxi ha ricordato ciò che disse venti giorni dopo la morte del padre: "Dissi - ha ricordato - che chi aveva detto che Craxi era un ladro e molto peggio, è un assassino. Sono passati cinque anni, il mio animo si è placato, ma voglio ribadire nella sostanza quello che dissi allora". Quindi ha fatto l'elenco dei responsabili della morte di Bettino Craxi: "I giudici che lo condannarono senza una prova, i direttori di quei giornali che orchestrarono contro di lui una campagna di diffamazione senza precedenti, coloro che gli tirarono le monetine, chi mentiva e mente ancora, chi lo tradì, chi manovrò le procure seguendo un formidabile orgoglio politico, il salotto buono della finanza nazionale e la finanza internazionale che insieme navigavano sul Britannia mentre nel nostro paese erano in corso le privatizzazioni e in atto una falsa rivoluzione". Un passaggio particolare lo ha quindi riservato ad Antonio Di Pietro, all'epoca pubblico ministero a Milano. "Di Pietro, che di quella falsa rivoluzione fu il manichino che prestò la faccia e infine i post comunisti che di tutto ciò furono sponda e motore politico, sono responsabili di quello che è stato e rimane un assassinio politico: la morte in esilio di Bettino Craxi".

  6. #76
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Link all'omaggio di Critica Sociale a Bettino Craxi

    Chi era Costui - Scheda di Benedetto (detto Bettino) Craxi

  7. #77
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Bella biografia su Craxi.

    BETTINO CRAXI - BIOGRAFIA IN BREVE

  8. #78
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Via Bettino Craxi, Alemanno avvia la procedura
    Il Comune di Roma ha avviato la procedura per intitolare una via a Bettino Craxi. "E' stata avviata la discussione in sede di commissione toponomastica. Appena avremo il parere lo porteremo in consiglio comunale", ha detto il sindaco Gianni Alemanno.

    L'idea di intitolare una strada a Craxi fu annunciata dal sindaco durante la prima seduta del Consiglio comunale di Roma. Alemanno in quell'occasione propose anche di dedicare delle strade a i.
    (03 luglio 2009)

  9. #79
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Discorsi
    Presentazione dell'Archivio politico di Bettino Craxi
    Discorso pronunciato in Sala Zuccari al Seminario di studio su Craxi e gli Euromissili
    6 dicembre 2007

    Autorità,
    Signore e Signori,
    ho accolto con piacere la proposta dell'on. Stefania Craxi di ospitare la presentazione dell'Archivio politico di Bettino Craxi e di organizzare un seminario di studio sulla vicenda di politica internazionale degli Euromissili.

    Presso l'Archivio storico del Senato della Repubblica è nato il progetto di raccogliere e offrire, attraverso il sito telematico del Senato, le carte e i documenti di numerose personalità politiche della nostra vita repubblicana.
    In collaborazione con Fondazioni e Istituti specializzati si sta svolgendo questo impegnativo e importante lavoro di catalogazione e di digitalizzazione, i cui primi esiti sono già fruibili per tutti.

    Alcuni interventi dopo il mio metteranno meglio in risalto i risultati raggiunti e ne illustreranno i contenuti salienti.
    Da parte mia desidero ringraziare fin d'ora tutti coloro che hanno operato per realizzare questa iniziativa culturale, che sta facendo dell'Archivio storico del Senato un luogo privilegiato per la raccolta di documenti e testimonianze importanti della nostra storia politica.
    In questo mio breve intervento iniziale vorrei, però, anche spendere qualche considerazione sul tema del seminario, ovvero sulla questione degli Euromissili che si lega, con estrema chiarezza, alle linee di politica internazionale che Bettino Craxi seguì nella sua vita di partito e in quella istituzionale.

    Quello, infatti, non fu solo un semplice, pur rilevante, episodio della complessa vicenda politica europea e mondiale.
    Fu piuttosto una circostanza nella quale il dibattito politico del nostro Paese manifestò una rinnovata e significativa posizione di autonomia.
    Una autonomia che ben si inquadrava anche in uno scenario più ampio e complesso di quello degli anni Cinquanta e Sessanta.

    Proprio nel 1979 il Parlamento europeo era stato, per la prima volta, eletto dai cittadini dei Paesi membri.
    Il dibattito politico europeo veniva così emergendo, con più rilievo e forza, insieme all'esigenza democratica del confronto fra le forze di ispirazione cristiano-democratica e quelle di matrice socialista.
    Bettino Craxi fu eletto al Parlamento europeo e, seguendo le linee della sua segreteria del Partito socialista italiano, fece di quella circostanza una occasione fondamentale.

    Il suo impegno fu quello di tracciare una prospettiva importante che collocava proprio il suo Partito più decisamente nel solco delle grandi socialdemocrazie europee, compiendo così un altro importante passo per l'evoluzione democratica del nostro Paese.
    Craxi, insieme al Cancelliere tedesco Schmidt, prende allora una posizione netta nel campo euroatlantico, in quella che è forse l'ultima vera pagina della "guerra fredda" e della competizione mondiale fra le due grandi sfere di influenza: quella occidentale e quella sovietica.

    Nel 1979 la Nato aveva deliberato l'installazione di missili Pershing e Cruise in alcune basi militari di Paesi europei, tra i quali vi era l'Italia, con lo scopo di correggere lo squilibrio nel settore degli armamenti, che era a tutto vantaggio dell'Unione sovietica.
    In una fase di acceso e contrastato dibattito all'interno della sinistra italiana, la posizione favorevole dell'Italia - e del Partito socialista - fu rivendicata con orgoglio da Craxi che, nella seduta del 18 aprile 1980 alla Camera dei Deputati, disse:
    «restano ferme le decisioni che abbiamo concorso - in modo determinante - ad assumere in materia di ammodernamento dei sistemi missilistici sul teatro europeo; ma deve essere mantenuto vivo e rinnovato con nuove iniziative l'invito ad un negoziato, tra l'Alleanza Atlantica e il Patto di Varsavia, che andrebbe iniziato in tempo utile».

    Le decisioni che il nostro Paese maturò in quella fase, grazie all'apporto lucido di Craxi, furono volte alla duplice prospettiva di mantenere in efficienza gli strumenti militari necessari per l'equilibrio dei due fronti e, al tempo stesso, di accelerare quella fase di confronto e di negoziato che doveva mirare a portare l'equilibrio degli stessi armamenti "al livello più basso possibile", con il progressivo disarmo nucleare in Europa sia da parte americana che da parte sovietica.
    Questo dibattito fu davvero intenso per la nostra vita politica e segnò anche il passaggio tra la politica del "compromesso storico" della fine degli anni Settanta e una nuova fase di collaborazione tra la Democrazia cristiana, il Partito socialista e i Partiti laici minori, che dominò la lunga stagione degli anni Ottanta.

    Il disegno strategico di Craxi, che oggi siamo chiamati qui a rievocare, aveva una portata ampia, perché individuava per il nostro Paese una dimensione euromediterranea, ovvero una proiezione di relazioni politiche e istituzionali con tutti i Paesi della costa nordafricana che andava oltre la nostra tradizione di buon vicinato e di collaborazione commerciale con il mondo arabo e medio-orientale.
    L'obiettivo politico era quello di rafforzare il confronto e la cooperazione politica con un universo culturale e sociale diverso, che nei decenni del dopoguerra era cresciuto imboccando percorsi politici innovativi, per un pieno superamento delle pagine di storia coloniale e per una prima emancipazione civile e democratica.

    Questa articolata visione internazionale sarà poi da Craxi posta a base programmatica dei Governi che lui fu chiamato a presiedere fra il 1983 e il 1987.
    Vi è ancora un giudizio assai contrastato e ricco di suggestioni di parte sull'intero decennio degli anni Ottanta.
    Alcuni storici tendono addirittura a segnarlo come un tempo grigio, di arretramento della nostra crescita democratica.

    Io che l'ho vissuto sul fronte delle responsabilità sindacale - una trincea diversa da quella politica, ma certo per nulla estranea da questa -devo ricordare però che quello fu un periodo di crescita economica e sociale e di impegno per la modernizzazione della vita del Paese.
    Fu anche un periodo duramente contrastato, dentro le Forze politiche della sinistra, e tra le Forze di governo e il Partito comunista italiano.
    Il Muro di Berlino non era ancora crollato, anche se primi segnali e crepe si venivano evidenziando.

    La visione politica internazionale di Bettino Craxi, saldamente collocata nel teatro occidentale atlantico ed euromediterraneo, contribuì non poco ad una positiva evoluzione democratica del quadro europeo e al superamento della lunga stagione di guerra ideologica che demonizzava l'avversario e tracciava mura invalicabili.
    Credo di dover ancora ringraziare gli organizzatori di questo incontro perché ci hanno offerto un'occasione per fare memoria di una pagina storica importante che oggi, a quasi trent'anni di distanza, anche molti dei protagonisti politici dell'epoca hanno già provveduto a riconoscere.

  10. #80
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Ricordando Bettino Craxi



    Bettino Craxi fu certamente un politico controverso. Nel bene e nel male. Purtuttavia meriti evidenti gli vanno riconosciuti: fu colui il quale portò il Partito Socialista Italiano su posizioni autenticamente socialdemocratiche riprendendo in mano la parabola del Socialismo Liberale di Carlo Rosselli e del filone socialista umanitario di Proudhon contrapposto al marxismo totalitario e totalizzante; una volta al governo abbatté l'inflazione, rilanciò il Made in Italy nel Mondo, nonché rilanciò la politica estera italiana accreditando il nostro Paese fra i Grandi della Terra. Negli anni '90 tuttavia non seppe rinnovare il Psi attraverso un'incisiva opera di moralizzazione (non moralistica !) che avrebbe modernizzato ancora una volta tutta l'area laica-repubblicana e liberale. Ciò ahimé permise ai postcomunisti e alle procure "amiche" di spazzare via l'intera classe dirigente laica e parte della democrazia cristiana, attribuendo tutte le principali colpe del malaffare politico (e non) italiano a lui ed unicamente a lui: Bettino Craxi. Il nemico da abbattere. Il socialismo rifrmista incarnato da un uomo il cui piglio decisionista poco piaceva alla "gauche au caviar" postcomunista. E così sappiamo come è andata: Bettino Craxi in esilio forzato ad Hammamet; scomparsa delle forze laiche dal panorama politico italiano (quelle che avevano contribuito all'introduzione del divorzio, dell'aborto, del voto ai diciottenni, della riforma del diritto di famiglia e dello Statuto dei lavoratori); ascesa di forze nuoviste senza storia e di liste personali (Forza Italia, Patto Segni, Lega Nord, Progressisti...) e, come se non bastasse, avvento al governo di un imprenditore privo di cultura politica in un'alleanza DI DESTRA !!!!! Oggi il malaffare politico è saldo come e più di prima. Tanto più che ahimé ai partiti si sono sostituite le lobby economico-finanziarie e la politica è oggi completamente al servizio dell'economia. Un'economia non di mercato, ma manovrata dal solito capitalismo straccione italiano unito nel voto a questo o a quello schieramento. A seconda degli interessi personalistici. Bettino Craxi è morto ad Hammamet. Solo. E così lo ricordiamo pensando che intitolargli una piazza o una via italiana sia il minimo che si possa fare per restituirgli l'onore che gli spetta.







    Luca Bagatin

    lucabagatin | Il Cannocchiale blog

 

 
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