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  1. #11
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  2. #12
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    onore a un grande italiano con la schiena diritta http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_di_Sigonella :gluglu:

  3. #13
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    .... craxi con pannella miglior politico italiano del 900....

  4. #14
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    Craxi, il più grande statista che abbia avuto l'Italia

  5. #15
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Una figura che meriterebbe di essere rivalutata. Ingiustamente confinato alla damnatio memoriae, in realtà Craxi è stato forse il miglior statista del dopoguerra, uno dei pochi tra l'altro a far valere il principio di sovranità nazionale del nostro paese. Forse fu proprio per questo che gliela fecero pagare in seguito con l'operazione Tangentopoli.
    Benito85 su POL

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da costantino Visualizza Messaggio
    onore a un grande italiano con la schiena diritta http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_di_Sigonella :gluglu:

    Uno che si faceva rispettare e faceva valere i diritti del proprio paese. Onore!
    Benito85 su POL

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da costantino Visualizza Messaggio
    onore a un grande italiano con la schiena diritta http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_di_Sigonella :gluglu:
    Citazione Originariamente Scritto da Posse Visualizza Messaggio
    Uno che si faceva rispettare e faceva valere i diritti del proprio paese. Onore!
    ha sempre riscosso simpatie anche a destra

  8. #18
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Bettino Craxi

    Un'amara parabola
    24 febbraio 1934
    20 gennaio 2000




    Storico leader socialista, Bettino Craxi pronuncia il suo ultimo discorso da deputato, un deputato sotto accusa, il 29 aprile del 1993. Poi ci saranno le monetine, i processi, le condanne, il triste rifugio ad Hammameth, la malattia, la morte. Una parabola che in sedici anni lo porterà dall'altare al fango.
    Dopo numerosi anni dalla rivoluzione giustizialista di Mani Pulite, la figura di Craxi comincia ad essere valutata da più parti con maggiore serenità, alla luce di un più freddo giudizio storico.

    Benedetto (Bettino) Craxi nasce a Milano il 24 febbraio 1934, in un periodo in cui il fascismo andava rapidamente affermandosi, richiamando consensi sempre più espliciti da parte di tutto il popolo italiano. Primo di tre figli di Vittorio Craxi, avvocato siciliano trasferitosi al Nord (tanto da diventare prefetto di Milano e poi Prefetto a Como ), e di Maria Ferrari una popolana originaria di Sant'Angelo Lodigiano, Bettino è invece allevato nei valori dell'antifascismo e del socialismo liberale.

    Iscritto alla Gioventù socialista, entra nella Federazione milanese durante le scuole superiori. Negli anni '50 è funzionario a Sesto S. Giovanni. Entrerà nel Comitato Centrale del Psi al congresso di Venezia del '57. A ventitre anni il suo campo di azione sono le università. Lo confessò lui stesso che da ragazzo non amava studiare. Al liceo rimediava promozioni a fatica. Ottiene comunque la maturità classica, ma all'Università non avrà uguale fortuna: frequenta sia la Facoltà di Giurisprudenza a Milano che quella di Scienze Politiche di Perugia. A diciannove anni l'incontro con Anna Maria Moncini, la donna che diventerà sua moglie.

    Nenniano di ferro e anticomunista convinto, prosegue come consigliere comunale a Milano dove, nel 1965, entra nella Direzione del Partito. Tre anni dopo, Craxi viene eletto deputato e passa nella Segreteria Nazionale come vice segretario di Giacomo Mancini, poi di Francesco De Martino. In quegli anni allaccia rapporti con i Partiti fratelli europei, mentre in seguito, nei primi anni '70 sosterrà e finanzierà tutti i partiti socialisti sottoposti a regimi dittatoriali (Grecia, Spagna, Portogallo).

    Nel '76 viene eletto Segretario del Psi al posto di De Martino, indicato come un segretario di transizione. Invece Craxi dimostra non solo di avere numerosi assi nella manica, ma anche idee innovative e per nulla acquiescenti nei confronti dello status quo politico italiano. Al congresso di Torino del 1978, ad esempio, contrappone la "Strategia dell'alternativa" al "Compromesso storico" enunciato dal leader del Pci Enrico Berlinguer, un partito col quale Craxi avvierà una feroce polemica.

    Nel '78 matura un altro avvenimento fondamentale per la carriera dell'uomo politico italiano più decisionista degli ultimi decenni: si tratta dello scandalo Lockheed, scandalo che costrinse l'allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone a dimettersi anticipatamente e a fare sì che il Psi riesca a imporre, per la prima volta nella sua storia, un saocialista al Quirinale: Sandro Pertini. Lo scontro con i comunisti va avanti. Mentre Berlinguer opera lo strappo con Mosca, avviando la "terza via", nello stesso periodo Craxi abbandona Lenin e Marx per esaltare il pensiero di Proudhon e cambia il simbolo del Partito: non più falce e martello su libro e sole nascente, bensì un garofano rosso.

    Durante il rapimento di Moro, Democrazia cristiana e Pci non ne vogliono sapere di intavolare una trattativa per la liberazione di Aldo Moro. La linea scelta dai due maggiori partiti per affrontare i drammatici 55 giorni del sequestro dello statista Dc è quella della fermezza: nessuna concessione alle Brigate Rosse. Bettino Craxi opterà invece per la linea della trattativa, ma inutilmente.

    Il 4 agosto del 1983 forma il suo primo governo: un pentapartito composto da Dc Psi, Psdi, Pri e Pli. Resterà in carica fino al 27 giugno 1986. Un periodo che rimarrà il più lungo mai registrato nella storia della Repubblica. Oltre al record di permanenza, Craxi fu il primo socialista a diventare Primo Ministro in Italia. Nel 1984 (il 18 febbraio) si firma la revisione del Concordato tra Italia e Vaticano. Sparisce la "congrua" e viene introdotto l' 8 per mille e le offerte deducibili per il Clero. Con il Premier, a siglare l'intesa, il Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli.
    L'altro strappo col Pci è del 1984 quando, su sua proposta, viene approvato il decreto legge per il taglio di alcuni punti della scala mobile, senza il consenso dei sindacati.

    Il 10 settembre del 1985 un aereo egiziano che trasporta Abu Abbas, esponente dell'OLP, un suo aiutante e i 4 dirottatori della nave da crociera italiana Achille Lauro, è intercettato dall'aviazione militare Usa che ne impone l'atterraggio a Sigonella (Sicilia). Craxi rifiuta di consegnare agli Usa i sequestratori palestinesi dell'Achille Lauro affermando che i reati sono stati commessi su suolo italiano e, quindi, compete all'Italia perseguire i reati. I militari italiani di Sigonella si oppongono, con le armi, alle truppe speciali statunitensi.

    L' 8 dicembre 1989 il Segretario Generale dell'ONU lo nomina suo Rappresentante personale per il debito dei Paesi in via di sviluppo. Nel '90 presenta il suo rapporto all'Assemblea.
    Il Segretario Generale lo nomina Consigliere Speciale per lo sviluppo e il consolidamento per la pace e della sicurezza. Per firmare i suoi interventi sull' "Avanti!" Craxi inizia a usare lo pseudonimo affibbiatogli dal direttore di Repubblica Eugenio Scalfari, ispirato al "masnadiero di Radicofani": Ghino di Tacco.
    Non è per la verità un soprannome lusinghiero, visto che si trattava di un brigante (anche se c'è chi sostiene che fosse una sorta di Robin Hood), ma Craxi con molto senso dell'umorismo, accetta il dileggio.

    Craxi prosegue comunque la sua opera di avvicinamento del Partito Socialista al centro, con l0'intento di farne l'ago della bilancia della politica italiana. Sono gli anni del celeberrimo CAF, l'asse Craxi-Andreotti-Forlani, il governo pentapartito dei primi anni '90. I tre rovesciano il leader irpino Ciriaco De Mita togliendogli la Segreteria Dc e il governo. Ma Craxi non riuscirà più a riprendere le redini del governo. L'inizio della crisi politica di Bettino Craxi è datata 1992.
    La valanga inizia con l'arresto dell'amministratore socialista di una casa di riposo per anziani di Milano, il Pio Albergo Trivulzio: Mario Chiesa, che viene bloccato mentre incassa una tangente da una ditta di pulizie. Craxi lo definisce "un mariuolo", un ladruncolo che non ha nulla a che fare con il Psi. Ma da quell'episodio parte Mani Pulite, inchiesta condotta dal pm Antonio Di Pietro. Inizia Tangentopoli. Il 15 dicembre 92 arriva il primo avviso di garanzia per l'inchiesta sulla Metropolitana di Milano. Il Pool, guidato da Francesco Saverio Borrelli, invia al leader socialista, il primo avviso di garanzia.

    Nell'agosto del '93, davanti ad un Parlamento ammutolito, fa lo storico discorso che suona come una sfida a tutta la classe politica italiana: "Si alzi in piedi chi di voi non ha preso finanziamenti illeciti in questo Paese". Poi ricorda i soldi versati dai sovietici al Pci e l'apparato paramilitare del KGB in Italia.

    Tuttavia, travolto dagli scandali giudiziari e inseguito dai mandati di cattura del pool Mani Pulite di Milano, Craxi decide di non affrontare i processi e nel 1994 fugge nella sua villa di Hammamet, in Tunisia, presso la quale capi di Stato e politici di tutto il mondo amavano un tempo farsi ospitare. Per sei anni l'Italia fa finta di scordarsi di lui: pochi i politici che gli fanno visita, come altrettanto pochi sono gli amici rimasti al suo fianco.

    Muore in Tunisia il 20 gennaio 2000.
    Per gli amici ed i parenti era un esiliato.
    Per la giustizia italiana un latitante.

  9. #19
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Re: Caso Craxi, l'Ue condanna l'Italia

    Da: da Il Nuovo
    Data: 18/07/2003
    Ora: 10.47.07


    Caso Craxi, l'Ue condanna l'Italia

    La sentenza della Corte di Strasburgo: lo Stato dovrà pagare 2000 euro ciascuno ai figli e alla vedova Craxi per violazione della Convenzione europea dei diritti umani.

    STRASBURGO - La Corte di Strasburgo condanna la giustizia italiana sul caso Craxi. Dopo che nel dicembre 2002 la Corte europea si era pronunciata contro le ripetute violazioni del principio cardine del giusto processo da parte della magistratura italiana, arriva in queste ore la notizia di una nuovo pronunciamento che accoglie il ricorso della famiglia Craxi circa le intercettazioni telefoniche predisposte nei confronti dell’ex leader socialista.

    Il massimo organo giuridico europeo condanna così l’Italia per la violazione dell’articolo otto della Convenzione europea dei diritti umani, che sancisce il diritto al rispetto della vita privata. L’ex presidente del Consiglio si era appellato alla Corte di Strasburgo per denunciare ai giudici europei la pubblicazione di conversazioni telefoniche di carattere privato intercettate davanti al tribunale di Milano, prima, e poi grazie a “fughe” di notizie in diversi organi di stampa.

    Il dispositivo della sentenza, approvata con sei voti favorevoli ed uno contrario recita: “Lo Stato difensore non ha garantito la custodia dei processi verbali delle conversazioni telefoniche, e non ha in seguito condotto una inchiesta effettiva sulla maniera in cui queste comunicazioni private sono state rese pubbliche”. Inoltre i giudici, questa volta all’unanimità, hanno constatato una seconda violazione dell’articolo otto allorché “le autorità italiane non hanno rispettato le procedure legali prima della lettura durante il processo delle conversazioni telefoniche intercettate”.

    Alla condanna morale se ne aggiunge una pecuniaria: la Corte infatti condanna l’Italia a pagare 2000 euro ciascuno alla vedova e ai due figli di Craxi. Per la cronaca le intercettazioni vennero predisposte dall’autorità giudiziaria fra la residenza tunisina di Craxi ad Hammamet, e l’Italia, nel quadro del processo “Metropolitana Milanese”nel 1995. Estratti delle intercettazioni furono letti in aula durante un’udienza del processo il 29 settembre 1995 dal pm milanese Paolo Ielo.

    I giudici europei ritengono che per quanto riguarda la lettura di parte delle intercettazioni davanti al tribunale di Milano, “le autorità italiane non hanno seguito le procedure legali" dato che "non c’è stata un’udienza preliminare nel corso della quale le parti e il giudice avrebbero potuto escludere i passaggi delle conversazioni intercettate privi di rapporto con la procedura”. Secondo la Corte “l’interpretazione data dal tribunale di Milano della legislazione interna equivaleva a riconoscere l’assenza di garanzie per tutelare il diritto previsto dall’articpolo otto della convenzione”.

    La motivazione della sentenza prosegue sollevando dubbi sul rispetto dei diritti degli imputati: “Questa interpretazione pone gravi preoccupazioni circa il rispetto da parte dello Stato del suo obbligo di garantire l’effettiva protezione di questi diritti”.

    Anche circa le “fughe” di notizie i giudici di Strasburgo non lesinano le critiche nei confronti del governo di allora che: “Non ha adempiuto il proprio obbligo che consisteva nel garantire al signor Craxi il diritto al rispetto della sua vita privata”.

    Non si è fatto attendere il commento al vetriolo di Bobo Craxi: “Chi propagandava le “mani pulite” ha violentemente calpestato la legge, come appunto riconosciuto dalla Corte europea. L’italia - continua il figlio di Bettino - viene condannata e deve dunque risarcire questo danno: un danno alla persona, un danno irreparabile commesso nei confronti della comunità politica, un danno alla credibilità del nostro Paese".

  10. #20
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Re: Caso Craxi, la Corte di Strasburgo condanna l'Italia

    Da: da Il Nuovo
    Data: 12/6/2002
    Ora: 8:41:03 AM


    Caso Craxi, la Corte di Strasburgo condanna l'Italia

    Secondo la Corte dei diritti umani, nei procedimenti a carico dell'ex leader socialista furono violati alcuni commi relativi al diritto ad avere un giusto processo.

    ROMA - Il Tribunale europeo per i diritti umani ha condannato oggi l'Italia in merito alla denuncia presentata dall'ex presidente del Consiglio, Bettino Craxi, per violazione del suo diritto a un processo giusto. La Corte di Strasburgo ha infatti stabilito che furono violate le norme che riguardavano le modalità con cui venivano effettuate le testimonianze.

    Il tribunale ritiente che la presa d'atto di questa violazione della Convenzione europea sui diritti umani sia "una soddisfazione giusta e sufficiente" per la famiglia dello scomparso leader socialista.

    In pratica, si dà ragione a Craxi che denunciò come nei processi a suo carico, non vennero utilizzate testimonianze dirette bensì rese a processi collaterali o da persone poi decedute o da soggetti che si avvalsero successivamente del diritto di non rispondere.

    La Corte di Strasburgo ha, nella stessa sentenza, assolto i giornalisti dall'accusa di avere inficiato, con la loro campagna stampa, il diritto del ricorrente a un processo equo. Ha altresì respinto quel ricorso che denunciava l'impossibilità del collegio di difesa di Craxi di preparare i processi perchè troppo ravvicinate le date delle diverse udienze.

    La sentenza pronunciata oggi dai giudici di Strasburgo chiude l'unico ricorso rimasto aperto e che riunificava tutti gli altri presentati da Craxi nel contestare la regolarità dei processi Eni-Sai, Banco Ambrosiano, Enimont, Metropolitana milanese, Cariplo ed Enel: tutti conclusi con una condanna, tranne quello per la Cariplo.

    Secco il commento del figlio, Bobo. "Mio padre - dichiara - ebbe ragione due volte: la prima a ritenersi perseguitato dalla giustizia che usò due pesi e due misure, la seconda a voler appellarsi alla Corte Europea per i Diritti Umani. Questo pronunciamento favorevole che condanna l'Italia giustizialista è dedicato alla sua memoria".

 

 
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