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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Dal passato una lezione di Craxi per i politici di oggi

    di

    Massimo Mazzucco

    Ricorre oggi il nono anniversario della morte di Bettino Craxi, il leader del partito socialista che passò in pochi mesi dalla posizione di primo ministro a quella di latitante e ricercato, dopo essere fuggito all’estero per evitare le conseguenze penali della famosa inchiesta di Tangentopoli.
    Il tempo trascorso non è sufficiente per mettere gli eventi di quel periodo in una giusta prospettiva storica, visto che fra l’altro uno dei protagonisti della vicenda – un giudice che allora sosteneva di non essere minimamente interessato alla politica - oggi si trova addirittura a lottare per la leadership di tutta la sinistra.
    Curiosamente, quindi, l’uomo che guidò la crociata contro la corruzione dei partiti, si trova oggi ad occupare i vertici di un mondo politico in cui la corruzione nel frattempo è triplicata.
    Oggi per poter comparire in una qualunque lista elettorale bisogna omaggiare di almeno 50.000 euro …
    … il tuo “partito di riferimento”. Ma i giudici di oggi evidentemente non se ne accorgono.
    Nel frattempo la storia – che mai come in questo caso fu scritta dai vincitori – ha decretato che il vero e unico ladrone d’Italia sia stato Craxi, mentre gli altri erano solo dei ragazzini che al massimo rubavano un pò di cioccolata.
    In realtà, solo un bambino può credere che un magistrato qualunque si alzi un bel mattino e faccia piazza pulita del partito che in quel momento sta al governo, solo “perchè non hanno registrato con cura tutte le fatture”.
    Come già detto, però, bisognerà attendere ancora, prima di avere tutti gli elementi con cui giudicare in modo distaccato quel periodo della storia italiana.
    Nel frattempo, possiamo rammentare un episodio molto particolare nella storia di Craxi, avvenuto nell’autunno del 1985, che riguarda avvenimenti tornati oggi di grande attualità: la questione palestinese.
    Fu proprio sotto il suo governo, infatti, che avvenne il sequestro della nave da crociera Achille Lauro - ufficialmente territorio italiano - che avrebbe portato alla nota crisi di Sigonella.
    Furono ore di telefonate febbrili fra Craxi, Arafat, gli israeliani, gli americani e gli egiziani, che si conclusero con la restituzione della nave, ma solo dopo che ebbe perso la vita il passeggero americano Leon Klinghoffer.
    Arafat aveva negato fin dall’inizio che i dirottatori appartenessero all’OLP, e aveva mandato proprio uno dei suoi uomini, Abu Abbas, per condurre le trattative. Ma quando Abbas, a cose fatte, si imbarcò dall’Egitto per tornare a Tunisi (sede in quel tempo dell’OLP), il suo aereo fu dirottato dai caccia americani ed obbligato ad atterrare nella loro base di Sigonella.
    Convinti di potersi portare via Abbas come una valigia vuota, gli americani trovarono il deciso rifiuto di Craxi, che fece circondare la base dai nostri militari per impedirlo. Poichè la base era su territorio italiano, infatti, l’unico modo per avere Abbas sarebbe stata una regolare richiesta di estradizione.
    Il presidente Reagan arrivò a telefonare personalmente a Craxi, chiedendogli il rilascio, ma il nostro capo del governo rifiutò. Si arrivò a rischiare lo scontro armato, poi gli americani cedettero.
    I contraccolpi di questa crisi arrivarono fino in Parlamento, dove Craxi mostrò di conoscere molto meglio di tutti gli altri la situazione reale delle cose, e confermò il pieno diritto dei palestinesi “di difendere la propria terra con qualunque mezzo a disposizione”, come sancito dalle stesse Nazioni Unite.
    Ma soprattutto, a differenza dei vermicelli che strisciano oggi in parlamento, Craxi mostrò di non avere alcun timore nel dire queste cose apertamente.

    Roba da farci quasi rimpiangere il più grande ladrone della storia d’Italia.

    Fonte: ܍ 11 settembre + Le notizie commentate su LUOGOCOMUNE.net

  2. #32
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  3. #33
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  4. #34
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  6. #36
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  7. #37
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  8. #38
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Craxi, Bettino
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    Bettino CraxiBettino Craxi
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    Craxi, Bettino (Milano 1934 – Hammamet, Tunisia 2000), uomo politico italiano, presidente del Consiglio (1983-1987). Giovanissimo funzionario della federazione milanese del Partito socialista, entrò nel comitato centrale a ventitré anni. Eletto nel 1968 alla camera dei deputati, divenne in seguito vicesegretario nazionale e responsabile del PSI per gli esteri. In un momento di grave crisi del partito, nel 1976 Craxi fu scelto dal Comitato centrale per sostituire Francesco De Martino. Convinto fautore dell’autonomia dal Partito comunista, si fece promotore di un aggressivo attacco politico e ideologico mirato a strappargli l'egemonia sulla sinistra italiana.

    Confermato alla segreteria nel 1978, nella drammatica vicenda del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse si oppose alla linea della fermezza sostenuta dalla gran parte delle forze politiche. Nel 1980 prese ulteriormente le distanze dal PCI, ricostruendo la coalizione di governo con la Democrazia Cristiana. Nell’agosto 1983, in seguito a un pesante cedimento elettorale della DC, chiese e ottenne la guida del governo. Conquistatosi ormai un solido potere sia nel paese che nel partito, nel 1984 – in un congresso a Verona che manifestò un’aperta ostilità nei confronti del leader del PCI Enrico Berlinguer – venne confermato alla segreteria del PSI per acclamazione.

    In seguito Craxi diede alla sua azione quell’impronta risoluta e ambiziosa (definita dai media del tempo “decisionista” e “rampante”) che avrebbe caratterizzato tutto il suo successivo percorso politico e che gli avrebbe procurato non pochi nemici, ma anche molti ammiratori, persino presso l’elettorato degli altri partiti. Determinato a fare del PSI il fulcro di un intervento di radicale modernizzazione politica, economica e culturale del paese, lanciò un’offensiva a tutto campo contro quello che considerava il “conservatorismo” dei cattolici e dei comunisti italiani, e promosse una forte espansione economica, sostenendola con una spregiudicata politica di spesa pubblica.

    Nel 1987, costretto a lasciare dopo quattro anni la guida del governo, tornò a occuparsi del partito, ma conservò un ruolo di primissimo piano nella vita politica del paese e una forte influenza sull’attività del governo. Nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, ritenendo ormai prossima la crisi del Partito comunista e l’affermazione nella sinistra italiana di una linea riformista e del ruolo del Partito socialista, lanciò la parola d’ordine dell’“unità socialista”.

    Il sogno coltivato per tutta la vita da Craxi non si sarebbe tuttavia realizzato. La recessione economica, aggravata dall’imponente debito pubblico, l’improvviso sconvolgimento del quadro politico italiano (con l’affermazione nel Nord del paese di una nuova formazione politica, la Lega) e infine le inchieste della magistratura (che, a partire da Milano, principale roccaforte craxiana, portarono alla luce il vasto sistema di corruzione e di finanziamento illecito ai partiti sviluppatosi durante tutti gli anni Ottanta) causarono la crisi del sistema politico di cui Craxi era stato uno dei maggiori artefici. Coinvolto personalmente nelle inchieste della magistratura e costretto a lasciare l'incarico di segretario del PSI, nel 1993, dopo un ultimo polemico intervento in Parlamento, scelse di lasciare il paese e di rifugiarsi ad Hammamet, in Tunisia, da dove assistette alla fine del suo partito, frammentatosi in diverse piccole formazioni.

    Condannato in contumacia in diversi processi che lo videro imputato, Craxi continuò, sempre più isolato, una sua personale battaglia contro l’azione della magistratura (che riteneva frutto di una congiura contro la sua persona) e contro il partito dei Democratici di sinistra, erede del PCI, ritenuto dall’ex leader socialista altrettanto responsabile della diffusione della corruzione, ma uscito sostanzialmente indenne dalle inchieste della magistratura. Alla fine del 1999, gravemente malato, Craxi lanciò il suo ultimo messaggio polemico al paese; dichiarando che sarebbe rientrato in Italia solo da libero cittadino, rifiutò di appellarsi alla magistratura per chiedere il differimento della pena e scelse di passare le sue ultime settimane di vita ad Hammamet, dove fu sepolto.

    Craxi, Bettino - MSN Encarta

  9. #39
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    Pellegrinaggio sulla tomba di Craxi
    agosto 1, 2008 | By admin In Gas-info |


    «La mia libertà equivale alla mia vita» (Epigrafe della tomba di Bettino Craxi)
    Al cimitero una folla di turisti: «Bettino come Matteotti e Allende». Molti curiosi si mettono in posa per le fotografie davanti alla lapide dell’ex leader socialista. Il messaggio della famiglia: «Grazie a tutta la Tunisia».
    Nel locale cimitero cristiano, proprio davanti a quello musulmano, c’è

    una processione di italiani davanti alla tomba di Bettino Craxi, il segretario socialista morto in Tunisia il 19 gennaio del 2000 e sepolto ad Hammamet. Sulla nuda terra, sotto la quale sono inumate le spoglie del leader, c’è un tricolore dietro alla lapide, fiori (garofani) freschi, un enorme registro destinato a raccogliere i messaggi di quelli che vanno a visitare la tomba («Per un uomo che ha combattuto contro le ipocrisie», «ridare dignità a un grande italiano» ecco alcuni dei messaggi inseriti).
    Sono molti i turisti che si ritrovano più o meno per caso accanto alla tomba di Bettino Craxi. E si dividono in due categorie: quelli che si vergognano pure di dare il loro nome e gli altri che sono orgogliosi di esserci magari pur non essendo elettori socialisti.
    I vecchi compagni socialisti che attaccano una filippica contro i «compagni che hanno tradito» come Del Turco, Boselli, Martelli, Amato e Intini. Si proprio Ottaviano Del Turco, che ha in questi giorni incontrato nel carcere di Sulmona i deputati Giancarlo Lehner e Renato Farina del Pdl, a loro ha detto: “Porterò fiori sulla tomba di Craxi”. “Quando si sta in isolamento si perde la cognizione dello spazio”, ha anche aggiunto il governatore della Regione Abruzzo ai due parlamentari. Si sono lasciati con l’invito rivolto da Lehner, ex direttore dell’Avanti!: “Quando uscirai dal carcere andiamo ad Hammamet a portare i fiori sulla tomba di Bettino”. E Del Turco ha risposto senza esitazioni: “Senz’altro… E’ una cosa giusta”.

    La Fondazione Craxi (cliccare qui) è una fondazione nata il 18 maggio 2000 allo scopo di tutelare la personalità, l’immagine, il patrimonio culturale e politico di Bettino Craxi attraverso la raccolta di tutti i documenti storici che riguardino la sua storia politica. Principale animatrice è la figlia Stefania Craxi, attualmente deputato di Forza Italia. La sede principale è a Roma, mentre un’altra importante sede si trova ad Hammamet, in Tunisia, luogo dove è sepolto Bettino Craxi.
    Tra le attività della fondazione vi è la costituzione e valorizzazione dell’”Archivio Storico Craxi”, costituito riunendo documenti conservati in diversi luoghi (Milano, Roma, Hammamet), costituiti essenzialmente da corrispondenza, memorie, discorsi, articoli, interviste, atti processuali.
    L’obiettivo generale è quello di “riabilitare” la figura dello statista italiano coinvolto nei processi di Mani Pulite e di riqualificarne l’importanza storica.
    Per ulteriori approfondimenti sempre su quessto blog cliccare quì

  10. #40
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