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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    I Governo Craxi (04.08.1983 01.08.1986)
    Coalizione politica DC PSI PSDI PRI PLI
    IX Legislatura
    Presidente del Consiglio
    Bettino Craxi (Con decreto del Presidente della repubblica 13 luglio 1984 - G.U. 16 luglio 1984, n. 194 sono state accettate le dimissioni dell'on. Longo e ad interim è stato assegnato al Presidente del Consiglio il ministero del Bilancio e della programmazione economica)
    sottosegretari
    - Giuliano Amato, segretario del Consiglio dei Ministri (dal 05.08.1983)
    - Pasquale Lamorte, interventi straordinari nel Mezzogiorno - Enrico Quaranta, interventi straordinari nel Mezzogiorno (deceduto il 16.03.84) - Nicola Trotta, interventi straordinari nel Mezzogiorno ( nominato con Decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile 1984 - G.U. 9 aprile 1984, n. 99
    Vicepresidente del Consiglio
    Arnaldo Forlani
    Ministri senza portafoglio
    Vincenzo Scotti, coordinamento della protezione civile (con decreti del Presidente della Repubblica 26 marzo 1984 e 27 marzo 1984 - G.U. 29 marzo 1984, n. 89 sono state accettate le dimissioni dell'on. Scotti ed è stato nominato l'on. Zamberletti ministro senza portafoglio con l'incarico del coordinamento della protezione civile)
    Giuseppe Zamberletti, coordinamento della protezione civile (con decreti del Presidente della Repubblica 26 marzo 1984 e 27 marzo 1984 - G.U. 29 marzo 1984, n. 89 sono state accettate le dimissioni dell'on. Scotti ed è stato nominato l'on. Zamberletti ministro senza portafoglio con l'incarico del coordinamento della protezione civile)
    Pier Luigi Romita, affari regionali (con decreto del Presidente della Repubblica 30 luglio 1984 - G.U. 6 agosto 1984, n. 215 è stato nominato ministro del bilancio e della programmazione economica, cessando dall'incarico di ministro senza portafoglio per gli affari regionali)
    Carlo Vizzini, affari regionali (con decreti del Presidente della Repubblica 30 luglio 1984 e 31 luglio 1984 - G.U. 6 agosto 1984 n. 215 - è stato nominato ministro senza portafoglio per gli affari regionali, cessando dalla carica di sottosegretario di Stato al bilancio e alla programmazione economica)
    Alfredo Biondi, ecologia (accettate le dimissioni con decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1985 - G.U. 5 agosto 1985, n. 183)
    Valerio Zanone, ecologia (con decreti del Presidente della Repubblica 31 luglio 1985 e 2 agosto 1985 - G. U. 5 agosto 1985, n. 183 - è stato nominato ministro senza portafoglio per l'ecologia)
    Francesco Forte, coordinamento delle politiche comunitarie (con decreti del Presidente della Repubblica 9 maggio 1985 - G.U. 11 maggio 1985 n. 110 - è stato nominato sottosegretario di Stato agli affari esteri e sono state accettate le dimissioni dall'incarico di ministro senza portafoglio per il coordinamento delle politiche comunitarie)
    Remo Gaspari, funzione pubblica
    Loris Fortuna, coordinamento delle politiche comunitarie (con decreti del Presidente della Repubblica 31 luglio 1985 e 2 agosto 1985 - G.U. 5 agosto 1985, n. 183 - è stato nominato ministro senza portafoglio per il coordinamento delle politiche comunitarie)
    Luigi Granelli, coordinamento delle iniziative per la ricerca scientifica e tecnologica
    Oscar Mammì, rapporti con il Parlamento
    Salverino De Vito, interventi straordinari nel Mezzogiorno
    Affari esteri
    Giulio Andreotti
    sottosegretari
    Susanna Agnelli
    Bruno Corti Mario Fioret Mario Raffaelli Francesco Forte (per la fame nel mondo)
    Interno
    Oscar Luigi Scalfaro
    sottosegretari
    Paolo Barsacchi Adriano Ciaffi Marino Corder Raffaele Costa
    Grazia e giustizia
    Fermo Mino Martinazzoli
    sottosegretari
    Luciano Bausi Antonio Carpino Dante Cioce
    Bilancio e programmazione economica
    Pietro Longo (fino al 13.07.84) Bettino Craxi(ad interim dal 13 al 30.07.84) Pier Luigi Romita(dal 30.07.84)
    sottosegretari
    Roberto Aiardi - Carlo Vizzini (con decreti del Presidente della Repubblica 30 luglio 1984 e 31 luglio 1984 - G.U. 6 agosto 1984 n. 215 - è stato nominato ministro senza portafoglio per gli affari regionali, cessando dalla carica di sottosegretario di Stato al bilancio e alla programmazione economica)
    Alberto Ciampaglia (con decreto del presidente della Repubblica 2 agosto 1984 - G.U. 6 agosto 1984, n. 215 - è stato nominato sottosegretario di Stato al bilancio e alla programmazione economica, cessando dall'incarico di sottosegretario di Stato per la marina mercantile)
    Finanze
    Bruno Visentini
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    Franco Bortolani Giuseppe Caroli Domenico Raffaello Lombadi Domenico Susi
    Tesoro
    Giovanni Goria
    sottosegretari
    - Carlo Fracanzani - Manfredo Manfredi (accettate le dimissioni con decreto del Presidente della Repubblica 25 febbraio 1984 . G. U. 1 marzo 1984, n. 61) - Eugenio Tarabini (con decreto del Presidente della repubblica 6 aprile 1984 - G.U. 9 aprile 1984, n. 99 è stato nominato sottosegretario di Stato al tesoro) - Giovanni Nonne - Gianni Ravaglia
    Difesa
    Giovanni Spadolini
    sottosegretari
    Tommaso Bisagno Bartolomeo Bartolo Ciccardini Vittorio Olcese Silvano Signori
    Pubblica istruzione
    Franca Falcucci
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    Domenico Amalfitano Mario Dal Castello Giuseppe Fassino Fabio Maravalle
    Lavori pubblici
    Franco Nicolazzi
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    Gaetano Gorgoni Mario Tassonet
    Agricoltura e foreste
    Filippo Maria Pandolfi
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    Giulio Santarelli Giuseppe Zurlo
    Trasporti
    Claudio Signorile
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    Niccolò Grassi Bertazzi Savino Melillo Giuseppe Santonastaso
    Poste e telecomunicazioni
    Antonio Gava
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    Giuseppe Avellone Giorgio Bogi Giuseppe Reina
    Industria, commercio e artigianato
    Renato Altissimo
    sottosegretari
    Bruno Orsini
    Nicola Sanese
    Sisinio Zito
    Sanità
    Costante Degan
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    Paola Cavigliasso Francesco De Lorenzo Carlo Romei
    Commercio con l'estero
    Nicola Capria
    sottosegretari
    Francesco Vittorio Mazzola Giovanni Prandini
    Marina mercantile
    Gianuario Carta
    sottosegretari
    - Giuseppe Cerami - Alberto Ciampaglia (con decreto del Presidente della repubblica 2 agosto 1984 - G.U. 6 agosto 1984 n. 215 è stato nominato sottosegretario di Stato al bilancio e alla programmazione economica, cessando dall'incarico di sottosegretario di Stato per la marina mercantile.) - Silvano Costi (con decreto del Presidente della Repubblica 2 agosto 1984, n. 215 - è stato nominato sottosegretario di Stato per la marina mercantile)
    Partecipazioni statali
    Clelio Darida
    sottosegretari
    Delio Giacometti Delio Meoli
    Lavoro e previdenza sociale
    Gianni De Michelis
    sottosegretari
    Andrea Borruso Gianfranco Conti Persini
    Pino Leccisi
    Turismo e spettacolo
    Lelio Lagorio
    sottosegretari
    Luciano Faraguti
    Beni culturali e ambientali
    Antonio Gullotti
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    Giuseppe Galasso

    Fonte Camera dei Deputati
    Governo Italiano - I governi italiani

  2. #42
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    Aforismi di Bettino CraxiBettino Craxi

    * La sinistra sono io.
    * La coscienza ci ha dettato il dovere di tentare le vie incruente; la politica ci ha offerto l'occasione di utilizzare i buoni rapporti dell'Italia. Le nostre leggi, le leggi italiane, ci hanno indicato la via da seguire.
    * Non ci può essere una vera pace fino a quando permangono in molte parti del mondo crisi acute che minacciano di allargarsi, coinvolgendo nuovi paesi, e che d'altro canto esasperano il sempre difficile confronto fra Est e Ovest.
    * Il Governo italiano ha sempre condotto con la massima intransigenza la lotta al terrorismo ed i risultati sin qui conseguiti lo dimostrano. Nessun governo libero al mondo ha saputo conseguire decisivi risultati nella lotta al terrorismo, senza distruggere i principi e le regole dello stato di diritto, così come hanno saputo fare i governi della Repubblica Italiana. Non c'è un caso di cedimento, o di debolezza che possa essere imputato a questo Governo, nella lotta al terrorismo.
    * Occorre maggior efficienza e maggiore garanzia nella moralità pubblica, nell'onestà di chi amministra il pubblico denaro, negli apparati pubblici del settore produttivo. Si tratta di un'azione severa che merita di essere difesa dall'inquinamento dei falsi moralisti di professione.
    * La mia libertà equivale alla mia vita. (Epitaffio)
    * L'Italia è l'unico paese europeo che è riuscito ad individuare e ad assicurare alla giustizia quasi tutti gli autori degli attentati compiuti sul nostro territorio. È un dato che ci conforta sull'efficienza dei nostri apparati di tutela: ma è anche un dato che ci dice che in Italia né si chiudono gli occhi, né si evitano responsabilità.
    * Molti volevano "affettare" il PSI come se fosse un salame, ma da un po' di tempo non solo manca il salumiere, ma non c'è neanche il coltello.
    * Quando Giuseppe Mazzini, nella sua solitudine, nel suo esilio, si macerava nell'ideale dell'unità ed era nella disperazione per come affrontare il potere, lui, un uomo così nobile, così religioso, così idealista, concepiva e disegnava e progettava gli assassini politici. Questa è la verità della storia.
    * Se quei fischi sono un segnale politico contro quella politica, non mi posso unire a quei fischi. Solo perché non so fischiare.

    Aforismi di Bettino Craxi

  3. #43
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    Predefinito Riferimento: La mia vita è stata una corsa

    C'è una continuità tra Craxi e Berlusconi ma non quella che molti credono



    di
    Maurizio Griffo
    30 Agosto 2007

    In attesa di una piena ripresa del dibattito politico conviene approfittare di questi ultimi giorni di pausa per una riflessione parzialmente svincolata dall’attualità, ma non dalle urgenze della vita pubblica. Spesso, presi dall’incalzare degli avvenimenti, ci dimentichiamo che le difficoltà della politica italiana sono legate, molto più di quanto si pensi, ad una lettura distorta degli avvenimenti dell’ultimo quindicennio. Fatto ancora più negativo, sovente, questa lettura distorta trova riscontro, sia pure in forme diverse, non solo in ampi settori di opinione orientati verso il centro sinistra, ma anche in larga parte dell’opinione moderata e conservatrice. Allora, fare piazza pulita di questa ricostruzione caricaturale della crisi italiana è indispensabile per decifrare in modo più lineare anche gli avvenimenti quotidiani.

    Un aspetto non secondario di questa raffigurazione immaginaria della realtà, nata in certi settori della sinistra ma non priva di seguaci anche a destra, è data dall’idea che esista una continuità negativa che legherebbe Craxi a Berlusconi. Una sorta di filo nero collegherebbe i presunti misfatti del "craxismo" agli ancora più terribili orrori del "berlusconismo". Si tratterebbe, detto in soldoni, di due facce di uno stesso fenomeno degenerativo. Un fenomeno degenerativo a cui si dovrebbero far risalire tutti i difetti della vita pubblica italiana. Dalla mancanza di ideali, alla decadenza dei partiti, alla commistione indebita tra affari e politica.

    Si tratta di affermazioni che, per quanto vulgate, non hanno alcun fondamento, e che cadono a un esame anche generalissimo. Vediamo anzitutto un succinto profilo dei due personaggi. Craxi era un politico di professione, che fin dalla prima giovinezza aveva fatto dell’impegno politico la sua unica attività. La sua caratterizzazione ideologica è altrettanto chiara: un socialista autonomista, inserito nella tradizione del socialismo riformista italiano ed europeo. Certo, egli era attento ad aggiornare quella tradizione, come cercò di fare nella sua azione di governo, ma ad essa rimase sempre legato, mai rinnegandola. In politica estera, per quanto non dimentico della posizione internazionale del nostro paese, fu sempre sentimentalmente terzomondista e attento a cercare spiragli nella tradizionale collocazione internazionale del nostro paese.

    Berlusconi è un imprenditore di successo, che non si è mai occupato di politica. Il suo impegno politico diretto arriva assai tardi (a 58 anni) e solo a seguito del crollo della prima repubblica. Il suo profilo intellettuale, più che ideologico, è quello di un imprenditore portatore di una aggiornata cultura d’impresa. Una visione che ha cercato di trasferire in politica, anzitutto nelle tecniche di comunicazione. Anche sul piano dei programmi le sue parole d’ordine hanno sempre richiamato e valorizzato la libertà d’impresa e la necessità di una diminuzione della pressione fiscale. Ovvero obiettivi lontanissimi da quelli della socialdemocrazia. Sul terreno cruciale della politica estera, poi, negli anni in cui ha guidato il governo ha tenuto una posizione di piena fedeltà atlantica del tutto aliena da quella vocazione di dialogo mediorientale e di bilanciamento mediterraneo che ha caratterizzato la politica estera dei governi guidati da Craxi (basti pensare all’episodio di Sigonella). Difficile immaginare due profili biografici e intellettuali più distanti.

    Insomma, se solo non si rinuncia a servirsi del cervello, la presunta continuità scompare e appaiono le grandi differenze biografiche, di cultura, di personalità. Tuttavia prima di relegare questo idolo polemico nella spazzatura della cattiva politica converrà soffermarsi su di un elemento di verità che giace sepolto sotto la comune etichettatura del finto binomio degenerativo. C’è, infatti, un aspetto che accomuna Craxi e Berlusconi, ciascuno di loro ha avvertito che il tumultuoso sviluppo economico e sociale che l’Italia ha conosciuto a partire dagli anni sessanta del secolo scorso ha prodotto una grande trasformazione sociale. Una trasformazione che il sistema politico non era in grado di recepire. Entrambi, ciascuno a suo modo, hanno cercato di porre rimedio a questo scollamento tra sistema politico e sviluppo sociale, ritenendolo pericoloso per la crescita economica e civile dell’Italia.

    Tuttavia anche questa comune sensibilità ha avuto esiti diversi. Craxi non seppe dare un seguito coerente alle sue intuizioni e divenne il capro espiatorio della crisi del sistema. Berlusconi, in una fase successiva, è riuscito a interpretare in modo più coerente le necessità del diverso quadro sociale. Sotto questo profilo, solo sotto questo profilo si può trovare un punto di contatto fra le loro esperienze.

    Un’ultima considerazione s’impone. Letta in questa chiave di comune volontà di modernizzazione, la presunta continuità negativa fra il leader socialista e l’imprenditore milanese svela un altro profilo. Essa è il prodotto di una sinistra che non solo non è stata in grado di capire la mutazione della società, ma ha cercato di esorcizzare questa carenza creando un grottesco idolo polemico.

    C'è una continuitÃ* tra Craxi e Berlusconi ma non quella che molti credono | l'Occidentale

    articolo interessante, che però non mi vede d'accordo

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    Craxi, una politica illuminata

    di Andrea Camaiora - 26 agosto 2008

    «Craxi, una politica illuminata». Questo il titolo e il senso dell'incontro tenutosi venerdì 22 agosto al celebre Caffè della Versiliana, cui hanno partecipato Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri, Arrigo Petacco, storico e scrittore, e Paolo Pizzolante, giovanissimo regista del film «La mia vita è stata una corsa». Filo conduttore del dibattito, moderato da Romano Battaglia, è stato il film documentario che la Fondazione Craxi ha presentato a gennaio al cinema Embassy di Roma e che è già stato proiettato, oltre che nella Capitale, a Milano, Torino, Rimini, Sarzana e San Marino.

    La discussione è partita dall'uomo Craxi e, in particolare, dalla sua grande conoscenza di Giuseppe Garibaldi. Dalle testimonianze di Arrigo Petacco è emerso un Craxi studioso della storia del Risorgimento e profondamente legato alla figura dell'«eroe dei due mondi». Naturale, poi, che il dibattito abbia rapidamente preso una piega più compiutamente politica, anche perché l'appuntamento di Marina di Pietrasanta si tiene al termine di una settimana iniziata con una dura polemica sulle pagine del Corriere della Sera tra Formica e Bassanini, che ha avuto come motivo del contendere il rifiuto della qualifica di consigliere del Principe Craxi da parte di Bassanini. Ma l'incontro al Caffè - svoltosi in quella stessa pineta dove ci piace pensare che Gabriele D'Annunzio abbia trovato ispirazione per il suo Alcione - ha seguito anche il «pentimento» di Umberto Bossi a proposito del trattamento riservato al leader socialista.

    Durante il confronto Stefania Craxi ha aperto il proprio cuore al pubblico, parlando di suo padre con assoluta compiutezza: dai ricordi di bambina ai più maturi ragionamenti di donna e di membro di governo. Dal rapporto con Berlusconi a quello con Reagan, fino al momento più difficile dell'esilio. Chiamata a riconoscere gli errori del padre, punta l'indice sul referendum sul nucleare e sugli esiti che tutti conosciamo. Sulla politica estera dell'Italia, Stefania non ha dubbi: «Quando mio padre divenne presidente del Consiglio trovò un paese provinciale che si occupava poco e superficialmente della politica estera, in realtà strategica per lo sviluppo di una nazione. Per mio padre l'Italia avrebbe avuto un ruolo in Europa solo se avesse avuto un ruolo di leadership nel Mediterraneo. Da lì gli speciali rapporti che coltivò e diedero frutti con l'altra sponda del Mare Nostrum». A proposito della Georgia, la Craxi ha parlato di «torti da dividere equamente» e ha rilevato «la totale ininfluenza politica dell'Europa».

    C'è spazio anche per la dimensione spirituale dello statista socialista, con la rivelazione di Stefania che il padre «avrebbe da ragazzino voluto farsi prete» e di Arrigo Petacco che ha descritto con grande semplicità la commozione e l'impressione suscitate in Craxi dall'incontro con Giovanni Paolo II.

    Quindi la politica interna, con un vivace duetto Craxi-Petacco a proposito dei rapporti tra comunisti e socialisti, da Turati in poi, e del costante rifiuto di Togliatti prima e di Berlinguer in seguito di riconoscere l'aggettivo «riformista» come una qualifica positiva (da ciò il ricorso al termine «migliorista», che doveva contraddistinguere l'ala più moderna del Pci). Stefania Craxi, intervistata riguardo alla complessa storia del socialismo italiano, non ha neppure difficoltà ad ammettere che in essa l'esperienza craxiana non è stata maggioritaria e ciò spiega come mai esistano anche «i socialisti della sottomissione che stanno dall'altra parte, con gli ex comunisti».

    Altrettanto franca appare sulla più stretta attualità: «Con le ultime elezioni gli italiani ci hanno chiesto una democrazia più vicina al modello europeo, con due grandi partiti che si contendono il governo. Il problema è che dal '93 i partiti in Italia non ci sono più e oggi non è più possibile, come avveniva in passato, che un figlio di nessuno diventi padre di qualcuno». Poi, incalzata sull'eventuale allargamento del Popolo della Libertà a Casini o alla Santanchè, dice con forza che «il problema non è recuperare persone ma idee, di cui oggi la politica è povera». Parlando del governo Berlusconi, ha rivendicato il fatto che esso agisca animato dall'azione riformatrice tracciata da Bettino Craxi e ha difeso i provvedimenti dei primi cento giorni, dichiarandoli «senza ombra di dubbio in linea con l'Europa».

    Infine ha espresso il desiderio che, almeno a posteriori, «gli italiani mettano sulla bilancia di Anubi ciò che di buono e di cattivo mio padre ha fatto per il suo paese. Giudichino sulla base di questo e non di calunnie o pregiudizi». E' questo, in fondo, il giudizio giusto che una politica illuminata e un grande uomo politico attendono dalla storia e dal proprio popolo.

    Andrea Camaiora

    RAGIONPOLITICA.it - Craxi, una politica illuminata

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    Hammamet dedica una via a Craxi.In Italia scoppia la polemica Stampa E-mail
    mercoledì 27 dicembre 2006
    di Marcello Campo-(ANSA) - ROMA, 26 dic - La Tunisia tributa un grande onore a Bettino Craxi dedicandogli una strada ad Hammamet, la citta' in cui il leader socialista ha vissuto gli ultimi anni di vita, dove e' morto e dove e' sepolto in un suggestivo cimitero vicino al mare.

    di Marcello Campo-(ANSA) - ROMA, 26 dic - La Tunisia tributa un grande onore a Bettino Craxi dedicandogli una strada ad Hammamet, la citta' in cui il leader socialista ha vissuto gli ultimi anni di vita, dove e' morto e dove e' sepolto in un suggestivo cimitero vicino al mare. A darne notizia il figlio Bobo, oggi sottosegretario agli Esteri. La cerimonia ufficiale avverra' in Tunisia in occasione del settimo anniversario della scomparsa di Craxi, il prossimo 19 gennaio 2007. Un omaggio che pero' riapre in Italia l'annosa discussione, mai sopita, sul valore dello statista socialista, figura simbolo dei governi degli anni'80 e poi, qualche anno dopo, emblema di Tangentopoli.
    E l'ipotesi che anche l'Italia, su esempio della Tunisia, intitoli una strada a Craxi divide in modo trasversale i due poli: favorevoli Fabrizio Cicchitto (Forza Italia), Pierluigi Castagnetti (Margherita) e Peppino Caldarola (Ds); nettamente contrari Antonio Di Pietro (Idv), Roberto Calderoli (Lega Nord) e Paolo Cento (Verdi); Ignazio La Russa (An), infine, non promuove l'iniziativa ma neanche l'ostacola. Cicchitto, ex socialista lombardiano, oggi vicecoordinatore di Forza Italia, non ha dubbi:''Roma o Milano dovrebbero dedicargli una strada. Ma al di la' di questo gesto la decisione del governo tunisino mette in evidenza l'ipocrisia italiana e il fatto che su Craxi non s'e' avviata una riflessione reale sulla sua vicenda umana e politica''.

    Anche Peppino Caldarola, esponente riformista dei Ds ritiene che ''i tempi siano maturi'' perche' una grande citta' italiana segua l'esempio di Hammamet. ''Si sta facendo strada la consapevolezza generale - commenta l'ex direttore dell'Unita' - che Craxi sia stato un uomo politico di straordinario livello. Si tratta di un riconoscimento generale che e' riuscito a superare diatribe del passato sbagliate e dannose nella sinistra''. Anche Pierluigi Castagnetti (Dl) e' ottimista: ''Mi pare che si possa fare. Ormai i tempi delle polemiche sono alle nostre spalle. Ovviamente si ricorderebbe il Craxi statista e non il Craxi che ha pur commesso degli errori. Non avrei nulla in contrario''.

    Prevedibile il via libera anche del centrista Carlo Giovanardi che ricorda come l'ex segretario del Psi meriti molte piu' strade di quelle dedicate a Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti. Netto invece il dissenso espresso dall'ex Pm, simbolo di 'Mani Pulite', oggi ministro, Antonio Di Pietro. ''Craxi e' stato un amico della Tunisia e ad Hammamet gli dedicano una strada. Da noi in Italia, pero', e' stato condannato da una sentenza definitiva: pace all'anima sua. I fatti ci dicono - prosegue Di Pietro - che durante il suo mandato aveva compiuto dei reati che poi sono stati verificati in sede processuale tanto da averlo convinto a vivere da latitante in Tunisia. Questa e' la verita'''.

    Altrettanto gelido il commento della Lega Nord: ''A Bettino Craxi - afferma Roberto Calderoli - basta la strada che gli hanno dedicato in Tunisia...''. Alleanza nazionale annuncia che pur non volendo promuovere un'iniziativa di questo tipo non intende nemmeno ostacolarla. ''Craxi - spiega Ignazio La Russa - e' una persona controversa, con i suoi lati chiari e scuri. E' illusorio pensare di intitolargli una strada qui in Italia senza polemiche. Ho parlato nei mesi scorsi alla figlia Stefania e gli ho detto che noi non avremmo promosso questa iniziativa ma non l'avremmo neanche ostacolata. Cosi' si sono comportati i nostri consiglieri al comune di Milano nei mesi scorsi, quando - conclude La Russa - si affronto' la questione''. Dell'argomento si occupa anche Pierluigi Diaco che rivolge un appello al sindaco di Roma, Walter Veltroni, perche' dedichi una via della Capitale all'ex premier socialista.

  9. #49
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    Eventi organizzati da Fondazione Bettino Craxi

    Fondazione Bettino Craxi | RadioRadicale.it

  10. #50
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    23.01.06
    Ma quello di Bettino Craxi fu un riformismo a metà

    di B. Della Vedova, dal Corriere Economia:
    Le luci e le ombre della politica economica e fiscale durante il governo Craxi vengono analizzate nel volume curato da Gennaro Acquaviva (che del leader socialista fu consigliere politico) dal titolo «La politica economica italiana negli anni Ottanta». Sono gli atti di un convegno del 2003, raccolgono saggi di analisti e protagonisti dell’epoca.

    Mentre i profili sulle politiche per lo sviluppo economico restano più indefiniti, più facile appare mettere in luce quanto accadde sul fronte dei prezzi e dei conti pubblici. Nei quattro anni del governo Craxi, l’inflazione calò dal 16% al 4%, consentendo una drastica riduzione del differenziale rispetto agli altri Paesi industrializzati. Craxi seppe affrontare uno dei lasciti peggiori degli anni ’70, cioè la spirale perversa salari-prezzi-svalutazione. Il cuore della riforma fu la scelta, ispirata da Ezio Tarantelli, di arrivare ad una «politica di disinflazione d’anticipo» attraverso la predeterminazione dei punti di contingenza, nel 1984.
    «Con il decreto di San Valentino (fortemente avversato dalla sinistra) l’Italia spezza la spirale salari-prezzi, recupera sviluppo, competitività e potere d'acquisto alle retribuzioni», sottolinea Renato Brunetta in uno dei contributi al volume. Craxi sancì definitivamente la fine della consociazione politica degli anni ’70 effettuando lo strappo con la Cgil e il Pci (Berlinguer definì il governo Craxi «una minaccia per la democrazia») e accettando la sfida referendaria dell’anno successivo; la vittoria del fronte riformatore in quel delicato passaggio elettorale in cui gli elettori vennero sollecitati dalla Cgil e dal Pci con demagogiche argomentazioni sulla difesa dei salari, segnò il decennio e fu uno dei più grandi e duraturi successi di Bettino Craxi.
    Ma da un’altra pesante eredità degli anni ’70, il debito pubblico in espansione, e dall’altra perversa spirale, quella debito-interessi-debito, il governo Craxi non seppe liberare il Paese. Antonio Pedone osserva che «il risanamento dei conti pubblici fu mancato, in quanto frenato dalla priorità assoluta assegnata alla lotta all’inflazione, alla ristrutturazione industriale (...); e dall’assenza di meccanismi istituzionali».
    Se è vero che, in quegli anni, si assistette al miglioramento di alcuni saldi di bilancio, il dato complessivo vede il debito pubblico in rapporto al Pil passare dal 70% al 90%. Molti sono i fattori che impedirono di aggredire il debito pubblico, ma il principale fu la mancata disponibilità della classe politica ad affrontare l’opinione pubblica con misure impopolari, pur in un momento in cui l’inflazione era sotto controllo e la crescita economica buona.
    Bisognerà aspettare gli anni ’90 e lo stringersi dei vincoli europei perché il contenimento del debito sia elemento centrale della politica fiscale.
    Nella prefazione, Piero Craveri nota come fu Beniamino Andreatta a rendersi conto tra i primi della necessità di politiche di contenimento sia dell’inflazione sia del debito pubblico, consapevole dei mutamenti delle politiche economiche di successo di Reagan negli Usa e della Thatcher in Gran Bretagna. In Italia, a metà degli anni ’80, la sterilizzazione della scala mobile fu - giustamente - salutata come una riforma profonda e positiva, ma altrove discontinuità di portata decisamente maggiore e di segno liberista seppero, in quegli stessi anni, trasformare economie in declino o destinate alla marginalità in «success story» che ancora sembrano ben lungi dall’essere archiviate.
    Posted by Benedetto Della Vedova at 23.01.06 11:08

    Benedetto Della Vedova: Ma quello di Bettino Craxi fu un riformismo a metà

 

 
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