L'EDITORIALE
Un innovatore chiamato Bettino Craxi
http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/...no_craxi.shtml
Nove anni fa moriva Bettino Craxi lasciando un vuoto e una ferita nella sinistra italiana. Morì lontano dalla patria, dove l'aveva portato la persecuzione giudiziaria che aveva fatto di lui il mostro simbolico del malaffare italiano, morì senza che la classe politica del tempo avesse il coraggio di trovare una soluzione dignitosa per un rientro in Italia che forse gli avrebbe garantito quelle cure che potevano salvargli la vita.
Con Craxi muore il partito socialista italiano, all'ultima stazione di una storia grandiosa. Muore il Psi che si è definitivamente affrancato dal cugino comunista e che assiste senza trionfalismi allo sfacelo dell'ideologia che ha dominato la sinistra mondiale per mezzo secolo, muore il Psi che contende alla Dc la guida del Paese. Il doppio miracolo, l'emancipazione definitiva dal Pci prima del crollo del muro di Berlino e la competizione con una Dc devastata dall'assassinio di Aldo Moro, è merito di una persona sola: Bettino Craxi. Per molti anni le celebrazioni di Craxi sono state affidate alla cura dei parenti e degli amici più cari. Tuttora vi sono settori della sinistra che mal sopportano un giudizio equanime sulla sua opera e vi sono alleati della sinistra, come il partito di Di Pietro, che si gonfiano come pavoni nel disprezzo del leader socialista. Eppure Craxi ha rappresentato una delle grandi personalità di questo Paese e nella sinistra italiana probabilmente è stato il leader che ha avuto più frecce nel proprio arco.
La quantità di intuizioni che dobbiamo a Bettino Craxi appare oggi impressionante. In primo luogo con Craxi nasce per la prima volta un partito socialista riformista che è parte integrante della cultura socialdemocratica europea "senza se e senza ma". L'avvento di Craxi è l'avvento di una stagione del socialismo libertario e liberale che sdogana gli uomini del dissenso dell'Est europeo, che offre solidarietà alle vittime cilene di Pinochet e che stringe amicizia con un Arafat che cerca di sganciarsi dal terrorismo (ma che non volle farlo fino in fondo).
L'emancipazione del socialismo di Craxi dal comunismo è totale e persino più profonda delle svolte di Nenni e Saragat. Craxi prende di petto il Pci e gli pone il problema del legame internazionale e dei connotati ideologici. Lo sfida al cambiamento e gli offre, nel momento della crisi finale dell'ultima stagione di Gorbaciov, l'opportunità di un'unità socialista. Malgrado il Pci lo combattesse aspramente e lo descrivesse come l'uomo più pericoloso del Paese, Craxi fu generoso con gli eredi di Berlinguer e favorì il loro ingresso nell'Internazionale socialista. Al tempo stesso Craxi capisce che il sistema bipolare anomalo fondato su una Dc condannata a governare e un Pci condannato ad essere il più forte oppositore non ha più ragione di essere e cerca di dar vita a una socialdemocrazia che soppianti i due partiti maggiori e fondi un nuovo sistema politico. Questa visione si accompagna alla modernizzazione dell'economia che lo portò alla battaglia della scala mobile e all'idea di una modernizzazione del sistema istituzionale che lo portò alla Grande Riforma. Fu sua, prima di Berlusconi, l'intuizione di sdoganare quel Msi che, con l'omaggio di Almirante ai funerali di Berlinguer, aveva provato di volersi inserire in via definitiva nel gioco democratico.
Oggi a sinistra molti gli riconoscono il coraggio istituzionale ma negano le altre intuizioni. È una lettura sbagliata del craxismo. Craxi è stato l'ultimo grande innovatore della Prima Repubblica. Il suo testamento finale, quel discorso parlamentare dedicato a Mani Pulite, lo vede proteso a chiedere ai partiti uno scatto di autocritica e di orgoglio che avrebbe risparmiato all'Italia tante false rivoluzioni e tante sofferenze. Paradossalmente più si allontana la data della morte, più si affievolisce la polemica attorno alla sua figura, più ci si accorge come sarebbe stata utile la sua presenza oggi. Non spetta a me dire se Craxi sarebbe andato con Berlusconi o no. Se ho capito qualcosa di lui, ho capito che non avrebbe mai rinunciato all'obiettivo centrale della sua vita, quello di dare al Paese una forza socialista moderna, un partito con molti punti di contatto con il Partito democratico americano ma un partito del socialismo europeo. Questo è l'appuntamento che hanno mancato coloro che hanno guidato la sinistra dopo Craxi. Lo stesso fallimento del Pd nasce dalla liquidazione arbitraria e violenta dell'esperienza socialista italiana. Ecco perché Craxi non ha lasciato eredi.




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3:05 PM
