La conversione di Voltaire
Non tutti conoscono la clamorosa scoperta fatta da un cattedratico spagnolo. Carlos Valverde documenta storicamente in un sorprendente articolo la conversione di uno dei più celebri nemici della Chiesa Cattolica: Voltaire. Forniamo qui una traduzione.
La conversión de Voltaire
El catedrático de Filosofía Carlos Valverde escribe un sorprendente artículoen el que documenta históricamente la conversión de uno de los más celebres enemigos de la Iglesia católica: VOLTAIRE
Il 30 maggio dell'anno 1778
L'investigazione dei documenti antichi sempre riserva sorprese. L'ultima mi è capitata mentre guardavo il tomo XII di una vecchia rivista francese, Corrispondance Littérairer, Philosophique et Critique (1753-1793), monumento preziosissimo per conoscere il secolo dei Lumi e l'inizio della Rivoluzione Francese.
Tutti sappiamo chi fu Voltaire: il peggior nemico che ebbe il Cristianesimo nel secolo XVIII, secolo nel quale ne ebbe tanti e molto crudeli. Con gli anni crebbe l'odio di Voltaire per il Cristianesimo e per la Chiesa. Era per lui una ossessione. Ogni notte credeva di aver schiacciato l'infame e ogni mattina sentiva la necessità di ricominciare. Il Vangelo, per lui, aveva solo portato disgrazie alla Terra.
Maneggiò come pochi l'ironia e il sarcasmo nei suoi innumerevoli scritti, arrivando anche all'ignobile e al degradante. Diderot lo chiamava l'AntiCristo. Fu il maestro di generazioni intere, incapaci di comprendere quei valori superiori al cristianesimo, la cui scomparsa avvilisce e impoverisce l'umanità.
Dunque, nel numero di aprile del 1778 della rivista francese prima citata (pagine 87-88), si incontra niente di meno che la professione di fede di M. Voltaire. Letteralmente dice così:
"Io, sottoscritto, dichiaro che avendo sofferto di un vomito di sangue quattro giorni fa, all'età di 84 anni e non essendo potuto andare in chiesa, il parroco di Saint Sulpice ha voluto aggiungere un'altra buona opera alle sue inviandomi a M. Gauthier, sacerdote. Io mi sono confessato con lui, e se Dio vuole, muoio nella santa religione cattolica nella quale sono nato, sperando dalla misericordia divina che si degnerà di perdonarmi tutte le mie mancanze, e che, se ho scandalizzato la Chiesa, chiedo perdono a Dio e a lei.
Firmato: Voltaire, il 2 marzo del 1778 nella casa del marchese di Villete, in presenza del signor abate Mignot, mio nipote e del signor marchese di Villevielle". Firmano anche: l'abate Mignot, Villevielle. Si aggiunge: "dichiariamo la presente copia conforme all'originale, che è rimasto nelle mani del signor abate Gauthier, che abbiamo firmato, come firmiamo il presente certificato. In Parigi, il 27 maggio del 1778. L'abate Mignot, Villevielle".
Che la relazione possa stimarsi come autentica lo dimostrano altri documenti che si incontrano nel numero di giugno della medesima rivista, che non è per niente clericale certamente, perchè era pubblicata da Grimm, Diderot ed altri enciclopedisti.
Voltaire morì il 30 maggio del 1778. La rivista lo esalta come "il più grande, il più illustre, l'unico monumento di questa epoca gloriosa, nella quale tutti i talenti, tutte le arti dello spirito umano, sembrano essersi elevati al più alto grado di perfezione".
La famiglia chiese che i suoi resti riposassero alla abbazia di Scellieres. Il 2 di giugno, il vescovo di Troyes, in una breve nota, proibisce severamente al priore dell'abbazzia che seppellisca nel suolo conscacrato il corpo di Voltaire. Il 3 risponde il priore dicendo che il suo avviso arriva tardi, perchè è stato già sepolto.
La lettera del priore è lunga e molto interessante per i dati che fornisce. Ecco quello che più ci interessa ora. La famiglia chiede la sepoltura di Voltaire nella cripta dell'abbazia fino a che possa essere traslocato nel castello di Ferney. L'abate Mignot presenta al priore il consenso firmato dal parroco di Saint Sulpice e una copia (firmata anche dal parroco) "della professione di fede cattolica, apostolica e romana que M. Voltaire ha fatto nelle mani del suo sacerdote, approvata e in presenza di due testimoni, dei quali uno è M. Mignot, nostro abate, nipote del penitente, e l'altro, il signor marchese di Villevielle (...) Secondo questi documenti, che mi sembravano e mi sembrano autentici - continua il priore - ho creduto che avessi mancato al mio dovere di pastore se gli avessi rifiutato i rimedi spirituali (...) Nè mi passò per la mente che il parroco di Saint Sulpice avesse potuto negare la sepoltura a un uomo la cui professione di fede egli aveva legalizzato (...). Penso che non si possa rifiutare la sepoltura a qualsiasi uomo che muoia nel seno della Chiesa (...) Dopo mezzogiorno, l'abate Mignot ha fatto nella Chiesa la presentazione solenne del corpo di suo zio. Abbiamo cantato i vespri dei defunti; il corpo rimase tutta la notte circondato dai ceri. La mattina dopo, tutti gli ecclesiastici dei dintorni (...) hanno celebrato una messa in presenza del corpo e io ho celebrato una messa solenne alle 11, prima della inumazione (...) La famiglia di M. Voltaire partì questa mattina contenta degli onori resi alla sua memoria e delle preghiere che abbiamo elevato a Dio per il riposo della sua anima. Ecco qui i fatti monsignore, nella più esatta verità".
Così sembra che passò da questo mondo all'altro quell'uomo che impiegò il suo temibile e fecondo ingegno nel combattere ferocemente la Chiesa. (...)
Carlos VALVERDE Catedrático de Filosofía YA, día 2.VI .89 da http://arvo.net/pdf/LA%20CONVERSION%20DE%20VOLTAIRE.htm
La Roccia splendente






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