Precisazione 1. Bisogna fare attenzione: é vero che la maggior parte dei residenti israeliti in Terra Santa appoggiano la politica sionista di esclusivismo razziale e territoriale (i coloni venuti dall'occidente per primi) indottrinati da fanatici rabbini con teorie messianiche folli; é anche vero che esiste una parte di giudei (intellettuali, giornalisti, scienziati, ma anche gente comune) che si oppone strenuamente a questa politica segregazionista. Ci sono gruppi di pacifisti ed oppositori del regime israeliano formati solo da ebrei e rabbini, i quali vedono come una iattura l'attuale situazione politica e militare che oltre a non garantire sicurezza e pace a nessuno (ebrei per primi, sempre minacciati, essendo essa stessa la fonte di serie preoccupazioni per l'avvenire dell'area), vedono tale ideologia sionista come una bestemmia in aperto contrasto con i testi sacri. Questi sono quella minoranza ebraica che ancora studia, ma soprattutto segue, la Torah, mentre il resto del rabbinato giudaico segue solo il Talmud, una serie di regole e leggi elaborate da alcuni rabbini nel passato, e la Qabala magica ebraica.
Precisazione 2. Bisogna sfatare il mito della "Legge del Ritorno", credenza secondo la quale gli attuali giudei residenti in Palestina e nello Stato di Israele siano i discendenti carnali diretti degli ebrei della diaspora ed abbiano perció in qualche modo un diritto naturale al possedimento della Terra Santa. Come hanno testimoniato diversi esperti e studiosi, religiosi di diverse confessioni, e pure molti rabbini ortodossi oppositori del regime sionista, la maggioranza dei giudei residenti in Terra Santa oggi non hanno nulla nel loro DNA che li possa ricondurre all'originale progenie ebraica, in quanto per lo più discendenti di popolazioni Kazare del nord est europeo convertitesi al giudaismo in tempi piú recenti. Solo una piccolissima minoranza puó vantare discendenza da un originale DNA ebraico, anche se confusamente mescolato ed incrociato con ceppi semiti di origini arabe e africane, i Sefarditi. Basta poi osservare i caratteri somatici della maggior parte dei coloni israeliani per rendersene facilmente conto, perché appaiono evidenti i tratti slavi e delle popolazioni nord-europee, per non parlare di quelli nord-americani, dalle fattezze chiaramente anglosassoni.
Mentre non si puó dire altrettanto delle popolazioni arabe residenti in Terra Santa, palestinesi innanzitutto, le quali oltre ad essere sempre state residenti da migliaia d'anni in quei luoghi, hanno conservato intatti i caratteri somatici ed il DNA dei loro padri: sono quindi inequivocabilmente accreditati per ottenere una cittadinanza indiscussa in Terra Santa, se la valutazione viene operata su basi scientifiche di DNA legato al territorio; come i Sionisti fanno.
Riportiamo a questo punto la dichiarazione del Rabbino Dovid Weiss, del gruppo Naturei Karta International:
Distruggere la Grande Bugia. Con l'aiuto del Creatore, possano le mie parole portare alla santificazione del Suo grande e glorioso nome. Sono venuto qui, oggi, per dire a tutti voi che partecipate a questa nobile assemblea, per dire a tutti i media qui assemblati e per proclamare al mondo che una bugia terribile, una grande bugia e' stata rifilata all'umanita'. Questa bugia e' insidiosa e capace di creare grande danno se lasciata inalterata.
Qual'e' questa orribile bugia?
Essa viene sostenuta da alcuni uomini negli ultimi cento anni ed e' stata condannata ripetutamente dai veri leaders della Torah. E' la bugia che sostiene che Giudaismo e Sionismo siano un'unica identica cosa. Niente e' piu' lontano dalla realta'. Il Giudaismo non e' il Sionismo ed i Sionisti non rappresentano la fede ebraica.
Il Giudaismo e' la fede della Torah. Il Sionismo sconfessa sia la Torah che il Dio che l'ha ispirata. Il Giudaismo insegna ai suoi fedeli la gentilezza e la bonta' verso tutti gli uomini. Il Sionismo, per la sua accezione, invoca e spinge verso la crudelta' nei confronti dei palestinesi. Il Giudaismo insegna ai suoi fedeli a camminare con umilta' tra le nazioni. Il Sionismo invoca e mette in pratica la guerra contro tutte le nazioni. Il Giudaismo si preoccupa della sofferenza dei poveri e dei diseredati. Il Sionismo, sadicamente, se ne approfitta.
Fratelli musulmani - I nostri popoli sono vissuti in pace attraverso i secoli in molte nazioni.
Per migliaia di anni siamo vissuti in pace insieme nella Terra Santa. Solo dopo che i Sionisti cominciarono ad invadere il vostro paese con l'obiettivo di conquistarlo sono cominciate le lotte. Non vi e' alcuna scusa per la conquista della Terra Santa da parte dei Sionisti. Essa e' stata realizzata grazie ad una serie di guerre e di incessanti brutalita'. Cio' e' causa di dolore e vergogna per i fedeli della Torah in tutto il mondo.
Ma, per favore, ricordate. Questa non e' l'opera di ebrei religiosi. Non e' l'opera di ebrei che prendono seriamente i loro obblighi morali. Essa e' la folle e bizzarra eresia di un culto di ebrei ignoranti ed irreligiosi. E, amici miei, il lungo incubo del Sionismo arrivera' rapidamente alla sua fine.
Lasciate che vi spieghi.
Il popolo palestinese ha graziosamente accettato di partecipare al cosiddetto processo di pace col governo israeliano. Cio' e' stato molto generoso, da parte sua. Ad ogni modo, noi li avvertiamo che riteniamo che, fino a quando il flagello del Sionismo, incarnato dallo stato d'Israele, non sia rimosso dal Medioriente, non potra' mai esservi una vera pace.
Noi siamo un popolo disperso. Ci e' proibito ogni tentativo di conquistare la Terra Santa. Tentando di fare cio', il Sionismo e' condannato al fallimento. Cio' avverra', se Dio vuole, velocemente e pacificamente nel nostro tempo.
Cosa invoca il nostro gruppo, Naturei Karta International?
La nostra posizione, basata sul rispetto per la Torah, e' molto semplice.
Noi chiediamo lo smantellamento pacifico dello stato d'Israele, senza violenza ne' spargimento di sangue.
Siamo certi che questo potra' avvenire solo se e quando la popolazione ebraica di Israele cominci a comprendere che i suoi attuali problemi sono il risultato del Sionismo.
Aspettiamo il giorno in cui ebrei e palestinesi possano vivere insieme in pace in Palestina.
Sfidiamo il Sionismo a presentare un'alternativa all'attuale empasse che non sia l'oppressione e la repressione continua. Sfidiamo il Sionismo a negare che il sentiero della vera pace non produrra' mutuo rispetto e mutua comprensione.
Con l'aiuto di Dio, verra' il giorno in cui - dopo la fine dello stato etnico d'Israele - ebrei , cristiani e musulmani potranno nuovamente vivere insieme ed adorare Dio in pace.
Precisazione 3. Tutto questo detto, resta comunque per un cattolico inaccettabile il misconoscimento, da parte del giudaismo neotestamentario, del Messia giá incarnatosi duemila anni fa, e le dure opposizioni e persecuzioni che il cristianesimo ebbe a subire e subisce tutt'oggi a causa dell'accecamento del Popolo Eletto. Una critica approfondita e ragionata sulle ragioni del giudaismo talmudico e kabalistico, e sulle devianze che l'hanno portato ad allontanarsi sempre piú dal Dio della Torah, per abbracciare sempre piú invece una religione temporalista ed anticristica, é un diritto di tutti ad un sano uso delle proprie facoltà intellettive, opera del Creatore a vantaggio delle creature affinché possano riconoscerLo, amarLo e servirLo. Diritto che nessuna Polizia del Pensiero, anche in vesti candidamente democratiche, potrá mai negare ad alcuno. Non basteranno le leggi europee, libertarie e liberticide, o i massonici Mandati d'Arresto Europeo, né la non menzione delle radici cristiane europee, a sopprimere e cancellare la Veritá e far trionfare la menzogna. "La Veritá vi fará liberi" ci ha promesso Nostro Signore.
E noi sappiamo bene che il diavolo fa le pentole, ma non sará mai capace di fare anche i coperchi....
In conclusione. Una volta compreso che il vero problema di quella terra martoriata é il Sionismo politico e messianico, anticristico israeliano, si riuscirá a comprendere anche che la pace e la convivenza tra i popoli semiti del Medio Oriente e Terra Santa é possibile a patto di riuscire a garantire gli stessi diritti e gli stessi doveri a tutti, indipendentemente dalla tradizione religiosa alla quale si sentono di appartenere. Non due terre per due popoli, ma una terra unica nella quale tutti abbiano riconosciuto il diritto di vivere, lavorare e professare la propria fede. Un riconoscimento internazionale di uno Statuto Speciale ed Internazionale per i Luoghi Santi di Gerusalemme, Betlemme, Nazareth, Hebron, e degli altri luoghi dove le tre religioni monoteiste venerano i comuni Patriarchi, Santi e Profeti, é una tappa indispensabile per distruggere una spirale di violenza interminabile e garantire l'internazionalizzazione e la salvaguardia dei Luoghi Santi, che devono essere di libero accesso a tutti i fedeli del mondo. Il demonio é molto abile ad ispirare sentimenti di odio e di rivalsa nei cuori piú aridi e sofferenti, ma non fa i conti con la Grazia di Dio, capace di sciogliere i cuori piu duri, e come neve al sole far svanire i suoi progetti di distruzione e morte. Preghiamo fratelli, preghiamo incessantemente come il Maestro ci ha insegnato: "Chiedete e vi sara dato". Forse che il mondo non prega piú come prima??? Forse che il non recitare piú la preghiera per la conversione dei Giudei alla fine della Messa, "Pro perfidis giudaeis", faccia loro piú torto che recitarla, negando cosí un atto di caritá ed un'invocazione a Dio doverosa??? Preghiamo fratelli.
Filippo Fortunato Pilato 16 Nov. 2006
NO, L'ANTI-SIONISMO NON E' ANTISEMITISMO
Brian Klug (28-11-2003). Sin dall'inizio, il sionismo politico è stato un movimento controverso persino tra gli ebrei. L'opposizione, in nome dell'ebraismo, dei rabbini ortodossi e riformati tedeschi all'idea sionista era così forte da spingere Theodor Herzl a spostare il luogo del primo congresso sionista nel 1897 da Monaco a Basilea, in Svizzera. Venti anni dopo, quando il ministro degli esteri britannico Arthur Balfour (nel 1905 sponsor dell'Alien Act per limitare l'immigrazione ebraica nel Regno unito) voleva che il governo si impegnasse per una patria ebraica in Palestina, la sua dichiarazione venne rimandata non a causa degli antisemiti ma degli esponenti della comunità ebraica. Tra cui un esponente ebreo del governo che disse che il filo-sionismo di Balfour avrebbe «finito per rivelarsi anti-semita». La creazione dello stato di Israele nel 1948 non ha posto fine al dibattito anche se il problema è cambiato. Oggi si tratta del futuro di Israele. Israele dovrà divenire uno stato «post-sionista», uno stato che si definisce nei termini dei suoi abitanti attuali o si vede come appartenente all'intero popolo ebraico? Si tratta di una domanda del tutto legittima e certo non anti-semita. Quando qualcuno sostiene il contrario - come ha fatto Emanuele Ottolenghi sul Guardian di sabato scorso- finisce per aumentare ancor più il livello di confusione. Ottolenghi sostiene che «il sionismo comprende anche la credenza che gli ebrei sono una nazione, e come tali hanno diritto all'autodeterminazione come tutte le altre nazioni». Ciò è doppiamente sconcertante. Innanzitutto l'ideologia del nazionalismo ebraico era del tutto irrilevante per molti ebrei così come per molti simpatizzanti non ebrei, che vennero attratti dall'obiettivo sionista di creare uno stato ebraico in Palestina. Essi vedevano Israele in termini umanitari o pratici: un rifugio sicuro dove gli ebrei potessero vivere come tali dopo secoli di emarginazione e di persecuzioni. Questa motivazione venne rafforzata dall'uccisione da parte dei nazisti di un terzo della popolazione ebraica del mondo, l'intera distruzione delle comunità ebraiche in Europa e la sorte delle masse di rifugiati ebrei che non avevano alcun posto dove andare. In secondo luogo non bisogna certo essere anti-semiti per respingere l'idea che gli ebrei costituiscano una nazione a parte nel senso moderno della parola o che Israele è lo stato nazione ebraico. Ironia della storia il fatto che gli ebrei sono un popolo a parte che formano «uno stato nello stato» è uno degli ingredienti base del discorso anti-semita. Ed è anche per questo che alcuni anti-semiti europei pensano che la soluzione della «questione ebraica» possa essere per gli ebrei uno stato per loro conto. Herzl di certo pensò che avrebbe potuto fare affidamento sul sostegno di alcuni settori anti-semiti. Ma cos'è l'anti-semitismo? Anche se questo termine risale agli anni `70 del XIX secolo, l'anti-semitismo è un antico pregiudizio europeo sugli ebrei. Il compositore Richard Wagner l'ha espresso assai bene quando disse: «Ritengo che la razza ebraica sia il nemico della pura umanità e tutto quel che di nobile vi è in essa». E' così che gli anti-semiti vedono gli ebrei: si tratta di una presenza aliena, parassiti che vivono sulle spalle dell'umanità e vogliono dominare il mondo. In tutto il mondo la loro mano invisibile controllerebbe le banche, i mercati e i media. Persino i governi sarebbero sotto il loro dominio. E quando ci sono delle rivoluzioni o quando delle nazioni vanno in guerra sarebbero sempre gli ebrei a muovere i fili - astuti, spietati, compatti- e a trarne vantaggio. Quando questo pregiudizio viene proiettato su Israele in quanto stato ebraico, allora possiamo dire che l'anti-sionismo è anti-semita. E quando zelanti critici di Israele, senza essere anti-semiti, usano distrattamente frasi come «l'influenza ebraica», evocando quelle fantasie, essi alimentano una corrente anti-semita nel mondo della cultura. Ma l'occupazione israeliana della West Bank e della striscia di Gaza non è una fantasia. Il diffondersi degli insediamenti ebraici in quei territori non è una fantasia. Non è una fantasia il diverso, ineguale, trattamento riservato ai colonizzatori ebrei e agli abitanti palestinesi. Non è fantasia le discriminazioni istituzionalizzate in varie sfere della vita sociale ai danni dei cittadini arabi in Israele. Queste sono realtà. E' cosa ben diversa opporsi a Israele o al sionismo sulla base di una fantasia anti-semita o farlo sulla base della realtà. In questo secondo caso non si può parlare di anti-semitismo. Ma una critica eccessiva ad Israele o al sionismo non è forse testimonianza di un pregiudizio anti-semita? Nel suo libro «The Case for Israel» Alan Dershowitz sostiene che quando le critiche ad Israele «passano il confine tra il corretto e lo scorretto passano dall'essere accettabili all'essere anti-semite». Coloro che sostengono questa linea sostengono che essa viene passata quando i critici rivolgono le loro critiche ad Israele, isolando il suo caso, in modo scorretto; quando applicano due pesi e due misure e giudicano Israele sulla base di criteri più duri di quelli usati nei confronti di altri stati; quando riportano i fatti in modo distorto in modo da presentare Israele sotto una cattiva luce; quando denigrano lo stato ebraico; e così via. Tutto ciò è indubbiamente scorretto ma si tratta necessariamente di anti-semitismo? No penso proprio di no. Il conflitto israelo-palestinese è un'amara lotta politica . I problemi sono molto complessi, le passioni brucianti e grandi sono le sofferenze. In queste circostanze i membri dei due schieramenti possono essere di parte e «passare la linea tra il corretto e lo scorretto». Quando coloro che si sono schierati con Israele passano quella linea non è detto che siano anti-musulmani. E quando altri, in sostegno della causa palestinese fanno lo stesso questo non li trasforma in anti-ebrei. Ciò vale per entrambi. Ma c'è anche qualche altra cosa che vale per entrambi: il razzismo. Sentimenti anti-ebraici e sentimenti anti-musulmani sembrano in crescita. Ciascuno ha le sue peculiarità ma antrambi sono esacerbati dal conflitto israelo-palestinese, l'invasione dell'Iraq, la «guerra contro il terrorismo» e altri conflitti. Dovremmo unirci tutti per respingere il razzismo in ogni sua forma: l'islamofobia che demonizza i musulmani così come i discorsi anti-semiti che possono infettare l'anti-sionismo e avvelenare il dibattito politico. Tuttavia uomini di buona volontà possono non essere d'accordo tra di loro a livello politico - sino al punto discutere del futuro di Israele come stato ebraico. Senza dimenticare che anche l'equiparazione dell'anti-sionismo con l'anti-semitismo può avvelenare, a suo modo, il dibattito politico.