





L’ambasciatore USA in Italia voleva la sua testa, guarda caso Bertolaso ora è nei guai
Se c’era una sola persona in Italia che lavorava nel vero senso della parola, era proprio Guido Bertolaso, il sottosegretario alla presidenza e capo del Dipartimento della Protezione Civile; oltre agli abitanti dell’Aquila, lo avevamo capito pure noi, dall’estero.
E lo avevamo capito anche quando il 24 gennaio, in quel fatale commento sull’intervento americano a Haiti, il sincero responsabile italiano aveva detto che “Ad Haiti gli USA confondono l’intervento militare con l'emergenza”. La frase, pura verità, visto che gli americani hanno letteralmente occupato militarmente il paese con qualcosa come 20 mila soldati, aveva mandato su tutte le furie la Casa Bianca. Non a caso, come scrisse la Repubblica del 27 gennaio, l’ambasciatore USA a Roma, David Thorne, telefonò al sottosegretario Gianni Letta chiedendo le dimissioni di Guido Bertolaso.
Come scrisse in quel giorno il quotidiano La Repubblica, l’ambasciatore americano era arrivato a chiedere la testa di Bertolaso per quella affermazione. E così Lunedi Frattini aveva chiesto ufficialmente scusa mentre si trovava a Strasburgo; non era ancora bastato e l’ambasciatore Thorne, colui che come dimostra la vicenda dà gli ordini in Italia, aveva parlato direttamente anche con Frattini e persino con Berlusconi. Il capo del DPC, informato intanto della questione, si era persino detto pronto alle dimissioni; pare che però Berlusconi, avesse insistito perchè lui rimanesse. Alla Farnesina però alla fine avevano fatto anche un altro ragionamento: sacrificare Bertolaso sull'altare di una richiesta USA avrebbe dato un pauroso segnale di sudditanza italiana.
Purtroppo però la sudditanza italiana agli Stati Uniti non è cosa alla quale si possa scampare; è così da ieri vediamo che per “puro caso”, Guido Bertolaso si trova invischiato in una questione che rivolge a lui le più pesanti accuse e bisogna dire che ce lo aspettavamo, perchè gli Stati Uniti, non accontentati dal governo italiano, avrebbero prima o poi fatto qualcosa. Il bello è che a chiedere le dimissioni di Bertolaso è innanzitutto Di Pietro, il giudice che con 'Mani pulite', dicono molti esperti politici italiani, spazzò via la vecchia classe politica italiana un pò piu' restia di quella odierna alla messa in atto dei diktat che arrivano da Washington. Comunque, l’augurio è che il risveglio del popolo italiano, un giorno, ridia il potere di governare ai rappresentanti del popolo italiano togliendolo agli inquilini di Villa Taverna.
di Davood Abbasi, giornalista di Radio Italia dell'IRIB
__________________
Difendiamoci dall'invasione allogena


Cioè?
Non è vero che sono un'ammissione di colpevolezza.
Sono, a prescindere, innanzitutto un atto di onestà verso tutti quelli che comunque possono nutrire dei dubbi nei tuoi confronti.
E sono anche un volersi rimettere a quelli che saranno i risvolti giudiziari.
Se non sai di che morte morire, scegli me.
Figliola,
Un avviso di garanzia, non è una sentenza di colpevolezza, ma semplicemente l'attestazione che si è sottoposti ad indagine. Spesse volte anche per mere ragioni d'ufficio.
E' per questo che esistono le archiviazioni di fronte al GIP.
Viceversa la dimissione come prassi automatica in caso d'avviso di garanzia, la troverei prassi estremamente pericolosa, in una nazione come l'Italia, giacchè fornirebbe ai PM la possibilità di decidere loro stessi chi tenere e chi togliere dalla vita politica/pubblica, semplimente aprendo un'indagine su di loro (magari poi destinata ad essere archiviata dopo pochi mesi)
"Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi " - Arnaud Amaury




per ripulire dai dubbi bisogna aspettare la fine del processo, non serve a nulla dare le dimissioni.
e non serve neanche a comunicare "un volersi rimettere alla giustizia", tanto il processo che tu ti dimetta o no te lo fanno lo stesso e se vieni condannato finisci in carcere lo stesso, sia che ti sei dimesso sia che non lo fai.
è una stronzata e sopratutto provoca la bella conseguenza che per far dimettere qualcuno di bravo basta formulargli delle accuse.