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Risultati da 11 a 20 di 38

Discussione: Boni

  1. #11
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    Più che un'alternativa è un suicidio...

  2. #12
    Super Troll
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    Citazione Originariamente Scritto da Beli Mawyr Visualizza Messaggio
    Non scherziamo, ma secondo te, questa 'Lega' è di per sè un'alternativa?
    Avevo iniziato il messaggio con un " preso atto della tragica realtà..." che lasciava intendere che la Lega non esiste più.

    Quindi, lasciandoci alle spalle l'ex Lega e tutte le polemiche che ne sono seguite nelle quali non possiamo crogiolarci all'infinito,
    nell'anno domini 2006, dopo la morte della Lega, quali sono le alternative all'astensione, alla scheda bianca o alla scheda piena di insulti?

    Lo chiedo a voi con la massima serenità, senza entrare in polemica, quindi risparmiatemi polemiche inutili e battute su "sbirulictus" e il suo tappeto.

  3. #13
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    boni è un grande. è in lega da quando aveva il pannolino....
    a me piace.

  4. #14
    ninfea76
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    che roba è sta cosa della cascinazza? Iuth e berghem e fdv77 siete sempre dietro ad infangare i leghisti senza colpe, ma mai una volta che siate chiari e diciate che cosa in realtà avete da dire....

  5. #15
    email non funzionante
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    E' vero. Con i corsi di formazione della Regione e con l'urbanistica adesso sta facendo grandi cose soprattutto per se stesso.

  6. #16
    ninfea76
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    ed eccone un altro... ma insomma se sapete di avere ragione e che boni si comporta male, che cosa temete? siete dietro un nick, se sapete la verità ditela... oppure non avete niente da dire di serio?

  7. #17
    naufrago
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    Citazione Originariamente Scritto da ninfea76 Visualizza Messaggio
    che roba è sta cosa della cascinazza? Iuth e berghem e fdv77 siete sempre dietro ad infangare i leghisti senza colpe, ma mai una volta che siate chiari e diciate che cosa in realtà avete da dire....
    magari informati meglio prima di accusare gli altri di "infangare" gratuitamente (e comunque quando si parla male di LN è inutile parlare di "gettar fango", ci ha già pensato lei stessa a coprirsi di ridicolo)...

    http://www.politicaonline.net/forum/...=301285&page=1

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=302159

  8. #18
    naufrago
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    http://www.consiglio.regione.lombard...io.php?cid=366

    Consiglio regionale: approvate le modifiche alla legge 12/2005 sul governo del territorio


    Milano, 06 luglio 2006 - Il Consiglio regionale ha approvato a scrutinio segreto con 42 voti favorevoli e 29 contrari le norme che modificano la legge regionale 12/2005 per il governo del territorio. Il provvedimento introduce alcuni accorgimenti tecnici che semplificano l'applicazione delle regole urbanistiche, prevede l'autorizzazione comunale per la realizzazione di luoghi di culto e centri sociali, stabilisce una riduzione del periodo di salvaguardia (ossia di validità del piano regolatore) da 5 a 3 anni. Quest'ultimo aspetto è stato molto contestato dalle opposizioni secondo le quali la nuova norma permetterà nel Comune di Monza di costruire nella sola zona della Cascinazza. Tra le altre novità quella che i piani attuativi della legge (gli strumenti, cioè, di pianificazione individuati dai piani regolatori) dovranno essere adottati e approvati dal Consiglio Comunale e non più solo dalla Giunta e che la realizzazione di progetti già in corso sarà svincolata dall'approvazione del Piano Territoriale Regionale (PTR), purché approvati dal Consiglio Regionale. Introdotta inoltre la possibilità per i Comuni di assumere varianti rispetto agli strumenti urbanistici vigenti in questa fase transitoria. Esprime soddisfazione il relatore del provvedimento Giulio De Capitani (Lega Nord): "Si tratta di modifiche di ordine tecnico dettate dall'esigenza di rendere più facile l'applicazione della legge, anche sulla base delle richieste pervenute da enti locali e associazioni.. Con questa legge non solo si restituiscono maggiori poteri ai Consigli comunali ma si apportano anche decisive migliorie nell'applicazione della legge urbanistica in questa fase transitoria". Molto soddisfatto anche l'assessore all'Urbanistica Davide Boni (Lega Nord): "E' una normativa che attribuisce maggiore capacità e flessibilità d'azione ai comuni e un ruolo più preciso ai privati. Inoltre la Regione avrà la possibilità di definire o proseguire i piani territoriali d'area. Per quanto riguarda le moschee, non si tratta di una guerra all'Islam ma abbiamo solo fissato regole certe per tutti senza discriminazioni". Critiche invece da parte dei Consiglieri regionali dell'opposizione. Il portavoce dell'Unione Riccardo Sarfatti, riferendosi alla questione della Cascinazza, ha parlato di una "legge volta a tutelare specifici interessi privati legati alla speculazione immobiliare ed edilizia ". Marco Cipriano (DS) giudica la legge sbagliata e condanna soprattutto le norme introdotte sui Piani d'area: "Con questo provvedimento si dà mano libera alla Giunta di ridisegnare il territorio in alcuni punti strategici, come le zone degli aeroporti di Malpensa e Montichiari oppure come la Valtellina, dove non c'è ancora il Piano Territoriale regionale".
    Per Giuseppe Adamoli (Margherita) più che un provvedimento di carattere tecnico è una "legge che introduce punti politici come il controllo sui luoghi di culto, l'aiuto surretizio a interessi immobiliari corposi e ben identificati". Per il Verde Carlo Monguzzi la legge, introducendo l'autorizzazione comunale anche per i centri sociali, penalizza anche i centri ricreativi per anziani. Durissimo Luciano Muhlbauer (PRC): "Questa legge passerà alla storia della Lombardia come la legge vergogna che privilegia interessi privati".

  9. #19
    naufrago
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    http://www.cascinazza.info/post.htm

    Tutta la Cascinazza minuto per minuto
    Le leggi diluviavano.
    Per una lettura manzoniana dell'affaire Cascinazza

    Da tempo, tra una conferenza e un volantino, un dossier e finalmente un documentario, m’interrogo sulle sinistre corrispondenze tra la vicenda della Cascinazza e il racconto manzoniano. Non solo, e banalmente, perché i bravi consiglieri comunali della destra ripetono continuamente che il nuovo Piano di governo del territorio di Monza «non s'ha da fare, né domani, né mai»; ma anche per il clima da Azzecca-garbugli che da sempre avvolge la vicenda, tra contenziosi e sentenze, ordinanze e sospensive che si faticano a comprendere e sono, per il politico, difficili da illustrare alla cittadinanza, per via di tecnicismi e formule oscure che ne rendono impossibile la comprensibilità: un vero e proprio latinorum, a metà tra l’‘avvocatesco’ e l’‘urbanistico’. E, ancora, il continuo legiferare regionale (viene in mente il Manzoni che dice dell’epoca di cui narra che non v’era penuria di provvedimenti, perché «le leggi anzi diluviavano»), un legiferare che non mira però ad ordinare, ma a confondere, non ad aiutare, ma ad ostacolare, come se le leggi urbanistiche della Regione avessero il sapore antico e un po’ amaro di quelle gride che i governatori (guarda caso) così generosamente inviavano alla popolazione. Ora non vi sono più la retorica e le espressioni ridondanti: per mettere in discussione la sovranità delle comunità locali, sono sufficienti articoli e commi, qualche delibera e tutt’al più qualche riga di una legge regionale. Anzi, di una leggina, con quel diminutivo che ci dice molto circa la statura dei provvedimenti che stiamo discutendo. E c'è anche, a ben guardare, la pioggia: se nell'accezione manzoniana purificava, qui invece ingrossa il fiume e le polemiche. Altre notazioni di carattere più letterale vengono alla mente. Da una parte, il castello dell’Innominato, collocato dal Manzoni «a cavaliere a una valle angusta e uggiosa», luogo del mistero e del potere (e della conversione, ma qui il parallelo cade…). Dall’altra, la villa di Arcore (non a cavaliere, ma del cavaliere), dove tutti vanno in processione, accompagnati dai fidi caudatari, per discutere le scelte della destra monzese e avere la benedizione del signore, in una catena feudale in cui il capo si pregia di «aver la mano da coloro» che sono «soliti averla dagli altri». E, ancora, il corso del fiume («rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione») che non passa molto lontano da essa (e ancor più vicino alla magione di Macherio), e che collega la Villa ben più che idealmente al pratone dove «a cavaliere» troviamo l’edificio della Cascinazza. Lo stesso si può dire del Resegone, che, quando si guarda la cascina, si vede sullo sfondo, a suggello del tratto inconfondibilmente lombardo del paesaggio e della vicenda: è lo stesso Resegone, facilmente riconoscibile «in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune», al quale si voltava con nostalgia Renzo procedendo a piedi verso Milano, a cui faceva da contraltare, nella direzione opposta, il Duomo di Milano, che ora – più prosaicamente e pensando alle cose che ci riguardano – possiamo sostituire con il Pirellone. Ci sono, infine, due o tre punti di contatto di grande significato, dal punto di vista culturale e, se si vuole, politico. Il primo, è collegato alla vicenda di una piccola comunità che subisce le prevaricazioni dei potenti e i condizionamenti del quadro politico più generale (e del momento storico, per noi, oggi, rappresentato da una sorta di colpo di coda del berlusconismo), alla luce della volontà di un potere lontano, che «copre» interessi e urgenze particolari. «Conflitto di interessi» si dice con terminologia attuale, ma non è cosa troppo diversa, a ben guardare, dalle vicende romanzate nella Lombardia sotto il dominio degli spagnoli, così come lo è la possibilità di influire direttamente nelle decisioni, cambiando la legge quando essa non pare adatta a risolvere quel particolare problema. E non può non essere richiamato il concetto di violenza (quella violenza privata che fa da nota di sottofondo a tutta la vicenda del romanzo), tema più volte frequentato dal Manzoni, che ora ritroviamo in una forma sublimata e tutta istituzionale. Una violenza in doppio petto che si inserisce perfettamente nel clima che ancora oggi consente a «ognuna di queste piccole oligarchie» di avere «una sua forza speciale e propria». E la vicenda della Cascinazza sembra così una di quelle storie minori su cui il Manzoni si sofferma e con cui arricchisce la narrazione, per descrivere lo spirito del tempo e il contesto sociale e politico sul quale le vicende dei protagonisti vengono proiettate. Con la legge regionale di quest’anno (che segue ad analoga prevaricazione dell’anno precedente e per semplicità si chiama legge 12/2006, quando quella precedente era la legge 12/2005) siamo tornati al piano regolatore del 1971 – lo abbiamo spesso ricordato – perché sono state cancellate le salvaguardie dello strumento urbanistico adottato recentemente. Con il pensiero, però, corriamo, seguendo le note manzoniane, a tempi più antichi. E torniamo all’inizio di novembre. Del 1628. Poco importa, a lorsignori, che Monza sia «un antico e nobile borgo», ma a noi sì: se Formigoni pare esserselo dimenticato, ce lo ricorda il Manzoni.

    La Regione Tlon e le leggi seriali
    "Es clásico el ejemplo de un umbral que perduró mientras lo visitaba un mendigo y que se perdió de vista a su muerte. A veces unos pájaros, un caballo, han salvado las ruinas de un anfiteatro". Così scrive Borges in Finzioni descrivendo il pianeta Tlon. Un pianeta particolare sul quale, tra l'altro, le cose si cancellano quando la gente se le dimentica, spiega Borges nelle righe precedenti a questo passo bellissimo. Ora, in Regione Lombardia succede qualcosa di analogo. Anche se al rovescio. Si fanno ad esempio leggi ad hoc che tengono in vita contenziosi o che, fingendo di risolvere un problema generale, finiscono con il risolvere soltanto un problema, privato e personale quant'altri mai. E' il caso della Cascinazza e del lungo serial di leggi e leggine regionali che se ne occupano. Tenendo in vita il problema e impedendo di risolverlo. L'ultimo episodio riguarda il ricorso alla Corte costituzionale che il governo ha deliberato nell'ultima riunione del Consiglio dei Ministri. Oggi Formigoni interviene definendo illegittimo il ricorso e sostenendo la validità di una legge che accorcia i tempi delle salvaguardie, sostiene, per aiutare i cittadini e snellire la burocrazia. Ovviamente, non è vero. Nel senso che non di generiche burocrazie si tratta, ma dei piani urbanistici del solo Comune di Monza. Nel senso che non si aiutano i cittadini intesi nel loro complesso, ma un solo cittadino, che - ma è certamente un caso - si chiama Paolo Berlusconi. Nel senso che la legge interviene su di una norma già modificata lo scorso anno, con l'introduzione del PGT, ovvero del Piano di governo del territorio, che guarda un po' non prevede più il regime delle salvaguardie. La legge di quest'anno, perciò, modifica una norma che ha solo senso verso il passato, che è soltanto retroattiva, che non ha più ragione di esistere. Proprio come a Tlon: la Regione tiene in vita una questione esattamente come nel racconto di Borges gli uccelli e, a volte un solo cavallo, hanno tenuto in vita le rovine di un anfiteatro. In Borges si trattava di percezioni, qui di leggine. Ma il senso è lo stesso. Mi sono permesso allora di rispondere a Formigoni - pensando a Borges e rovesciando lo schema Tlon, quanto segue: “Se non ci fossero Monza e la Cascinazza, questa legge non esisterebbe”. Proprio come sul pianeta Tlon.

    Cascinazza: ricorso del Governo Prodi
    Nella riunione del Consiglio dei Ministri di ieri, il Governo Prodi ha deliberato di ricorrere alla Corte costituzionale impugnando la legge regionale urbanistica approvata all'inizio di luglio del 2006 per quanto riguarda l'articolo che riguarda Monza. Le motivazioni sollevano l'incostituzionalità dell'articolo 1 lettera h, che interviene dal punto di vista normativo su di una norma già modificata dalla stessa Regione solo un anno prima. Con l'introduzione del Piano di governo del territorio che supera l'esperienza dei Piani regolatori la Regione aveva infatti modificato completamente il regime delle salvaguardie nel 2005. Nel 2006 era tornata sull'argomento, ridefinendo le salvaguardie per i Piani regolatori, già superati e sostituiti. La norma finiva - guarda caso - con il riguardare solo Monza e l'affaire Berlusconi (Paolo), come è stato riconosciuto dallo stesso gruppo di Forza Italia in aula e come noi abbiamo più volte sostenuto, in questa e altre sedi. Il mio commento riportato dal Corriere recita: «Avevamo denunciato il carattere del tutto strumentale di una leggina ad hoc per fermare l'amministrazione monzese, una forzatura con l'evidente scopo di favorire l'edificazione di un'area di pregio ambientale». La risposta di Formigoni è la seguente: «Il nostro è invece un provvedimento che tutela il cittadino dallo strapotere di troppe burocrazie, che con i loro ritardi e le loro lungaggini violano i diritti dei cittadini stessi». Formigoni ha ragione, ma deve passare dal plurale al singolare: il suo è un provvedimento che tutela un cittadino. E non si tratta di elefantiache burocrazie, ma di Piani che un Comune legittimamente può assumere. A meno di non trovarsi nella Lombardia di Formigoni.

    E se la legge regionale non fosse applicabile?
    A fronte di un Consiglio comunale paralizzato dall'ostruzionismo ogni giorno più violento di una destra senza idee ma - esattamente come a Palazzo Madama - parecchio scatenata nell'insulto e nella sceneggiata, si muovono Faglia e la sua Giunta. L'amministrazione monzese ha infatti deliberato la continuità dell’applicazione delle misure di salvaguardia urbanistiche anche dopo l’entrata in vigore della legge regionale urbanistica. "L’Amministrazione comunale ha inteso interpretare la legge, ritenendo che non possa avere effetti retroattivi rispetto alla data della sua entrata in vigore, in base al principio generale di irretroattività e non essendo espressamente previsto alcun effetto retroattivo della disciplina. Di conseguenza, la variante generale del 2002 deve considerarsi tuttora in regime di salvaguardia. Ciò significa che chi intende intervenire con progetti o piani attuativi dovrà rispettare i principi di salvaguardia. La scelta è volta a mantenere principi di tutela ambientale ed urbanistica del territorio".
    La legge regionale, che si configurava come favore a Paolo Berlusconi e come proditorio attacco alla città, viene 'congelata' dalla giunta monzese, con buona pace dei consiglieri urlatori del centrodestra. Urlatori che, negli scorsi giorni, il prefetto di Milano ha richiamato all'ordine con una lettera inviata a Rosario Montalbano, presidente del Consiglio comunale monzese. Lombardi ha ricordato che è “dovere di ciascun consigliere contribuire all’attività deliberativa in modo che essa risulti comunque possibile nell’interesse generale”.
    Conclude Faglia: "Mi auguro che il suo richiamo metta a fine allo sterile ostruzionismo dell’opposizione e permetta alla città di dotarsi finalmente di un nuovo piano urbanistico dopo 35 anni”.
    Me lo auguro anch'io, anche se sono abituato da tempo a non fidarmi più di una destra così.

    Berlusconi, Brambilla e Cazzaniga
    Il capogruppo di AN in Consiglio regionale, Roberto Alboni, ha affermato oggi che la Giunta monzese è preoccupata per le conseguenze dell’approvazione delle modifiche alla Legge 12 soltanto perché c’è di mezzo Berlusconi. "Se Paolo Berlusconi si fosse chiamato Brambilla o Cazzaniga non ci sarebbe stata nessuna polemica". È il caso di precisare che si tratta di una plateale falsità. La legge favorisce Berlusconi ed è un fatto assodato e Alboni senza volerlo conferma con la sua dichiarazione che le cose stiano proprio così. Il problema è che – oltre a rendere edificabile l’area di Berlusconi – si rendono edificabili anche le altre aree di cintura, le aree agricole residue del territorio monzese, per un totale di 1.500.000 di metri cubi. Per rovesciare il senso delle parole del capogruppo di AN, oltre a Berlusconi, potranno costruire anche i Brambilla e i Cazzaniga, perché la legge regionale che colpisce Monza lo fa in modo indiscriminato: non solo favorisce Berlusconi ma la speculazione edilizia della terza città della Lombardia. È comunque singolare che ci si preoccupi delle conseguenze di una Legge soltanto dopo averla approvata, nonostante gli appelli veementi che sono venuti da parte del centrosinistra negli scorsi mesi. Del resto era già successo lo scorso anno, quando ad essere approvata fu proprio la Legge 12, che conteneva già un articolo ad hoc dedicato a Monza e all’affaire Cascinazza.

    136.000
    E' il numero degli emendamenti che la destra monzese si appresta a presentare in Consiglio comunale per bloccare i lavori dell'Aula in occasione della discussione del Piano di governo del territorio. Avevano promesso che ne avrebbero presentati più di un milione (forse pensando ai metri cubi che arriveranno in città se il PGT non verrà approvato), ma - si sa - non mantengono mai le promesse e si sono fermati (!) a 136.000. E' facile ipotizzare che si tratti di emendamenti banalmente ostruzionistici che, al solito, come è successo con questa opposizione da quando al governo della città c'è Faglia, non contengono alcuna proposta di merito da avanzare. 136.000 pezzi di carta, da fotocopiare in decine di copie, costituiscono un piccolo disastro ambientale in se stessi (una deforestazione di proporzioni amazzoniche), ma il punto non è questo. Il punto è che adesso si capisce la strategia: da una parte, la Regione toglie le salvaguardie con una leggina puntuale come solo sa esserlo quando si tratta di favorire Berlusconi (una legge 'postuma' dal punto di vista politico e dedicata, per una sorta di ereditarietà delle leggi ad personam, al parente più prossimo, il fratello Paolo). Dall'altra, l'opposizione cerca di far scadere il tempo regolamentare della legislatura, per evitare che lo strumento urbanistico intervenga a salvaguardare le aree scoperte e a vanificare l'impegno della Regione. Una squadra, di più: un'associazione. Dal legislatore al costruttore, attraverso gli ostruzionisti. Che vergogna.

    Rivoltante
    Il commento di Roberto Formigoni sulla legge urbanistica votata ieri è rivoltante. Minacciando di accompagnare a Monza il candidato del centrodestra che «sfratterà» Faglia, Formigoni si abbandona al più insultante dei commenti: «la sinistra ha alzato i toni allo scopo di coprire la sua incapacità amministrativa» perché «in tre anni non ha saputo far approvare al consiglio il piano regolatore adottato». Il taglio delle salvaguardie «è previsto dalla legge nazionale», ripete Formigoni. Ora, segnalo per l'ultima volta la falsità di queste affermazioni. Per prima cosa, il piano regolatore adottato non era approvabile non solo perché scandaloso (ricordo, en passant: 220.000 metri cubi sulla Cascinazza), ma perché è stato bocciato in tutte le sedi possibili e immaginabili dalla stessa giustizia amministrativa ("fortemente imperfetto" lo ha definito il Tar della Lombardia, la stessa regione di Formigoni, mi pare, che l'ha sospeso per tre volte perché non era conforme alla legge 1 del 2000 relativamente all'avvio dei procedimenti, perché non conforme alla legge 1/2001 in quanto non conteneva il Piano dei servizi e carente della regolamentazione della materia commerciale ai sensi del regolamento regionale 3/2000). Da subito l'amministrazione già da fine agosto 2002 (Faglia era stato eletto nel giugno dello stesso anno) aveva avviato una procedura di adeguamento del piano, ma nel 2003, resasi conto che il tenore delle modifiche era molto rilevante, aveva avviato anche il procedimento della revisione generale del PRG che era terminato con l'approvazione a fine dicembre del 2004 proprio con la nuova proposta di piano. Arriviamo così al secondo punto. Monza avrebbe già il piano regolatore se l'anno scorso Formigoni non avesse fatto una legge apposta - il comma 2 dell'articolo 25 della legge 12, presidente si vergogni - per rendere impossibile al Comune una cosa banale, che ora Formigoni stesso rimprovera a Faglia: variare il piano regolatore. Terzo, la normativa nazionale è così da più di quarant'anni e questa legge sui 1545 Comuni della Lombardia riguarda solo Monza, non ha nessun valore per il futuro e non ha alcuna rilevanza. Se non ci fosse Monza, quindi, la norma non sarebbe applicabile a nessun caso. La Regione Lombardia sulle salvaguardie ha sempre avuto una norma più restrittiva, di cui si è sempre vantata e che ha ribadito anche l'anno scorso (!). Se quest'anno ha deciso di cambiarla, è stato soltanto per fare un favore a Berlusconi, visto che Monza aveva già riparato al torto del 2005. Non lo dico io. L'ha detto Giulio Boscagli, capogruppo di Forza Italia. Che è anche il cognato di Formigoni. Un po' come Paolo è fratello di Silvio. Ma una legge regionale, ne siamo certi, cancellerà, dopo le salvaguardie, anche le parentele.

    Il comunicato stampa del sindaco di Monza
    L'Amministrazione comunale di Monza è determinata a proseguire una forte azione di contrasto, sostenendo l'incostituzionalità e l'inapplicabilità del provvedimento legislativo approvato oggi dal Consiglio regionale. Non si illudano i cosiddetti poteri forti di poter condizionare l'indipendenza e l'imparzialità che caratterizzano questa Amministrazione a differenza di una maggioranza regionale asservita ad ordini di parte. Il Comune risponde a questa nuova sfida della Regione con il suo Piano di Governo del Territorio, che proprio ieri sera è stato presentato al Consiglio comunale e che mi impegno a far adottare nel più breve tempo possibile. È una scommessa fondamentale e necessaria per salvaguardare le nostre ultime aree verdi. È la scommessa di una città che non accetta di essere merce di scambio.L'opposizione monzese, affiancando la Regione, ha annunciato che presenterà un numero record di emendamenti contro il Pgt. Se lo farà, si assumerà tutta la responsabilità di ogni area verde della città che sarà edificata da oggi fino all'adozione del Piano.
    Michele Faglia, 6 luglio 2004

    Finalmente il Pgt
    Finalmente il PGT Il Piano di governo del territorio della città di Monza è giunto stasera in Consiglio comunale. E' un fatto di straordinaria importanza, soprattutto alla luce dell'imminente approvazione della legge regionale anti-Monza. Se il PGT dovesse essere approvato nel corso delle prossime settimane, si eviterebbe la speculazione prodotta dalle modifiche della legge 12. Nel frattempo, Faglia sfida Formigoni e chiede un confronto pubblico a Monza per illustrare le ragioni della città. Il presidente finora ha negato a Faglia la benché minima attenzione e non si è nemmeno degnato di rispondere alle sue lettere: chissà se deciderà di accettare la sfida...

    Ma guarda un po': lo fanno apposta
    Giovedì 6 luglio riprende l'attività del Consiglio regionale e la discussione sulla legge urbanistica.
    Ad hoc, per Monza. Per certficarlo al di là di ogni sospetto o retropensiero, ripropongo l'intervento di Giulio Boscagli, capogruppo di Forza Italia in aula (13 giugno 2006), a proposito della misura dedicata a Paolo Berlusconi, che il Nostro ammette sia dedicata proprio a Paolo Berlusconi. Ecco uno stralcio del suo intervento: «Qui siamo in presenza di una correzione che la Regione Lombardia fa di fronte ad un’insipienza di amministrazioni comunali di Monza, di diverso colore, che in quasi quarant’anni non sono riusciti a dotare quella città di uno strumento di programmazione urbanistica adeguata alle esigenze dello sviluppo di quella città e di quel territorio, oggi diventato Provincia. Amministrazioni, ripeto, di diverso colore, conculcando così dei diritti acquisiti in epoche non sospette da cittadini privati [il plurale è majestatis, dal momento che il privato è proprio Paolo Berlusconi], contro i quali sembra che la nostra opposizione consiliare abbia un dente avvelenato quasi che tutto il senso della loro opposizione sia quella di prendersela con una famiglia, con delle persone che hanno legittimamente, regolarmente costruito una parte della loro attività in quella zona della città».

    Grazie a tutti
    Si è messo anche a piovere, alle nove in punto, per metterci in difficoltà, per fare saltare la più bella manifestazione degli ultimi mesi. E invece le quattro gocce d'acqua - Monguzzi sostiene: colpa del nome, quando si parla di notte bianca piove regolarmente - non ci hanno impedito di svolgere la nostra manifestazione di denuncia e di protesta. Coperti dagli archi dell'Arengario, nel cuore civile di un'antica e bella città, abbiamo passato in rassegna le vergognose incursioni regionali in territorio monzese, le ragioni di un'opposizione forte e chiara contro la quarta legge di fila pensata appositamente per mettere in ginocchio Monza, la necessità di approvare per tempo un nuovo strumento urbanistico, che proprio tra qualche ora farà il suo ingresso in aula consiliare a Monza. Si è parlato della prossima seduta - rinviata ancora, al 6 luglio - del Consiglio regionale, prima di lasciare il microfono al sound dei Solidamòr, sempre molto coinvolgenti. Grazie a quelli che hanno partecipato, alle rappresentanze dei partiti dell'Unione, a Giuseppe Benigni e Carlo Monguzzi che mi hanno accompagnato, a Susanna Camusso che ci ha raggiunti, a Piero Pallotti per essere arrivato con lo striscione dell'Unione, a Paola per aver preparato la cartina di Monza con in rosso le aree messe a rischio dalla Legge, a Gianni per avere organizzato e montato le strutture, a Tina per essersi occupata del banchetto (lo fa sempre, sempre, sempre) a tutti i cittadini monzesi e brianzoli - grande il sindaco Cifronti di Brugherio - che hanno dato il loro contributo per una serata di mezza estate. Con la città deserta, ma con la politica forte e viva di chi semplicemente ha ragione. Perché non difende gli interessi di nessuno, ma quelli di tutti. Come nel 2002, quando Faglia vinse. Come nel 2007, quando Faglia vincerà ancora.

    Il presidente del "me ne frego"
    Massimo Zanello è il candidato della Lega alla presidenza del Consiglio regionale della Lombardia. Attualmente capogruppo dei padanians, Zanello ha trovato e trova ancora l'opposizione dei suoi colleghi di maggioranza. Chissà se entro martedì riusciranno a mettersi d'accordo. Nel frattempo, a noi piace ricordare Zanello con le sue parole di disprezzo per la città di Monza, nella quale è stato eletto l'aprile dello scorso anno, pronunciate in aula in occasione del Consiglio del 13 giugno: "Ma chi se ne frega, questo è il vero problema.
    Noi dovremmo fare una norma in questo modo, è un punto di vista sbagliato. Rifacciamo norme, facciamo norme, che partono dal punto di vista dell’interesse generale e non guardando soltanto dall’interesse di un privato, come state facendo voi, perché voi guardate le conseguenze sul Comune di Monza. A me del Comune di Monza non me frega nulla, in termini di conseguenze urbanistiche."

    La Fortuna è cieca...
    ...ma la Regione ci vede benissimo. Ed è riuscita a presentare - attraverso l'ottimo assessore Boni - un progetto di Legge che riguarda - in un articolo - soltanto Monza, con una precisione incredibile, da cecchini. E se il postino suona sempre due volte, la Regione Lombardia, è proprio il caso di dirlo, si è letteralmente attaccata al campanello: è la quarta legge consecutiva (se si contano anche i sottotetti) che riguarda la nostra città. E, dopo i numerosi squilli, al campanello ha risposto la città di Monza. Stasera, una sala Maddalena gremita nonostante un caldo tropicale ha accolto l'assessore Viganò e i professori Beltrame e Erba che hanno illustrato l'importanza strategica della Cascinazza dal punto di vista ambientale e urbanistico. Nel pomeriggio, Arengario.net ha pubblicato l'appello in difesa della Cascinazza sottoscritto da autorevoli firme del mondo dell'architettura e dell'urbanistica: per sottoscriverlo cliccate qui. Lunedì tutta la città sarà in piazza per la grande manifestazione della notte bianca della democrazia e dell'ambiente, promossa dall'Unione, a cui hanno già aderito le associazioni ambientaliste, amministratori e esponenti politici di mezza Lombardia (scaricate il volantino). Perché Monza, suo malgrado, è diventata un simbolo per tutta la Lombardia.

    I due pratoni della Lega
    La Lega deve scegliere tra due pratoni, quello di Pontida e quello della Cascinazza. Al primo ha rinunciato, tatticamente, per evitare di trovarsi sotto il sole bergamasco nei giorni del dopo-devolution.
    Al secondo forse è il caso che rinunci, strategicamente, per evitare di farsi carico dei problemi (i maligni potrebbero parlare di interessi) di altri, rinnegando il proprio impegno monzese di difesa del territorio. La scelta tra i due pratoni diventa allora essenziale per comprendere sia come andrà a finire a Monza, sia come proseguirà la legislatura in Regione. E, tra Pontida e la Cascinazza, si capirà anche cosa farà la Lega. Di se stessa e del suo destino.

    Se Il Giornale di Paolo Berlusconi parla della Cascinazza di Paolo Berlusconi
    Il Giornale - di proprietà di Paolo Berlusconi - parla spesso dell'affaire Cascinazza - di proprietà di Paolo Berlusconi. Lo fa per attaccare la Giunta Faglia e per rappresentare le ragioni del centrodestra all'opposizione in città. Scrive Giorgio Majoli di Legambiente un commento che condivido pienamente e che riporto così com'è:
    Su Il Giornale di ieri è comparso un articolo di Marco Pirola sulla vicenda dei Piani regolatori di Monza, promossi o adottati da tutte le Giunte, di ogni colore politico, da 20 anni a questa parte. Dopo una breve descrizione in tale senso ed alcune considerazioni sul previsto ostruzionismo che l’opposizione si prepara a fare in Consiglio comunale al nuovo PGT, si termina il testo con affermazioni a mio avviso assai discutibili. Si afferma ad esempio che la giunta Faglia non avrebbe mai pubblicato il Piano del 2002, nonostante le 600 osservazioni presentate dai monzesi; che pur tacciando quel documento di ogni nefandezza, la giunta attuale se ne sarebbe servita contro i ricorsi; che nel frattempo sarebbero stati costruiti oltre 500.000 metri cubi. Le cose non stanno proprio così. La giunta Colombo ereditò dalla quella leghista di Mariani il cosiddetto Piano Benevolo, adottato nel Marzo del 1997 e regolarmente pubblicato alla fine dello stesso anno per oltre 60 giorni. Erano allora pervenute 360 osservazioni (non 600), alle quali la successiva amministrazione non ritenne di dover dar corso, ma cominciò subito a rifare il Piano con ben 4 varianti, di cui, la più rilevante, fu quella che introduceva nel Parco di Cintura di Benevolo più di 1 milione di metri cubi, cambiandolo quindi sostanzialmente. È bene considerare che una giunta cerca di rispettare e di far rispettare le regole in essere (nel caso dei PRG: vigenti o in salvaguardia) e non può fare diversamente, anche se spesso gli accade di dover difendere quello che non condivide o che considera imperfetto, pur mettendo poi in atto le necessarie modifiche parziali o generali. Così è accaduto per la giunta Faglia che si è trovata a dover gestire un Piano regolatore imperfetto, ritenuto tale per ben tre volte anche dal TAR, e che notoriamente non condivideva. La Legge Regionale 12 del marzo 2005 ha poi modificato sostanzialmente la materia urbanistica, sia nelle procedure che nel merito dei piani generali (da PRG a PGT). Il Comune, a quel punto, ha dovuto (per obbligo di legge) ricominciare un’altra volta tutto da capo, pur dopo aver licenziato il suo nuovo Piano regolatore nel dicembre del 2004. Le considerazioni di cui sopra consentono di fare una valutazione anche diversa delle volumetrie citate nell’articolo. Non entro nel merito delle quantità effettivamente costruite, anche se mi risulta che i metri cubi residenziali di nuova edificazione siano stati 300mila in 4 anni (e non 500mila) e praticamente tutti su aree già edificate e quindi già compromesse. Il restante mi risulta sia relativo a costruzioni destinate al settore produttivo terziario (uffici) e secondario (industria e artigianato), edificazione che considero, per certi aspetti e nelle dovute proporzioni, da auspicare e promuovere, viste le attuali vicende dell’economia ed i cambi epocali a cui stiamo assistendo. Senza poi contare che mescolare volumetrie residenziali con quelle produttive è del tutto sbagliato (i capannoni sono alti 8 metri).
    Abbiamo visto che il Piano regolatore del 2002 è stato sospeso per ben tre volte dal TAR lasciando così scoperta Monza delle necessarie salvaguardie per mesi e facendola tornare al PRG Piccinato del ‘71.
    Si è prodotto così, in questi periodi, un “effetto valanga” per quanto riguarda la presentazione di piani di costruzione, lo stesso che si teme ora con il Progetto di legge 145 regionale. Senza contare che quando si fa un nuovo PRG, da sempre, tutti cercano di edificare il più possibile sulla base del vecchio Piano. Basterebbe considerare le volumetrie (ben superiori) rilasciate poco prima dell’adozione del Piano Benevolo o dello stesso Piano Piccinato del ‘71. Difendere l’ambiente vuol dire difendere l'interesse generale e oggi l’interesse pubblico di Monza è quello di dotare al più presto la città di un nuovo strumento urbanistico e di nuove regole che la facciano uscire definitivamente dalla secche di situazioni difficilissime da gestire e da controllare, anche per via delle grandi quantità di cemento e dei relativi rilevanti interessi economici in gioco, che bloccano da tempo le libere scelte del governo cittadino.

    Cannavaro pensaci tu
    C'è un motivo in più per augurarsi che l'Italia prosegua nel suo cammino ai Mondiali di Germania. Se dovesse arrivare in semifinale, infatti, la squadra azzurra giocherebbe martedì 4 luglio, alle ore 21, facendo saltare la seduta in notturna convocata dagli strateghi del centrodestra per approvare la legge regionale urbanistica. In difesa di Monza, possiamo schierare, da sinistra a destra, Grosso, Cannavaro, un recuperato Nesta e Zambrotta. Forza Italia, quindi (quella buona).

    Boni o cattivi?
    La destra che si appresta a votare la legge regionale contro Monza sostiene che la Giunta comunale di centrosinistra guidata dal sindaco Faglia abbia cementificato la città in questi anni e che quindi non accettano lezioni in questo ambito. Lo ha detto Saldini, lo ha detto Boni, lo hanno detto i consiglieri comunali di opposizione (quelli che in Consiglio, pur di fare ostruzionismo, portano anche la pizza). Bene, ho chiesto all'assessore Viganò i dati nel dettaglio e sono i seguenti: anni 2002-2005 (sindaco Faglia) residenza mc 395.827 e 311.133 non residenziali; anni 1999-2001 (sindaco Colombo, Forza Italia) mc 235.377 e 194.479; anni 1994-1997 (sindaci Moltifiori e Mariani, Lega Nord) mc 1.058.496 e 445.825 E' da rilevare che in questi ultimi anni alcuni interventi erano ereditati dalle passate amministrazioni (vedi alla voce commerciale ovvero non residenziale) e che con Faglia è prevalsa la scelta di intervenire su aree dismesse con interventi di risanamento e ricostruzione più che di occupazione di nuove aree residenziali. In particolare l'anno scorso questa scelta ha comportato che circa il 92% degli interventi sia stato su aree già edificate o utilizzate nel contesto urbano e circa l'8% per aree inedificate. Questo è quello che fa Faglia. Boni ritiene che 1.500.000 mc in più su aree agricole e in un colpo solo non facciano la differenza. E, al solito, si inganna.

    Rinviata al 4 luglio
    Sembra il titolo di un film e invece è solo la convocazione del Consiglio regionale. Il 27 giugno il Consiglio non si farà e la legge urbanistica slitta al 4 luglio. Prima si dovrà votare il nuovo Presidente del Consiglio, dal momento che Fontana è andato a Varese a fare il sindaco. Poi, nella stessa giornata, c'è da discutere la legge sul randagismo e gli animali d'affezione e altri provvedimenti urgenti che scadono in quella. Quindi, non è detto nemmeno che si voti il 4 l'orrenda legge ad hoc per Monza. Nel frattempo, chissà se la maggioranza terrà, se la Lega supergovernista di questi giorni manterrà le posizioni, se nessun consigliere ci ripenserà...

    Nel frattempo, a Monza...
    ... il Piano di governo del territorio è stato votato dalla Commissione urbanistica del Comune di Monza. Per cui può essere calendarizzato per i lavori del Consiglio comunale. Tutte le forze politiche monzesi - in presenza della legge urbanistica regionale - sono chiamate alla responsabilità, a un dibattito chiaro e aperto, perché l'adozione del Pgt abbia tempi certi. L'ostruzionismo della minoranza di centrodestra verrebbe letto come un favore alla speculazione: un milione, forse un milione e mezzo di metri cubi potrebbero piombare sulla città. Che tutti se ne rendano conto e si comportino di conseguenza. Da parte nostra, della maggioranza consiliare intendo, ci sarà la massima disponibilità ad un confronto nel merito e sulle cose. L'ideologia e le prese di posizioni di parte devono lasciare il passo a una straordinaria occasione di confronto e di dibattito. Per il bene della città.

    Il fossile
    La Cascinazza e le altre aree agricole di Monza, oltre ad avere un valore inestimabile (dal punto di vista ambientale), rappresentano per me un simbolo. Per almeno due motivi. Il primo: la Cascinazza è una specie di fossile, una delle poche, pochissime aree agricole prossime a un centro abitato che siano rimaste com'erano dopo gli interventi degli ultimi cinquant'anni. In Lombardia le aree agricole sono diventate vieppiù edificabili e questo fa segno allo sviluppo, certamente, ma anche alla speculazione edilizia di calviniana memoria. E allora l'area lungo il Lambro è una sorta di area preistorica, uno spazio verde di cui chiunque può cogliere l'importanza e il pregio. Ma c'è un secondo motivo e riguarda il comportamento della Regione. Troppo spesso (quasi sempre) la Regione opera al di sopra dei Comuni e talvolta, con un certo accanimento politico e amministrativo, contro i Comuni. Il caso di Monza è certamente il più eclatante - tre leggi consecutive per 'punirla' di chissà quale colpa - ma potrei citare la vicenda della cava di Caponago (sventata!), delle discariche di Inzago, delle centrali per la produzione di energia (Offlaga, ad esempio) e di tanti altri luoghi camuni che soffrono per gli interventi della Regione. Ecco allora che la Cascinazza è un simbolo. Dell'opposizione. E della possibilità di costruire non i complessi residenziali, ma un'alternativa al centralismo e all'arroganza regionale.

    La macchina del tempo
    Con la Legge urbanistica regionale Monza torna indietro di trentacinque anni, al Piano regolatore Piccinato. Correva l'anno 1971. Presidente della Repubblica viene eletto Giovanni Leone, muoiono Jim Morrison e Louis Armstrong, i Nobel vanno tra gli altri a Pablo Neruda e Willy Brandt. Roberto Formigoni non ha ancora fondato il Movimento popolare, l'assessore Boni compie nove anni e la Lega è ancora di là da venire. A Monza, Sindaco è il compianto Luigi Pavia che si avvicenda, nel corso dell'anno, con Pier Franco Bertazzini. Trentacinque anni fa, con un solo comma. Un bel modo per tornare indietro, per ringiovanire (tipo Cocoon) e cancellare la storia di una città lombarda. Sperando che, come un elisir, l'incantesimo si dissolva e si ritorni a parlare di politica. Perché a Monza, come altrove, siamo nel 2006: Sindaco è Faglia e sta solo cercando di governare la città. Regione permettendo.

    Una città da 310.000 abitanti
    E' quello che prevede il Piano regolatore Piccinato del 1971 che tornerebbe in auge se dovesse essere approvata la Legge urbanistica in Consiglio regionale. Non solo la Cascinazza di Berlusconi, quindi. Altre aree tornerebbero in gioco: aree agricole, molto vaste, come quelle di Sant'Albino ad est di via Adda; quelle verso il Cimitero e lo stadio nuovo; alcune ad ovest di San Fruttouso e quelle intorno al Castello del Torneamento (via della Taccona), nonché quelle in località Boscherona (nord di San Fruttuoso). L'accanimento nei confronti di Monza ha queste proporzioni. La Cascinazza è quindi una parte cospicua di una grande ondata di cemento. Che qualcuno ci aiuti a fermarla.

    Campione non c'entra
    Campione d'Italia non c'entra. Non sto parlando delle indagini che riguardano Vittorio Emanuele di Savoia. I nostri 'servizi segreti' hanno soltanto scoperto che Campione d'Italia non c'entra con la leggina regionale sull'urbanistica. Lo scorso anno, come abbiamo ricordato più volte, la Legge 12 conteneva un comma dedicato a due soli Comuni in Lombardia, Campione d'Italia e Monza. Il provvedimento di quest'anno, invece, non c'entra con la cittadina del casinò perché il Piano regolatore è antico ma non ha subito varianti negli ultimi anni, com'è accaduto invece a Monza. Quindi il provvedimento di quest'anno riguarda esclusivamente Monza. Una consolazione davvero magra...

    Monzesi
    Prosegue la discussione sulla legge urbanistica in Consiglio regionale, che contiene - come già lo scorso anno - una norma che riguarda soltanto Monza e che finisce con il penalizzarla gravemente. Alla luce di questo pericolo, mi sono appellato alla coscienza dei consiglieri eletti a Monza e in Brianza, cercando di condividere l'affetto e l'attenzione per la nostra città (e se pensiamo che Monza è una grande e bella città della Lombardia, il 'nostro' va inteso in senso più generale, fino a coinvolgere tutti i lombardi). Vorrei che fosse noto che nessuno si è speso nel senso che auspicavo. Anzi. Nessuno degli emendamenti salva-Monza è passato. Peccato che né Ponzoni, né Alboni, né Pisani, né tantomeno Zanello - vero protagonista della promozione di questo articolo, insieme al 'suo' assessore Boni - abbiano condiviso questa necessità. I monzesi, quelli veri, se ne ricorderanno.

    Dopo Silvio, Paolo
    La notizia è sconvolgente. Dopo Silvio, scende in campo anche Paolo Berlusconi. Il campo (agricolo) è la Cascinazza, l'area di Monza messa in discussione dalla legge regionale al centro del dibattito in questi giorni, casualmente di proprietà del suddetto Berlusconi bis (l'area, ovviamente, non la legge). Da ieri il proprietario dell'area ha deciso di parlare, intervenendo telefonicamente nel corso di una trasmissione su Telelombardia (in cui ha detto cose inesatte, ma con piglio deciso, proprio come il fratello più famoso), e rilasciando una straordinaria intervista a Telereporter. Berlusconi bis parla non da imprenditore, ma da uomo politico: spiega che il centrosinistra di Monza perderà le elezioni se continuerà nella politica che ha deciso di seguire. Aggiunge, il Berlusconi bis, che si premurerà di informare i cittadini con una serie di manifestazioni in cui presentare il progetto della Cascinazza perché i cittadini capiscano. Finalmente la destra a Monza ha un leader: si chiama Paolo Berlusconi. Ha le idee chiare sulla campagna. Nei primi cento giorni sessanta palazzi nuovi nuovi su un'area verde. Niente male come esordio. Tutto suo fratello.

    Sodoma e Gomorra (e Monza)
    A proposito della Legge regionale sul territorio, Formigoni definisce "strumentali" le polemiche che sono emerse. "Il merito della bellezza della Lombardia - ha commentato - è di chi l'ha creata, di chi l'ha costruita, e forse anche di chi l'ha governata negli ultimi 11 anni". Collabora al disegno della Creazione, il Celeste. Lo fa sulla base di un mandato divino. Non abbiamo trovato né nella Genesi, né nel Timeo o in un'altra descrizione delle origini del cosmo il fatto che fosse prevista una punizione per la città di Monza, la cui perversione fondamentale è di avere scelto il centrosinistra e avere eletto Faglia. Sarà punita per le proprie nefandezze. Anziché le cavallette o gli strali divini, arriveranno i metri cubi. Sodoma e Gomorra powered by Formigoni.

    666
    Coincidenze. Secondo Boni, assessore regionale all'urbanistica, le tre leggi contro Monza sull'urbanistica della Regione Lombardia sono solo coincidenze. Anche quella portata in aula questa mattina, che toglie due anni di salvaguardia e espone Monza - insieme alla sola Campione - alla speculazione edilizia. Una coincidenza. Un po' come la data di oggi: 06.06.06. Una sequenza diabolica. E per di più - altra coincidenza - il 6 giugno, che a Monza è la festa di San Gerardo, compatrono della città, che, come dice la leggenda, nel XII secolo attraversò il Lambro in piena sul suo mantello per portare soccorso agli ammalati del vicino ospedale (ospedale che, a Monza, ha ancora il suo nome). Il Lambro in piena che esonda, come accade - altra coincidenza - alla Cascinazza, area di esondazione naturale del fiume, esclusa dal PAI grazie alla geniale idea di ipotizzare la costruzione di un fantomatico canale scolmatore del valore di 170 milioni di euro (che non si farà mai, ma che consentirà forse di costruire 60 palazzi sull'area di esondazione). Una coincidenza che sia proprio lungo il Lambro, come quella volta che a Teodolinda la colomba indicò, sulla sponda del limpido Lambro di allora, un posto preciso ("modo", qui) e lei rispose ("etiam", sì), da cui anche il nome Modoetia. Anche con Boni è andata nello stesso modo. Una colomba ha detto "qui" e lui ha risposto "sì". Lo sventurato rispose, potremmo dire. Ed ecco che in un baleno, grazie alla proposta di Formigoni e Boni abbiamo passato in rassegna la storia della città di Monza, proprio quella storia locale che la Lega vuole difendere, quando si tratta di sagre, e che devasta quando si tratta di urbanistica. Oggi la questione monzese era associata alla questione moschee, di cui si cerca di rendere difficoltosa la realizzazione: uno scambio hanno detto alcuni colleghi, un regalo - la Cascinazza - in cambio di un dispetto - le moschee più difficili - ha commentato il consigliere Monguzzi. Tutto in nome della reciprocità: ti faccio costruire le moschee soltanto se mi fai c?????rAE?z?????????ostruire le chiese nel tuo Paese, secondo un argomento molto frequentato. La reciprocità che i leghisti e la destra auspicano nei confronti dei Paesi islamici e che negano ai Comuni lombardi. In nome della sussidiarietà Faglia non è stato ascoltato e alle sue lettere e sollecitazioni non è stata data alcuna risposta. Quasi quasi Monza, con i suoi trecentomila abitanti previsti dal piano regolatore che la legge regionale riporta in auge, può candidarsi a diventare capoluogo di Regione. E magari a cambiarla la Regione per evitare l'ennesimo provvedimento punitivo contro il suo territorio.

    "Non me ne frega niente del Comune di Monza"
    Prosegue, nell'aula del Consiglio regionale della Lombardia, la discussione sul progetto di legge 145 che modifica parzialmente la legge 12/2005. Come abbiamo più volte ricordato - per i dettagli cascinazza.info - si tratta di una legge che contiene un passaggio normativo dedicato alla città di Monza, perché nel testo si propone di abbassare le salvaguardie da tre a cinque anni. Monza ha un piano adottato nel 2002 e il conto è presto fatto: se le salvaguardie durassero - come succede da sempre - cinque anni, si arriverebbe al 2007. Con l'approvazione della legge regionale in discussione in queste ore, le salvaguardie non ci sarebbero più e calerebbero più di un milione di metri cubi sulla città. La questione è delicata, delicatissima e ci si aspetterebbe quanto meno un confronto. Ma l'assessore Boni (Lega), con battute e atteggiamenti da bar dello sport, si rifiuta addirittura di aprire il dibattito: nessun emendamento della minoranza va approvato, anzi va deriso chi propone correzioni e integrazioni. Con la citazione di un detto mantovano: o ti va bene così, o ti corichi di lato. Il bullismo entra così prepotentemente nella politica lombarda. Non è da meno Zanello, capogruppo della Lega, che si abbandona a un "non me ne frega niente del Comune di Monza" che rimarrà a lungo nel ricordo di chi fa politica in città. La Lega non è più quella degli anni Novanta, che difendeva il territorio dalla speculazione. No, no. Al Bar Boni, tra un campari e una tartina, tengono banco i metri cubi.

    (a cura di Giuseppe Civati)

  10. #20
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