La svolta del Pse: sosteniamo il partito democratico
Il presidente del Pse Poul Rasmussen
Sulle note dell´inno degli U2, la sala del congresso Pse di Porto accoglie Ségolène Royal. Giochi di luce, effetti spaziali. A dire il vero si fa fatica a descrivere come antico, polveroso e dedito ai formulari questo partito che tiene qui il 7° congresso e che dedica un'ovazione alla candidata socialista per le presidenziali di Francia. Che la sostiene in un'impresa possibile e che fa dire alla protagonista che la sua vittoria potrà avverarsi davvero se ci sarà il sostegno di tutto il Pse. Il premier portoghese, Josè Socrates, la butta sullo scherzo: «Non te la prendere se ti descrivono come non troppo di sinistra». È questa l'aria del congresso. Che ospita, per dirne una, Howard Dean, il leader dei Democratici Usa, che incontra Fassino e ribadisce l'interesse e il sostegno per una più stretta cooperazione con le forze progressiste europee. Un congresso che per citare il presidente Poul Nyrup Rasmussen, non si traduce in un incontro «d'ordinaria amministrazione ma di cambiamento». Dunque, eccolo confermato il cambiamento. Nemmeno mezz'ora prima dell'inizio dei lavori, nella struttura fantasticamente ammodernata delle Dogane sul lungofiume di Alfandega, Rasmussen si presenta ad una conferenza stampa e pronunzia la frase che era, forse, attesa ma non esattamente in una forma così chiara e netta.
Il presidente del Pse fa esplicito riferimento al dibattito sul futuro Partito democratico e, rivolto al segretario Ds Piero Fassino, dice: «Quando questo partito nascerà, come spero, vogliamo invitarvi ad unirvi al nostro sforzo». Dal podio, poco dopo, aggiunge: «In Italia si sta giocando una sfida storica. Piero Fassino, Romano Prodi e altri nostri amici stanno cercando di costruire qualcosa che può fare la differenza nella storia dell'Italia e dell'Europa, si vuol dare all'Ulivo una forma permanente trasformandolo in partito politico». E ancora: «Riunire le forze progressiste italiane è un obiettivo importante che sosteniamo con convinzione». Le parole di Rasmussen segnano, indubbiamente, il segno della novità politica. Il Pse a Porto compie un passo politico che, effettivamente, non era scontato. E, al tempo stesso, dimostra che sa essere attento alle trasformazioni che si verificano in Europa e ai processi politici che riguardano i partiti che vi aderiscono. Fassino commenta: «L'esplicito e convinto sostegno manifestato dal presidente Rasmussen conferma la simpatia e il favore con cui i socialisti europei guardano alla formazione di una grande forza progressista, riformista ed europeista in Italia».
Il segretario Ds descrive come «importante e generoso» il contributo del Pse all'unità dei riformisti italiani. Un contributo che nella serata viene sancito dal voto sul nuovo statuto. L'attenzione, al di là della sostanza politica dell'evento, era puntata anche sull'atto congressuale più tecnico. Ma stavolta si tratta anche di un'operazione politica. Che non era necessariamente scontata. C'è stato, ovviamente, un confronto nei mesi scorsi. Incontri, riunioni, discussioni preliminari al vertice del Pse. Com'è giusto che sia. Alla fine, lo sbocco è consistito nella modifica degli articoli che, da ieri, sanzionano l'apertura del Pse anche a partiti e formazioni «democratico e progressiste». Non è, in effetti, cosa di poco conto. «Noi lavoriamo - aggiunge Fassino - perché si stabiliscano rapporti sempre più intensi, stretti e organici tra il Pse e il futuro partito democratico».
A Porto oggi arriva Romano Prodi. Il suo discorso è ovviamente molto atteso. Il presidente del Consiglio (e presidente onorario del Partito Democratico Europeo) potrà esprimere il suo giudizio sulla novità rappresentata dall'apertura del Pse a forze non tradizionalmente socialiste e socialdemocratiche. Non ci sarà, invece, Francesco Rutelli. E di Rutelli parla Fabio Mussi, tra i delegati italiani al congresso. Commenta le decisioni sullo statuto e i giudizi di Rasmussen: «La modifica dello statuto va bene. Sono molto contento. Ora manca solo un dettaglio: che ne pensa Rutelli?». L'ex leader del Correntone aggiunge: «In ogni caso, anche se si sciogliesse il nodo della collocazione internazionale del nuovo soggetto politico, resterebbe il problema della tavola dei valori». E chiude: «Il piatto forte deve ancora venire. Da Orvieto sono usciti tutti contenti perché sono state eluse le questioni centrali come la collocazione europea, l'identità e i valori». Il segretario Ds, invece, manda un segnale positivo. Non si lascia a dichiarazioni esultanti. Piuttosto, guarda alla sostanza e al processo in corso. «Sappiamo - dice - che la costruzione del partito democratico ci accompagnerà sino al 2009. Ci vuole gradualità, non è un tema che si risolve in un'istante». E se Rutelli ha preferito non visitare Porto, in ogni caso ha già incontrato a Roma il presidente Rasmussen. E l'atteggiamento di «forte disponibilità» del Pse è ben conosciuto agli alleati dell'Ulivo.
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Questa apertura la reputo molto importante e ridimensiona di molto il mio demoscetticismo, Fassino ha finalmente messo un punto fisso alla nascita del PD, ma devono essere superate le divisioni su questo tema all'interno della Margherita. Credo anche che, divenendo i socialisti la corrente più numerosa all'interno del futuro PD, sui temi etici il partito non potrà che essere favorevole alla fec. assist., alle unioni di fatto, all'aborto, alla laicità dello Stato, ecc.




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