Matrix, Romagnoli, la sindrome di Stoccolma, il complesso dell'Escluso e le assurde rappresentazioni della Destra Radicale
È dal 1971 che mi piange il cuore. Da quando l'allora segretario del Msi, Giorgio Almirante, aprì ai monarchici e ai partigiani badogliani nel nome di una "pacificazione" che non aveva ai miei occhi alcun senso. Fu il preludio a una dichiarazione che riconosceva nella Resistenza, ovvero nella collaborazione armata con l'invasore, una valenza di "libertà". Da allora non si è fatto altro che scivolare ogni giorno più in là. Lo fecero Almirante, Rauti (che nel '90 accusava Fini di non voler superare il fascismo!), Fini e poipiù o meno tuti i rappresentanti pubblici della Destra Radicale. Ieri è andata in onda la prova imbarazzante di Romagnoli a Matrix. Egli con impacciato giustificazionismo ha assunto lo schema finiano della giustezza della causa degli angloamericani che, "fortunatamente" avrebbero vinto la guerra contro i popoli liberi, tra i quali è d'uopo ricordare che si trovava il nostro.
Va rammentato che questa bella prova s'inserisce in una linea retta, solo di tanto in tanto interrotta, tracciata dai rappresentanti ufficiali della destra estrema di partito. Abbiamo sentito - queste orecchie hanno sentito - una lunga serie di cedimenti. Maggioranze silenziose, destre moraliste che dovrebbero salvare questa società sono temi andati in onda senza che mai ci fosse una presa di posizione davvero radicale su nulla. Al massimo abbiamo sentito dire che la Repubblica Sociale aveva le sue ragioni al pari della Resistenza! Magari nessuno aveva osato affermazioni finiane come Romagnoli, ma è da tanto tempoche siamo rappresentati, nel mondo della politica-spettacolo, in modo indecente.
Non so se a muovere certe capriole siano la sindrome di Stoccolma, il complesso dell'Escluso, o una reale metamorfosi ideologica dei singoli che però dovrebbero avere la difficile e coraggiosa onestà di prendere le distanze dal proprio passato e dai simboli che inalberano anziché deturparli con revisionismi storico/ideologici a proprio uso e consumo. Fini, se non altro, non lo fa!
È possibile però che a dettare certi cedimenti, più che calcoli ideologici o carrieristici, sia la pressione psicologica, lo sguardo del censore presente nella sala televisiva; tutto quanto, insomma, inchioda l'uomo alla sua nudità e lo induce a mostrare di che pasta sia fatto. Perché essere scomunicati, si sa, fa davvero paura.
Ebbene, quando per grazia ricevuta vanno a parlare in televisione, tutti questi protagonisti della politica-show dovrebbero pensare che in quel momento essi rappresentano anche coloro che non si riconoscono nelle loro scelte specifiche. In quel momento essi simboleggiano i Caduti e, soprattutto, Coloro che hanno continuato a vivere senza piegare la testa e che non possono sentire che qualcuno, a nome loro, dia ragione ai boia, ai persecutori, ai profittatori. Dovrebbero pensare, inoltre, che essi rappresentano dei ragazzi, degli uomini che, magari in mancanza di meglio, hanno scelto l'uno o l'altro di loro come rappresentante politico dei loro quotidiani sforzi generosi. E che meritano ben altro rispetto . Pensando agli uni e agli altri essi dovrebbero, infine, sapere che non possono sporcare la memoria dei primi né caricare i secondi dell'incombenza di giustificare in qualche modo i cedimenti da loro effettuati.Perché non è lecito far arrossire persone che nulla hanno fatto per portare in faccia la maschera della vergogna.
Le mie perplessità ataviche sulla funzione dei partiti politici in questi casi non solo ne escono confermate, ma alla luce di quanto emerge di fronte alle telecamere, esse paiono, erroneamente, addirittura moderate. Viceversa un partito ha sempre una funzione importante e disertarlo in massa non è producente, così come non lo è schiacciarvisi in modo uniforme. Ma sta a tutti coloro che ne fanno parte, in maniera disinteressata e sognante, battersi - e non sotto traccia ma apertamente e con frastuono - per mettere fine a questo triste romanzo che presenta a ripetizione il passaggio delle Forche Caudine. Sta a tutti costoro sfuggire dalla trappola di cercare nei cedimenti altrui la giustificazione a quelli che sono stati compiuti nella propria parrocchia, sta a loro resistere alla tentazione, cui assisto da oltre tre decenni, di fissare un limite di cedimento sopportabile, perché non esiste ALCUN limite sopportabile al cedimento. Sta a tutti imporre il cambiamento di registro e, soprattutto, non accontentarsi se e quando a casa propria scorgono cose andare meno peggio della casa accanto. Perché non è la volata al penultimo posto che c'interessa.
Qui tutto, davvero tutto, andrebbe rivoluzionato. A cominciare dale gerarchie che sono inverse, così come lo è il rapporto interno fra milizia, pensiero e rappresentanza politica che, dal 1946 ad oggi, pone la milizia non alla testa ma alla coda dei valori effettivamente riconosciuti.Questo vale, forse, per domani. Ma siamo ancora nell'oggi ed è al contempo significativo e molto triste, che a rivendicare pubblicamente il decoro del fascismo davanti alle telecamere oggi ci sia solo Corrado Guzzanti.
Gabriele Adinolfi
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