L’ESCLUSIVA
LA PROMESSA DI PAVEL
VITTORIO OREGGIA
VINOVO dieci giorni dopo il cartellino rosso che gli ha sventolato sulla faccia l’ar*bitro Farina, nove dopo la squalifica per cinque gior*nate inflittagli dal giudice sportivo, Pavel Nedved trova la forza per riacqui*stare il sorriso e la parola. Eppure cosa è successo a Marassi, la sera del primo dicembre, non è ancora riuscito a cancellarlo: sul*l’anima del guerriero biondo è facilmente rin*tracciabile una cicatrice. Forse uno sfregio. Questo calcio non gli piace più e la tentazione di interrompe*re bruscamente la carriera al termine del campiona*to, il sesto con la maglia della Juventus sulle spalle, non si è affievolita: riflet*terà, vedrà, discuterà con la famiglia e il procurato*re- amico Mino Raiola. Poi comunicherà la decisione ai dirigenti che stanno cer*cando di ricostruire lo splendido giocattolo disin*tegrato da calciopoli.
Ci vorranno denari e buo*na volontà, sarà necessa*rio che almeno uno dei tre campionissimi accetti di rimanere. Il Signor Pavel si espone soprattutto per Gianluigi Buffon: dal “portierone” deve comin*ciare la rinascita bianco*nera, a qualsiasi costo. An*zi, a costo di qualsiasi sa*crificio. E con una certa celerità, per evitare che si materializzi il peggio e il sogno si infranga. Intanto, nell’attesa di tornare a svolgere le funzioni che gli competono, quelle di gio*catore, Nedved ha scelto di darsi allo sci di fondo: sarà la sua attività fisica du*rante le vacanze di Natale, trascorse da “disoccupa*to” illustre, rimasticando il passato recente.
PAVEL Nedved, ma allora non ha smarrito la capa*cità di sorridere...
« Buona, questa... E’ il primo giorno comunque » .
L’ha presa proprio male?
« Moltissimo » .
Con chi ce l’ha?
« Con chi ce l’ho... Immagini » .
Immaginiamo, sì. Perdoni la tortura, però è indi*spensabile tornare indie*tro di quasi due settimane, a Marassi, 1° dicembre, ul*timi minuti della sfida contro il Genoa. Cosa è successo?
« Comincio con una doverosa premessa: speravo di dimen*ticare in fretta tutto quanto, ma non ci sono riuscito. Un tormento, una vitaccia. Però ho capito che è andata e che devo voltare pagina. Ma il mio pensiero rimane » .
Premessa esaudita ed esaurita. Adesso si spieghi, per favore. Spieghi il pen*siero che rimane compres*so dentro il suo cuore...
« Di solito mi guardo allo specchio e cerco di valutare cosa ho fatto di bene e cosa ho fatto di male. Non sono uno che ritiene di stare sem*pre dalla parte della ragione, ci mancherebbe. Guardi, a Genova ho sbagliato nei con*fronti dei giovani, non sono stato un buon esempio per loro perché mi sono lanciato d’istinto contro l’arbitro, per protestare. Per fare valere le mie ragioni. Ma non l’ho in*sultato e, se gli ho pestato il piede, non l’ho fatto apposta. Farina, invece, sul referto non ha scritto la verità, ha scritto che l’ho preso a male*parole e che l’ho fatto appo*sta a mollargli un pestone » .
Ha rivisto le immagini del*la televisione
« Sì, il fallo c’era ma non era un intervento da assassino. Qualcuno l’ha definito così. Assassino. Non esageriamo, per favore » .
Sia sincero, all’arbitro co*sa ha detto?
« Cosa ho fatto di male? Que*sto, solo questo. Io non insul*to, io porto rispetto anche quando sono infuriato. Chi mi conosce sa che ho un ca*rattere particolare, purtrop*po. Anzi, no purtroppo. Sono contento di come sono fatto: Pavel Nedved combatte fino all’ultima goccia di sudore per riuscire a vincere » .
Oggi si aspetta uno sconto dalla Disciplinare?
« Seconda premessa dovero*sa: non mi aspettavo cinque giornate di squalifica, che so*no una punizione severissi*ma. Ripeto, Zidane ne ha prese tre per la testata a Ma*terazzi, io cinque per un in*tervento di gioco. Comun*que, non so davvero cosa at*tendermi, una limatina o la conferma della pena. Se è giusto che meriti cinque giornate di stop, le accetto e basta » .
Travolto dallo sconforto, il pomeriggio della sanzione del Giudice, lei disse che aveva intenzione di smet*tere: l’ha sparata grossa...
«No, non era uno scherzo. Ve*do situazioni che non mi piacciono. Il calcio non è cambiato, è tutto esattamen*te come prima. La Juventus no, la Juventus invece è cambiata. Solo la Juventus, però... Hanno fatto fuori due persone, sono stati venduti otto giocatori. Noi, la Juven*tus » .
Consenta: una pessima sensazione...
« La politica della società adesso è diversa rispetto al passato. C’è il desiderio di essere più simpatici all’e*sterno, di trasmettere mag*giore disponibilità. Okay, ac*cetto la metamorfosi. Ma pongo pure un grande quesi*to, con tanto di punto inter*rogativo: con questo atteg*giamento saremo ancora vincenti? » .
E’ il disagio intellettuale, la divergenza di vedute strategica, che la separa dall’attuale dirigenza?
« Non esiste disagio. Con i di*rigenti siamo in fase di stu*dio, ci vediamo solo al cam*po, i rapporti sono esclusiva*mente professionali, ci vuole tempo per instaurare un fee*ling. Se proprio vuole saper*lo, la sintonia c’è, anche se ognuno è libero di pensarla in modo differente » .
Sostiene Buffon che ci sia un eccesso di giustiziali*smo nei confronti della Juventus. Insomma, nel dubbio l’arbitro fischia contro e se ne lava le ma*ni...
« Sììì, sono d’accordo al cento per cento. Non mi lamento, però è la verità. Del resto, un arbitro che sbaglia contro la Juventus non verrà mai pro*cessato. Ascolti come funzio*na da quest’estate. Nella te*sta dei direttori di gara si è incuneato un concetto abba*stanza strambo: hanno avu*to tanto prima che possono soffrire adesso » .
Una reazione umana, no?
« Umana, umana... Ma per un professionista è durissi*mo condividere un’anomalia di questo tipo. Vedete, io mi comporto sempre nella stes*sa maniera, in serie A o in serie B è lo stesso. Dedizio*ne, applicazione, determina*zione sono identiche. Mica mi alleno di meno, mica sono più distaccato. Tutto ugua*lissimo. Il resto no » .
Sia più chiaro.
« Non mi sentivo protetto pri*ma, non mi sento protetto ora. Dagli arbitri, intendo. Ribadisco, è durissima » .
NEDVED, lei non c’è per ra*gioni di causa maggiore, dicia*mo così, e quell’irriverente di Palladino le sta quasi soffian*do il posto...
« Palla, eh? Si è mosso bene in un ruolo non suo, da esterno sinistro e non da seconda punta. Non me lo aspettavo. Dopo la partita con il Verona, gli ho fatto personal*mente i complimenti. E sa cosa mi ha risposto? » .
Ovviamente no...
« Pavel, ma su quella fascia si cor*re tantissimo! E io: ma vai che sei un bambino... Palladino è bravo, però anche De Ceglie sarebbe stato all’altezza di sostituirmi. I nostri ragazzi sono eccezionali, abbiamo un serbatoio di talenti molto ricco » .
Non a caso, l’amministratore delegato Jean Claude Blanc ha parlato di un mix tra giovani e vecchi per la Juventus del fu*turo. Una buona idea?
« Dipende se i campioni accette*ranno di rimanere » .
Cosa fa, infila il dito nella pia*ga? E’ il tema di questi giorni caldi: vado, resto, non so, ve*diamo poi, forse sì, magari no...
« Per carità, nessuna polemica. Però è normale che Buffon, Del Piero, Camoranesi, Trezeguet de*siderino giocare in una squadra in grado di lottare per lo scudet*to e per la Champions League. E’ l’obiettivo minimo di un club co*me la Juventus. Mica possiamo stare a metà classifica, noi. Un anno in serie B non è facile da reggere, l’aspettativa generale è che la ripartenza sia immediata e bruciante » .
Trezeguet sostiene che man*chi molto per stare alla pari delle migliori. Condivide l’a*nalisi del centravanti france*se?
« Con questo organico potremmo fare bella figura anche in serie A, ma a mio parere non siamo at*trezzati per puntare al titolo. In poche parole, non siamo forti co*me in passato ed è abbastanza semplice capire perché. Torno al discorso precedente: quest’estate ci hanno lasciato otto giocatori, otto titolari. Non si sostituiscono con uno schiocco delle dita » .
L’Inter, adesso, detta legge...
« I nerazzurri comanderanno per un po’ di tempo. Avevano già trenta giocatori in squadra, ci hanno preso i due migliori, Ibrahimovic e Vieira... Anche questo è difficile da mandare giù. Fa male a qualsiasi tifoso bian*conero che si rispetti, si figuri a me » .
A proposito: lei continua?
« Non lo so. Sto riflettendo, gli an*ni ci sono, la voglia di giocare pu*re. Deciderò al termine della sta*gione » .
Le mancano Giraudo e Moggi?
« A livello personale non ho mai avuto contrasti. Come dirigenti, solo loro sanno fino in fondo cosa hanno combinato. Probabilmen*te nessuno crederà a cosa sto per dire, ma non ho voluto prestare molta attenzione a tutta la sto*ria delle intercettazioni... Sono giunto direttamente alle senten*za. In assoluto, ritengo non sia vietato ammettere che Giraudo e Moggi hanno costruito una Ju*ventus straordinaria » .
Potesse dare un consiglio a questa dirigenza, cosa si sente di suggerire?
« Fate in fretta a definire il piano industriale, in maniera che i no*stri campioni possano restare. Sono fondamentali, soprattutto uno » .
Chi?
« Buffon, il portierone. Da lui de*ve ricominciare tutto. E se Gigi rimane, vedrete che farà da trai*no per gli altri » .
La società si sta muovendo in questa direzione. Paginate sui giornali per diffondere mes*saggi di stima...
« Infatti » .
E a Francesco Totti che consi*glio darebbe rispetto alla Na*zionale? In fondo, sta vivendo cosa ha già passato lei, per i dolori di un fisico maltratta-t*o...
« Un consiglio lo darei: non a lui ma a chi gli sta intorno. Ecco: la*sciatelo libero di scegliere, perché solo Totti sa cosa succede nel suo corpo e solo Totti può capire se ha dentro la forza per sostenere un impegno tanto delicato » .
La Lazio ha stravinto il derby: contento?
« Una bella sensazione. Tre a ze*ro è tanta roba, specialmente contro la Roma che si è presenta*ta alla stracittadina in grande spolvero. Si è mantenuta la tra*dizione: le squadre favorite per*dono i derby » .
I tifosi giallorossi si sono ven*dicati: hanno fatto la pipì nel*la fontana dove poi si è tuffato Delio Rossi...
« A Roma ho vissuto cinque anni, non mi stupisco più di niente quando c’è di mezzo il pallone... » .
Che Natale sarà per lei? Da di*soccupato?
« Sì, da disoccupato. E nessuno può immaginare quanto mi di*spiaccia stare a guardare i miei compagni. Mi ripresenterò nel 2007 e proverò a colmare il vuo*to. Ma sarà un Natale diverso an*che per il resto. Lo passo in Ita*lia, come al solito, ma non più a Torino. Vado in montagna, in Val*le d’Aosta, con la famiglia e con De Ceglie. Ho persino intenzione di cambiare preparazione atleti*ca: una volta correvo per tenermi in forma, adesso mi do allo sci di fondo. Ho il sospetto che sarà una fatica terribile, ma se io non sof*fro un po’ non sono contento. Mi conoscete, no? » .
A fine carriera ha deciso se torna a Praga?
« Ho deciso insieme con mia mo*glie e con i miei figli, Ivana e Pa*vel junior »
Dunque?
« Rimaniamo a Torino. Loro stan*no bene qui, hanno amicizie e punti di riferimento. Io ormai mi considero piemontese di adozio*ne, anche se non ho intenzione di rinunciare alle origini. I miei figli ad esempio studiano alla scuola italiana al mattino e di pomerig*gio svolgono il programma scola*stico ceco. Ogni sei mesi, poi, so*stengono un esame a Praga: è una fortuna essere bilingui » .
Nedved, da pensionato conti*nuerà a lavorare nel calcio e per la Juventus?
« Non lo so, non lo so. Per il mo*mento mi preoccupo solo di gio*care. Anzi, per il momento osser*vo avvilito gli altri che lo fanno. Non me lo ricordi che sono squa*lificato per cinque giornate, sennò smetto subito di sorridere. Le giuro, oggi è il primo giorno un po’ diverso dagli altri » .




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