Sergio Quinzio
La sconfitta di Dio-Tratto dall'intervista "La sconfitta di Dio" - Roma, Museo delle Tradizioni Popolari, venerdì 28 giugno 1996
DOMANDA: Il Dio ebraico-cristiano che si consegna alla storia e si incarna è profondamente diverso dal "motore immobile" e impassibile della teologia pagana. Lei ha affermato che la vicenda del Dio biblico, fin dall'atto della creazione, è segnata da una sconfitta che culmina nella Croce e nell'impotenza di Dio di fronte ad Auschwitz. Vuole illustrarci quest'idea?
Certo. Indubbiamente la creazione implica una perdita di potere assoluto da parte di Dio. Se Dio crea l'uomo libero, in qualche modo si espone al rischio di un uomo che disobbedisca alla sua legge. Quindi, creando, non è detto che necessariamente si compia il male, ma si apre la possibilità che il male si compia, perché, evidentemente, si può disobbedire alla legge di Dio; quindi può entrare il peccato, può entrare la colpa, può entrare l'ingiustizia, può entrare la morte.
Quindi questo atto iniziale del creare è già un atto attraverso il quale Dio nega in parte la sua onnipotenza. La nega anche in altri modi: per esempio si apre alla possibilità di una richiesta da parte dell'uomo; l'uomo prega Dio e, in qualche modo, secondo tutta la tradizione ebraica, la preghiera ha il potere di modificare il decreto di Dio; l'uomo lo prega e Dio cancella il suo decreto.
Quindi Dio, in qualche modo, ha una certa impotenza, una certa kénosis (questo è il termine paolino), un certo abbassamento, un certo annichilimento, che comincia già nel momento della creazione.
Hans Jonas, il vecchio filosofo ebreo che si è occupato anche di molte altre cose (gnosi, morale, ecc.), nel suo piccolo libro intitolato Pensare Dio dopo Auschwitz, pone i problemi nei termini seguenti.
Partiamo dalla constatazione che nel mondo c'è il male - vorrei sempre ricordare che, quando si parla di male, non si parla della persona che invecchiando si indebolisce e poi muore; questo è un male molto relativo, potremmo dire). Nel mondo c'è un eccesso di male, ad esempio c'è il bambino che sprofonda in un cunicolo e muore dopo giorni di agonia, ecc.
Dinanzi a questo eccesso di male nel mondo - dice Jonas - i casi sono certamente due: se Dio è totalmente inconoscibile non possiamo dire come si concilia Dio con l'esistenza del male del mondo; non conosciamo Dio e non possiamo comprendere la ragione dei suoi comportamenti. Però il Dio biblico è un Dio grande che si rivela come un Dio di misericordia, Dio di pietà, Dio di tenerezza, di giustizia.
Se accettiamo la rivelazione, ci troviamo di fronte a due possibilità: o Dio, vedendo il male che c'è nel mondo, può consolarlo, può evitarlo, può fermarlo ecc., ma non lo fa, oppure vorrebbe fermarlo ma non può.
L'unico modo che abbiamo per uscire da questa contraddizione, fra l'esistenza di Dio e il male del mondo, è quello di ammettere che, in qualche modo, Dio non sia perfettamente onnipotente.
Tratto dall'intervista "La sconfitta di Dio" - Roma, Museo delle Tradizioni Popolari, venerdì 28 giugno 1996