Un miliardo di «rosso» e 1800 convenzioni coi privati: la sanità «modello Cuffaro»
IL DOSSIER
Un disavanzo da capogiro che costerà ai siciliani lo 0,5% in più di Irperf. E gli scandali, come quello delle «ambulanze d’oro» del 118, vanno...
30 Dicembre 2006
Palermo
O la borsa o la vita.
Perché la (mala) sanità costa sempre più cara ai siciliani.
E chi non ci rimette la pelle deve scucire soldoni.
E perché l'ultima Finanziaria di Berlusconi ha stabilito che nelle Regioni che nel 2005 hanno sfondato i tetti di spesa stabiliti dalla Stato saranno i cittadini a pagare.
Siccome solamente per la sanità la Sicilia nel 2005 era fuori di qualcosa come 645 milioni di euro, i contribuenti isolani nella prossima dichiarazione dei redditi dovranno pagare mezzo punto dell'addizionale Irpef (dallo 0,9 all'1,4%) in più.
Intanto il disavanzo della sanità nella Sicilia governata da Totò Cuffaro cresce in bellezza.
Nel 2006 siamo arrivati a un miliardo e 152 milioni. Ossia 2000 miliardi di lire.
Spicciolo più, spicciolo meno.
E se il sistema paga per ogni abitante il 30% in più rispetto a quello Veneto, che ovviamente assicura condizioni eccellenti contro quelle fatiscenti della Trinacria, è difficile capire il perché di queste cifre così fuori controllo.
E soprattutto da dove hanno avuto origine.
O forse no.
Almeno se guardiamo alle 1800 convenzioni che la Regione ha stipulato con i privati (la Lombardia ne ha circa 200); o alla voragine aperta nelle casse regionali dalle cliniche di Michele Aiello, il Re Mida della sanità siciliana accusato di essere longa manus di Bernardo Provenzano e finito sotto processo per associazione mafiosa, «pizzicato» a discutere del tariffario regionale col presidente Cuffaro non in un'appropriata sede istituzionale ma nel retrobottega di un negozio di Bagheria dove i due si erano incontrati, non si sa bene a quale titolo.
Dopo lo scandalo e gli arresti saltò fuori che i costi erano gonfiati anche del duemila per cento e per curare un tumore alla prostrata le cliniche di Aiello fatturavano alla Regione mediamente 136 mila euro, contro gli 8 mila dovuti per le stesse cure…
Poi ci sono i sempiterni concorsi truccati.
L'ultimo scoperto ha fatto finire sotto inchiesta Giusy Savarino, deputata regionale Udc e considerata fedelissima del presidente Cuffaro.
Secondo la Procura di Agrigento, alla vigilia delle elezioni 2001 e 2006, al mercato del voto di scambio i conti si facevano a tavolino.
E un infermiere valeva ben più di un primario: almeno 50 voti.
Pubblico e privato, sempre, dove la mafia s'intreccia con la politica per fare affari, è questo lo snodo della sanità in Sicilia.
Come per l'ultimo scandalo sulle ambulanze d'oro del 118.
Un servizio gestito dalla Sise, una società della Croce rossa che solo in Sicilia conta 3360 dipendenti contro i 1650 di tutta Italia … e con le autoambulanze prese a noleggio con costi che superano l'acquisto dei mezzi.
Ma il 118 fa disperare anche il segretario siciliano della Cgil medici Renato Costa:
«Il sistema di urgenza ed emergenza non funziona e il 118 non ha un organico proprio.
Anzi, ha più di 3000 assunti che hanno esclusivamente qualifiche di autisti e barellieri.
Ma le professionalità elevate - e cioè infermieri professionali e medici anestesisti - vengono dal servizio sanitario nazionale e pagati a caro prezzo, circa 600 euro per un turno di 6 ore. Dunque possiamo avere un medico che sta la mattina in ospedale e il pomeriggio al 118 e la notte di nuovo in ospedale… ».
Chi governa la Sicilia deve ammettere che il sistema è fallimentare, insiste Costa.
Chi sperpera il denaro pubblico, scientificamente, per creare i poli d'eccellenza, come l'Ismett, il San Raffaele o la Fondazione Mauceri per esempio, perché non pensa prima a far funzionare i normali ospedali?
E perché l'eccellenza la possono fare solo i privati?
La potrebbero fare anche i policlinici universitari e tanti ospedali siciliani.
Oppure c'è una vocazione della politica regionale che pensa che l'eccellenza è solo privata?
E perché?
O la borsa o la vita…
a.g.




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da apprezzare e che spedisca finalmente dove meritano la miriade di politici ladroni oggi in circolazione.
