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Biliardino
Apologia spinta dell'uso del “togo” bandito
Nino Nonnis*
Propongo, dopo tutti gli sproloqui che ho fatto sulla parola togo, perché non rimangano epicedio giocoso, di usarlo con più ampia frequenza e maggiore estensione linguistica.
Dovremmo usarlo di più togo, nobilitandolo senza temere ritorsioni, sdoganandolo per meriti espressivi.
Invece lo releghiamo tuttora a situazioni basse, come quando parliamo col nostro meccanico “Togo! Quindi il motore può essere salvato! ”, o come quando ci rivolgiamo a quella del piano di sopra, a faccia in su “Ma lo sa che lei è toga! Me ne sta cadendo tutta l’acqua sui miei pantaloni“.
Non lo useremo mai col direttore della nostra banca, neanche in situazioni di perdita di controllo “Togo ! Quindi mi concedete un fido al 4 per cento!”. Potrebbe infatti ripensarci e toglierci il fido. Men che mai con Mons. Mani “Sarebbe troppo togo se fosse lei a sposarmi”.
Gli aggettivi e le parole sono come gli abiti, ogni situazione pretende la sua bistimenta d’occasione, solo che ormai i jeans si portano anche a teatro, le scarpe da tennis si mettono sotto l’abito.
Dovremmo considerare questa nostra parola, a tutto diritto, patrimonio linguistico della Sarditalia. Gli insegnanti dovrebbero lasciarlo passare indenne nelle correzioni “Non si dice togo, si dice bello”. Arrazza ‘e fantasia.
Lo si dovrebbe inserire anzi nelle valutazioni quadrimestrali, sufficiente, buono, distinto, togo, ottimo e stravanato.
Anche agli esami universitari ci si potrebbe esitare con un bel trenta e togo, anche perché con la lode ci si imbroda.
* Scrittore

Tropu togu, togu meda, togu forti.
Chi fosse in possesso della prima puntata di “togo” è invitato a postarla.