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Discussione: Paradisi comunisti

  1. #1
    capaneo
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    Predefinito Paradisi comunisti

    Ogni animale macellato potrebbe sfamare otto persone
    Conigli giganti contro la fame in Nord Corea
    L'ultima trovata di Kim Jong Il: importare ed allevare i maxi esemplari da 8-10 chili «creati» da un pensionato tedesco

    PYONGYANG (Corea del Nord) – «Il popolo non ha riso da mangiare? Date loro carne di coniglio!» Parodiando una frase attribuita a Maria Antonietta ai tempi della Rivoluzione Francese, si può così riassumere l’ennesimo, strampalato tentativo della Corea del Nord per porre fine o almeno arginare i gravi problemi di denutrizione che affliggono gran parte della sua popolazione.
    L’ALLEVATORE DEI RECORD – Come rivela il quotidiano tedesco Der Spiegel, bisogna recarsi a Eberswalde, nella Germania orientale, per trovare l’uomo che potrebbe alleviare le sofferenze dei nordcoreani. Lì vive infatti Karl Szmolinsky, un pensionato 67enne che alleva giganteschi conigli grigi. Il suo «campione», Robert, un «mostro» di 10,5kg delle dimensioni di un cane di grossa taglia, gli aveva fatto vincere lo scorso febbraio un premio, riservato al più grande coniglio tedesco. Le immagini del primatista avevano fatto il giro del mondo ed erano arrivate fino a Pyongyang. Qualcuno là (forse proprio Kim Jong-Il), fece due calcoli e ordinò al personale diplomatico di stanza a Berlino di contattare Szmolinsky. L’allevatore ha rivelato di aver già inviato in Corea del Nord 12 conigli giganti (di cui 8 femmine), già sistemati in un allevamento, e di essere stato ufficialmente invitato nel «regno eremita» per aprile, per visionare la fattoria e offrire i suoi consigli in loco.
    LA SPECIE – I conigli allevati da Szmolinsky possono fornire sette chili di carne l’uno, e dispensare cibo ad almeno otto persone. Ogni femmina è in grado di partorire 60 cuccioli all’anno. Informatosi sulle condizioni di malnutrizione del popolo nordcoreano, Szmolinsky ha dichiarato di aver volutamente venduto i primi 12 esemplari sottocosto (80 anziché 200 euro l’uno). Il problema però, sollevato dallo stesso allevatore, è che costano una fortuna in mangime (grano, carote e altro). Insomma, per promuovere un «salvifico» allevamento si potrebbe paradossalmente arrivare a tagliare le verdure distribuite al popolo attraverso la tessera annonaria. In un Paese in cui (stando alle dichiarazioni di profughi ed esperti) molta gente si riduce a mangiare l’erba dei prati e le cortecce degli alberi (solo l’elite politico-militare se la passa bene) la terapia potrebbe rivelarsi peggiore del male, almeno nelle sue prime fasi.
    Il GHIOTTO KIM JONG-IL – Chissà se l’idea di allevare maxi conigli è imputabile al ghiotto Kim Jong-Il («l’unico uomo grasso di Pynogyang», secondo il giornalista americano esperto di affari coreani Michael Breen), peraltro già foriero di «consigli» volti ad aumentare l’efficienza alimentare del Paese che la dicono tutta sullo stato delle cose: ad esempio, defecare in appositi contenitori per poi utilizzare il tutto come fertilizzante. E’ possibile che i conigli siano davvero destinati alla popolazione, e non ai proverbiali vizi gastronomici del dittatore, più orientati verso il sushi, l’aragosta, i vini e cognac francesi (di cui in teoria si è dovuto privare in virtù di appositi embarghi Onu e giapponese, all’indomani dei test atomici dello scorso 9 ottobre).
    BILANCIO PAZZO – Per ridurre il deficit alimentare nordcoreano, comunque, basterebbe dare una bella sistemata al bilancio dello stato, su cui per ben un terzo gravano le spese militari (l’Italia non arriva al 3%, tanto per intenderci). Lo scorso 10 gennaio, inoltre, l’Istituto coreano per la politica economica internazionale di stanza a Seul ha rivelato – come riportato dall’agenzia AsiaNews – che nel 2004 le spese per la propaganda avevano raggiunto ben il 38,5% del budget statale, e sono state impiegate per la costruzione di 30mila statue di Kim Jon-Il e del padre Kim Il-Sung. Dati non recentissimi (del resto la Corea del Nord è quasi impenetrabile all’informazione), ma fortemente indicativi; non c’è ragione di pensare che si siano ridotti nel 2005 e nel 2006, complici i sontuosi festeggiamenti per il 60mo anniversario della guerra vinta contro il Giappone e le campagne propagandistiche pro test missilistici e atomici.
    Simone Bertelegni
    13 gennaio 2007

  2. #2
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    Credo che il cibo usato per ingrassare il povero coniglio potrebbe sfamarne dieci di persone.....

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da capaneo Visualizza Messaggio
    Ogni animale macellato potrebbe sfamare otto persone
    Conigli giganti contro la fame in Nord Corea
    L'ultima trovata di Kim Jong Il: importare ed allevare i maxi esemplari da 8-10 chili «creati» da un pensionato tedesco

    PYONGYANG (Corea del Nord) – «Il popolo non ha riso da mangiare? Date loro carne di coniglio!» Parodiando una frase attribuita a Maria Antonietta ai tempi della Rivoluzione Francese, si può così riassumere l’ennesimo, strampalato tentativo della Corea del Nord per porre fine o almeno arginare i gravi problemi di denutrizione che affliggono gran parte della sua popolazione.
    L’ALLEVATORE DEI RECORD – Come rivela il quotidiano tedesco Der Spiegel, bisogna recarsi a Eberswalde, nella Germania orientale, per trovare l’uomo che potrebbe alleviare le sofferenze dei nordcoreani. Lì vive infatti Karl Szmolinsky, un pensionato 67enne che alleva giganteschi conigli grigi. Il suo «campione», Robert, un «mostro» di 10,5kg delle dimensioni di un cane di grossa taglia, gli aveva fatto vincere lo scorso febbraio un premio, riservato al più grande coniglio tedesco. Le immagini del primatista avevano fatto il giro del mondo ed erano arrivate fino a Pyongyang. Qualcuno là (forse proprio Kim Jong-Il), fece due calcoli e ordinò al personale diplomatico di stanza a Berlino di contattare Szmolinsky. L’allevatore ha rivelato di aver già inviato in Corea del Nord 12 conigli giganti (di cui 8 femmine), già sistemati in un allevamento, e di essere stato ufficialmente invitato nel «regno eremita» per aprile, per visionare la fattoria e offrire i suoi consigli in loco.
    LA SPECIE – I conigli allevati da Szmolinsky possono fornire sette chili di carne l’uno, e dispensare cibo ad almeno otto persone. Ogni femmina è in grado di partorire 60 cuccioli all’anno. Informatosi sulle condizioni di malnutrizione del popolo nordcoreano, Szmolinsky ha dichiarato di aver volutamente venduto i primi 12 esemplari sottocosto (80 anziché 200 euro l’uno). Il problema però, sollevato dallo stesso allevatore, è che costano una fortuna in mangime (grano, carote e altro). Insomma, per promuovere un «salvifico» allevamento si potrebbe paradossalmente arrivare a tagliare le verdure distribuite al popolo attraverso la tessera annonaria. In un Paese in cui (stando alle dichiarazioni di profughi ed esperti) molta gente si riduce a mangiare l’erba dei prati e le cortecce degli alberi (solo l’elite politico-militare se la passa bene) la terapia potrebbe rivelarsi peggiore del male, almeno nelle sue prime fasi.
    Il GHIOTTO KIM JONG-IL – Chissà se l’idea di allevare maxi conigli è imputabile al ghiotto Kim Jong-Il («l’unico uomo grasso di Pynogyang», secondo il giornalista americano esperto di affari coreani Michael Breen), peraltro già foriero di «consigli» volti ad aumentare l’efficienza alimentare del Paese che la dicono tutta sullo stato delle cose: ad esempio, defecare in appositi contenitori per poi utilizzare il tutto come fertilizzante. E’ possibile che i conigli siano davvero destinati alla popolazione, e non ai proverbiali vizi gastronomici del dittatore, più orientati verso il sushi, l’aragosta, i vini e cognac francesi (di cui in teoria si è dovuto privare in virtù di appositi embarghi Onu e giapponese, all’indomani dei test atomici dello scorso 9 ottobre).
    BILANCIO PAZZO – Per ridurre il deficit alimentare nordcoreano, comunque, basterebbe dare una bella sistemata al bilancio dello stato, su cui per ben un terzo gravano le spese militari (l’Italia non arriva al 3%, tanto per intenderci). Lo scorso 10 gennaio, inoltre, l’Istituto coreano per la politica economica internazionale di stanza a Seul ha rivelato – come riportato dall’agenzia AsiaNews – che nel 2004 le spese per la propaganda avevano raggiunto ben il 38,5% del budget statale, e sono state impiegate per la costruzione di 30mila statue di Kim Jon-Il e del padre Kim Il-Sung. Dati non recentissimi (del resto la Corea del Nord è quasi impenetrabile all’informazione), ma fortemente indicativi; non c’è ragione di pensare che si siano ridotti nel 2005 e nel 2006, complici i sontuosi festeggiamenti per il 60mo anniversario della guerra vinta contro il Giappone e le campagne propagandistiche pro test missilistici e atomici.
    Simone Bertelegni
    13 gennaio 2007

    Guarda caso il pennivendolo di turno alla novella 2000 (tale simone bertefregna, chi sarà mai costui?)deve trovare il pelo nell'uovo pur di criticare (per attrarsi la simpatia mediatica usraeliana e gonfiare la propria busta paga?)uno di quei pochi paesi in cui il concetto di "verginità" e orgoglio soprattutto, vige come parola d'ordine:la nord corea.Il subumano di turno affetto da malafede e probabilmente da una spiccata ignoranza, dimentica che il prezzo per la dignità mostrata ancora dal governo di pyongyang, si chiama embargo, dei più aberranti mai messo in atto dal mondo, in quanto vi si cerca di annichilire un popolo con la fame......fonte di rinomata serietà è quella di Asia News, tipicamente evangelico-neo con.........se tutt'ora alla Cia stessa è sconosciuto il pianeta Nord Coreano, come può il subumano di turno giudicarlo?Determinati stati occidentali, tra cui le vere dittature mascherate da sistemi democratici, si proprio quelli che aggradano gli Usa, potrebbero servirsi di tale mostruosità per affamare i propri diseredati, compensando così le diete transgeniche di esportazione statunitense...patetiche tra l'altro, le descrizioni volte a schernire i personaggi che non stanno a cuore all'etablishment americano (il grasso o l'ingordo kim chong il),utilizzate per stigmatizzare chi si oppone, con il fine di gettarlo nel ridicolo...tipico di quando non si hanno argomentazioni valide per attaccare un avversario.La corea del nord resiste e continuerà a resistere degnamente, 3000 e più bare sono poche per redimere gli orrori delle truppe a stelle e strisce.

  4. #4
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    Predefinito paradisi liberisti

    Le bande giovanili

    Guatemala, Salvador e Honduras: nel triangolo nord del Centro America è emergenza criminalità



    Esponente della Mara SalvatruchaDelinquenza comune, crimine organizzato, narcotraffico, squadroni della morte e soprattutto maras, le bande giovanili armate e pronte a tutto: nel cosiddetto triangolo nord del Centro America è emergenza criminalità. Dal Guatemala all’Honduras, passando per il Salvador, si respira un vero e proprio clima di terrore.
    Le cifre dei morti ammazzati dall’inizio dell’anno parlano chiaro: oltre 3.800 in Guatemala, almeno tremila in Salvador, mentre in Honduras le statistiche non riportano cifre complessive, ma fanno sapere che il 2006 ha visto raddoppiare gli omicidi rispetto all’anno scorso, con punte massime di 15 al giorno.

    Membro della Mara SalvatruchaBrutali. “Perdonami mamma, per questa mia vita pazza”. Quando assaltano, rapinano, uccidono, è questo che gridano i giovani e i giovanissimi che appartengono alle pandillas, conosciute anche come maras, (termine nato nel Salvador, deriva dalle formiche amazzoniche Marabundas, che devastano ogni coltivazione che invadono). Si tratta di gruppi nati nei quartieri poveri delle grandi città e arrivati a un livello di organizzazione tale da controllare il narcotraffico e i flussi migratori dell’intera regione. Definita da chi l’ha vissuta “un labirinto senza uscita”, la pandilla è per i giovani figli della miseria un modo di vita, una strada per raggiungere uno status di appartenenza. In Centro America sono circa novanta le bande organizzate, ma due in particolare fanno il bello e il cattivo tempo: la M-18 e la Salvatrucha o Ms. Si tratta di due gang nate negli anni Ottanta negli Stati Uniti da ragazzi salvadoregni fuggiti durante la guerra civile e poi rispediti nel paese d’origine. Sono aggregazioni con tanto di riti di iniziazione e segni di riconoscimento, perlopiù tatuaggi, che si formarono nelle periferie della California, dove divenne vitale unirsi in bande solidali e ben armate. Un modus operandi che venne, quindi, riprodotto tale e quale per le strade salvadoregne, con risultati ora sorprendenti: la Salvatrucha (Salva da El Salvador e trucha, trota, per la capacità di sgusciare via come un pesce dalle mani delle forze dell’ordine) conta oltre 180mila affiliati distribuiti fra il Salvador, l’Honduras e il Guatemala, più qualche cellula in Nicaragua, e controlla il 70 per cento delle vie migratorie verso il Messico, con quelle che loro chiamano “imposte di circolazione”.

    PandillerosRamificati. “Si tratta di una rete criminale di stampo mafioso fra le più coordinate al mondo”, ha spiegato Héctor Sánchez Beltrán, investigatore messicano che collabora con la Università di Guadalajara. Copione simile per la banda rivale, la Mara-18, il cui nome deriva dal numero del quartiere in cui prese origine. La loro occupazione principale è ammazzare, rubare, fare soldi e infrangere la legge di uno stato che non riconoscono e che non ha escogitato altro modo per combatterle se non con la forza. Manos Duras, Puños de Hierro o Planes Escopa sono solo alcuni dei nomi dati da Honduras, El Salvador e Guatemala alle loro politiche di repressione, che altro non hanno generato se non un rafforzamento delle gang, come conferma Janeth Aguilar, sociologa facente parte della Coalizione centroamericana per la prevenzione della violenza giovanile di San Salvador: “Sono molto più organizzati di un tempo, capaci di agire in clandestinità, possiedono grande capacità di movimento, sono molto rigorosi e selettivi con i nuovi adepti e severi con chi abbandona la pandilla. Sono sempre più violenti e disposti a uccidere”. Paradossalmente sono proprio le nuove leggi ad aver aggravato il fenomeno e i suoi legami con la criminalità organizzata. Per denaro, oggi i pandilleros fanno di tutto: assassinii e stupri su commissione, assalti a banche, furti di auto. E dalle prigioni dove vengono rinchiusi, i leader dirigono il traffico di droga e le scorribande.
    Una spirale di violenza che sta esasperando la società. Sintomo tragico sono gli squadroni della morte, civili armati che ammazzano i ragazzi di strada, indistintamente, senza considerarne l’appartenenza o meno alle maras. I giustizieri molto spesso non sono criminali comuni, bensì ex poliziotti o ex militari sostenuti sotto banco dal potere esecutivo o dalla criminalità organizzata.

    esponenti della Salvatrucha in GuatemalaGuatemala. A lanciare l’allarme della crescente criminalità nel paese maya è la Fondazione Myrna Mack, un’organizzazione non governativa, che da 16 anni lotta in difesa dei diritti umani, tanto da diventare punto di riferimento della vita pubblica nazionale.
    La Ong accusa il governo e lo Stato di aver fallito la politica di sicurezza, in un paese dove anche l'amministrazione della giustizia ha nell’impunità il suo risultato più evidente.
    L'unico rimedio messo in pratica dalle istituzioni per sedare le emergenze è la militarizzazione, secondo il principio: rispondere alla violenza con altra violenza. Così, ogni volta che c’è da intervenire in una zona di crisi, si inviano centinaia di soldati con licenza di uccidere e qualsiasi progetto di prevenzione resta lettera morta.
    A dieci anni dalla fine del conflitto, il paese resta, infatti, prigioniero di una violenza generalizzata: le statistiche dei morti arrivano a eguagliare quelle del periodo più cruento della guerra civile. Dal 2000 al 2005 si sono registrate 23 mila morti violente, e nel solo 2006 sono stati uccisi 430 bambini, 417 donne e più di 3 mila uomini, episodi che hanno trasformato quest’anno nel più sanguinario degli ultimi tempi.

    Pandillero della Salvatrucha nel SalvadorEl Salvador. Almeno 2.931 persone sono state assassinate fra gennaio e settembre, con una media di circa dieci al giorno. Lo riferisce l’Istituto di medicina legale dello stato, che denuncia un aumento del 3,6 percento rispetto al 2005. Solo nel mese di settembre sono stati commessi 317 omicidi, l’80 percento dei quali con armi da fuoco. San Salvador e Soyapango, comune nel medesimo dipartimento della capitale, sono le città più violente, con la più alta presenza di adepti delle maras. Secondo uno studio dell’Università Tecnologica si tratta di ragazzi nati e cresciuti in situazione di miseria e abbandono: l’82.9 percento proviene da situazioni di estrema povertà, al 72.7 percento manca la figura paterna e l’80 percento è stato vittima di violenza in famiglia, maltrattamenti fisici, psicologici o sessuali. La maggior parte, infatti, entra nelle pandillas quando è ancora minorenne.

    Membri della Mara Salvatrucha in HondurasHonduras. Essendo il paese crocevia del traffico internazionale di stupefacenti dal Sud America agli Stati Uniti, ogni attività criminale si concentra su questo immenso business. Secondo le autorità di Washington, ogni anno passano da qui cento tonnellate di cocaina. Le maras Salvatrucha e M-18 sono dunque molto attive qui: contano oltre 100mila affiliati e sono pronte a tutto pur di arricchirsi. Fra loro militano persino bambini di 5 anni. È un’emergenza che affonda le radici in una situazione di estrema miseria: oltre novemila minorenni sono costretti a lottare per sopravvivere alla strada. Diventare un pandillero è una questione di vita o di morte.
    I ragazzi delle maras sono drogati e armati fino ai denti e non si limitano a regolamenti di conti fra bande, ma rapinano, stuprano e ammazzano per puro divertimento chiunque si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato. In tutta risposta, gli escuadrones de la muerte agiscono senza esclusioni di colpi, uccidendo indiscriminatamente. Tante associazioni in difesa dei diritti umani non si stancano di denunciare l’omicidio di studenti e ragazzini qualunque, che niente hanno a che fare con le gang. Basta un tatuaggio o un abbigliamento un po’ più trasandato e i giovani rischiano esecuzioni in pieno giorno.

    http://www.peacereporter.net/dettagl...dt=&idart=6712

  5. #5
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    EL SALVADOR: STRAGE NEL PENITENZIARIO, UCCISI 17 RECLUSI

    "Una carneficina": e' stato questo il termine usato da una fonte della polizia per dare l'idea di quello che e' successo nel penitenziario di Apanteos, a 70 chilometri da San Salvador, dove sono stati uccisi 17 reclusi a quanto sembra nell'ambito di una resa di conti all'interno di una stessa banda giovanile. Il racconto e' raccapricciante: un detenuto e' stato decapitato, altri sono stati fatti a pezzi con le armi rudimentali fabbricate in cella. La fonte, all'interno del carcere, ha specificato che la maggior parte delle vittime facevano parte della stessa "Pandilla", o "Mara" (da Marabundas, le formiche amazzoniche che devastano le coltivazioni), come si chiamano le bande giovanili che imperversano nei quartieri poveri delle grandi citta'. (AGI)

    http://espresso.repubblica.it/dettag...3:37/1968138/7

  6. #6
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    Grande matrix....tra l'altro definire comunista la corea del nord, sta a significare mancanza di conoscenza e documentazione di quel determinato contesto.

  7. #7
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Citazione Originariamente Scritto da ulver81 Visualizza Messaggio
    Grande matrix....tra l'altro definire comunista la corea del nord, sta a significare mancanza di conoscenza e documentazione di quel determinato contesto.
    infatti la corea del nord non è comunista, o lo è solo di nome
    io comunque non esalterei la corea del Nord, che è uno stato di polizia dei più vergognosi, per me
    sono altri gli stati che preferisco, cmq la strumentalizzazione di capaneo è ovviamente del tutto senza senso.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da thematrix Visualizza Messaggio
    infatti la corea del nord non è comunista, o lo è solo di nome
    io comunque non esalterei la corea del Nord, che è uno stato di polizia dei più vergognosi, per me
    sono altri gli stati che preferisco, cmq la strumentalizzazione di capaneo è ovviamente del tutto senza senso.
    Ci sono stati di polizia ben peggiori della corea del nord, dove vige una fortissima corruzione tra le forze dell'ordine(ti posso citare alcuni esempi personali durante i miei soggiorni nelle ex repubbliche sovietiche oppure in paesi del sud est asiatico), il che è peggio rispetto al feudo di Kim chong il, il cui unico obiettivo è preservarsi dalle nefaste influenze esterne che porterebbero all'annichilimento totale della propria gente....Preferisco un contesto del genere che un paradiso liberista centro americano, repressivo nei confronti dei meno abbienti e di coloro che richiedono tutele, dove demagogia e abbrutimenti di ogni tipo la fanno da padrone , dove ogni forma di eccesso, compresa la brutalità smodata e omicida dei funzionari di polizia è all'ordine del giorno.

 

 

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