Il progetto del partito democratico è qualcosa di fosco come le nebbie del Varesotto. Ad essere sinceri, il mai tanto osannato Pd non si capisce bene cosa sia veramente, come si intenda realizzare e, soprattutto, quali siano i suoi progetti.
Di certo ci è dato di sapere solo che l'agonia dei diesse è giunta ad una svolta. Quel processo nato sotto il pugno debole di Occhetto, ovvero il passaggio da Pci a Pds e successivamente a Ds, rimane una celebre incompiuta. E' mancata soprattutto una seria discussione sul passato (che pesa come un macigno) e una chiara e delineata definizione della nuova sinistra attraverso linee progettuali semplici e di facile trasmissione agli elettori.
Dal 1991 ad oggi, i diesse sono stati, se mi si consente il termine, "schizofrenici": l'anima riformista blairiana contrapposta a quella più radicale del "correntone". Sono emersi protagonismi, gigantismi politici (a cominciare da D'Alema), incomprensioni sempre più grandi con la base elettorale (guerra si, guerra no; basi Usa si, basi Usa no) senza che mai fossero gettate le basi per la costruzione di una nuova sinistra.
In questo modo, senza alcuna progettualità per una nuova sinistra, giocando a tenere il piede in trenta paia di scarpe (Fassino religioso ad esempio), i diesse si sono trasformati in un partito di stagnazione, principalmente conservatore e senza futuro. Il popolo della sinistra questo lo avverte e si dichiara deluso, si flagella ai girotondi senza riuscire a scalfire minimamente la corazzata immobile e pachidermica di una sinistra di palazzo che si muove goffa tra vecchie ideologie, eccessivo populismo e lentezza organizzativa. In 5 anni non è riuscita ad organizzare una seria opposizione al governo Berlusconi, non è riuscita - seppure ne avesse il tempo - a creare un antidoto a Berlusconi.
Ma soprattutto, la sinistra ha perso il contatto con la base, non sapendole più regalare un'idea a cui aderire, un sogno. Gradualmente si è trasformata in un'oligarchia di professionisti disattenti alla realtà, lontani dalla quotidianità (i grandi patrimoni che equivalgono a 180.000 euro) e, senza tastare il polso alla società civile, non è riuscita a capire nel profondo i disagi del suo elettorato.
Berlusconi, che piaccia o meno, un sogno lo aveva regalato: un'Italia moderna, liberale e competitiva e aveva introdotto una grande riforma sul lavoro (molto criticabile ma profonda). Poco importa se i sogni sono stati disattesi. Ora ci interesserebbe capire perché la sinistra non è stata neppure capace di dare ai propri elettori una spinta di partecipazione.
L'Italia va male perchè c'è Berlusconi, dicevano tutti gli oppositori del governo.
E se fosse che Berlusconi c'è perché è l'Italia che va male?





