“Dopo l’esito della direzione nazionale dei Ds, la definizione delle regole congressuali e il mancato invito del segretario Fassino all’assemblea dei segretari di sezione, ho preso in considerazione l’ipotesi di non partecipare al congresso”.
Gavino Angius, durante la conferenza di presentazione delle linee programmatiche della terza mozione dei Ds attacca sia la maggioranza di partito sia il correntone della sinistra Ds. “Con queste regole — dice Angius — si finirà nel trasformare il congresso in un referendum. Da una parte c’è chi pensa al tacito scioglimento del partito senza il coraggio di dircelo, e dall’altra chi si ostina solo a minacciare di andarsene. Entrambe le posizioni — aggiunge Angius — sono nefaste per il partito, per l’Ulivo e per il centrosinistra”. Il vicepresidente del Senato dice “no a un partito imposto dall’alto e no a il percorso dettato a Orvieto”.
Al tempo stesso individua la necessità di dare slancio a un’idea di Ulivo che sta andando perdendosi. “Vogliamo un patto federativo con la Margherita ma vogliamo che il nostro rimanga un partito di sinistra, aderente al Pse, laico, libero e guidato da una classe dirigente nuova. L’Italia rischia di rimanere l’unica nazione europea senza una moderna forza riformista che sia dentro al partito socialista europeo. L’esperienza del socialismo democratico europeo non è una tomba in un cimitero”. Dopo aver esposto nel dettaglio le linee programmatiche della terza mozione, in vista del congresso Angius lancia un messaggio a Fassino: “L’unità di cui parla è solo un’illusione. Se non si cambia il percorso, la formazione del Partito democratico così com’è porterà alla rovina dell’intero centrosinistra”.


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