Ai riformisti che scalpitano, si sa, qualcosa bisogna pur dare e così si continuano a stendere protocolli con i sindacati che, come una volta le croci di cavaliere, non si negano a nessuno.
Ce n’è uno sulle pensioni, che è solo un elenco di problemi, senza soluzioni e che, se è vero quel che scrive Liberazione, saranno comunque bloccate da un “patto” tra confederazioni e Rifondazione comunista.
Adesso ce n’è uno sulla mobilità nel pubblico impiego, ostentato come una rivoluzione liberale, ma che in realtà poiché ammette solo la mobilità volontaria, rappresenta un cedimento su tutta la linea ai privilegi di quelli che Pietro Ichino (insieme a milioni di utenti) chiama i “fannulloni”.
Riformare, si sa, è faticoso.
Non si possono toccare i sindacati, non si possono far irritare gli enti locali, per non parlare di banche e assicurazioni.
Ci si può rifare, tutt’al più, sui tassisti, sui farmacisti e sui benzinai.
Qui le liberalizzazioni riescono meglio se finiscono per agevolare la grande distribuzione, nella quale è casualmente dominante la posizione delle Coop.
Questo non significa che non sia un bene che si vendano farmaci sui banchi dei supermercati o la benzina nei piazzali delle ipercoop.
Il problema non sono le liberalizzazioni che si fanno e neppure chi ci guadagna con una certa regolarità.
Il rischio è che si facciano solo quelle che hanno queste caratteristiche e questi appoggi, mentre le altre, quelle che intaccano poteri e corporazioni davvero potenti, restano al livello di speciosi protocolli.
saluti




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