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Discussione: Putin

  1. #41
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    La nuova dottrina militare russa e la deterrenza nucleare

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    Franco Apicella, 2 marzo 2007

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    Da alcuni mesi si sta parlando di una nuova dottrina militare russa destinata a sostituire l’edizione 1993, aggiornata con alcune varianti introdotte dal presidente Putin nell’aprile 2000. La Pravda annunciava il 19 settembre 2006 che il governo avrebbe dovuto esaminare una prima bozza preparata da esperti del ministero della Difesa. Lo scorso 20 gennaio si è svolta una conferenza a Mosca presso l’Accademia delle scienze militari; a premessa dell’evento il generale dell’esercito Makhmut Gareyev, direttore dell’istituto, aveva ha rilasciato un’intervista in due parti pubblicata da Ria Novosti il 17 e 18 gennaio.
    Gareyev individuava nei fattori ecologici ed energetici “le principali cause di conflitti politici e militari nei prossimi 10-15 anni”. Non ci sarebbero alternative al mondo multipolare, i cui maggiori centri di influenza sono – secondo il generale – Usa, Ue, Russia, Cina e India. “L’attuale equilibrio mondiale di forze rende più ragionevole per la Russia cooperare – avendo sempre come sicuro riferimento l’Onu - con Nato, Osce, Ue, Cina, India e altri Paesi interessati”. Da notare il ruolo di preminenza istituzionale attribuito all’Onu che Putin ha poi rimarcato con forza a Monaco il 10 febbraio e l’omissione degli Usa, già citati come centro di influenza ma in questa frase relegati tra gli “altri Paesi interessati”.

    Primi nella lista delle potenziali minacce individuate da Gareyev sono “tutti gli sforzi di certe forze internazionali e Paesi leader che minacciano la sovranità della Russia e i suoi interessi economici e di altra natura”. Il riferimento agli Usa e alla Nato è appena velato e diventa esplicito nelle frasi successive quando il generale parla di Ucraina, Georgia e Kirghizistan e della Nato accusando i vertici dell’Alleanza di “vedere persino nelle variazioni di prezzo delle risorse energetiche una specie di aggressione”. A Monaco Putin era stato ancora più esplicito dipingendo uno scenario mondiale unipolare in cui gli Usa “hanno travalicato i propri confini in ogni modo”.

    Coerenti con questa visione sono le reazioni allo schieramento dei sistemi di difesa antimissile Usa in repubblica Ceca e Polonia. Già Putin nella sua lunga conferenza stampa del 1° febbraio al Cremino aveva trattato l’argomento, l’unico in materia di politica di difesa affrontato in quella occasione. La Russia non crede alle rassicurazioni degli Usa secondo cui il sistema sarebbe mirato a contrastare le minacce missilistiche di Stati come l’Iran o la Corea del Nord. Putin ha sostenuto la sua tesi anche con argomenti tecnici, ma di fatto ciò a cui si sta assistendo è un gioco delle parti.

    Gli Usa sono convinti di avere raggiunto – o quasi – la nuclear primacy, la capacità di distruggere in un solo attacco tutto il potenziale nucleare di qualsiasi aggressore, la Russia innanzitutto. La Russia non può permettersi di sottostare a questo ricatto e intende rigenerare la propria capacità di deterrenza in un modo asimmetrico, così come lo ha definito lo stesso Putin. Al di là delle dichiarazioni forse opinabili secondo cui i nuovi missili balistici sarebbero in grado di superare ogni difesa – inclusa quella di previsto schieramento in Polonia e Repubblica Ceca – resta comunque alla Russia una capacità nucleare con cui gli Usa devono fare i conti.

    La deterrenza non sta più nella capacità di mutua distruzione assicurata (Mad) ma nelle perdite causate agli Usa da un eventuale attacco russo che, per quanto marginali rispetto a una catastrofe nucleare planetaria, sarebbero in ogni caso inaccettabili sul piano politico. Quanto basta per mettere in discussione l’onnipotenza nucleare Usa. Si spiega così la priorità attribuita da Putin all’ammodernamento del suo deterrente che finirà per condizionare tutta la nuova dottrina militare russa.

    Il generale Gareyev ha chiarito l’immanenza della minaccia nucleare sugli scenari di crisi convenzionali con questa frase: “Le guerre future saranno condotte con armi convenzionali ad alta precisione nel contesto di una minaccia nucleare permanente. Se la Russia dovesse fronteggiare uno schieramento di forze estremamente sfavorevole in tutte le direzioni strategiche, le armi nucleari rimarrebbero il deterrente strategico più importante e affidabile contro un aggressione esterna”.

    Il 15 febbraio a Mosca il capo di stato maggiore della Difesa russo, generale Yury Baluyevsky, aveva prospettato la minaccia di un ritiro unilaterale dal trattato Inf (Intermediate range nuclear forces). Non è stata una semplice reazione allo schieramento antimissile Usa in Europa, piuttosto un altro passo verso il mantenimento di quella capacità di deterrenza asimmetrica voluta da Putin.

    Toni più concilianti invece ha usato Gareyev nel riferirsi a generici “pericoli transnazionali che possono essere fronteggiati solo con strumenti transnazionali”. Il generale ritiene “possibile demarcare zone di responsabilità tra la Nato e la Csto (Collective security treaty organization, l’istituzione che riunisce intorno a Russia, Bielorussia e Armenia quattro repubbliche centro asiatiche ex sovietiche). L’intento politico è chiaramente provocatorio nei confronti dell’espansionismo della Nato, inaccettabile agli occhi di Mosca. Non va comunque sottovalutata la visibilità sempre maggiore che la Russia conferisce alla Csto quasi a suggerire l’idea di una versione attualizzata del confronto tra Nato e Patto di Varsavia.

    L’intervista di Gareyev e le dichiarazioni di Baluyevsky erano in sintonia con il discorso di Putin a Monaco e indirettamente avallate dal ministro della Difesa Sergei Ivanov presente lo scorso 9 febbraio al vertice Nato di Siviglia. Ora Ivanov ha lasciato l’incarico di ministro della Difesa per dedicarsi a tempo pieno alle sue funzioni di vice primo ministro con delega sull’industria, compresa ovviamente quella della Difesa. Al suo posto è stato nominato Anatoly Serdyukov, già responsabile dei tributi federali.

    La nomina di Ivanov (che sarà responsabile della sicurezza nazionale e delle politiche di industria, trasporti, comunicazioni e scienza, inclusi il nucleare e la protezione ambientale) è stata interpretata come una possibile investitura alla successione di Putin. Contemporaneamente però sembra essersi abbassato il profilo del ministro della Difesa fino a oggi mantenuto al massimo livello. Con l’attenzione concentrata sul dopo Putin, sembra poco probabile che la nuova dottrina possa vedere la luce in tempi brevi, a meno che non sia già stata definita sotto il mandato di Ivanov e tenuta in serbo per essere ufficilmente pubblicata in una prossima occasione.

    Fonte: www.paginedidifesa.it

  2. #42
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    IRAN: GLI USA ALL’ATTACCO

    Sabato, 03 Marzo 2007 - 00:05 -
    di Carlo Benedetti
    Siamo già in guerra? Di certo c’è che la Nato ha chiesto alla Turchia di aprire sia il proprio spazio aereo che i confini di terra con l'Iran. E tutto sta a dimostrare che è iniziato il conto alla rovescia per l’attacco alla Repubblica islamica di Ahmadinejad. Teheran è in stato d’allerta e molti paesi stanno già lanciando l’allarme per quanto potrebbe accadere. Si muove, in primo luogo, la Russia. Con il Cremlino che teme che il governo di Ankara ceda alle pressioni americane. Perché in caso di assenso turco il Pentagono avrebbe la strada spianata per intraprendere un'azione militare nei confronti dell'Iran al fine di liquidarne gli obiettivi strategici, primi fra tutti quelli nucleari. Siamo sull’orlo del burrone – dice la Radio di Mosca – ricordando che a partire da questi momenti sarà sufficiente un ordine della Casa Bianca per consentire, nel giro di 24 ore, bombardamenti generali sull’Iran con l’utilizzo di portaerei, sommergibili e basi statunitensi dislocate nel Golfo Persico.

    La decisione ultima spetta al presidente Bush. Sarà lui a far scattare l’operazione e ad aprire nell’intero bacino – già logorato dalla guerra contro l’Iraq – un nuovo e terribile fronte. Intanto entrano in campo le diplomazie dei paesi della Lega araba con il Segretario generale Amr Musa che annuncia che l’opposizione ai piani americani sarà immediata e dura. E in tale contesto il leader arabo smentisce quanto sostenuto da Israele e cioè che paesi come il Katar, l'Oman e la stessa Arabia Saudita avrebbero già dato il proprio assenso ai piani di Bush. E’ chiaro – ha precisato Amr Musa – che si sta cercando di fornire notizie false per destabilizzare l’intera area e confondere le diplomazie occidentali.E’ allarme generale, quindi. E dalla capitale iraniana il vice ministro degli Esteri Manuchehr Mohammadi annuncia che l'Iran è pronto "alla guerra". E poco dopo prende la parola il presidente Ahmadinejad che ricorda al paese che il programma nucleare è come "un treno senza freni e senza retromarcia". Mosca rilancia queste posizioni e lo fa nel quadro di una sua campagna che tende a mettere in evidenza la forza militare. Annuncia che nell’immediato futuro la Russia costruirà sistemi antiaerei e antimissilistici della quinta generazione da contrapporre a quelli che gli Stati Uniti intendono installare in prossimità dei confini russi. Tali posizioni sono annunciate con servizi televisivi, radiofonici e giornalistici che riprendono quanto affermato dal nuovo primo vice premier Sergej Ivanov, mentre si attende una riunione straordinaria della commissione governativa che si occupa delle questioni militari. Le preoccupazioni, comunque, sono enormi.

    Mosca è al corrente degli impegni presi dagli stati maggiori delle forze armate Usa. Sa che hanno allestito, su ordine di Bush, un pool incaricato di preparare i piani di attacco concreti. Sa anche che Gran Bretagna, Polonia e Repubblica Ceca hanno già dato il loro assenso ad ospitare le basi e le stazioni radar dello scudo missilistico che gli Usa intendono costruire per intercettare i missili balistici iraniani.
    Ma Mosca - oltre alle questioni militari e alle ovvie operazioni di destabilizzazione che seguiranno – segue con apprensione le vicende del rapporto tra Washington e Teheran anche in relazione alle riserve di gas. La Russia, si sa, è il Paese che può contare sulla maggiore quantità di riserve: 47.820 miliardi di metri cubi, il 27% del totale mondiale. E subito, al secondo posto della classifica, c'è l'Iran dove, al momento, sono stati scoperti 26.740 milioni di metri cubi di gas naturale, pari al 15% delle riserve mondiali. Ma i calcoli più recenti rivelano che quello scoperto sinora sia solo il 38%. Ed è di fronte a tutta questa situazione energetica che Mosca non può permettersi di uscire dal grande gioco che gli americani intendono portare avanti attaccando l’Iran. Per Putin e per gli strateghi dell’economia russa l’Iran rappresenta una grande arena di intervento per il colosso energetico del Gasprom.

    Ecco, quindi, la grande importanza dell'accordo russo-iraniano che, stipulato recentemente, consente al Gasprom il controllo del primo gasdotto destinato a portare il gas iraniano in Europa occidentale. In altre parole, vista dall'angolazione europea, Gasprom si è comprata il suo potenziale concorrente che è oggi il primo e il secondo detentore mondiale di riserve di gas naturale controllando il 42% di ciò che si trova nei giacimenti di tutto il mondo.
    L’ alleanza Russia-Iran nel settore strategico del gas è, quindi, cosa fatta. E le conseguenze politiche (guerra eventuale, permettendo) non si faranno attendere. Intanto nel Palazzo di Vetro la Russia è impegnata a fare da scudo all'Iran e non è difficile intuire che questa strategia è finalizzata anche a spianare la strada al Gasprom. Chiaro, quindi, l’impegno russo sull’intero scacchiere. Perché Putin sa che se non saranno accettate le proposte avanzate dagli organismi economici russi (che attenuano le “punizioni” previste per l'Iran, intenzionato a portare avanti il programma nucleare) Teheran si sentirà libero di sviluppare il proprio programma nucleare ritenendosi ufficialmente svincolato. Ecco perché il patto del gas tra Russia e Iran non fa che rendere ancora più saldo il legame tra Teheran e Mosca. Intanto Ahmadinejad sa che potrà contare quantomeno sulla tacita benevolenza di Putin ogni volta che minaccerà di cancellare Israele dalla cartina geografica. Si è, quindi, al giro di boa con un drammatico crescendo di iniziative di guerra che segnano l’implacabilità del conto alla rovescia.

    Fonte: www.altrenotizie.org

  3. #43
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    Qui Putin mi delude: avrebbe una splendida occasione per dimostrare la forza di una neutralità armata e scongiurare la guerra con minacce ad entrambi. Invece qui si nota la debolezza intrinseca di chi trascura il futuro economico del suo paese (industrie e agricoltura) per cedere alle pressioni degli oligarchi economici del petrolio. Guardiamo il fatto che americani d' opposizione, come Stieglitz e Hillary Clinton, ormai stiano riconoscendo che l' energia fossile è destinata a perdere la guerra contro quella rinnovabile.
    Putin ha solo gas e petrolio, quindi si allea con chi sta nella sua stessa posizione. Se Hillary diventa presidente, il petrolio presto non varrà una cicca.

  4. #44
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    Citazione Originariamente Scritto da Zapatista Visualizza Messaggio
    Vedi che alla fin fine si torna sempre li?
    Il vero nemico(non dell'occidente, che è un espressione geografica con minor senso e peso di quella espressa dall'Italia Metternichiana) Rimane la Russia, è il destino della Russia cercare di espandersi ad ovest anche se cosi facendo entrerà sempre in conflitto con le altre nazioni d'Europa.

    Cosi come è destino della Germania cercare lo spazio ad est venendo a contatto con la Russia e dando fuoco alle polveri.

    A tal guisa la storia de 1700 non è poi cosi diversa da quella del 1900
    si ma siamo nel 2000, la Russia non ha bisogno di raccogliere grane all'Ovest (apparte ucraini e bilorussi che sono anche essi "russi" etnici) ne tanto meno meno la Germania, le cooperazioni comerciali ed economiche sono piu profique di una guerra.

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da capitanamerica7 Visualizza Messaggio
    Ma che vuoi contenere.....la Russia è un paese di ubriaconi, sfaticati
    senza futuro; guardati l'aspettativa di vita di un uomo russo!!!

    NON SONO NEMMENO PIU IN GRADO DI INGRAVIDARE LE LORO DONNE
    che infatti vogliono sposare uomini stranieri, americani in testa!!!!

    Ancora con i sogni di gloria!!!!


    anche qui devi venire a inquinare l'ambiente con le tue uscite da mangia merda e servilismo alla ebreomassoneria.... dubito che diresti tali insulti in faccia a un russo, ..

    sta di fatto che la razza bianca non è piu in crescita in tutto il pianete anceh negli usa che viene sovraffollata da negritos, mulattos, maroccos, e latinos, i quali costruiscono sterminate baraccopoli.

  6. #46
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    Citazione Originariamente Scritto da capitanamerica7 Visualizza Messaggio
    Immagina quanta vodka scorre al cremlino, questi se la bevono e poi
    parlano!!!!


    La Russia esporta SOLO GAS E UN PO DI PETROLIO, niente altro!!!!
    e si, armi, avionica, metalli e pietre ed altro.

    entro il 2007 sarà anche il primo esportatore di petrolio, in euri

  7. #47
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    Citazione Originariamente Scritto da capitanamerica7 Visualizza Messaggio
    CONOSCI POCO LA STORIA!!

    Il "genocidio" degli Indiani è stato fatto dagli europei che sono
    andati negli USA. Gli americani o statunitensi sono venuti dopo
    (discendenti di europei per l'appunto); ma al dila di queste precisazioni,
    la morte di alcune migliaia di indiani E NIENTE al confronto dei GULAG
    delle esecuzioni di massa, fatte da Stalin dopo la rivoluzione Rossa!!!

    Parliamo di milioni di morti!!

    Putin è UN UTILE IDIOTA, per un motivo molto semplice:
    l'imperativo della politica USA e il "dividi et impera" di "romana" memoria,
    in pratica se la Russia si alleasse (sul serio) con il resto d'Europa
    i margini di manovra degli yankee sarebbero fortemente ridotti.
    Al contrario un "nanetto indispettito" come "sPutino" che minaccia e
    si agita fa innervosire di molto gli europei......NIENTE ALLEANZE,
    e "USA Rules Forever"!!!!
    gli indiani gli avete sterminati voi mangia merde prima e dopo l'indipendenza eravate sempre voi.

    Certo la Russia vi fa cosi tanta paura che state cercando in tutti modi di accerchiarla militarmente, (dato che economicamente è impossibile) basi in tutta l'europa dell'est batterie missilistiche e radar vicino alla kamchatka in polonia e cechia, piu altri accordi per la gergia.

    Quindi non accerchiate la Cina ma la Russia la quale dopo i conti che hanno fatto i tuoi amici falchi mangialetame a woshinton, la Russia è piu pericolosa e medio-lungo periodo della Cina.

  8. #48
    Sanjica
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    Citazione Originariamente Scritto da .SOVIET. Visualizza Messaggio

    Certo la Russia vi fa cosi tanta paura che state cercando in tutti modi di accerchiarla militarmente.
    Questo vi fa paura


  9. #49
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    Quell' associazione a delinquere fa paura anche a me

  10. #50
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    Stati Uniti - 08.3.2007
    Sono americana, non ditelo
    Riflessioni di una statunitense sulla pandemia dell'odio globale verso gli Usa


    Fonte: www.peacereporter.net


    Jessica Long*


    Va bene, va bene!! Il segreto è svelato... Sono, sfortunatamente, non canadese. In effetti sono americana di una piccola città chiamata Olympia, nello stato di Washington, circa tre ore a sud del confine canadese. Ma shhh... Non ditelo! Forse se sapeste del disagio che queste tre ore di distanza mi hanno causato negli ultimi sei anni non mi giudichereste così duramente per questa piccola bugia.


    Rappresento quel 7 percento di americani che vanno in viaggio all'estero ogni anno. Solitamente, sarei orgogliosa di appartenere a questa statistica. Tuttavia, avendo girato il mondo per la maggior parte durante gli anni dell'amministrazione Bush, mi rendo conto di come la mia nazionalità sia la prima causa di stress durante i miei viaggi. Ho imparato che essere americani è qualcosa di cui non si può più essere fieri, anche soltanto se si ha una minima conoscenza delle questioni globali. In effetti io mi vergogno della mia nazionalità. Ma aspettate un momento... prima che io venga affiancata da un patriota ostinato con dieci stickers in rilievo“Uniti noi siamo” che gli abbelliscono il Suv, lasciatemi dire questo: comprendo il valore dell'orgoglio nelle opportunità, nell'eguaglianza e nella giustizia, ma NON nel nazionalismo per se stesso! Ed è questa la posta in gioco qui: l'ideologia insulare americana. Viaggiare all'estero mi ha permesso di assumere una nuova prospettiva riguardo questa deviata immagine americana auto-costruita. Sono grata per le mie opportunità, la mia libertà e il mio tenore di vita, ma mi vergogno della corruzione del mio governo, dell'ignoranza del mio popolo e dell'egoismo neo-coloniale della mia nazione. Ma non è necessario che siate degli estremisti di sinistra per essere d'accordo con me. E' sufficiente andare all'estero perché ci venga ricordato il disprezzo globale per la nostra nazione.


    Non soltanto non è più sicuro essere americani all'estero, non è più tollerato! La maggioranza degli americani che incontro durante i miei viaggi ricorre alla mia stessa bugia: “Sono, ehm... canadese.” Rinneghiamo la nostra nazionalità per evitare gli sguardi torvi, le prese in giro, le lezioni e alle volte la violenza degli altri stranieri. Negli ultimi sei anni, sono stata due volte in Africa, spedita nel sud-est asiatico e in America centrale e ho vissuto per un breve periodo in Europa per un totale di dodici nazioni diverse. Soprattutto, una cosa mi è diventata chiara: il mondo ci odia. E se tutto il mondo odia la nostra nazione, non vi pare che potremmo anche domandarci il perché? Come sostiene l'ospite di talk show radiofonici e autore di successo Michael Medved, il disprezzo globale verso gli americani deriverebbe dalla “loro” gelosia, dalle “loro” agende anti-capitalistiche dal “loro” disprezzo per la nostra “tossica cultura pop”. Okay, questo spiega i sentimenti degli estremisti islamici, degli idealisti francesi e dei marxisti latino-americani. E il resto del mondo? Medved ammette che “il disprezzo verso gli americani ha raggiunto le proporzioni di una pandemia”, giungendo “agli estremi del globo”. E' possibile che il comunismo e la gelosia siano tanto contagiosi? Non se si guarda all'Europa occidentale, il cui tenore di vita è alimentato dagli sforzi capitalistici... Allora perché?


    Un'indagine svolta dal Pew Research Center e citata su The Economist sfida le ragioni percepite da Medved riguardo al disprezzo nei confronti degli americani. Lo studio ha evidenziato come l'Olanda, la Spagna, la Cina e la Germania fossero le prime quattro nazioni che non vedono l'America favorevolmente. Ad eccezione della Cina, questi paesi anti-americani NON sono economicamente precari, né culturalmente conservatori o indulgenti verso il comunismo. E dunque possiamo davvero dare la colpa all'invidia, al marxismo e alla cultura popolare? Lo standard di vita di Olanda, Spagna e Germania è tra i più alti d'Europa. Sono inoltre considerati di cultura liberale nel modo di confrontarsi con la “cultura pop” straniera e non sono rinomati per le loro ragioni anti-capitalistiche. In Inghilterra e in Canada quasi la metà della popolazione vede negativamente l'America. Questo è estremamente allarmante in quanto si tratta di due dei nostri maggiori alleati. Lo studio ha messo in luce che al contrario India e Polonia ci apprezzano! Oh... ma aspettate! C'è una spiegazione. Dal 1947 al '91 l'India ha attraversato un periodo di socialismo e isolamento economico alimentato dal pensiero anti-capitalista e anti-americano. Un articolo pubblicato su The Futurist suggerisce che sia stato a causa dei fallimenti dell'economia indiana, associato al fatto che gli indo-americani sono demograficamente l'etnia più prolifica degli Stati Uniti, ad averli condotti a ribellarsi al socialismo e ad abbracciare gli ideali americani. Analogamente, anche Polonia e Russia che sono a favore dell'America, fanno ciò a causa della loro mancanza di fede nel regime comunista che cadde nel 1991. Una volta acquisite la conclusione della guerra fredda e il crollo dell'Unione Sovietica, sappiamo bene perché alcuni ci apprezzano. Ma non perché gli altri ci odiano. Perché quest'odio? Che ci crediate o no, non possiamo dare interamente la colpa all'amministrazione Bush per tutto questo. Piuttosto dobbiamo condannare l'ideologia insulare che isola i cittadini americani dal resto del mondo: gli americani non viaggiano. Gli americani non sanno. E ancora peggio non gliene importa. Pretendiamo di girare il mondo, mentre le statistiche mostrano che lo conosciamo molto poco, se mai ne sappiamo qualcosa.


    Secondo la Commissione Europea del Turismo, solo il 18 percento degli americani possiede un passaporto. Questo non prende in considerazione il numero di cittadini in via di naturalizzazione. Quando confrontiamo questi numeri con la percentuale del 41 percento di canadesi che possiedono un passaporto, noi statunitensi risultiamo ancora più isolati dal punto di vista culturale rispetto ai nostri fratelli che stanno più a nord. Inoltre, gli australiani che possiedono un passaporto sono il triplo degli americani. Così, non possiamo dare la colpa della nostra scarsità di viaggi e di interesse verso il mondo alle nostre dimensioni geografiche o alla nostra collocazione. Noi non ci spostiamo perché la nostra ideologia insulare implica che non ne sentiamo il bisogno. E' una profonda e radicata convinzione americana che “noi siamo la migliore nazione del mondo”, e “istintivamente nel giusto” se non “salvatori” in ogni nostro intervento nel mondo. Se ci si basa su questa mentalità, vi è ben poca necessità o interesse a conoscere le altre nazioni. Nel 2006, una indagine commissionata dal National Geographic ha rivelato che l'85 percento dei giovani americani (età 18-24) non erano in grado di localizzare l'Iraq o Israele su di una cartina, il 90 percento non sapeva dove fosse l'Afghanistan. Il 75 percento degli americani non è in grado di individuare la Thailandia, persino dopo lo tsunami del 2004, altamente pubblicizzato.


    Nel 2002, una diversa indagine geografica fu fatta negli Stati Uniti, in Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Messico, Svezia e Gran Bretagna. I cittadini americani offrirono la prestazione peggiore ad eccezione del Messico che realizzò un punteggio di poco inferiore. Questo non è solamente un riflesso del nostro sistema educativo, è anche un riflesso della nostra ideologia. Come mai? Perché solo il 30 percento degli americani ritiene che sia importante dare informazioni anche sulla localizzazione degli stati esteri di cui si parla nei telegiornali. Cosa dicono queste statistiche al resto del mondo? Semplicemente, che mentre gli americani non hanno nessun problema nel cercare di dirigere il mondo, abbiamo davvero poca esperienza di come questo funzioni. E' in questa condizione di ignoranza che giustifichiamo le nostre guerre, le relazioni commerciali e azioni politiche in un mondo che sta rapidamente globalizzandosi. Senza voler essere ottusi e volgari, i pericoli dello stereotipo americano stanno nel fatto che siamo visti contemporaneamente come globalmente ignoranti e culturalmente egocentrici. Questa è la nostra rovina.


    Douglas Richardson, direttore esecutivo dell' Association of American Geographers in Washington D.C. concorda sul fatto che la conoscenza della geografia sia cruciale per adempiere alle proprie funzioni in un mondo in rapida globalizzazione. Vi ricordate del crollo dell'impero romano? Non sto suggerendo un simile destino, ma semplicemente sostenendo che gli americani dovrebbero allontanarsi dall'ideologia insulare nel momento in cui dobbiamo metterci in gara con gli altri popoli del mondo in uno svelamento globale delle carte. Dobbiamo prendere parte all'arena globale come individui ben informati acculturati e dalla mente aperta se vogliamo mantenere una qualsiasi forma di decenza internazionale che forse abbiamo perso. Se così non sarà, siate preparati ad allevare una timida generazione apologetica che guarderà in basso ogni volta che dirà, “sono americano.”

 

 
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