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  1. #1
    Marc0
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    Smile X SAndinista, Palvesario e tutti....

    Hasta!
    Avrei bisogno di iniziare una discussione per capire bene la "Terza via " di Berlinguer. Non ho capito molto, mi sembra che diceva il compagno Enrico che "la spinta propulsiva della rivoluzione d'ottobre si era arrestata" e non era sufficente il riformismo socialdemocratico del modello nord europeo.
    Pero dico io, l'alternativa a queste due forme?
    Grazie
    Marc0

  2. #2
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    Provò l'eurocomunismo con lo spagnolo Carrillo e col francede Marchais, che poi si tirò indietro: dai documenti di allora, se non ricordo male, si parlava di superare il capitalismo (cosa che la socialdemocrazia nordica non aveva fatto) con il consenso delle grandi masse popolari e nella più piena libertà politica, a differenza di quanto era accaduto in URSS e nei paesi del "socialismo reale".

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Marc0 Visualizza Messaggio
    Hasta!
    Avrei bisogno di iniziare una discussione per capire bene la "Terza via " di Berlinguer. Non ho capito molto, mi sembra che diceva il compagno Enrico che "la spinta propulsiva della rivoluzione d'ottobre si era arrestata" e non era sufficente il riformismo socialdemocratico del modello nord europeo.
    Pero dico io, l'alternativa a queste due forme?
    Grazie
    Marc0
    Sinceramente credo che la risposta precedente in sintesi sia abbastanza azzeccata e illuminante. Come mia risposta personale e soggettiva direi che la terza via tra URSS e Socialdemocrazia potrebbe essere il comunismo.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da LibertàEguale Visualizza Messaggio
    Provò l'eurocomunismo con lo spagnolo Carrillo e col francede Marchais, che poi si tirò indietro: dai documenti di allora, se non ricordo male, si parlava di superare il capitalismo (cosa che la socialdemocrazia nordica non aveva fatto) con il consenso delle grandi masse popolari e nella più piena libertà politica, a differenza di quanto era accaduto in URSS e nei paesi del "socialismo reale".

    Non solo. Nell'ambito del revisionismo socialdemocratico eurocomunista c'era il ribadimento assoluto della via pacifica al comunismo che vedeva nella partecipazione parlamentare l'unica via praticabile.
    Non a caso il PCI accuratamente si premurerà negli anni Sessanta e Settanta di porsi in contrasto (più o meno aspro a seconda dei casi) con tutto l'ambiente extraparlamentare comunista nato dal movimento studentesco salvo poi accogliere a braccia aperte tutti i transfughi dallo stesso durante la prima crisi movimentista e quella seguita allo sfascio dell'Autonomia.
    Nella stessa ottica va inserita tutta la strategia berlingueriana del "compromesso storico" che nella realtà voleva solo lui appoggiando a volte sino al calo completo delle braghe i governini a guida DC. Una politica che non pagò. Se Moro non fosse stato ucciso dalle BR comunque avrebbe sempre al massimo permesso al PCI un sostegno esterno.
    sottovalutare dell'eurocomunismo fu il riferirsi principalmente al così detto ceto medio e ai movimenti di lotta sociale che stavano nascendo negli anni Settanta come i movimenti femministi o quelli degli omosessuali.
    Personalmente giudico l'eurocomunismo berlingueriano come una strategia fallimentare che non portò più voti al PCI (anzi ne perse tra i 3 ed i 5 punti percentuali in diverse occasioni e nonostante la crisi nera della DC di allora) nè lo portò mai al governo.
    Un altra caratteristica da non
    Sul piano personale ho sempre visto comunque Berlinguer come una persona moralmente a posto.

    A luta continua

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Sinceramente credo che la risposta precedente in sintesi sia abbastanza azzeccata e illuminante. Come mia risposta personale e soggettiva direi che la terza via tra URSS e Socialdemocrazia potrebbe essere il comunismo.
    Eh magari una volta tanto....

    A luta continua

  6. #6
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    Sul piano personale ho sempre visto comunque Berlinguer come una persona moralmente a posto.
    Direi anche di più: una persona esemplare, d'altri tempi, di quelle che non trovi più nella politica odierna. Non è cosa da poco. Berlinguer aveva un carisma unico, che derivava dal profondo rispetto che era capace di suscitare. Una sensazione difficile da spiegare. Me lo ricordo piccolo piccolo, davanti ai cancelli della Fiat ad appoggiare gli operai in sciopero, senza avere nulla del trascinatore o dell'oratore, ma capace di farsi ascoltare parola per parola. Me lo ricordo quando in tv nessuno si azzardava a fargli una domanda fuori dalla politica canonica di allora, ma una volta durante una tribuna politica un giornalista gettò nell'imbarazzo tutto lo studio Rai "osando" chiedergli, con mille scuse e precauzioni, quale fosse l'ultima volta che era andato al cinema: "Proprio l'altro ieri, con i miei nipotini". E se posso chiedere - insisteva il giornalista - che film ha visto? "E.T.". E.... le è piaciuto? "Moltissimo. E' un film di grande umanità". Me lo ricordo quando Benigni lo sollevò di peso, mentre lui gli diceva "piano, piano...". Me lo ricordo quando a Tribuna elettorale tirava sempre fuori un cartello enorme col simbolo del PCI, dicendo di "fare una croce su questo simbolo, il primo in alto a sinistra", "per cambiare l'Italia". E me lo ricordo in quell'ultimo comizio dell'84, quando colpito da ictus si sforzava di continuare a parlare, con la faccia stravolta, e non voleva lasciare il palco...
    Grande Enrico.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Personalmente giudico l'eurocomunismo berlingueriano come una strategia fallimentare che non portò più voti al PCI (anzi ne perse tra i 3 ed i 5 punti percentuali in diverse occasioni e nonostante la crisi nera della DC di allora) Berlinguer come una persona moralmente a posto.

    A luta continua
    Nessuno aveva dubbi in proposito.
    Comunque, chiedere a Palvesario e Sandinista di Berlinguer e' tutta da ridere....

  8. #8
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    Comunque Marco per la storia dell'evoluzione del marxismo in Italia ti consiglio un libro molto interessante edito da Manifestolibri :



    Cristina Corradi
    Storia dei marxismi in Italia
    manifestolibri, 2005

    "La più completa ricostruzione, storica e teorica, della presenza del marxismo nella storia della cultura italiana, dalla fine dell'Ottocento a oggi. Prendendo le mosse dai primi dibattiti sul marxismo in Italia, che videro protagonisti Labriola, Mondolfo e Gramsci, il volume ripercorre e analizza tutte le principali vicende del marxismo teorico italiano, che hanno accompagnato la storia della sinistra nel nostro paese, dal dopoguerra fino alla crisi del marxismo nell'ultimo decennio del Novecento. Ricostruendo un vastissimo dibattito che tocca questioni di teoria sociale e politica, di filosofia ed economia, l'autrice analizza il pensiero di molti intellettuali che furono protagonisti di una stagione importante della vita culturale e politica italiana: da Galvano della Volpe a Lucio Colletti, da Sebastiano Timpanaro a Cesare Luporini, da Raniero Panzieri a Mario Tronti, fino alle discussioni più recenti, come quelle suscitate da Impero di Toni Negri. Il volume non è solo una ricchissima miniera di informazioni; è anche il tentativo di tracciare il bilancio di una corrente culturale che ha segnato in profondità la nostra storia." (dal sito dell'editore)

    Indice:

    Introduzione

    Parte prima. Da Labriola a Gramsci (1895-1937)

    I. Materialismo storico e filosofia della prassi - Tra Labriola e Mondolfo
    - L'articolazione labriolana della teoria marxista
    - L'interpretazione crociana del marxismo
    - Il socialismo eclettico e attivistico di Sorel
    - L'esegesi gentiliana della filosofia della prassi
    - L'umanesimo positivo di Mondolfo
    - L'egemonia neoidealistica

    II. La filosofia della prassi di Gramsci
    - Dall'idealismo soggettivo alla riscoperta di Labriola
    - L'anti-Croce e la critica del materialismo di Bucharin
    - Una lettura originale delle Tesi su Feuerbach

    Parte seconda. Dellavolpismo, storicismo, operaismo (1945-1980)

    I. La ripresa del marxismo dalla Liberazione ai primi anni '60
    - Il rinnovato interesse per il marxismo nel secondo dopoguerra
    - Della Volpe: l'incontro con il giovane Marx
    - Banfi: marxismo e razionalismo critico
    - Luporini: dall'esistenzialismo allo storicismo marxista
    - Colletti e Rossi: le due anime del dellavolpismo
    - Panzieri: la sociologia della classe operaia

    II. Alla ricerca di nuove forme teoriche
    - Dalla scomparsa di Togliatti alla proposta del compromesso storico
    - Luporini critico dello storicismo
    - La rivoluzione copernicana di Tronti
    - Dalle astrazioni determinate alle ipostasi reali
    - Il marxismo-leopardismo di Timpanaro

    III. Gli anni '70: primato della politica e collasso della teoria
    - Il confronto tra Napoleoni e gli economisti sraffiano-keynesiani
    - Negri: la teoria dell'operaio sociale
    - Tronti e Cacciari: autonomia del politico e pensiero negativo
    - Il neogramscismo
    - Contraddizione, alienazione, dominio della tecnica
    - Gli anni '80: il compimento dei percorsi di dissoluzione teorica

    Parte terza. Bilanci critici e progetti ricostruttivi

    I. L'eredità dell'operaismo e dello storicismo
    - Dall'operaio sociale alla moltitudine post-fordista
    - Preve: la ricerca di una rifondazione filosofico-antropologica del comunismo
    - Losurdo: la fondazione hegelo-marxista della libertà e della democrazia dei moderni

    II. Ricostruzioni del programma scientifico di Marx
    - La Grassa e Turchetto: un progetto alternativo all'autonomia del politico
    - Bellofiore: Marx dopo Sraffa
    - Critica della fine del lavoro, del post-fordismo e della globalizzazione
    - Le nuove soluzioni della trasformazione

    III. Marx e la realtà dell'astratto
    - Un'alternativa al marxismo dell'alienazione, della contraddizione e della praxis
    - Equivoci di fragilità di un marxismo empirista e spiritualista
    - L'ontologia storico-sociale del Capitale e l'epistemologia del presupposto-posto
    - Fenomenologia e ideologia del postmoderno

    P.S. il libro è consigliato a tutti quelli che conoscono le teorie marxiane principali ma non tutta l'evoluzione italiana e magari sono interessati a capire davvero qualcosa in più.
    Debbo dire che come unica pecca di questo libro c'è la totale assenza di Cervetto.

    A luta continua

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    - Preve: la ricerca di una rifondazione filosofico-antropologica del comunismo
    A luta continua
    ... ergo superamento della dicotomia destra sinistra ed antifascismo il meno possibile....

  10. #10
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    P.S. il libro è consigliato a tutti quelli che conoscono le teorie marxiane principali ma non tutta l'evoluzione italiana e magari sono interessati a capire davvero qualcosa in più.
    Debbo dire che come unica pecca di questo libro c'è la totale assenza di Cervetto.
    Infatti qualche assenza si nota, almeno a scorrere l'indice. Bisogna dire, a difesa dell'autrice, che stendere un resoconto completo è compito da far tremare le vene ai polsi, ma io continuo a non capire perché si mettono alcuni autori (vedi Losurdo) e non altri, a cominciare da un economista marxista come Gianfranco Pala, che secondo me è la... reincarnazione di Marx ma tutti sembrano ignorarlo nonostante insegni alla Sapienza di Roma ed abbia scritto decine di opere degne del Capitale. Boh!

 

 
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