| Mercoledì 24 Gennaio 2007 - 10:58 | Michele Mendolicchio |
Quanto sta accadendo nelle scuole del nord dimostra che il multiculturalismo è solo una bella parola e basta. A Torino si sta verificando una situazione in controtendenza di quanto affermano i nostri ministri buonisti che vogliono trasformare l’Italia in un Paese multietnico. Cosa è successo? La maggioranza dei genitori ha ritirato dalla scuola i propri figli in segno di protesta per l’eccessiva presenza di bambini immigrati.
E’ un chiaro segnale di rottura nei confronti di chi porta avanti questa politica dell’accoglienza, in ossequio ai diktat d’Oltreoceano.
La fuga dalle scuole statali verso le private rappresenta un costo ulteriore per le famiglie. Ma si sceglie il sacrificio piuttosto che accettare questo buonismo da quattro soldi. Il caso di Torino dovrebbe suonare come campanello d’allarme per il ministro per la Solidarietà Ferrero che proprio l’altro giorno ha annunciato la nuova legge sull’immigrazione, da approvare entro il mese di febbraio.
Il ritiro dei propri bambini sta creando seri problemi alla composizione delle stesse classi.
C’è il rischio, grazie a questa sbagliata politica dell’accoglienza, che le classi siano composte di soli alunni di colore. E quindi di questo passo ci sarà una scuola privata di serie A e quella statale di serie B.
“Temiamo -ha sottolineato una dirigente dell’Istituto Manzoni- di non riuscire a formare una terza classe prima, pur sapendo che i bambini del territorio in età da debutto alle elementari sono almeno un centinaio. Ne abbiamo già persa una l'anno scorso”.
Inoltre, questa politica sull’immigrazione porterà altri danni, in primis aumenterà la discriminazione. Ci saranno sempre più quartieri di soli immigrati. Vale l’esempio di San Salvario, dove se fino a poco tempo fa c’erano delle famiglie italiane assieme ai tantissimi nuclei di immigrati, adesso c’è il rischio che il quartiere cada in mano agli extracomunitari.
Sulla scelta di ritirare i propri figli dalle classi multietniche, la dirigente scolastica ha sottolineato che il fenomeno è dovuto a una piccola minoranza di genitori. Si tenta di sminuire quanto sta accadendo nelle scuole della Capitale dell’auto. Fenomeno che si sta allargando a macchia d’olio. Non è limitato solo alla periferia ma riguarda anche le scuole del centro storico. Addirittura nella scuola elementare “Pacchiotti” il fenomeno del ritiro ha portato alla formazione di una sola prima classe.
Quanto sta accadendo nelle scuole del Piemonte e in particolar modo nel capoluogo torinese è una conferma della rottura fra la gente e il governo sulle politiche migratorie.
Far venire nel nostro Paese tantissimi extracomunitari, soprattutto clandestini, senza più alcuna limitazione e senza più alcun controllo o meglio senza più il filtro della Questura visto che il permesso di soggiorno ormai viene rilasciato dai patronati sindacali vuol dire mettere in crisi la stessa convivenza tra italiani e immigrati. Anche quella a livello scolastico.
E il problema, spiega un dirigente scolastico, non è solo culturale ma anche abitativo, essendoci in alcune zone solo immigrati. La soluzione proposta dal ministro Fioroni di ridistribuzione delle famiglie di immigrati nei vari quartieri torinesi non pare affatto appropriata.
Dal caso delle scuole di Torino emerge chiaramente un segnale di altolà alle scelte di questo governo sul tema dell’immigrazione. Con il buonismo dell’accoglienza alla Veltroni e Ferrero non si va da nessuna parte. O meglio si va verso… la fuga dalle scuole statali.




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