Non si può imporre una memoria collettiva se prima non si è stabilita una verità accertata e condivisa.
D'altra parte non si può far passare il concetto che le verità storiche siano quelle che escono dai tribunali o dai codici penali, ma quella che emerge dalla ricerca storico-scientifica, dal dibattito dialettico fra studiosi, fra ricercatori.
E proprio il dibattito scientifico deve essere il punto di partenza: l'esposizione e la contrapposizione di tesi, anche opposte o apparentemente assurde, porta inevitabilmente ad un punto certo e condiviso. I tempi in cui Galileo fu condannato per aver espresso una tesi dimostratasi poi vera, sono lontanissimi, oggi si deve avere il coraggio di affrontare qualunque argomento senza timori di sorta, senza la paura che una verità generale venga strumentalizzata per fini particolari. Al contrario, proprio la paura delle strumentalizzazioni, che porta spesso a negare un confronto dialettico paritetico, suscita la reazione non voluta, ossia lo scontro fra presunte verità, comunque opinioni di parte, il cui unico esito sarà una verità non condivisa ed una memoria labile e titubante che può appoggiarsi unicamente su provvedimenti arbitrari e non oggettivi.




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