Senza parole per ciò che è diventato questo pianeta per colpa di queste vili merdaccie:
Somalia, nuovo raid Usa Tensione a Mogadiscio
Colpi di mortaio sull'aeroporto. Continua la guerriglia urbana
Articolo pubblicato il: 2007-01-25
NAIROBI - Gli Stati Uniti hanno lanciato un nuovo attacco aereo, lunedì, contro posizioni di islamici nel Sud della Somalia, e moltiplicato le ricognizioni. Ciò mentre l'ambasciatore Usa a Nairobi apre formalmente - con un incontro personale con il loro leader - all'ala moderata islamica.
Intanto a Mogadiscio la tensione resta alta: ieri mattina tre colpi di mortaio sono stati lanciati contro l'aeroporto internazionale: almeno un morto ed alcuni feriti. E mentre da un canto le truppe di Addis Abeba -non certo con grande rapidità - continuano il ritiro iniziato due giorni fa, il premier e uomo forte etiopico, Meles Zenawi, ha precisato che, comunque, alcuni contingenti resteranno nella capitale somala fino al termine del ripiegamento, esprimendo altresì la convinzione che nel frattempo sarà dispiegata la forza di pace panafricana.
Ma la situazione politico-diplomatica resta di stallo. L'attuale leadership del Governo Federale di Transizione (Tfg) somalo, composta di "duri", poco propensi ad aperture, pur dinanzi alle forti pressioni internazionali, sembra ferma sulle sue posizioni intransigenti, malgrado alcune aperture effettuate martedì dal premier Ali Gedi. «Tutte da verificare nei prossimi giorni, ed a fronte di atti concreti», ha detto il viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli, che lo ha incontrato martedì in serata a Nairobi, dove è in missione.
E dinanzi a queste resistenze del Tfg, gli Usa hanno compiuto ieri un gesto di grande valenza politica. L'ambasciatore in Kenya, con delega per la Somalia, Michael Rannerberger, ha incontrato a Nairobi il leader dell'ala moderata delle Corti islamiche Sheikh Ahmed. In realtà il punto non è l'incontro (i due si erano già visti numerose volte nell'ultima settimana, da quando, intorno al 15 gennaio, Sheikh Ahmed si era consegnato, col consenso di Washington, ai keniani), ma nel messaggio dato con far circolare la notizia dell'incontro. Una specie di investitura formale, visto che l'ambasciatore aveva già dichiarato che c'era l'esigenza che il Tfg aprisse ai moderati islamici, facendo anche il nome di Sheikh Ahmed. Difficile che Gedi ed il suo braccio destro, il vicepremier Hussein Aidid, possano restare su posizioni intransigenti. Anche perché l'Etiopia (alleato di Washington, è la sua "sentinella" antiterrorista nella regione) non glielo consentirebbe. Non a caso nei giorni scorsi c'è stato un incontro ad Addis Abeba tra Meles Zenawi ed il presidente somalo Abdullahi Yusuf, che sembra ormai prendere le distanze dall'ala dura. Situazione difficile, ma in movimento, mentre la tensione a Mogadiscio sale sempre di più. Anche ieri, dopo l'attacco all'aeroporto, ci sono stati rastrellamenti da parte di etiopici e polizia governativa, contro i quali la popolazione si è ancora una volta mobilitata. Scontri violenti ma non si segnalano vittime. Un equilibrio tra terrore e guerriglia urbana che non può tenere a lungo: di qui l'ipotesi di fare di Mogadiscio una "città aperta": via gli etiopici, subito peacekeepers: ma con l'intesa di nuove regole di gestione della cosa pubblica, aperta alla società civile e ai moderati islamici, e con l'abolizione della legge marziale.




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