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Discussione: catricalà

  1. #61
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    Citazione Originariamente Scritto da azerty Visualizza Messaggio
    La riforma Gentiloni ignora che in Italia c'è già un secondo monopolio... regalato, tanto per cambiare, dal cialtrone di Arcore al suo amico australiano...
    Credeva di fare il magliaro anche con Murdoch. Ma Murdoch non è un venditore come Berlusconi è un capitalista vero, e quindi non si fa incantare da Berlusconi, che ora scopre che non solo non lo ha fregato, ma rischia di fare la fine che ha fatto tutte le volte che si è trovato davanti, senza essere protetto dalla politica, concorrenti veri: la fine dell'agnello con il leone. Comunque i tetti pubblicitari varranno per tutti, anche se sono chiaramente ancora troppo larghi. In ogni caso il potere economico di Berlusconi si ridimensionerà rapidamente. Per quello mediatico la faccenda non è così semplice: il pubblico di Berlusconi difficilmente migrerà verso il satellite in tempi rapidi.

  2. #62
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    Murdoch è uno squalo... il cialtrone s'è portato in casa uno che gli affari li sa fare eccome...

  3. #63
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    Citazione Originariamente Scritto da azerty Visualizza Messaggio
    Yes... ma Gentiloni, in base a quello che ha spiegato amabilmente a Ballarò, di fatto propugna un provvedimento che non cambia una mazza dal punto di vista della concentrazione pubblicitaria nel duopolio e si limita a danneggiare Mediaset. Quando il cialtrone di Arcore parla di legge contra personam per una volta ha perfettamente ragione.
    Se passasse, da una situazione (dati presi con l'accetta, sono leggermente più alti) 60% Mediaset + 30% RAI si passerebbe a 45% Mediaset + 45% RAI (dove volete che finisca la quota pubblicitaria che si libera? Dai nani o dall'altro gigante?). Cioè dal 90% del mercato pubblicitario controllato da due soggetti al... 90% del mercato controllato dagli stessi soggetti.
    Wow, una rivoluzione...
    1. La Rai non può arrivare al 45% del mercato pubblicitario perché ha dei limiti alla pubblicità e questo libererà un 15% circa di raccolta almeno per altri soggetti;
    2. Le altre normative europee prevedono poi il 40% a quanto mi risulta, quindi non è che ci sia sta enorme differenza;
    3. Ciò premesso, avrei fatto norme più rigide con soglie del 35% e affollamento non al 16% ma al 14% per chi supera il tetto.

  4. #64
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    Predefinito Catricalà: arbrito di parte (Mediaset)

    Riforma tv, Catricalà: "No al tetto del 45% per la pubblicità"
    Il presidente dell'Antitrust critica il ddl Gentiloni
    .


    L'arbitro di parte

    di GIOVANNI VALENTINI

    È come se un arbitro di calcio, mentre sta arbitrando, contestasse la regola del fuori gioco o permettesse a una squadra di scendere in campo con dodici o più giocatori. Come se la Polizia stradale, in servizio di Stato, criticasse i limiti di velocità. O come se una commissione urbanistica comunale, nell'esercizio delle sue funzioni amministrative, rinunciasse a disciplinare l'altezza dei palazzi in costruzione.

    La sconcertante sortita di Antonio Catricalà - presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato - contro il "tetto" alla pubblicità televisiva previsto dal disegno di legge del ministro Gentiloni, è innanzitutto una negazione del proprio ruolo e della propria responsabilità all'interno di una democrazia economica, in base ai principi del sistema capitalistico.

    Se non si può porre un "tetto" alla raccolta pubblicitaria, perché questo - secondo il ragionamento di Catricalà, definito "assolutamente falso" da una durissima nota di Palazzo Chigi - è il fatturato di un'azienda televisiva, allora non si può porre un "tetto" ad alcun fatturato di alcuna azienda. E allora tanto vale abolire il mercato, abolire la normativa antitrust e abolire di conseguenza anche l'Authority.

    Sappiamo bene, invece, che dagli Stati Uniti all'Europa, al di là e al di qua dell'Oceano, proprio questa è la funzione delle autorità indipendenti (cioè non dipendenti dal potere politico ed economico) chiamate a garantire appunto la libera concorrenza: valga per tutti il caso di Bill Gates e della sua Microsoft, per fare soltanto l'esempio più recente. Nessuno può impedire evidentemente l'espansione di un'azienda all'interno di un qualsiasi settore. Ma quando la sua crescita ammazza i competitors, quando un'azienda assume o detiene posizioni dominanti, quando realizza una condizione di monopolio o di duopolio, come nel caso della tv pubblica e privata in Italia, è chiaro che si determina una situazione critica, incompatibile con il regolare funzionamento del mercato.

    Tutto ciò è tanto più vero in un settore nevralgico come quello dell'informazione, dove concorrenza è uguale pluralismo e pluralismo è uguale democrazia. Lo è in particolare per la televisione che - ricordiamolo sempre - funziona in regime di concessione pubblica e a maggior ragione è vero per un gruppo come Mediaset che prima ha occupato l'etere abusivamente, con la copertura e la complicità della politica; poi ha continuato a presidiarlo con tre reti, nonostante le numerose sentenze della Corte costituzionale in materia, tutte rinviate, eluse o infine aggirate addirittura con un decreto-legge scandaloso del governo Berlusconi a favore dell'azienda Berlusconi.
    Non si vede perché, d'altronde, gli editori di carta stampata vengano sottoposti al "tetto" del 20% sulla tiratura complessiva dei quotidiani, anch'esso un "tetto" antitrust, mentre la tv commerciale dovrebbe crescere all'infinito senza regole e senza limiti.

    Sono almeno vent'anni che la "questione televisiva" si trascina nel nostro Paese, alla ricerca di una soluzione che non arriva mai e forse mai arriverà. È dal 1997 che la legge Maccanico - predisposta per ironia della storia dallo stesso Catricalà, allora capo di gabinetto al ministero delle Poste - ha fissato due "tetti" per la tv: il 20% delle reti e il 30% delle risorse. E se vogliamo, perfino la famigerata legge Gasparri ne ha stabilito uno, seppure mostruoso e ipertrofico, con l'introduzione del Sic (Sistema integrato delle comunicazioni). Ma il duopolio ha continuato a imperversare, soffocando le altre reti e tutti gli altri media, a cominciare proprio dai giornali. Eppure, in passato, la medesima Autorità antitrust - sotto la precedente gestione - aveva denunciato più volte l'abnorme concentrazione televisiva in capo alla Rai e a Mediaset, dichiarando anche "ridondante" il numero delle rispettive frequenze.

    Oggi il Garante si preoccupa di garantire il fatturato del gruppo Berlusconi invece dell'equilibrio di mercato.
    A seconda delle stime di fonte diversa, la riduzione per le casse del Biscione potrebbe variare dai 100 ai 500 milioni di euro. Ma a parte il fatto che - all'indomani dell'approvazione della Gasparri - fu lo stesso Fedele Confalonieri ad annunciare trionfalisticamente che in forza di quel provvedimento la sua azienda avrebbe incassato uno o due miliardi in più all'anno, la proposta Gentiloni indica un "tetto" del 45% (fin troppo alto) rispetto a una "torta" che può continuare a crescere e che verosimilmente continuerà a crescere, consentendo a Mediaset di macinare utili netti nell'ordine dei 500-600 milioni all'anno com'è avvenuto negli ultimi tempi.

    Con una coincidenza singolare, l'outing di Catricalà arriva proprio all'indomani del furibondo attacco di Silvio Berlusconi che - incurante del suo macroscopico conflitto d'interessi - s'è permesso di definire "un crimine" la riforma Gentiloni, annunciando la mobilitazione della piazza: ma è bene dire fin d'ora che cinque milioni di persone sarebbero comunque poche, troppo poche, per un'azienda che vanta gli ascolti televisivi di Mediaset. Per di più, la pronuncia del Garante cade alla vigilia di un'audizione presso la Commissione Trasporti (e Telecomunicazioni) della Camera, in programma già da tempo per oggi, di cui il Parlamento non potrà non chiedergli conto.

    È lecito concludere, dunque, che tutta questa fretta, questa precipitazione, questa ansia di apparire e sentenziare, risultano nello stesso tempo inopportune e sospette? Con quale legittimità e credibilità l'Antitrust interverrà d'ora in poi sulle pompe di benzina, sulla vendita dei farmaci nei supermercati o su altre quisquilie del genere? Più che una bocciatura della legge Gentiloni, come si sono affrettati ad annunciare i tg di Mediaset, questa è un'abdicazione ai compiti e ai doveri istituzionali dell'Authority. Un atto di subordinazione. O forse, una tratta o una cambiale ipotecaria.

    (30 gennaio 2007)

  5. #65
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    E questo è quanto Catricalà ha detto oggi:

    In un'audizione davanti alle commissioni parlamentari il presidente dell'Antitrust
    sottolinea le "molte luci e alcune ombre" del disegno di legge Gentiloni

    Legge sulle tv, Catricalà insiste: "No al tetto per la pubblicità"

    Giudizio negativo anche sulla definizione per legge della posizione dominante

    Bene invece il digitale, la promozione di internet e il rispetto della Corte costituzionale

    ROMA - Antonio Catricalà, presidente dell'Antitrust, ribadisce davanti alle commissioni parlamentari Cultura e trasporti la sua contrarietà ad alcuni aspetti del ddl Gentiloni sul riordino del sistema radiotelevisivo. E, in particolare, il suo "no" al tetto del 45% sulla raccolta pubblicitaria. Che, a suo giudizio, aumenta la già forte "simmetria" del duopolio Rai-Mediaset, finendo per deprimere - anziché incentivare - la concorrenza.

    Un giudizio che, sottolinea Catricalà, non nasce certo da valutazioni di natura politica: "Io non sposo un'idea politica o un'altra, anche perchè come magistrato non l'ho mai sposata e penso che uomo dello stato debba servire lo stato. Nè ho intenzione di fare attività politica". "Quando ho detto che un tetto potrebbe creare una discrasia di mercato - aggiunge Catricalà - ho semplicemente fatto il mio mestiere".

    Pubblicità televisiva. Infatti a parere di Catricalà, anche se intende tutelare concorrenza e pluralismo, il tetto del 45% di fatto pone "limiti alla crescita delle imprese", rischiando di non ottenere gli effetti desiderati e di essere "un freno alle potenzialità di sviluppo degli operatori". Meglio allora - dice Catricalà - il meccanismo della legge Maccanico il cui tetto era più basso (30%) ma la base di calcolo era più ampia: comprendeva "pubblicità, canone della Rai, convenzioni e abbonamenti pay-tv. Ma soprattutto era fatto salvo lo sviluppo interno delle aziende".

    Posizione dominante. Per il numero uno dell'Antitrust la sua definizione per legge "non è opportuna", dal punto di vista di efficienza del mercato. Dovrebbe invece trattarsi di "un giudizio caso per caso, che spetta all'Autorità compiere sulla base della valutazione di tutte le condizioni di mercato e non solo delle quote detenute dalle imprese".

    Digitale. Per velocizzare il passaggio al digitale, occorre, a parere di Catricalà. "una politica di incentivazione degli acquisti del decoder incentrata su apparecchi plurivalenti, che non dovrebbero incontrare le critiche dell'Unione europea". Il presidente dell'Sntitrust suggerisce anche di destinare al digitale le frequenze lasciate libere dagli operatori che hanno più di due emittenti su frequenze terrestri analogiche.

    Giudizio complessivo sul Ddl Gentiloni. Nella proposta di legge del ministro delle Comunicazioni, secondo Catricalà, ci sono "molte luci e alcune ombre". Tra le prime l'accelerazione del passaggio al digitale; la rispondenza alla giurisprudenza della Corte costituzionale sul pluralismo e alle censure della Commissione europea; il suo "dare certezza e imparzialità alla rilevazione degli ascolti"; la promozione di "nuove modalità trasmissive come la internet-tv su banda larga". Dal punto di vista di efficienza del mercato, due ombre: tetto pubblicitario del 45% e la definizione per legge della posizione dominante.

    (30 gennaio 2007) Repubblica.it

  6. #66
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    Questo è l'articolo 2 dello Sherman Act, in vigore dal 1890 nell'Unione Sovietica Americana (USA):

    § 2 Sherman Act, 15 U.S.C. § 2

    Monopolizing trade a felony; penalty

    Every person who shall monopolize, or attempt to monopolize, or combine or conspire with any other person or persons, to monopolize any part of the trade or commerce among the several States, or with foreign nations, shall be deemed guilty of a felony, and, on conviction thereof, shall be punished by fine not exceeding $10,000,000 if a corporation, or, if any other person, $350,000, or by imprisonment not exceeding three years, or by both said punishments, in the discretion of the court.

    Se Catricalà la leggesse resterebbe inorridito da tanta persecutoria attitudine dei comunisti al potere oltreoceano dal oltre due secoli.


  7. #67
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    I casi sono due,o ci siamo o ci facciamo......
    Questa "vestale" dell'antitrust,se non ricordo male, è stato nominato nel 2001 segretario generale di Palazzo Chigi dal capobananas e poi,sempre dal capobananas, presidente dell'antitrust nel 2005.
    Preveggente,il proprietario del mausoleo di arcore,ha ipotizzato due possibiltà:
    A)nel 2006 vinco le elezioni politiche ed all'antitrust c'è un amico
    B)nel 2006 perdo le elezioni politiche ed all'antitrust c'è un amico.
    In ognuno dei due casi sarebbe caduto in piedi.
    Adesso che si deve discutere un progetto di legge,seppur "molto morbido",che coinvolge merdaset volete che il cane morda la mano del padrone ?
    Avete mai visto un servo così coraggioso da ribellarsi al padrone ?
    Male che vada con tutto questo casino che sta piantando questo "servo super partes" il progetto di legge,morbido da sembrare una proposta della casadeicazzinostri, verrà ulteriormente edulcorato.
    La difesa a tutto campo che tutti i servi del berlusca in Parlamento faranno troverà anche qualche sponsor nella maggioranza perchè i lacchè ,purtroppo, ci sono anche nel CSX.
    Solo se Prodi prenderà in mano personalmente la situazione avremo qualche speranza di vedere una legge perlomeno accettabile.

  8. #68
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    Diciamo che qualcuno e' passato all'incasso. Catricala' e' stato fin troppo attivo finor sui versanti che non rigurdavano il padrone, probabilmente proprio per dare un'idea di indipendenza dalla politica. Ha tentato di ricostruirsi una verginita' e di far dimenticare CHI l'ha messo li. Appena hanno toccato il padrone e' dovuto uscire allo scoperto con delle affermazioni che piu' fantasiose e campate in aria non esistono. Ma tanto agli italiani cazzo gliene frega, una volta che gli dai il grande fratello e due pacchi son contenti, penso che al massimo il 2% della popolazione capisca il concetto di poszione dominante distorsione del mercato e via dicendo. Contro un 40% che vede fede in televisione piangere perche' dovra' licenziare delle povere famiglie, o il cdr di mediaset che legge comunicati sulla salvaguardia dell'azienda durante il telegiornale. Un po' di pugno di ferro ci vorrebbe stavolta, basta calare le braghe.

    Cristiano
    Cristiano

  9. #69
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    non è ancora chiaro come dovrebbe funzionare l'antirust in italia. ce lo spieghi catricalà.
    di solito i metodi sono: stop alla crescita o smebramento della azienda.
    la gentiloni è appena sufficiente e tra l'altro commette l'errore di affrontare il problema da una prospettiva diversa da quella della corte costituzionale.

  10. #70
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    Leggevo ora che Catricalà è stato nominato presidente dell'Antitrust (da Pera e Casini) nel marzo 2005.

    Direi che se non ci sono limiti temporali minimi di mandato si potrebbe anche rimuovere questo signore (che finora pensavo avesse lavorato bene, ma ora ha gettato la maschera) e assegnare l'incarico a qualcuno di meno compromesso, che so, Monti, Secchi, Giavazzi, Boeri, Deaglio... al limite possiamo trovare un nuovo impiego per Nicola Rossi

 

 
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