



La globalizzazione è un dato di fatto. Sta al singolo poi scegliere se trasformare il modno del libero scambio in un mondo di rapporti inter-nazionali. Io sono un convinto internazionalista, nella stessa misura in cui sono un convinto nazionalitario.


Cerchiamo però di non guardare all'iperuranio delle idee perfette. Per ora globalizzazione significa solamente bollette dell'acqua privatizzata altissime in Bolivia ed India, dazi altissimi per il cotone lavorato (cioè dove c'è il guadagno reale) in Burkina Faso e incentivi di tre euro al giorno per le grasse mucche degli allevatori statunitensi.
Il resto sono chiacchiere non credi?
Questo solo per buttarla sul piano economico reale che non è certo il PIL, l'FMI o altre cagate.
A luta continua




Questa penso che sia una delle principali differenze che ci divide.
Io ritengo che gli stati nazionali reinventati magari su base regionale siano l'unica credibile alternativa alla globalizzazione intesa sia come unificazione dei mercati che come imposizione di un unico standard culturale uniforme.
Se ho ben capito invece tu sei più per l'idea che sia meglio aiutare lo sviluppo della globalizzazione (dovremmo intenderci sul senso che diamo al termine) per poi declinarla in senso socialista (anche qui bosognerebbe intenderci).
Anche senza tirare in ballo il socialismo, è un dato di fatto che la democrazia funzioni solo a livello di stato nazionale, mentre non a livello più ampio dove vincono interessi lobbistici. Come democratizzare le istituzioni che governano la globalizzazione? Io sono molto scettico in proposito.![]()
Quella è la globalizzazione liberista e capitalista. Io per globalizzazione intendo movimento di uomini, merci e soprattutto idee. Hai ripreso Stiglitz, uno degli economisti con il quale mi trovo spesso d'accordo. Io sono contro questa globalizzazione, non contro la globalizzazione di per sè.
Non esiste una globalizzazione politica ai giorni nostri. C'è solo una tragica globalizzazione economica. Questo è il punto. Concordo con te quando affermi che sia necessaria una figura si stato nazionale, o meglio ancora regionale, ma è necessaria allo stesso modo una politica internazionalista, che superi gli interessi lobbistici e si concretizzi negli interessi democratici dei paesi di tutto il mondo.
Il mio motto è pensare globale, agire locale.
Questa è la concezione che ho della globalizzazione. Certamente dobbiamo darci una definizione condivisa.
Grazie.


Vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell'uomo più ricco della terra.
In questa frase scippata alla memoria del Che Guevara sintetizzo il mio essere comunista.
-Luciano-


Dovremmo soffermarci un'attimo sul significato stesso della parola globalizzazione.
Se intendiamo unificare il globo sotto una stessa bandiera,i propositi del capitalismo sono piu' contradittori di quelli di un'economia di mercato-che non sono propriamente la stessa cosa-
Impossibile sia nel primo che nel secondo contesto che vi siano uguale sviluppo e uguale giustizia sociale.
Il perchè è molto semplice:nessun paese sviluppato fara' un passo indietro per concedere terreno a quelli mantenuti nel sottosviluppo.
Le major avranno sempre bisogno di materia prima a basso costo,mano d'opera e vincoli che impongano il rispetto delle risorse umane.
Gli stati interessati avranno sempre bisogno delle major per perpetrare il loro dominio geoplitico.
Per cui la globalizzazione intesa cosi' come ce la vogliono propinare,non è altro che una favoletta studiata male.
Paradossalmente uno scrittore americano ha pubblicato un libro che per me è stato illuminante in materia,sono sicuro che alcuni di voi hanno già sentito parlare di economia partecipativa.


La cd globalizzazione è solo sinonimo di espansione economica e militare e culturale delll'americanismo .