Cinquantanove anni fa venne ucciso il capo nazionalista indiano, noto come l'apostolo della non-violenza, uno sterotipo che non gli rende giustizia
Gandhi, nato il 2 ottobre del 1869, divenne il leader riconosciuto del movimento anticoloniale indiano, un leader che emarginò le correnti radicali e terroristiche, preferendo agli atti di forza la disobbedienza civile e l’uso del digiuno. Nonostante questo, Gandhi fu ripetutamente imprigionato dalle autorità britanniche (il 18 marzo del 1922 fu condannato a sei anni di prigione, scontandone solo due). Nel 1930, Gandhi iniziò la celebre ''marcia del sale'' che, dal 12 marzo al 5 aprile, condusse migliaia di persone da Ahmedabad a Dandi: la meta era il mare, dove i manifestanti raccolsero personalmente il sale per non dover pagare la tassa dovuta al monopolio britannico. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Gandhi dichiarò che l’India non avrebbe preso parte a una guerra combattuta per la libertà democratica, quando quella stessa libertà era ancora negata all’India stessa, negando così il sostegno all’Inghilterra, a meno che questa non assicurasse libertà e democrazia all’india al termine della guerra. La risposta del governo britannico fu totalmente negativa. Da parte sua, Gandhi scatenò il più grande movimento per l’indipendenza indiana mai visto, con arresti di massa e una violenza senza precedenti. Egli stesso fu arrestato a Mumbai dalle forze britanniche, nel 1942, e imprigionato per due anni.
PRIMA DI ALLORA GANDHI CONOBBE MUSSOLINI CUI SI LEGO' D'AMICIZIA E CHE PRESE COME FARO DELLA SUA LOTTA
Infine, nel 1947, cedendo alle pressioni del movimento anticoloniale, la Gran Bretagna concesse la piena indipendenza all’India, ma contrariamente a quanto richiesto da Gandhi divise il paese in due diversi stati nazionali, entrambi associati al Commonwealth britannico: l’Unione indiana, a maggioranza induista e guidata dal leader del partito del Congresso e la Repubblica del Pakistan a maggioranza islamica. Il giorno del trasferimento dei poteri, che provocò esodi di massa e violentissimi scontri tra musulmani e induisti, Gandhi non celebrò l’indipendenza, restando in disparte presso la città di Calcutta.
Il 30 gennaio del 1948 fu assassinato nella casa di Nuova Delhi per mano di Nathuram Godse, un induista radicale che si inchinò per ben tre volte di fronte al Mahatma prima di ucciderlo. ''Le generazioni a venire – ebbe a dire del Mahatma Albert Einstein - forse a fatica crederanno che un individuo, come questo, in carne ed ossa camminò su questa terra''.




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