ormai è crisi di governo nei fatti.
riporto senza commento le ultime dichiarazioni dei principali esponenti politici.
1) FASSINO: NECESSARIO UN CHIARIMENTO POLITICO
2) BERLUSCONI: PRODI SI DEVE DIMETTERE
3) RUTELLI: LA MISURA E' STATA SUPERATA
ecco, inoltre, due articolo di affari italiani.
Retroscena/ Napolitano, ultimatum a Prodi. Sull'Afghanistan rischio crisi
Altro che incidente di percorso. Lo schiaffo subito dalla maggioranza a Palazzo Madama sulla base Usa di Vicenza, dove è passata la mozione del Centrodestra grazie all'astensione e all'assenza di una decina di senatori ulivisti, ha aperto una crepa enorme nell'Unione. Una sorta di tutti contro tutti. Che ha spinto il presidente della Repubblica a scendere in campo in prima persona, chiedendo al premier un chiarimento nella coalizione di governo sulla politica estera. Prodi si è affrettato ad annunciare un vertice non appena D'Alema sarà tornato dal Giappone.
Ufficialmente il Professore ostenta sicurezza e si dice sicuro della tenuta della maggioranza, ma dietro le quinte - raccontano i suoi fedelissimi - la preoccupazione è tanta. Si tratta del momento più difficile da quando l'esecutivo di Centrosinistra è nato. Anche perché Napolitano ha fatto capire chiaramente al presidente del Consiglio che un'altra sconfitta come quella sulla sull'ampliamento della base militare americana avrebbe gravi conseguenze. Una sorta di ultimatum al premier e alla maggioranza.
Il passaggio chiave sarà il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Qualora l'Unione non fosse autosufficiente e in Senato il provvedimento dovesse passare con i voti decisivi della CdL, il capo dello Stato - in assenza di dimissioni di Prodi - sarebbe pronto ad aprire formalmente la crisi. Insomma, dal Colle è arrivato un vero e proprio ultimatum. Il Professore è preoccupato soprattutto dall'impossibilità materiale di controllare le varie anime della coalizione.
Anche se il vertice con i segretari di partito o con i capigruppo, ancora non è chiaro, dovesse andare a buon fine, trappole, ripicche e sgambetti sarebbero comunque possibili a Palazzo Madama. E la prova c'è stata sulla base di Vicenza. I prodiani della Margherita e altri esponenti dell'Ulivo hanno di fatto messo ko il governo come sorta di vendetta nei confronti della sinistra radicale, che aveva imposto una mediazione infinita ed estenuante, insistendo con le proteste anti-americane.
Ed ora, per tutta risposta, tra i dissidenti di Rifondazione, Verdi e Pdci c'è una gran voglia di rivincita rispetto ai moderati. Una guerra intestina che né Prodi, né Fassino, né Giordano riescono a controllare. Il premier starebbe pensando alla fiducia sull'Afghanistan, nonostante il ministro Chiti l'avesse esclusa pochi giorni fa, il presidente della Repubblica si oppone, in quanto sarebbe un clamoroso gesto di debolezza. E anche gli ulivisti frenano: il rischio sarebbe troppo elevato, un'assenza sospetta un raffreddore improvviso e si va tutti a casa.
Il mancato ricorso al voto di fiducia, invece, sarebbe un'assicurazione sull'ok al rifinanziamento della missione, grazie al sostegno del Centrodestra. Ma se poi i numeri dovessero dimostrare che la convergenza della CdL è stata determinante, sarebbe la certificazione palese che l'Unione non ha più la maggioranza al Senato in politica estera. Insomma, Prodi è in un vicolo cieco. L'opposizione incalza, Napolitano preme, la coalizione è sempre più divisa e incontrollabile. Ormai Palazzo Madama è una sorta di variabile impazzita, dove tutto può accadere.
Rutelli
S'infiamma lo scontro politico all'indomani del ko dell'Unione al Senato sulla base Usa di Vicenza. "La misura è stata superata", afferma Francesco Rutelli commentando le posizioni della sinistra radicale in politica estera. Mentre, dall'opposizione, Silvio Berlusconi scende in campo in prima persona per chiedere le dimissioni di Romano Prodi.
RUTELLI: LA MISURA E' STATA SUPERATA
Nel corso di conversazioni avute tra giovedì sera e venerdì, dopo la votazione dell'ordine del giorno della CdL al Senato, Francesco Rutelli, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, avrebbe detto ai suoi interlocutori a proposito delle posizioni della sinistra radicale in politica estera che "la misura è stata superata". Rutelli, che è convalescente a casa per un'influenza, ha annullato tutti gli impegni pubblici, ma ha voluto esprimere la sua "totale solidarietà a Romano Prodi e al ministro Parisi". "Sulla politica estera, sul multilateralismo, sui rapporti atlantici - è il ragionamento fatto dal vicepremier ai suoi interlocutori - non si arretra di un millimetro. Dopo che il premier ha sciolto il nodo della base di Vicenza e ha confermato la linea coerente e innovativa dell'Italia sull'Afghanistan, la maggioranza deve solo sostenere il premier". Secondo Rutelli, infatti, "la linea internazionale del Paese è il cuore dell'intesa di governo. Così è per le missioni all'estero - anche quando le si chiude, come in Iraq - per le alleanze militari e le loro implicazioni operative, per il profilo di crescente impegno e autorevolezza nazionale, che deve avere e avrà il sostegno di tutta la maggioranza". "Se è stato un campanello d'allarme, è chiaro che deve essere l'ultimo", ha concluso Rutelli. "Una linea unilateralista e minoritaria non appartiene al governo della Repubblica".
BERLUSCONI: PRODI SI DEVE DIMETTERE
"Sono sinceramente dispiaciuto per il comportamento della maggioranza in Senato su una decisione strategica di politica estera. Ma credo, in tutta sincerità e onestà, che, dopo il risultato di questo voto, non ci sia altra possibilità che quella che il Presidente del Consiglio rassegni le dimissioni. Sono costretto a richiederlo nel mio ruolo di leader dell'opposizione. Un governo che non ha una maggioranza in politica estera non è un governo politicamente legittimato a governare. Non è mai avvenuto nella storia della Repubblica che una maggioranza di governo, addirittura su indicazione di un suo Sottosegretario, rifiuti la solidarietà e il consenso a ciò che ha fatto il ministro della Difesa a nome del Governo nella sua collegialità. Qui non è in ballo la costruzione a Vicenza di qualche centinaio di appartamenti ma il rapporto dell'Italia con la più grande democrazia del mondo, gli Stati Uniti d'America. Dopo il voto dei parlamentari del Centrosinistra al Senato il ministro degli Esteri e il ministro della Difesa rischiano di non avere più alcuna credibilità internazionale perché non hanno alle spalle una maggioranza parlamentare degna di questo nome. Le dimissioni del governo sono dunque un atto dolorosamente dovuto per togliere il Paese da una condizione che è insieme grave e paradossale". Lo afferma il leader della CdL, Silvio Berlusconi.
FASSINO: NECESSARIO UN CHIARIMENTO POLITICO
"Credo che la maggioranza esista e lo ha dimostrato in questi mesi. Quello di giovedì è stato un episodio che deve farci riflettere. Mi pare necessario un chiarimento politico, come peraltro ha detto anche Romano Prodi". Lo ha detto il leader Ds, Piero Fassino, incontrando i socialisti milanesi dell'Ulivo. Una data per il chiarimento ancora non è stata fissata ma il confronto nella maggioranza - per Fassino - resta necessario: "E' evidente che abbiamo bisogno di garantire una solidarietà, una lealtà e una coesione della maggioranza nei passaggi cruciali. E certamente le decisioni di politica estera lo sono". A chi gli chiedeva se c'è un malessere più ampio nella maggioranza, Fassino ha risposto: "A nessuno sfugge la strumentalità del Centrodestra che ha presentato un ordine del giorno di approvazione dell'operato del governo. Ma basta leggersi gli interventi fatti in aula per verificare facilmente che non è cosi'". Il segretario dei Ds è dell'avviso dunque che "l'episodio possa essere circoscritto soprattutto se tutti, nella maggioranza di Centrosinistra, capiscono che è necessario garantire un livello maggiore di coesione. E' del tutto legittimo che su questo o quel provvedimento - ha sottolineato Fassino - ci possano essere anche posizioni diverse, ma c'è un modo per manifestarle, anche il dissenso, con la discussione in aula. Ma al momento del voto - ha ammonito il leader dei Ds - deve valere il principio di lealtà, solidarietà e coesione".
senon è una crisi questa....
DOV'E' LA SERIETA' AL GOVERNO?
quale sarebbe il bene dell'italia?


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