Se la vita è un “rifiuto speciale”


Seppellire i feti sarà discutibile, parlare di “dittatura dell’embrione” cos’è?



Insensibilità verso i vivi, l’ha chiamata Mariuccia Ciotta sul Manifesto. La Lombardia ha deciso che i feti, tutti i feti (anche sotto i cinque mesi), dovranno essere sepolti, a spese degli ospedali se i genitori non vorranno: insomma non saranno più gettati nella spazzatura. Non saranno più “un rifiuto speciale”, ma soltanto quel che sono, una vita abortita perché non era possibile, era troppo difficile farla nascere, vite abortite perché la madre ha dovuto rinunciare: la cosa, secondo la Ciotta, è raccapricciante, “devastante”, anzi è “un incubo”. Un grumo di cellule, anche quando ha quattro mesi (ed essendo bombardati in continuazione da ecografie tridimensionali, filmini di vita nell’utero eccetera, persino per Mariuccia Ciotta è molto faticoso continuare a fingere che non sia niente), insomma un oggetto molto piccolo di cui è possibile liberarsi in fretta non deve mai, nell’immaginazione ormai più che consapevole, essere sovrapposto al sorriso di un bambino. Sennò è come scrive lei, è “devastante”. E non per le volgarità espresse da Carlo Flamigni, che ha commentato con un “è la dittatura dell’embrione”, quindi la dittatura di una vita indifesa e interrotta che, per sensibilità verso i vivi, deve scivolare via silenziosa, nello scarico del water. Ma perché finché c’è un’orribile espressione medica a rassicurarci, finché la formula è “rifiuto speciale”, allora è sopportabile. Così è più difficile: rivendicare la libertà diventa lugubre, l’autodeterminazione delle donne diventa gelida e funesta, e l’aborto ritorna a essere quello che è: una immensa, cimiteriale conquista sociale.

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