Nella notte di venerdì 12 gennaio 2007, un incendio è scoppiato in un appartamento in zona Esquilino a Roma. Vi sono morti, tentando di sfuggire le fiamme, una donna bengalese e uno dei suoi figli.

Immediatamente, fu incolpata dell'incendio l'unica signora italiana abitante nell'affollato appartamento (15 persone, di cui 14 originari del Bangladesh). Un altro figlio della vittima, Hassan Bequm, è stato colui che diede il via alle accuse, affermando di aver visto qualcuno gettare un fiammifero su una tenda e dicendo che a lanciarlo non poteva che essere l'inquilina italiana (!!!).

I primi rilievi hanno mostrato che l'incendio potrebbe essere scoppiato nel corridoio dell'appartamento (e non dove il giovane bengalese ricordava di aver visto il fiammifero), così come le cause potrebbero ricondursi ad un cortocircuito. Intanto, però, pochi giorni dopo, si è svolta una manifestazione per protestare contro le condizioni abitative di molti stranieri nella zona (ma bastava mettere un freno agli affitti in nero negli anni passati, quando le uniche vittime erano studenti e giovani lavoratori italiani...). Kibria Golam Mohamad, presidente della comunità bengalese, ha affermato, come se nulla fosse, di credere alle parole di Hassan e di voler, assieme a tutti i suoi conterranei nella città, indagare ulteriormente (leggasi: al di là delle indagini ufficiali), mettendo in gioco anche il Parlamento Europeo (!!!), per dimostrare la verità (leggasi: la colpevolezza, per loro certa, dell'italiana)!

Mentre il circo delle lacrime pro-immigrati andava in onda, quindi, i bengalesi "romani" accusavano una signora italiana di omicidio, senza che alcuna autorità facesse o dicesse alcunchè per stemperare i toni e lasciare che le indagini proseguissero tranquillamente. Alcuni quotidiani facevano a gara, come al solito, nel dipingere storie di degrado e di integrazione al contempo (mah!), con Hassan contento della sua "italianità"; di quante volte i bengalesi e l'italiana avessero bisticciato e così via. Ricordiamo solo un servizio giornalistico sulla RAI, in cui un'abitante della zona ricordava che se la donna italiana non salutava più i coinquilini era perchè... nessuno la salutava...

C'è quasi da augurarsi che l'italiana sia colpevole, altrimenti, immaginatevi la sua solitudine, con una comunità allogena a cingerla d'assedio (almeno moralmente), nell'indifferenza delle autorità della propria città.

E questo è un ritratto assolutamente fedele della società multietnicista nel suo farsi (e di quella italiana nel suo disfarsi).

In ultimo, se la donna risulterà (con "prove provate") innocente, i bengalesi chiederanno scusa? Oppure sono solo gli italiani che devono scusarsi... anche di ciò di cui non sono colpevoli in quanto popolo?

* Dall'articolo "Rogo di Roma / Sconcerto all'Esquilino" (Vittoria Iacovella, Affari Italiani, 15 gennaio 2007):

[...]

Nell’appartamento di via
Buonarroti 39 vivevano 15 persone, tra cui 14 cittadini bengalesi e una
donna italiana. Secondo la perizia dei vigili del fuoco si tratta di un
rogo accidentale dovuto ad un corto circuito, ma il figlio più grande
della vittima, Hassan, di 17 anni, sostiene che ad appiccarlo sia stata la
coinquilina italiana. "Stavo vedendo la televisione con mia madre e mio
fratello – racconta Hassan- quando ho visto qualcuno che lanciava un
fiammifero contro la tenda che c'era vicino alla nostra camera da letto.
Sono sicuro che è stata la donna italiana che viveva con noi". [...]

* Dall'articolo "Esquilino, comunità tra dolore e rabbia" (Metropoli, 16 gennaio 2007):

Dolore e rabbia. Erano i sentimenti più diffusi tra le diverse centinaia
di immigrati che hanno partecipato a Roma, a piazza Vittorio, alla
manifestazione di solidarietà nei confronti della famiglia di Mary Begum, la
donna morta insieme al figlio nell'incendio scoppiato venerdì notte nel loro
appartamento di via Buonarroti. C'erano molti connazionali del Bangladesh, ma
anche tanti esponenti delle altre comunità residenti nella capitale. Il corteo è
iniziato con un minuto di silenzio e di preghiera con le mani rivolte verso
l'alto, una bandiera nera come simbolo di lutto. Prima della manifestazione si
era svolto un presidio con gli interventi dei rappresentanti della comunità e
dei politici. “Noi siamo convinti che Hassan, il figlio della vittima, abbia
detto la verità perché quello che ha raccontato lo ha visto con i suoi occhi”,
ha dichiarato Kibria Golam Mohamad, presidente della comunità bengalese in
Italia. “Adesso - ha aggiunto - aspettiamo che i carabinieri finiscano le loro
indagini, poi, pur di accertare la verità, metteremo a nostre spese al lavoro un
investigatore privato e ci rivolgeremo anche al Parlamento europeo. Per noi non
è stato un incidente e faremo tutto il possibile per dimostrarlo”. [...]

Indovinate chi pagherà il trasferimento delle salme in Bangladesh? In pratica, mentre i contribuenti romani pagheranno il trasferimento all'estero dei corpi, i bengalesi spenderanno i loro soldi per far incolpare una signora italiana!

* Dall'articolo "Esquilino, Comune pagherà spese funerali" (Il Romanista, 15 gennaio 2007):

Il sindaco ha incontrato Babul e
Hassan Begum, marito e figlio di Mary Begum, la bengalese morta con il
figlio minore Hasib dopo l'incendio divampato nell'appartamento di via
Buonarroti, all'Esquilino. Il Comune ha garantito le spese per il
trasferimento dei familiari in Bangladesh dove saranno celebrati i
funerali e per garantire l'assistenza necessaria.