
Originariamente Scritto da
hEireann
Chi dice che morire allo stadio fa parte del gioco è fuori dal mondo. Come fuori dal mondo sono tutti coloro che si riscoprono perbenisti e benpensanti di fronte alla morte di un poliziotto. Fuori dal mondo sono tutti coloro che parlano del "mercato calcio" facendone parte integrante. Che lanciano anatemi dai palchi di trasmissioni televisive che celano contratti miliardari. Chi parla di repressione, di condanne, di atrocità standosene seduto sotto i reflettori e ostentando veline e contro-veline imbellettate. Chi propone soluzioni per estirpare il fenomeno violenza dagli stadi ricalcando ruoli da depositari di verità che sanno benissimo non possedere. Come fuori dal mondo sono coloro che predicano la chiusura del calcio con tutta l'ipocrisia di chi col calcio moderno mangia. Rai, Mediaset, Sky... Come posso accettare paternali su cos'è diventato oggi il calcio, da chi, questo calcio lo ha ideato, pensato e infine realizzato?
Il calcio è passione. E' gioia. E' dolore. E' disperazione. E' fede. E' appartenenza. E' sentimento. Un sentimento condiviso da tutti coloro che dal calcio non ricevono un euro, ma ne spendono migliaia ogni anno per seguire la maglia che amano. Sotto il sole e sotto la pioggia. In autobus. In treno. In macchina. Vicino o lontano. In casa o in trasferta. Il calcio è uno sport. Anzi, lo sport più bello del mondo. Un gioco che appassiona. Un mondo in cui ancora oggi si parla di fede, di valori, di etica, di campanilismo, di appartenenza, di comunità. Può essere gettato "il bambino con le acque sporche" in questa maniera? Può essere gettata alle ortiche tutta la passione spontanea e puramente bella che accompagna una partita di pallone? Il calcio non va chiuso, va ripensato.
Morire per una partita di calcio è assurdo. Assaltare un poliziotto in 50 è assurdo. Massacrare un uomo è assurdo. Lanciare una pietra con l'intento di uccidere su una persona che sta lavorando per qualche misera decina di euro è da infami. Da stronzi. Pensare che morire allo stadio faccia parte del gioco è da dementi. O da criminali, se preferite. Come da criminali è starsene seduti in qualche salotto a commentare i fatti come quelli accaduti a Catania dicendo che gli ultras sono assassini e che gli stadi vanno chiusi. E da criminali è anche fingere di aver scoperto il "lato oscuro" del calcio moderno dopo la morte del povero Raciti. Sospendere il campionato per 15 giorni è ipocrita, oltre che inutile.
Ultras non è sinonimo di delinquente. Non sono delinquenti tutti quei ragazzi che ogni settimana si sbattono per preparare striscioni, bandiere, organizzare pullman, pensare coreografie e nuovi cori per incitare la propria squadra del cuore. Non sono delinquenti tutti coloro che per la bandiera della propria città sono pronti a farsi migliaia di chilometri ogni fine settimana. A spendere soldi. A sacrificare il proprio tempo libero. A prendersi anche qualche schiaffo (perchè per uno schiaffo non è mai morto nessuno...). Chi invece sfoga la propria frustrazione settimanale assaltando da vigliacchi, in 50 contro 1 una macchina di tifosi avversari, una macchina della polizia o dei carabinieri, quelli sì, sono delinquenti. Lo facciano fuori o dentro lo stadio. Non cambia.
Non colpevolizziamo il calcio per cose ad esso estranee. E soprattutto non accettiamo paternali da chi, sul calcio moderno, con tutte le sue nefandezze, ci vive e si arricchisce.
CONTRO IL CALCIO MODERNO
SOLIDARIETA' ALLA FAMIGLIA DI RACITI
Torse