Veronica: «Non sono complice di Silvio» «Ho fissato un limite: oltre, io e i miei figli non lo seguiremo»
È stata una domenica normale, uguale a quella di tante famiglie. I genitori che pranzano con i figli, il padre e il figlio maschio che parlano di calcio, del Milan in questo caso, progettano di andare insieme allo stadio una di queste domeniche. Una «normalità» cercata dopo le tensioni di una settimana. Poi, dopo pranzo, Silvio Berlusconi si trasferisce ad Arcore: la sera sarà dedicata al primo incontro con il nuovo acquisto del Milan, Ronaldo. Veronica resta a Macherio e qui, nel salotto dove quasi sempre si sono consumate le nostre conversazioni degli ultimi quindici anni, parliamo di quanto è accaduto prima e dopo la lettera che mercoledì scorso, esattamente una settimana fa, compariva sulla prima pagina di Repubblica. Senza trucco, pantaloni di velluto e pullover blu carta da zucchero, Veronica Berlusconi dice che non avrebbe immaginato di suscitare le reazioni che ha invece suscitato. Sorride delle molte ricostruzioni che hanno accompagnato il pubblico carteggio tra lei e il marito. Molti sono convinti che dietro la sua decisione ci fosse la tentazione di «buttarsi in politica». Conoscendola, pare improbabile e lei stessa, nell'intervista che segue, liquida l'ipotesi in una battuta. Qualcuno, invece, immagina scenari collegati agli equilibri finanziari della famiglia Berlusconi, ai ruoli da assegnare nelle aziende di famiglia ai tre figli più piccoli, tutti ormai maggiorenni, Barbara, Eleonora e Luigi, quest'ultimo, diciannovenne, appena entrato a far parte della Holding Italiana quattordicesima, la cassaforte di famiglia. Nei giorni scorsi sono corse le voci più diverse, a Roma soprattutto: che Berlusconi stesse per vendere Mediaset, per esempio. Nell'intervista ad A pubblicata la settimana scorsa, del resto, era stato proprio lui, Berlusconi, a lasciar intuire di aver preso in esame l'idea, e di averla naturalmente abbandonata. Come in passato, del resto: «Se non fossi l'uomo che ha inventato in Italia la tv commerciale...», aveva confidato. Di questi scenari, però, Veronica non parla. Ha letto anche lei, certo, la notizia, ripresa dai giornali italiani e pubblicata giorni fa dal Financial Times, secondo la quale Rupert Murdoch ha appena proceduto alla divisione del suo patrimonio in sei parti uguali (tra tutti i sei figli avuti da tre matrimoni), ma non commenta. Né la preoccupa che, nei giorni successivi alla sua pubblica presa di posizione, i sondaggisti si siano scatenati, ipotizzando che la maggior parte degli italiani non abbia condiviso l'iniziativa della lettera pubblica: «Non ho mai valutato quel che devo o non devo dire pensando ai sondaggi». Le interessava richiamare l'attenzione sul suo diritto al rispetto, qualcosa che riguarda lei e i suoi figli, ma anche tante altre donne alle prese con mariti in grave deficit da attenzione. Ha ottenuto le scuse, sta cercando di riavviare col marito un dialogo che s'era interrotto. Se, in futuro, le battute e i comportamenti sgraditi continuassero, la cosa non la toccherà più di tanto. Ha fatto sapere quel che le stava a cuore: «Non sono complice». Quanto ai prossimi mesi, se non interverranno clamorose novità in quello che è stato definito "reality Macherio", il programma di vita della signora Berlusconi è già definito: pochi viaggi all' estero e molta concentrazione sull'esame di maturità del figlio Luigi.
______________________________
«Ho risposto a un impulso del cuore, a un istinto, diciamo, di sopravvivenza. Quelle esternazioni di mio marito non appartenevano più a un progetto comune. Sono una donna di 50 anni sposata ad un uomo di settanta. Il rispetto reciproco è fondamentale. Soprattutto alla nostra età». Seduta su quello stesso divano del salotto di Macherio dove, qualche anno fa, abbiamo avviato le prime riflessioni del libro Tendenza Veronica, la protagonista del blitz riflette sui suoi effetti. E per la prima volta, approfondisce le cause.
Perché scrivere a un giornale, perché non vedersela tra le quattro (si fa per dire) mura di casa?
«I giornali, oggi, sono i luoghi delle riflessioni, in antitesi al mondo delle immagini che ci sovrasta completamente. E poi, da tempo, la vita di mio marito è quasi esclusivamente proiettata sulla scena pubblica. Se devo calcolare lo spazio riservato alla vita pubblica rispetto a quello concesso alla famiglia, direi che siamo 99 a 1. E allora, mi sono spostata sul suo terreno, là dove si svolge il 99 per cento della sua vita. Anche nella sua lettera mio marito ammette di non aver risposto privatamente alla mia richiesta di scuse».
Un cambiamento radicale dello «stile Veronica». Per qualcuno è stato un autogol.
«Non ho bisogno di considerare i sondaggi per sapere cosa devo o cosa non devo dire. Il momento difficile è stato trasformare un istinto di sopravvivenza in azione: decidere di battersi contro l'indifferenza scrivendo quella lettera».
Anche decidere di scrivere per Micromega, poco prima che cominciasse la guerra in Iraq, è stata una scelta difficile.
«Lo è stata. Ma oggi, dopo aver scritto a mio marito, mi sento più saggia, in pace con me stessa. È come se avessi tracciato una linea per affermare che, oltre, io e i miei figli non lo seguiremo. Non siamo complici».
Ma perché proprio ora? Saranno almeno sei o sette anni che, qua e là, i giornali trattano l'argomento Berlusconi tombeur de femmes.
«Non so se esiste una misura, ma il vaso era colmo. Nessuno deve smarrirsi, l'inconscio a volte gioca brutti scherzi. Ho capito che con quel suo comportamento ricorrente mio marito non stava decidendo solo per sé. E poiché quando non c'è la comprensione c'è la malattia, in questo caso ad ammalarmi sarei stata io».
A proposito di salute, perché non ha accompagnato suo marito a Cleveland per l'intervento al cuore?
«I medici mi avevano assicurato che l'intervento di Cleveland non sarebbe stato a rischio e allora mia figlia Eleonora, che studia negli Stati Uniti, mi ha chiesto di poter stare vicina a suo padre, da sola. Quest'estate, in Sardegna, l'aveva visto molto poco, lui era sempre occupato ed Eleonora sentiva il bisogno di recuperare un rapporto importante per tutti e due. A Cleveland sono stati sempre insieme, e Silvio dice che Eleonora si è rivelata un gendarme più inflessibile di me: gli organizzava la giornata, guardavano i film, parlavano. Mi sono invece molto preoccupata nei giorni del ricovero al San Raffaele, dopo il malore di Montecatini. Lì sono sempre stata al suo fianco, sostenendolo anche per le decisioni più delicate. Certo, cercavo di non passare mai dal portone presidiato dai giornalisti. Non avevo bisogno di fare dichiarazioni, non sono il suo medico».
I giornali hanno parlato di un reality a casa Berlusconi. Una nemesi, per lei che detesta quel genere di tv.
«I reality sono un gioco di finzioni, preferisco paragonare la mia scelta alla verità e alla durezza della cronaca. Però è vero che, una volta o l'altra, sei costretto a confrontarti su quel terreno. Ma come ha detto don Mazzi, a Porta a Porta: è stata un'eccezione».
Circolano già i sondaggi: come la prenderà se, alla fine, saranno più favorevoli alla reazione di suo marito che a lei?
«Sarò contenta. Si confermerà il fatto che, come col mio comportamento non l'ho mai danneggiato prima, continuo a non danneggiarlo oggi. Perché si chiede solo alle mogli di avere stile? Dovrebbe essere regola per entrambi, in una coppia».
Nessuna intenzione di darsi alla politica?
«Dietrologie prive di senso, come tante altre che mi hanno riferito. Se proprio vogliamo trovare un collegamento tra il mio messaggio e la politica, la metterei così. In un'intervista a La Padania, domenica, mio marito, parlando dei suoi alleati della Cdl, ha detto: "È importante che le identità non vadano perdute". Vale in politica, e vale per l'ambito familiare. Quello delle identità è un tema bellissimo, anche le più piccole contribuiscono alla storia di un Paese».
Insomma, tanto rumore per nulla?
«Le sembra nulla l'affermazione dell'identità di un individuo?».
Qui l'intervista finisce. Restano insieme? Non lo so e posso solo evocare i destini di un'altra coppia in apparenza molto lontana. Hillary e Bill Clinton. «Non sarò mai Hillary» disse Veronica nella prima intervista, anno 1992. Ma come Hillary e Bill anche i Berlusconi hanno un progetto, dei progetti, qualcosa — più di una — che ancora li tiene uniti. Per Veronica c'entra sicuramente il futuro dei figli. Anche per il marito, si capisce, insieme al resto: quel che ha scritto nella lettera di scuse alla moglie e quello che tiene per sé.
Maria Latella
07 febbraio 2007




Rispondi Citando
