Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: un libro

  1. #1
    simsalabin
    Ospite

    Predefinito un libro

    La vittoria della Ragione ovvero Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza. L' autore è probabilmente il più importante sociologo delle religioni e insegna Scienze sociali presso la Baylor University, negli Usa. In questo libro, appena tradotto dalla casa editrice che pubblica in Italia Glucksmann, Fukuyama e Pipes, propone un' idea rivoluzionaria: le più significative innovazioni intellettuali, politiche, scientifiche ed economiche introdotte nello scorso millennio sono riconducibili al cristianesimo e alle sue istituzioni.
    Secondo Stark, cioè, non è stato il distacco e la contrapposizione con la società religiosa a generare il progresso economico, scientifico e democratico in Occidente, ma proprio la teologia cristiana, ben prima dello scisma protestante, in forza, - non sembri un paradosso - della sua fede nella ragione e nella possibilità per l' uomo di indagare, conoscere, il reale e manipolarlo. Tesi che ha una straordinaria assonanza con alcune recenti affermazioni di Papa Ratzinger. Una vasta disamina accompagna il lettore lungo i secoli e dal Vecchio al Nuovo mondo. Secondo Stark, le altre grandi religioni hanno da sempre posto l' accento sul mistero e sull' obbedienza. «L' Oriente non ha teologi perché coloro che potrebbero intraprendere tale ricerca intellettuale rifiutano la premessa stessa di ogni teologia: l' esistenza di un Dio cosciente e onnipotente».

    Mentre nell' Islam, «Allah è concepito non come un creatore giusto, ma come un Dio estremamente attivo che si impone al mondo, per cui si è formato un nucleo teologico che condanna come blasfemia ogni tentativo di formulare leggi naturali, perché esse negano la libertà di azione di Allah». Tra le grandi religioni - infine - «solamente il cristianesimo ha dedicato un' attenzione seria ed intensa ai diritti umani invece che ai doveri» dell' individuo nei confronti della collettività.
    Un fattore decisivo come molla per la crescita e lo sviluppo economico, visto che negli altri libri sacri non è neppure mai citata la parola «libertà». Se anche l' analisi di Stark fosse corretta per il passato, che ruolo può avere il cristianesimo ai tempi della globalizzazione? «Per molti non europei diventare cristiani vuol dire semplicemente diventare moderni: è quindi piuttosto plausibile che il cristianesimo rimanga un elemento essenziale nella globalizzazione della modernità», risponde Stark.
    Dall' America Latina alla Cina.

    Il libro: Rodney Stark, «La vittoria della Ragione», Edizioni Lindau, traduzione Gabriella Tonoli.

    Rodney Stark è ordinario di Sociologia delle religioni e di Religioni comparate presso la University of Washington. Tra i maggiori sociologi delle religioni viventi, è il padre della teoria sociologica dell’economia religiosa. Dalle religioni e i movimenti religiosi contemporanei, i suoi interessi si sono estesi all’interpretazione sociologica della storia delle religioni: il volume del 1996 The Rise of Christianity. A Sociologist Reconsiders History, consacrato alla nascita del cristianesimo, è stato tradotto in dodici lingue. Già presidente dell’Associazione di Sociologia della Religione (ASR), nel 2002 è stato eletto presidente della Società per lo Studio Scientifico della Religione (SSSR).

  2. #2
    simsalabin
    Ospite

    Predefinito

    E' un piacere. Con l'occasione faccio mie le parole di Leo Moulin, storico mediovelista riconosciuto in ambito internazionale per i suoi studi e per le sue ricerche. Credo che i cristiani debbano ribellarsi con tutta la foza intellettuale di cui sono capaci al monopolio e alla propaganda "dittatatoriale" anti-cristiana.

    «Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l'essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l'imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere, dalla riforma sino ad oggi, ce l'hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzato nell'autocritica masochista, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto». Femministe, omosessuali, terzomondiali e terzomondisti, pacifisti, esponenti di tutte le minoranze, contestatori e scontenti di ogni risma, scienziati, umanisti, filosofi, ecologisti, animalisti, moralisti laici: «Da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c'è problema o errore o sofferenza nella storia che non vi siano stati addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro manforte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero c'è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perchè non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?» (Léo Moulin).

  3. #3
    simsalabin
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    ma scusa, pero' eh..avra' pure ragione..ma l'avversione per le vaccinazioni ..l'avversione per le autopsie..
    cioe', beninteso, almeno le seconde avranno avuto un sicuro fondamento..ma la prima, cioe' l'avversione per le vaccinazioni? parlo di tempi mooolto lontani eh..
    le si rifiutava (chi le rifiutava, in ambito ecclesiale) perche'? perche' avrebbero dimostrato che l'organismo umano non ha una specificita' che lo distingue radiclamente, anche nelle reazioni immnitarie, da altre creature.

    [...] Spesso, infatti, non è vero. E se qualcosa di vero c'è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perchè non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?»

  4. #4
    simsalabin
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    dopodiche' il ragionamento dello storico mi pare ragionevole, appunto.

    Allora siamo sulla stessa lunghezza d'onda.

  5. #5
    simsalabin
    Ospite

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    I CATTOLICI E IL PAESE

    Il programma di Bagnasco «Chiarezza e serenità»
    «Essere semplici di fronte al mondo non vuol dire indebolire la propria identità ma rafforzarla. È sui valori invalicabili della persona umana che non si può negoziare, ma vanno riscoperte le ragioni della fede e una profonda capacità di argomentare»
    Da Roma Mimmo Muolo
    «Trepidazione» per il compito che gli viene affidato e per le sfide che attendono la Chiesa italiana. «Gioia», perché il tutto avviene «in risposta ad una chiamata del Santo Padre». E «serenità» perché «sappiamo che il Signore dà la grazia giorno per giorno». Modi semplici e voce pacata, monsignor Angelo Bagnasco si presenta con l'umiltà del pastore d'anime, al primo appuntamento con quanti lavorano nella segreteria generale della Cei. Ma anche nel breve saluto a braccio, con cui introduce la lettura del messaggio diffuso il giorno precedente nella sua diocesi di Genova, ci sono tutti gli elementi di «convinzione profonda», che evidentemente ispireranno la sua azione di presidente della Cei. L'accenno alla serenità, ad esempio, con la sottolineatura che quest'ultima, però, «non esclude la chiarezza» e che «la chiarezza si sostanzia a sua volta di serenità, nell'approccio, nell'agire, nel dire e nell'operare», senza escludere, a volte, «una necessaria fermezza». E quindi la fedeltà al magistero del Papa «uno dei tesori fondamentali della Chiesa», la valorizzazione del radicamento popolare e territoriale della Chiesa, la stima per i vescovi e per i sacerdoti, e soprattutto la volontà di mettersi a servizio dell'uomo.
    Lo aveva già annunciato da Genova il giorno precedente, lo ribadisce con convinzione anche adesso: «Non siamo alleati di alcun trono, siamo alleati dell'uomo». La cerimonia di benvenuto si svolge nella stessa sala che 24 ore prima aveva ospitato il saluto al cardinale Camillo Ruini. Sala che monsignor Bagnasco già conosce, in quanto membro del Consiglio permanente e in cui, tra poco meno di 20 giorni terrà la sua prima prolusione da presidente della Cei. Alle 12,30, accompagnato dal segretario generale, monsignor Giuseppe Betori, e accolto da un caloroso applauso l'arcivescovo di Genova fa il suo ingresso nell'aula del grande tavolo ovale. Saluta i presenti - oltre ai collaboratori ecclesiastici e laici ci sono i vescovi del Consiglio per gli affari giu ridici, che hanno terminato pochi minuti prima la loro riunione - e ascolta non senza un pizzico di commozione il discorso che, a nome di tutti, gli rivolge monsignor Betori (discorso che Avvenire pubblica integralmente in questa stessa pagina). «Sappia di poter contare - gli dice il vescovo - su una segreteria generale della Cei totalmente disponibile e generosamente coinvolta fin d'ora nei progetti che vorrà indicarci».
    Così quando tocca a lui prendere la parola, oltre al suo grazie, il nuovo presidente della Cei aggiunge anche un riferimento al proprio stato d'animo. «È con grande trepidazione - dice - che mi accingo ad assumere questo incarico. Trepidazione non solo per il compito in sé, in quanto il presidente della Cei ha lo sguardo su tutta la Chiesa in Italia, ma anche perché succedo alla grandissima personalità, da tutti noi stimata e amata, del cardinale Ruini». Poi monsignor Bagnasco accenna al «momento che stiamo vivendo». Dopo il Convegno di Verona, sottolinea, «tutto deve essere rilanciato, riproposto e declinato nelle nostre realtà diocesane». C'è inoltre «anche il contesto culturale e sociale che ci presenta, come ben noto, particolari sfide, problemi e urgenze su cui la Chiesa che è in Italia già si è espressa e continuerà ad esprimersi per il bene di tutti nel segno della chiarezza e della serenità». Due atteggiamenti, prosegue l'arcivescovo di Genova, che «devono esprimersi anche nell'operato dei diversi uffici della Cei».
    Su questi concetti, poi, monsignor Bagnasco ritorna in una intervista alla Radio Vaticana, concessa al termine della cerimonia. «Serenità nel confronto, semplicità e convinzione», afferma infatti, sono componenti essenziali dell'identità cattolica di fronte al mondo. Il che non significa indebolire, ma anzi rafforzare la propria identità: «Non è nascondendo o avendo una percezione debole di ciò che siamo, che possiamo essere più dialoganti e propositivi verso tutti. Semmai è il contrario», sottolinea il presidente della Cei. Per questo Bagnasco raccomanda «una maggiore preparazione culturale dei credenti». Le sfide odierne, infatti, «richiedono capacità di argomentazione, sia per quanto attiene le ragioni della fede, sia per affrontare i grandi temi di attualità». E all'intervistatore che gli chiede se vi siano dei «valori non negoziabili», per i cattolici impegnati in politica, risponde: «Sono i valori che si riferiscono alla persona umana» e i cui «confini non sono assolutamente valicabili. Perché valicare certi confini - che configurano la profondità dell'essere umano e di tutto ciò che ne consegue - significa andare contro l'uomo e non liberare l'uomo».

 

 

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