Ed ora siamo all’Emergenza NATO
George W. Bush
E così, Bush ci ha arruolato un’altra volta nelle sue guerre. Ha annunciato l’«offensiva di primavera» in Afghanistan, e i nostri soldati dovranno combattere e morire in quella terra lontana e che non ci riguarda.
D'’Alema dice che nella NATO le decisioni si prendono all’unanimità: o meraviglia, quando mai abbiamo rotto l’unanimità!
Perché siamo là con la NATO, e noi siamo parte della NATO, questo è «un impegno internazionale a cui non possiamo venir meno», già cominciano a dirci le cosiddette sinistre di governo, in coro con le destre d’opposizione.
Già lo stanno dicendo a chi obbietta all’enorme ampliamento della base di Vicenza; lo ripeteranno anche quando i nostri soldatini cominceranno a morire in una guerra per l’oleodotto UNOCAL da stendere in Afghanistan.
Una guerra che per l’inverosimile stupidità tattica e strategica americana è, oltretutto, già perduta.
Ciò che lorsignori si guardano dal dirci è che la natura stessa della NATO è stata stravolta e rovesciata: sotto i loro occhi (i nostri erano chiusi, grazie all’entertainment che si suole chiamare «informazione») e nel loro complice, o idiota silenzio.
La NATO fu creata come alleanza «difensiva»: doveva affrontare una possibile invasione sovietica (che si supponeva avrebbe dato inizio al conflitto) in una terza guerra mondiale, che si sarebbe combattuta essenzialmente sul territorio europeo - occidentale, e specificamente sul suolo tedesco. Un articolo del trattato, l’articolo 6, prescriveva appunto questo: si combatte solo entro i confini dei paesi NATO.
Caduta l’URSS, la NATO avrebbe dovuto essere sciolta (come fu il Patto di Varsavia) o almeno profondamente ridimensionata.
Non lo fu.
Anzi, si è tramutata in una coalizione militare dedita ad operazioni «fuori area» (out of area).
Ossia è diventata un’alleanza «aggressiva», ridefinita in modo da lanciarsi in conflitti lontani dall’area europea.
Non è avvenuto di colpo né senza avvisaglie.
Già nel 1973 Henry Kissinger, allora segretario di Stato richiese l’assistenza degli alleati nella fornitura d’urgenza di armamenti ad… Israele, allora impegnata nella guerra-lampo dello
Yom-Kippur.
E tuonò contro la «corsa alla dissociazione» degli alleati europei quando questi si rifiutarono appunto in base all’articolo 6.
«Argomento legalistico», gridò Kissinger.
Era già un avvertimento: Bush ci ha dato più di un esempio di come considera gli argomenti legalistici, dal disprezzo dei trattati di disarmo con Mosca alle aggressioni preventive, dalla legalizzazione della tortura all’uso di armi proibite dalle Convenzioni.
Chiffons de papier.
Vi risulta che ne abbiano mai parlato i nostri politici?
Che i media abbiano attratto l’attenzione dell’opinione pubblica su questa richiesta illegittima
Dell’«alleato principale»?
No, non risulta.
La questione non fu ritenuta degna di un dibattito pubblico e approfondito.
Le questioni gravi, vere, da noi non sono discusse mai.
Altrimenti si passa per noiosi, catastrofisti, e si fa calare l’audience.
La cosa andò avanti così.
Ricordo che a mettere a punto la metamorfosi aggressiva della NATO fu, con gli americani, la Thatcher: roba di oltre vent’anni fa, passata anche allora sotto silenzio.
Washington intanto ampliava la NATO sotto i nostri occhi volontariamente chiusi.
Vi faceva entrare Paesi dell’ex patto di Varsavia: la Polonia, la repubblica ceka, l’Ungheria.
Il fatto solo che questi Paesi fossero e siano indifendibili da Est, essendo pianure senza difese naturali, deve inquietare almeno i militari.
Avranno fatto presente ai politici il problema?
Se l’hanno fatto, nulla risulta agli atti.
Poi, nel ‘97, entravano nella NATO Bulgaria e i paesetti baltici; nel 2002, Slovacchia e Slovenia.
Oggi persino Thomas Friedman del New York Times (1) ammette che questa estensione dissennata fu un errore.
«D’accordo, abbiamo irritato la Russia per espandere l’alleanza fino ai suoi confini; e cosa ci abbiamo guadagnato? La marina da guerra ceca?».
Oggi, «non c’è grande questione internazionale, specie come l’Iran, che l’America possa risolvere senza l’aiuto della Russia», dice Friedman, «invece l’abbiamo trattata come un nemico, o un socio di minoranza».
Questo lo dice ora un americano.
Tanto più dovevamo porci la questione noi: ci conviene alienarci la Russia, farci situare nel campo dei suoi nemici?
Silenzio.
Ai primi di febbraio, Washington ha spinto Polonia e la Cekia, ormai membri NATO, ad ospitare sul proprio suolo installazioni di «difesa missilistica balistica» (BMD), altresì detto «scudo stellare»: la scusa, difendere l’Europa da - tenetevi forte - missili dell’Iran e della Siria.
In realtà, come ha sottolineato Putin, ridurre il tempo di reazione russo di fronte ad un attacco americano, e così di piegare Mosca allo stato in cui noi siamo già, di socio-servo di minoranza.In Polonia, l’opinione pubblica è sempre più scettica sulla «special relationship» con gli Stati Uniti, il gigante idiota per cui hanno già versato sangue in Iraq, al punto che il governo attuale è indebolito da questo passo e può cadere; a Praga il presidente Vaclav Klaus è esplicitamente preoccupato che le buone relazioni con gli USA finiscano per danneggiare le «ottime relazioni» con Mosca. (2)
L’occasione era buona, bastava obiettare con energia, e la situazione poteva del tutto cambiare per Bush.
Ma noi non abbiamo obiettato.
Mai.
D’Alema ha mandato senza fiatare le truppe in Kossovo.
Ci si nascondeva sotto la lingua di legno post-sovietica: «operazioni di pace», «di mantenimento della pace».
Qualcuno anche si arricchiva, con la Telekom Serbia e gli aiuti all’Albania.
L’11 settembre doveva aprire gli occhi.
Ma i nostri politici ovviamente non sono complottisti - non è politicamente corretto - e non conoscono la storia delle auto-provocazioni USA per cominciare le loro guerre globali (dal «Maine», fatto saltare a Cuba nel 1899 per avere il pretesto di strappare Cuba alla Spagna, da Pearl Harbor al Tonkino); pedissequi, hanno obbedito all’alleato principale.
Si sono comportati come se la «guerra al terrorismo globale» fosse una delle «operazioni di pace» da arricchimento privato.
Mai un pensiero, mai una riflessione.
Lo ha fatto Berlusconi, ma non ci pare che la sinistra abbia messo sul tavolo il problema.
Siamo andati in Afghanistan.
C’è un mandato ONU, che volete di più?
Con la falsa assunzione che ci avrebbero lasciato fare la polizia e l’umanitario a Kabul.
Mentre i nostri alleati, inglesi e canadesi, si battevano fino all’esaurimento, morendo e ammazzando, fino all’usura dei mezzi, contro la guerriglia talebana in piena riscossa, sul terreno più difficile del pianeta.
Zitti.
Pesci in barile.
Il Corriere, nemmeno una parola.
E così Repubblica.
Quanto alla «sinistra» tornata al potere, non ha avuto nemmeno il coraggio di Zapatero, di dissociarsi dall’impresa demente.
Sperando che passi ‘a nuttata’, come nelle farse di De Filippo.
Anti-americani ma servi degli americani, fino a bloccare ogni aiuto ai palestinesi in sede europea (senza discussione: è giusto? E’ semplicemente umano? No, si fa alla chetichella, senza dirlo nemmeno al proprio elettorato).
Piedi in tutte le scarpe.
E mai una riflessione, mai un pensiero coraggioso su cosa è diventata la NATO, e sul perché ci stiamo.
Alla domanda: in che cosa la nostra presenza armata in Afghanistan serve al nostro interesse nazionale? Il concetto di «interesse nazionale», la bussola nelle questioni politiche mondiali, è da gran tempo scomparso dal nostro orizzonte.
C’è l'interesse delle COOP rosse, del calcio e di Mediaset; ci sono gli interessi da privilegiare all’interno, quelli di Bazoli e di Profumo magari.
Ma l’interesse nazionale, non riguarda nessuno.
Fino a quando, si capisce, a giovani italiani in mimetica non viene chiesto di morire uccidendo dei Talebani.
Ci conviene? Ci serve?
Cavour mandò i bersaglieri a combattere una guerra non nostra in Crimea; ma lo fece nel quadro di un progetto complessivo, per acquistarsi alleati potenti nella conquista ulteriore dell’Italia.
Nessuna progettualità del genere compare nella nostra presenza in Afghanistan.
E nemmeno domande del tipo: rinegoziare la nostra posizione nella NATO? Uscirne?
E se restarci, perché?
Perché un’alleanza che cessa di essere difensiva e diventa offensiva deve dare il diritto di smarcarsi, in nome dell’interesse nazionale.
Non si può versare sangue italiano per un equivoco nel contratto.
Solo ora ci si pone (oscuramente, superficialmente) il problema, alla vigilia della manifestazione di Vicenza contro la base americana.
Solo ora che Bush ci vuole mandare a morire per Kabul, e sotto comando USA (generale Dan McNeil), che si è comprovato più inetto e stupido di ogni immaginazione.
Ma non ci si pone il problema con lucidità: solo confusamente, furbescamente, fra grida di piazza e pseudo - motivazioni «urbanistiche», e «politicamente corrette», e accuse di «anti-americanismo» o brigatismo.
E così abbiamo «l’emergenza NATO».
Come l’emergenza-spazzatura, l’emergenza-camorra, l’emergenza-stadi.
Tutte emergenze che testimoniano la nostra insipienza, la nostra incapacità di studiare e prevedere. Perché nei trent’anni in cui tutto questo si preparava, i nostri politici hanno fatto i pesci in barile,
i furbetti con doppia morale e coscienza sporca, mentre l’opinione pubblica riceveva dalla TV informazioni sulle veline, soap-opera, telefilm e concorsi a premi; e nulla, nulla dai giornali presunti serii.
In Africa, i negri si spendono la paga settimanale in bevute in un solo sabato, e poi scoprono con stupore che devono far la fame il resto dei giorni: è la stessa nostra imprevidenza idiota.
I negri, siamo noi.
Maurizio Blondet
Note
1) Thomas Friedman, «Putin pushes back», Herald Tribune, 15 febbraio 2007.
2) Federico Bordonaro, «The trans-atlantic BMD showdown», ISN Security Watch, 15 febbraio 2007.
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Rispondi Citando
...petrolio in Afghanistan?...Guarda che il "pozzo senza fondo" sono i denari "estorti" con le tasse ai cittadini Nato per finanziare militarmente - tanto per dire, ma è più per riempire le tasche dei "consoli onorari delle varie Case Bianche e Campidogli - questa schifezza di occupazione per la democrazia in Afghanistan.
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