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    Predefinito Non è vero ma ci credo!

    di Gabriele Villa

    È lo sport nazionale (dopo quello di dissertare sulle formazioni delle squadre di calcio, intendiamoci) condannare subito e senza appello chi viene fatto sprofondare nel fango (ogni riferimento a Guido Bertolaso è puramente voluto) dalle parole smozzicate, dalle risatine, dalle promesse ma anche delle conoscenze millantate, che gli intercettatori d’Italia puntualmente registrano e consegnano, come un pacco regalo, al magistrato di turno.
    Per questo noi scegliamo di procedere una volta di più controcorrente, sulla strada opposta, quella cioè del non è vero perché non è vero.
    Punto e basta.
    Con una serie di quesiti che trovano risposte adeguate già da quanto è emerso fino a oggi.

    1) Non è vero che Bertolaso sia stato corrotto
    Non esistono riscontri certi, diretti o indiretti, del passaggio di denaro fra l’imprenditore Diego Anemone e Guido Bertolaso.
    Non si è trovata traccia di un solo euro dei 50mila di cui Anemone per conto suo, prima di incontrare Bertolaso, parla al telefono in una conversazione con un amico sacerdote.
    Così come nemmeno un centesimo dei diecimila euro che, alla fine, Anemone riesce a recuperare, è mai finito nelle tasche del sottosegretario. Come se non bastasse non vi è nemmeno certezza che l’incontro fra i due, quello cioè in cui avrebbe dovuto avvenire la consegna della tangente fantasma, ci sia, effettivamente, stato.
    Dato che i carabinieri, pur pedinando gli indagati, non sono riusciti a dimostrarlo.

    2) Non è vero che Bertolaso sia il centro dell’inchiesta
    La posizione del capo della Protezione civile nell’inchiesta è quantomeno anomala.
    Il sottosegretario, secondo l’ordinanza, è potenzialmente «corrotto in concorso», eppure, mentre i suoi «concorrenti» sono stati arrestati, lui non è stato colpito nemmeno dalla misura dei domiciliari ma è soltanto indagato.
    Una contraddizione giudiziaria che spiega l’abbondante uso del condizionale fra le carte del gip.
    D’altra parte, lo stesso Bertolaso trova la forza di ironizzare sulla sua presunta corruzione:
    «Pensare che si possa imbonire o addirittura comprare uno come me che ha dovuto affrontare lavori per centinaia di milioni di euro è perfino umiliante».

    3) Non è vero che Bertolaso abbia ricevuto prestazioni sessuali in cambio di favori
    Francesca, 42 anni, la donna travolta dalle intercettazioni, lavora effettivamente al Salaria Sport Village ma è una vera fisioterapista diplomata e specializzata, a pieni voti, in questa professione.
    «Il dottor Bertolaso - ha dichiarato la donna a giornalisti e investigatori - soffre da tempo per una contrazione delle vertebre della colonna ed è afflitto anche dalla cervicale. Per questo chiedeva esplicitamente me per dei massaggi decontratturanti».

    4) Non è vero che Bertolaso abbia partecipato a orge o «festini hard»
    Regina Profeta ex soubrette tv e ora responsabile degli eventi al Salaria Sport Village scagiona Bertolaso: «È vittima di una montatura - ha dichiarato - io procuro solo modelle professioniste brasiliane e cubane per gli eventi del venerdì.
    Non ho mai visto prostitute né cose strane al Centro ma solo feste».
    In più la «cosa megagalattica» intercettata così come «la serata con frutta e champagne e tre ragazze» che Anemone avrebbe organizzato per Bertolaso e che, secondo il giudice, sarebbe stata un’orgia, non si è mai svolta perché Bertolaso, impegnato altrove, telefonò per disdire la sua partecipazione.

    5) Non è vero che Bertolaso abbia avuto rapporti sessuali con la escort Monica
    Anche un altro appuntamento di Bertolaso al Salaria Sport Village, l’unico con Monica, la donna brasiliana che il gip definisce «verosimilmente una prostituta» è già stato ampiamente smentito dalla stessa Monica.
    La donna fa sapere dal Brasile, dove è tornata a novembre, che si recò al centro contattata da una persona che «sa che lavoro seriamente».
    E aggiunge che quella con Bertolaso fu «una serata normalissima».
    Nega di essersi presentata in costume da bagno, di aver bevuto champagne o alcunché e ribadisce di aver «fatto esclusivamente il suo lavoro, e cioè un massaggio».
    «Quando tornerò - aggiunge - cercherò di tutelare i miei diritti, perché io ho una privacy, ho un lavoro e queste cose che hanno inventato su di me sono un bel danno per la mia vita privata e professionale».

    6) Non è vero che Bertolaso fosse un cliente speciale al Salaria Sport Village
    In una telefonata registrata, del febbraio 2009, il capo della Protezione civile chiede ad Anemone di fargli trovare pronta la documentazione per la sottoscrizione e il pagamento, che farà di tasca propria, dell’abbonamento al centro, esattamente come era stato nel 2008, quando il sottosegretario ha versato 1450 euro per l’abbonamento platino.
    Quanto alle prestazioni di Francesca, Guido Bertolaso ha ricevuto sempre regolare fattura per tutte e dodici le sedute di fisioterapia cui si è sottoposto.

    7) Non è vero che l’inchiesta sugli appalti delle Protezione civile riguardi solo il centrodestra
    Angelo Balducci, direttore del Dipartimento per lo Sviluppo, ha sempre lavorato con il consenso di praticamente tutto l’arco parlamentare.
    Si può ben definire una sorta di «Signor grandi eventi» che ben tre governi hanno voluto e mantenuto in posizione di supervisione.
    Ha infatti lavorato con Prodi e Rutelli. Già uomo di fiducia di Antonio Di Pietro, durante la sua permanenza al ministero delle Infrastrutture, Balducci è diventato addirittura in tempi recenti presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ovvero la massima autorità in Italia.
    Si è occupato del Giubileo del 2000, del Teatro Petruzzelli di Bari ma anche dei Mondiali di nuoto e dell’emergenza Gran Sasso.

    8) Non è vero che l’inchiesta sugli appalti della Protezione civile riguardi solo imprenditori e politici vicini al governo
    Il pm Achille Toro, procuratore aggiunto di Roma, nonchè membro di spicco della corporazione dei giudici italiani ha deciso di dimettersi dal suo incarico per difendere la sua «onorabilità» e quella del figlio Camillo (pure coinvolto nell’inchiesta) dopo che è risultato indagato per rivelazione di segreti investigativi (e dai ieri anche per corruzione).
    Già indagato per rivelazione di segreti nell’affare Unipol, Toro ha ricoperto l’incarico di capo di gabinetto del ministro comunista Bianchi nell’ultimo governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi.

    9) Non è vero che Bertolaso abbia chiuso gli occhi sui presunti maneggi di Fabio De Santis, alto dirigente del Dipartimento per lo sviluppo
    «Quando mi sono accorto che c’era qualcosa che non mi convinceva - citiamo testualmente la sua dichiarazione - l’ho subito sostituito con Gian Michele Calvi, professore di fama internazionale».
    Quel qualcosa che non andava è la lievitazione improvvisa dei costi alla Maddalena:
    «Ad un certo punto ho scoperto - ha dichiarato Bertolaso nell’intervista al nostro giornale - che dei lavori che avevamo previsto costassero 300 milioni di euro stavano per essere appaltati a seicento». A ulteriore conferma dei dubbi di Bertolaso si può citare lo stesso gip quando scrive che «De Santis è preoccupato per la reazione che può avere Bertolaso se gli si prospetta, come nel caso dei lavori alla Maddalena, di aumentare la spesa».

    10) Non è vero che Bertolaso rischia una o più condanne nell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti in Campania
    Nell’inchiesta che lo riguarda c’è stata la richiesta di archiviazione per i quattro reati più gravi di cui il capo della Protezione civile era indagato, mentre è in corso l’accertamento del gip per l’ultimo reato di natura contravvenzionale per il quale la legge prevede solo un’ammenda.

    sul IlGiornale.it - Le ultime notizie, attualità, politica, economia, meteo del 19 02 2010

    "Queste cosette" dovrebbero essere ben conosciute dai magistrati.
    O no?

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Non è vero ma ci credo!

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    di Gabriele Villa

    È lo sport nazionale (dopo quello di dissertare sulle formazioni delle squadre di calcio, intendiamoci) condannare subito e senza appello chi viene fatto sprofondare nel fango (ogni riferimento a Guido Bertolaso è puramente voluto) dalle parole smozzicate, dalle risatine, dalle promesse ma anche delle conoscenze millantate, che gli intercettatori d’Italia puntualmente registrano e consegnano, come un pacco regalo, al magistrato di turno.
    Per questo noi scegliamo di procedere una volta di più controcorrente, sulla strada opposta, quella cioè del non è vero perché non è vero.
    Punto e basta.
    Con una serie di quesiti che trovano risposte adeguate già da quanto è emerso fino a oggi.

    1) Non è vero che Bertolaso sia stato corrotto
    Non esistono riscontri certi, diretti o indiretti, del passaggio di denaro fra l’imprenditore Diego Anemone e Guido Bertolaso.
    Non si è trovata traccia di un solo euro dei 50mila di cui Anemone per conto suo, prima di incontrare Bertolaso, parla al telefono in una conversazione con un amico sacerdote.
    Così come nemmeno un centesimo dei diecimila euro che, alla fine, Anemone riesce a recuperare, è mai finito nelle tasche del sottosegretario. Come se non bastasse non vi è nemmeno certezza che l’incontro fra i due, quello cioè in cui avrebbe dovuto avvenire la consegna della tangente fantasma, ci sia, effettivamente, stato.
    Dato che i carabinieri, pur pedinando gli indagati, non sono riusciti a dimostrarlo.

    2) Non è vero che Bertolaso sia il centro dell’inchiesta
    La posizione del capo della Protezione civile nell’inchiesta è quantomeno anomala.
    Il sottosegretario, secondo l’ordinanza, è potenzialmente «corrotto in concorso», eppure, mentre i suoi «concorrenti» sono stati arrestati, lui non è stato colpito nemmeno dalla misura dei domiciliari ma è soltanto indagato.
    Una contraddizione giudiziaria che spiega l’abbondante uso del condizionale fra le carte del gip.
    D’altra parte, lo stesso Bertolaso trova la forza di ironizzare sulla sua presunta corruzione:
    «Pensare che si possa imbonire o addirittura comprare uno come me che ha dovuto affrontare lavori per centinaia di milioni di euro è perfino umiliante».

    3) Non è vero che Bertolaso abbia ricevuto prestazioni sessuali in cambio di favori
    Francesca, 42 anni, la donna travolta dalle intercettazioni, lavora effettivamente al Salaria Sport Village ma è una vera fisioterapista diplomata e specializzata, a pieni voti, in questa professione.
    «Il dottor Bertolaso - ha dichiarato la donna a giornalisti e investigatori - soffre da tempo per una contrazione delle vertebre della colonna ed è afflitto anche dalla cervicale. Per questo chiedeva esplicitamente me per dei massaggi decontratturanti».

    4) Non è vero che Bertolaso abbia partecipato a orge o «festini hard»
    Regina Profeta ex soubrette tv e ora responsabile degli eventi al Salaria Sport Village scagiona Bertolaso: «È vittima di una montatura - ha dichiarato - io procuro solo modelle professioniste brasiliane e cubane per gli eventi del venerdì.
    Non ho mai visto prostitute né cose strane al Centro ma solo feste».
    In più la «cosa megagalattica» intercettata così come «la serata con frutta e champagne e tre ragazze» che Anemone avrebbe organizzato per Bertolaso e che, secondo il giudice, sarebbe stata un’orgia, non si è mai svolta perché Bertolaso, impegnato altrove, telefonò per disdire la sua partecipazione.

    5) Non è vero che Bertolaso abbia avuto rapporti sessuali con la escort Monica
    Anche un altro appuntamento di Bertolaso al Salaria Sport Village, l’unico con Monica, la donna brasiliana che il gip definisce «verosimilmente una prostituta» è già stato ampiamente smentito dalla stessa Monica.
    La donna fa sapere dal Brasile, dove è tornata a novembre, che si recò al centro contattata da una persona che «sa che lavoro seriamente».
    E aggiunge che quella con Bertolaso fu «una serata normalissima».
    Nega di essersi presentata in costume da bagno, di aver bevuto champagne o alcunché e ribadisce di aver «fatto esclusivamente il suo lavoro, e cioè un massaggio».
    «Quando tornerò - aggiunge - cercherò di tutelare i miei diritti, perché io ho una privacy, ho un lavoro e queste cose che hanno inventato su di me sono un bel danno per la mia vita privata e professionale».

    6) Non è vero che Bertolaso fosse un cliente speciale al Salaria Sport Village
    In una telefonata registrata, del febbraio 2009, il capo della Protezione civile chiede ad Anemone di fargli trovare pronta la documentazione per la sottoscrizione e il pagamento, che farà di tasca propria, dell’abbonamento al centro, esattamente come era stato nel 2008, quando il sottosegretario ha versato 1450 euro per l’abbonamento platino.
    Quanto alle prestazioni di Francesca, Guido Bertolaso ha ricevuto sempre regolare fattura per tutte e dodici le sedute di fisioterapia cui si è sottoposto.

    7) Non è vero che l’inchiesta sugli appalti delle Protezione civile riguardi solo il centrodestra
    Angelo Balducci, direttore del Dipartimento per lo Sviluppo, ha sempre lavorato con il consenso di praticamente tutto l’arco parlamentare.
    Si può ben definire una sorta di «Signor grandi eventi» che ben tre governi hanno voluto e mantenuto in posizione di supervisione.
    Ha infatti lavorato con Prodi e Rutelli. Già uomo di fiducia di Antonio Di Pietro, durante la sua permanenza al ministero delle Infrastrutture, Balducci è diventato addirittura in tempi recenti presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ovvero la massima autorità in Italia.
    Si è occupato del Giubileo del 2000, del Teatro Petruzzelli di Bari ma anche dei Mondiali di nuoto e dell’emergenza Gran Sasso.

    8) Non è vero che l’inchiesta sugli appalti della Protezione civile riguardi solo imprenditori e politici vicini al governo
    Il pm Achille Toro, procuratore aggiunto di Roma, nonchè membro di spicco della corporazione dei giudici italiani ha deciso di dimettersi dal suo incarico per difendere la sua «onorabilità» e quella del figlio Camillo (pure coinvolto nell’inchiesta) dopo che è risultato indagato per rivelazione di segreti investigativi (e dai ieri anche per corruzione).
    Già indagato per rivelazione di segreti nell’affare Unipol, Toro ha ricoperto l’incarico di capo di gabinetto del ministro comunista Bianchi nell’ultimo governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi.

    9) Non è vero che Bertolaso abbia chiuso gli occhi sui presunti maneggi di Fabio De Santis, alto dirigente del Dipartimento per lo sviluppo
    «Quando mi sono accorto che c’era qualcosa che non mi convinceva - citiamo testualmente la sua dichiarazione - l’ho subito sostituito con Gian Michele Calvi, professore di fama internazionale».
    Quel qualcosa che non andava è la lievitazione improvvisa dei costi alla Maddalena:
    «Ad un certo punto ho scoperto - ha dichiarato Bertolaso nell’intervista al nostro giornale - che dei lavori che avevamo previsto costassero 300 milioni di euro stavano per essere appaltati a seicento». A ulteriore conferma dei dubbi di Bertolaso si può citare lo stesso gip quando scrive che «De Santis è preoccupato per la reazione che può avere Bertolaso se gli si prospetta, come nel caso dei lavori alla Maddalena, di aumentare la spesa».

    10) Non è vero che Bertolaso rischia una o più condanne nell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti in Campania
    Nell’inchiesta che lo riguarda c’è stata la richiesta di archiviazione per i quattro reati più gravi di cui il capo della Protezione civile era indagato, mentre è in corso l’accertamento del gip per l’ultimo reato di natura contravvenzionale per il quale la legge prevede solo un’ammenda.

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    "Queste cosette" dovrebbero essere ben conosciute dai magistrati.
    O no?

    saluti
    Tant'è vero che si è spostata l'attenzione su Letta.
    Altra figura da comunisti in arrivo ! repapelle:

  3. #3
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    Predefinito Rif: Non è vero ma ci credo!

    Letta nel mirino!

    Convinto che la strategia sia ormai definitivamente cambiata, Silvio Berlusconi decide di blindare in tutto e per tutto Gianni Letta.
    Perché, è il succo del ragionamento del Cavaliere, visto che hanno capito che bombardare il quartier generale è inutile ora hanno deciso di accerchiare il fortino.
    Traduzione: siccome non riescono a colpire il premier, prima se la prendono con Bertolaso (l’uomo immagine del governo del fare) e poi con «il dottor Letta» (l’uomo che ha in mano le chiavi di Palazzo Chigi).

    Così, a stretto giro, Berlusconi scende in campo ben due volte: prima in privato, nella cena di mercoledì sera con i senatori, quando dice senza mezzi termini che «Gianni merita il Colle»; poi in pubblico, quando in mattinata stigmatizza «l’inciviltà e la barbarie» in atto contro il sottosegretario alla presidenza.
    Un modo per prendere di petto i rumors che si rincorrono ormai da una settimana su un possibile coinvolgimento di Letta nell’inchiesta della Procura di Firenze.
    Un tam tam partito proprio in ambienti giudiziari ma rilanciato anche nei Palazzi della politica e non solo dall’opposizione.

    Perché alle voci si aggiunge anche quello che due giorni fa lo stesso Letta ha ipotizzato essere «fuoco amico».
    E che ci siano esponenti della maggioranza che non vedono di buon grado l’uomo che ha di fatto in mano i gangli vitali del governo e di quasi tutti i ministeri, le relazioni con il Vaticano, con il Quirinale e con il mondo delle banche non è certo una novità.
    Con Giulio Tremonti, per esempio, qualche attrito c’è stato, dovuto soprattutto al fatto che quello di Palazzo Chigi è l’unico centro di spesa che può in qualche misura competere con il Tesoro.
    Di qui, anche alcune incomprensioni sull’istituzione della Protezione Spa che avrebbe ancora di più potenziato e reso autonoma la presidenza del Consiglio.

    Non è un caso che molti ministri - da Alfano a Gelmini, passando per Fitto e Carfagna - si affidino all’intercessione di Letta quando devono chiedere soldi a Tremonti. E pure con Gianfranco Fini il rapporto è sì buono e di rispetto reciproco ma piuttosto formale.
    D’altra parte, fanno notare perfino i finiani, quello di Letta è l’unico profilo che potrebbe stoppare le aspirazioni quirinalizie del presidente della Camera.

    Anche per questo la difesa di Berlusconi è granitica.
    A parole e nei fatti, visto che per ben tre volte i due si presentano in incontri pubblici uno accanto all’altro. Un modo per dire che la vicinanza è anche fisica e che il binomio Berlusconi-Letta resta imprescindibile.
    Perché, spiega in privato il Cavaliere, «se salta Gianni allora salta tutto». Un messaggio chiaro e che trova conferma anche in quanto filtra dal Quirinale, che non nasconde «preoccupazione» per le voci su Letta visto che il sottosegretario ha sempre rappresentato un «canale di comunicazione prezioso», soprattutto nei momenti di maggior tensione.
    E che il Colle sia deciso a schierarsi a fianco del grand commis di Palazzo Chigi, qualcuno lo desume anche dal fatto che gli uffici legislativi della presidenza della Repubblica non hanno battuto ciglio sul discusso comma 5 dell’articolo 3 del decreto sulla Protezione civile (quello del cosiddetto «scudo Bertolaso») che è arrivato in Parlamento con il nulla osta del Quirinale.
    Una difesa, quella di Letta, a 360 gradi.

    Tanto che anche lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio prende carta e penna e risponde a una lettera della presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane.
    Per manifestare il suo «turbamento» e la sua «preoccupazione» per le «tante cose sentite e viste in questi giorni».
    «Penso anch’io con orrore a chi crede che le calamità possano essere un pretesto per fare buoni affari. Il terremoto, le vittime, la desolazione che ne consegue - scrive Letta - meritano ben altri sentimenti e ben altra pietà. Altro che affari! Ma, se qualcuno ha pensato il contrario, tutti faremo in modo che si ricreda».

    E alle richieste di trasparenza della Pezzopane, il sottosegretario replica di aver «fatto eseguire dai miei uffici una ricognizione della situazione» che ha assicurato in passato e assicurerà in futuro «la totale trasparenza dell’azione pubblica, la determinazione rigorosa nell’uso di procedure perfettamente legali, la facilitazione dei controlli e della collaborazione tra diversi organi pubblici».

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  4. #4
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    Predefinito Rif: Non è vero ma ci credo!

    Minzolini difende Guido!

    «Le intercettazioni sono strumenti di indagine, non sono prove. Non si può condannare una persona per un aggettivo senza una prova».
    Eppure troppo spesso si consuma «una condanna mediatica che deriva dalla pubblicazione delle intercettazioni».
    Con queste parole Augusto Minzolini è intervenuto ieri sera al Tg1 delle 20. «Il condannato mediatico - ha aggiunto il direttore del tg -, se pure dimostra la sua innocenza in tribunale, la sua pena la sconta già davanti alla società. Cosa che può accadere anche a Bertolaso».
    Questo accade perché «siamo in campagna elettorale e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono il confronto politico».
    L’editoriale ha suscitato come sempre le proteste di sinistra e sindacato Rai.

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    Predefinito Rif: Non è vero ma ci credo!

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    di Gabriele Villa

    È lo sport nazionale (dopo quello di dissertare sulle formazioni delle squadre di calcio, intendiamoci) condannare subito e senza appello chi viene fatto sprofondare nel fango (ogni riferimento a Guido Bertolaso è puramente voluto) dalle parole smozzicate, dalle risatine, dalle promesse ma anche delle conoscenze millantate, che gli intercettatori d’Italia puntualmente registrano e consegnano, come un pacco regalo, al magistrato di turno.
    Per questo noi scegliamo di procedere una volta di più controcorrente, sulla strada opposta, quella cioè del non è vero perché non è vero.
    Punto e basta.
    Con una serie di quesiti che trovano risposte adeguate già da quanto è emerso fino a oggi.

    1) Non è vero che Bertolaso sia stato corrotto
    Non esistono riscontri certi, diretti o indiretti, del passaggio di denaro fra l’imprenditore Diego Anemone e Guido Bertolaso.
    Non si è trovata traccia di un solo euro dei 50mila di cui Anemone per conto suo, prima di incontrare Bertolaso, parla al telefono in una conversazione con un amico sacerdote.
    Così come nemmeno un centesimo dei diecimila euro che, alla fine, Anemone riesce a recuperare, è mai finito nelle tasche del sottosegretario. Come se non bastasse non vi è nemmeno certezza che l’incontro fra i due, quello cioè in cui avrebbe dovuto avvenire la consegna della tangente fantasma, ci sia, effettivamente, stato.
    Dato che i carabinieri, pur pedinando gli indagati, non sono riusciti a dimostrarlo.

    2) Non è vero che Bertolaso sia il centro dell’inchiesta
    La posizione del capo della Protezione civile nell’inchiesta è quantomeno anomala.
    Il sottosegretario, secondo l’ordinanza, è potenzialmente «corrotto in concorso», eppure, mentre i suoi «concorrenti» sono stati arrestati, lui non è stato colpito nemmeno dalla misura dei domiciliari ma è soltanto indagato.
    Una contraddizione giudiziaria che spiega l’abbondante uso del condizionale fra le carte del gip.
    D’altra parte, lo stesso Bertolaso trova la forza di ironizzare sulla sua presunta corruzione:
    «Pensare che si possa imbonire o addirittura comprare uno come me che ha dovuto affrontare lavori per centinaia di milioni di euro è perfino umiliante».

    3) Non è vero che Bertolaso abbia ricevuto prestazioni sessuali in cambio di favori
    Francesca, 42 anni, la donna travolta dalle intercettazioni, lavora effettivamente al Salaria Sport Village ma è una vera fisioterapista diplomata e specializzata, a pieni voti, in questa professione.
    «Il dottor Bertolaso - ha dichiarato la donna a giornalisti e investigatori - soffre da tempo per una contrazione delle vertebre della colonna ed è afflitto anche dalla cervicale. Per questo chiedeva esplicitamente me per dei massaggi decontratturanti».

    4) Non è vero che Bertolaso abbia partecipato a orge o «festini hard»
    Regina Profeta ex soubrette tv e ora responsabile degli eventi al Salaria Sport Village scagiona Bertolaso: «È vittima di una montatura - ha dichiarato - io procuro solo modelle professioniste brasiliane e cubane per gli eventi del venerdì.
    Non ho mai visto prostitute né cose strane al Centro ma solo feste».
    In più la «cosa megagalattica» intercettata così come «la serata con frutta e champagne e tre ragazze» che Anemone avrebbe organizzato per Bertolaso e che, secondo il giudice, sarebbe stata un’orgia, non si è mai svolta perché Bertolaso, impegnato altrove, telefonò per disdire la sua partecipazione.

    5) Non è vero che Bertolaso abbia avuto rapporti sessuali con la escort Monica
    Anche un altro appuntamento di Bertolaso al Salaria Sport Village, l’unico con Monica, la donna brasiliana che il gip definisce «verosimilmente una prostituta» è già stato ampiamente smentito dalla stessa Monica.
    La donna fa sapere dal Brasile, dove è tornata a novembre, che si recò al centro contattata da una persona che «sa che lavoro seriamente».
    E aggiunge che quella con Bertolaso fu «una serata normalissima».
    Nega di essersi presentata in costume da bagno, di aver bevuto champagne o alcunché e ribadisce di aver «fatto esclusivamente il suo lavoro, e cioè un massaggio».
    «Quando tornerò - aggiunge - cercherò di tutelare i miei diritti, perché io ho una privacy, ho un lavoro e queste cose che hanno inventato su di me sono un bel danno per la mia vita privata e professionale».

    6) Non è vero che Bertolaso fosse un cliente speciale al Salaria Sport Village
    In una telefonata registrata, del febbraio 2009, il capo della Protezione civile chiede ad Anemone di fargli trovare pronta la documentazione per la sottoscrizione e il pagamento, che farà di tasca propria, dell’abbonamento al centro, esattamente come era stato nel 2008, quando il sottosegretario ha versato 1450 euro per l’abbonamento platino.
    Quanto alle prestazioni di Francesca, Guido Bertolaso ha ricevuto sempre regolare fattura per tutte e dodici le sedute di fisioterapia cui si è sottoposto.

    7) Non è vero che l’inchiesta sugli appalti delle Protezione civile riguardi solo il centrodestra
    Angelo Balducci, direttore del Dipartimento per lo Sviluppo, ha sempre lavorato con il consenso di praticamente tutto l’arco parlamentare.
    Si può ben definire una sorta di «Signor grandi eventi» che ben tre governi hanno voluto e mantenuto in posizione di supervisione.
    Ha infatti lavorato con Prodi e Rutelli. Già uomo di fiducia di Antonio Di Pietro, durante la sua permanenza al ministero delle Infrastrutture, Balducci è diventato addirittura in tempi recenti presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ovvero la massima autorità in Italia.
    Si è occupato del Giubileo del 2000, del Teatro Petruzzelli di Bari ma anche dei Mondiali di nuoto e dell’emergenza Gran Sasso.

    8) Non è vero che l’inchiesta sugli appalti della Protezione civile riguardi solo imprenditori e politici vicini al governo
    Il pm Achille Toro, procuratore aggiunto di Roma, nonchè membro di spicco della corporazione dei giudici italiani ha deciso di dimettersi dal suo incarico per difendere la sua «onorabilità» e quella del figlio Camillo (pure coinvolto nell’inchiesta) dopo che è risultato indagato per rivelazione di segreti investigativi (e dai ieri anche per corruzione).
    Già indagato per rivelazione di segreti nell’affare Unipol, Toro ha ricoperto l’incarico di capo di gabinetto del ministro comunista Bianchi nell’ultimo governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi.

    9) Non è vero che Bertolaso abbia chiuso gli occhi sui presunti maneggi di Fabio De Santis, alto dirigente del Dipartimento per lo sviluppo
    «Quando mi sono accorto che c’era qualcosa che non mi convinceva - citiamo testualmente la sua dichiarazione - l’ho subito sostituito con Gian Michele Calvi, professore di fama internazionale».
    Quel qualcosa che non andava è la lievitazione improvvisa dei costi alla Maddalena:
    «Ad un certo punto ho scoperto - ha dichiarato Bertolaso nell’intervista al nostro giornale - che dei lavori che avevamo previsto costassero 300 milioni di euro stavano per essere appaltati a seicento». A ulteriore conferma dei dubbi di Bertolaso si può citare lo stesso gip quando scrive che «De Santis è preoccupato per la reazione che può avere Bertolaso se gli si prospetta, come nel caso dei lavori alla Maddalena, di aumentare la spesa».

    10) Non è vero che Bertolaso rischia una o più condanne nell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti in Campania
    Nell’inchiesta che lo riguarda c’è stata la richiesta di archiviazione per i quattro reati più gravi di cui il capo della Protezione civile era indagato, mentre è in corso l’accertamento del gip per l’ultimo reato di natura contravvenzionale per il quale la legge prevede solo un’ammenda.

    sul IlGiornale.it - Le ultime notizie, attualità, politica, economia, meteo del 19 02 2010

    "Queste cosette" dovrebbero essere ben conosciute dai magistrati.
    O no?

    saluti
    Questo è un NOBILE articolo.
    Nulla alle spalle, dubbi sul futuro
    Oggi m'hanno incuXXto...ma con che austerità ragazzi! Roba da signori! Ho ringraziato e chiesto un'altro appuntamento.

 

 

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