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  1. #81
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    Citazione Originariamente Scritto da denty Visualizza Messaggio
    una parte della cosidetta CDL è formata da presunti liberali che se fossero un minimo coerenti si comporterebbero in altro modo in certe situazioni...
    APPLAUSI!!!

  2. #82
    VELTRONI DIMETTITI!
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista Visualizza Messaggio
    Scusate eh ma quando ci vuole, ci vuole: ma chi se ne frega dei liberali del centrodestra?


    hai ragione. infatti quello che contesto è la scarsa decenza di un cdx che si dichiara liberale quando è il contrario. Non dico: il cdx deve essere liberale. Dico invece: visto che liberale non è smetta di definirsi tale che si sta coprendo di ridicolo.

  3. #83
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da ETTORE MUTI Visualizza Messaggio
    io detesto il referendum......o meglio in Italia se ne abusa grazie a certi menestrelli radicali....
    ma due referendum mi piacerebbe veramente si svolgessero...
    1° sugli immigrati
    2° sui pacs
    mi piacerebbe veramente sapere che ne pensa il popolo SUDDITO....
    Andrebbe a votare il 35%...

  4. #84
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    Citazione Originariamente Scritto da Libdx Visualizza Messaggio
    hai ragione. infatti quello che contesto è la scarsa decenza di un cdx che si dichiara liberale quando è il contrario. Non dico: il cdx deve essere liberale. Dico invece: visto che liberale non è smetta di definirsi tale che si sta coprendo di ridicolo.

  5. #85
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    Ecco cosa ne pensano i veri liberali (che stanno nel cdx) dei dico:


    Articolo di Marco Taradash per L'Opinione


    Qualche giorno fa l’Osservatore Romano ha celebrato, in una triste ricorrenza (l’assassinio di Vittorio Bachelet), “quella famiglia una e indissolubile nella quale la comunità italiana ha trovato e trova una viva forza spirituale e civile”, parole pronunciate dall’insigne giurista nel remoto 1966. Quella famiglia, più virtuale che virtuosa, raccontata in modo assai diverso da Pietro Germi, esisteva forse prima del 1970, sebbene minata dalle facili e costose procedure di scioglimento praticate dalla Sacra Rota. Certo è che oggi è diventata quasi una rarità e quando esiste è in grazia della volontà dei coniugi, non della legge, né del matrimonio. Perché la famiglia preesiste alle leggi e fiorisce o appassisce sopra ogni terra e sotto ogni cielo. L’identificazione tra famiglia e matrimonio, che i cattolici riconducono a Dio e i laici alla Costituzione, è soltanto ideologica. La famiglia nasce quando una coppia si dona un impegno reciproco di continuità, di assistenza, e di amore.
    E’ giusto quindi estendere a tutte le coppie quei diritti individuali e interpersonali che oggi fossero negati sulla base di un discrimine (matrimonio o no) che, se mai l’ha avuto, ha perduto ogni senso, visto come si forma oggi una famiglia in occidente, e anche la rapidità del suo scioglimento. Ma non si deve confondere una carenza di diritti con una discriminazione. La discriminazione non è una linea oltre la quale non puoi spingerti, è un’altra cosa, è un confine che non puoi varcare, e tu sei dall’altra parte. Oggi in Italia la discriminazione colpisce soltanto le coppie omosessuali. Su di esse grava ancora, da noi, l’anatema religioso o culturale. Per questo sono assolutamente favorevole al riconoscimento giuridico della coppia gay. Ma i Dico del Governo non rimuovono, anzi confermano, la discriminazione, limitandosi a estendere, a prescindere dal sesso, alcune forme di tutela individuale. Le persone gay però non aspirano alle tutele dello “stato sociale”, bensì al riconoscimento giuridico del loro “stato civile” di coppia. Diverso è il caso delle unioni fra un uomo o una donna. Esistono anche per loro alcune ingiuste o odiose limitazioni dell’esercizio dei diritti individuali, che si possono correggere subito e con modesto impegno (nell’ospedale, nel carcere, negli affitti eccetera).
    Ma non parlerei di discriminazione. Perché non sposarsi, per un uomo e una donna - a differenza di una coppia omosessuale - è frutto di una libera scelta, che può essere liberamente modificata in ogni momento (e non si faccia il caso dei separati in attesa di divorzio: i tempi di attesa dei benefici sociali previsti dai Dico vanno a sovrapporsi proprio ai tempi del divorzio; tempi che sarebbe invece saggio ridurre largamente, soprattutto nel caso delle separazioni consensuali). Se i Dico offrono più o meno gli stessi privilegi del matrimonio civile e molti meno svantaggi, è indubbio che si va a creare un istituto concorrente e più vantaggioso: una terza forma di matrimonio, di non so quale serie, con il ripudio al posto del divorzio (o dell’annullamento). Non crollerà il mondo, ma non credo che il principio di responsabilità ne risulterà rafforzato. E certamente ne soffrirà il principio di libertà, in virtù di uno uno Stato che viene a interferire pesantemente con le sue offerte gratuite di tutela sociale (in realtà a carico dei contribuenti) su una libera scelta di convivenza non codificata. E che apparecchia per giunta il tranello della raccomandata con ricevuta di ritorno in virtù della quale una libera convivenza si trasforma ipso facto in uno pseudomatrimonio, anche senza il consenso del partner. Ennesimo esempio delle distorsioni che nascono dall’ansia di regolamentare anche ciò che con pieno diritto sfugge al controllo dello Stato.
    L’ingerenza della Chiesa nella sfera dello Stato è oggi prepotente, ma contrastabile. Ma l’ingerenza dello Stato nel cerchio magico delle libertà individuali è molto più dannosa e lascia lividi molto più dolorosi.Sono queste le mie obiezioni ai Dico. Che mi farebbero militare, secondo quanto ha scritto qualche giorno fa sul Riformista Emanuele Macaluso, del cui pensiero tengo sempre gran conto, nella schiera dei bolscevichi berlusconiani. Non è così. Semplicemente appartengo a una cultura diversa da quella che vede nell’intervento della legge o dello Stato, sempre e comunque, l’esplicazione di funzioni di progresso e di felicità. Forse anche a sinistra, come altrove, sarà un giorno possibile accettare che la si pensi diversamente solo perché la si pensa diversamente.

    Redazione - [15/02/2007]

  6. #86
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    Taradash dimentica che i DICO hanno gli stessi DOVERI del matrimonio, e molti MENO DIRITTI.

  7. #87
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    Citazione Originariamente Scritto da denty Visualizza Messaggio
    diciamo che la scena politica italiana è molto anomala rispetto al resto dei paesi europei...a sinistra c'è poco riformismo (DS per esempio) a favore di partiti più estremisti...a destra c'è troppo conservatorismo e troppi legami con la Chiesa che ovviamente blocano qualsiasi apertura su certi argomenti del cdx...
    non è corretto....
    in Italia sia il centro-destra che il centro-sinistra sono legati MANI E PIEDI con il Vaticano...in Italia se vuoi far qualcosa in politica a certi livelli devi metterti d'accordo con il Cardinal Vicario....

  8. #88
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso Visualizza Messaggio
    Andrebbe a votare il 35%...
    già dimenticavo....che siamo in Italia....

  9. #89
    legio_taurinensis
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    Citazione Originariamente Scritto da ETTORE MUTI Visualizza Messaggio
    non è corretto....
    in Italia sia il centro-destra che il centro-sinistra sono legati MANI E PIEDI con il Vaticano...in Italia se vuoi far qualcosa in politica a certi livelli devi metterti d'accordo con il Cardinal Vicario....
    Il problema è che il Cardinal Vicario è un progressista modernista, se no la cosa - di per sè - non sarebbe neanche malvagia.

  10. #90
    VELTRONI DIMETTITI!
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Ecco cosa ne pensano i veri liberali (che stanno nel cdx) dei dico:


    Articolo di Marco Taradash per L'Opinione


    Qualche giorno fa l’Osservatore Romano ha celebrato, in una triste ricorrenza (l’assassinio di Vittorio Bachelet), “quella famiglia una e indissolubile nella quale la comunità italiana ha trovato e trova una viva forza spirituale e civile”, parole pronunciate dall’insigne giurista nel remoto 1966. Quella famiglia, più virtuale che virtuosa, raccontata in modo assai diverso da Pietro Germi, esisteva forse prima del 1970, sebbene minata dalle facili e costose procedure di scioglimento praticate dalla Sacra Rota. Certo è che oggi è diventata quasi una rarità e quando esiste è in grazia della volontà dei coniugi, non della legge, né del matrimonio. Perché la famiglia preesiste alle leggi e fiorisce o appassisce sopra ogni terra e sotto ogni cielo. L’identificazione tra famiglia e matrimonio, che i cattolici riconducono a Dio e i laici alla Costituzione, è soltanto ideologica. La famiglia nasce quando una coppia si dona un impegno reciproco di continuità, di assistenza, e di amore.
    E’ giusto quindi estendere a tutte le coppie quei diritti individuali e interpersonali che oggi fossero negati sulla base di un discrimine (matrimonio o no) che, se mai l’ha avuto, ha perduto ogni senso, visto come si forma oggi una famiglia in occidente, e anche la rapidità del suo scioglimento. Ma non si deve confondere una carenza di diritti con una discriminazione. La discriminazione non è una linea oltre la quale non puoi spingerti, è un’altra cosa, è un confine che non puoi varcare, e tu sei dall’altra parte. Oggi in Italia la discriminazione colpisce soltanto le coppie omosessuali. Su di esse grava ancora, da noi, l’anatema religioso o culturale. Per questo sono assolutamente favorevole al riconoscimento giuridico della coppia gay. Ma i Dico del Governo non rimuovono, anzi confermano, la discriminazione, limitandosi a estendere, a prescindere dal sesso, alcune forme di tutela individuale. Le persone gay però non aspirano alle tutele dello “stato sociale”, bensì al riconoscimento giuridico del loro “stato civile” di coppia. Diverso è il caso delle unioni fra un uomo o una donna. Esistono anche per loro alcune ingiuste o odiose limitazioni dell’esercizio dei diritti individuali, che si possono correggere subito e con modesto impegno (nell’ospedale, nel carcere, negli affitti eccetera).
    Ma non parlerei di discriminazione. Perché non sposarsi, per un uomo e una donna - a differenza di una coppia omosessuale - è frutto di una libera scelta, che può essere liberamente modificata in ogni momento (e non si faccia il caso dei separati in attesa di divorzio: i tempi di attesa dei benefici sociali previsti dai Dico vanno a sovrapporsi proprio ai tempi del divorzio; tempi che sarebbe invece saggio ridurre largamente, soprattutto nel caso delle separazioni consensuali). Se i Dico offrono più o meno gli stessi privilegi del matrimonio civile e molti meno svantaggi, è indubbio che si va a creare un istituto concorrente e più vantaggioso: una terza forma di matrimonio, di non so quale serie, con il ripudio al posto del divorzio (o dell’annullamento). Non crollerà il mondo, ma non credo che il principio di responsabilità ne risulterà rafforzato. E certamente ne soffrirà il principio di libertà, in virtù di uno uno Stato che viene a interferire pesantemente con le sue offerte gratuite di tutela sociale (in realtà a carico dei contribuenti) su una libera scelta di convivenza non codificata. E che apparecchia per giunta il tranello della raccomandata con ricevuta di ritorno in virtù della quale una libera convivenza si trasforma ipso facto in uno pseudomatrimonio, anche senza il consenso del partner. Ennesimo esempio delle distorsioni che nascono dall’ansia di regolamentare anche ciò che con pieno diritto sfugge al controllo dello Stato.
    L’ingerenza della Chiesa nella sfera dello Stato è oggi prepotente, ma contrastabile. Ma l’ingerenza dello Stato nel cerchio magico delle libertà individuali è molto più dannosa e lascia lividi molto più dolorosi.Sono queste le mie obiezioni ai Dico. Che mi farebbero militare, secondo quanto ha scritto qualche giorno fa sul Riformista Emanuele Macaluso, del cui pensiero tengo sempre gran conto, nella schiera dei bolscevichi berlusconiani. Non è così. Semplicemente appartengo a una cultura diversa da quella che vede nell’intervento della legge o dello Stato, sempre e comunque, l’esplicazione di funzioni di progresso e di felicità. Forse anche a sinistra, come altrove, sarà un giorno possibile accettare che la si pensi diversamente solo perché la si pensa diversamente.

    Redazione - [15/02/2007]
    il discorso di taradash è quello che qualcuno, qui nel forum, ha definito "benaltrismo". Cioè dire: il problema è diverso, è altro.
    Detto questo, da liberale, condivido il ragionamento di fondo di taradsh iò quale sostiene che lo stato nono deve entrare nella sfera delle libertà personali. QUesto non posso che sottoscriverlo. Però un punto rimane: lui stesso ammette che in alcune situazioni le coppie etero non sposate sono discriminate, ma ritiene che bastino solo poche modifiche per riportare alla normalità questa situazione. Taradash si iscrive in quella corrente che ritiene necessario intervenire sui codici. Benissimo è legittima come posizione, ma visto che lo stato deve intervenire anche in questo caso non è meglio - a questo punto - una serie di interventi organici che regolino la materia?
    La questione tanti diritti pochi doveri può essere vera se facciamo finta di non vedere che anche nei matrimoni codificati ogni singolo caso è particolare perchè, in molte situazioni, una delle due parti se ne sbatte dei doveri verso l'altro e il solo che adempie è quello imposto dalla legge perchè deve farlo.

    Sulla questione omosessuali ha ragione totalmente e su questo più volte ho detto che il governo avrebbe dovuto volare alto, ma la complessità della maggioranza non lo ha permesso e mi dispiace.
    Sono anche amareggiato perchè questa legge è un compromesso al ribasso senza dubbio che non può essere risolutivo del problema, dei gay in particolare.
    Però, mi paicerebbe chiedere a taradash una cosa: questa legge è un picoclo passo, questa legge non affronta il problema delle coppie omosessuali in modo netto, ma perchè lui e i suoi, nella legislatura precedente, non hanno spinto il governo ad una legge? Se non vuole la legge perchè non proposero una serie di modifiche ai codici che ora, tutti questi liberali, definiscono interventi minimi e semplici? Perchè lui non propone un ddl che modifichi i codici in questo senso??
    Ho la sensazione che posizioni di questo tipo esprimano la difficoltà di chi vede qualcosa di buono in una normativa dell'altra parte, ma non può permettersi di dirlo altrimenti il padrone si incazza e quindi cerca tutti i distinguo per dire che non va bene. Tutto è perfettibile, ma tutto deve avere un'inizio.

 

 
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