Black out
di Abu Yasin Merighi
8/02/07
<< Sei passato con il rosso >>, dice svogliatamente il poliziotto somalo ad un incredulo professore universitario italiano fermato alla guida della sua automobile. Mogadiscio, anni ’80; il poliziotto ferma il professore e gli comunica la sanzione: il professore si volta a guardare l’incrocio che ha appena attraversato e si accorge che il semaforo non funziona perché manca la corrente – come spesso capita a Mogadiscio – si rivolge al poliziotto e gli sorride. Anche il poliziotto sorride, quasi allargando le spalle. Il professore paga la “multa” brevi manu e prosegue per la sua strada.[1]
Ricordi universitari, allora sereni, ora resi più tristi dalla situazione di quel martoriato paese.
Tel Aviv, inizio millennio.
Ai vari incroci i semafori sono strani: verdi quando passano gli israeliani, rossi quando tocca a tutti gli altri. A volte sono spenti, ma soldati ben armati, nel caso, si offrono per un ripasso istantaneo e gratuito delle differenti variazioni cromatiche. Nella sola democrazia mediorientale i daltonici sono l’unica vera categoria a rischio; sono allo studio opportune soluzioni acustiche, ma con tutti quegli arabi così chiassosi in giro non sembra facile risolvere il problema. Che persiste.
Anche in Europa, perfino in Italia, un sacco di gente approva la segnaletica israeliana, così chiara e precisa, senza tutte quelle odiose rotonde “alla francese” che spezzano il traffico per eccesso di democrazia stradale; e il ministro dei Trasporti, che in Israele conta ma fino ad un certo punto, ha un blog ( www.buldozeravantit utta.org. min.zim ) che risulta tra i primi cinque più visitati in Italia.
Accade però che qualcuno, sempre in Italia, si lamenti per la sincronizzazione dei semafori in quel paese, e per il problema causato dagli automobilisti israeliani che si recano abitualmente in Libano a far benzina ( perché oltre confine costa meno, una volta era gratis ma sta aumentando ): abituati a non trovare ostacoli sul loro cammino, i suddetti automobilisti hanno causato un sacco di incidenti – alcuni anche molto gravi – proprio l’estate scorsa, tanto che son dovuti intervenire anche gli americani ( che di traffico se ne intendono abbastanza ) per sollecitare l’intervento dei caschi blu della stradale a sud del fiume Litani.
I politici dicevano che i libanesi dovevano predisporre un senso unico con inversione guidata a Beirut e rientro in Israele, gli israeliani invece volevano addirittura la doppia corsia in un solo senso di marcia, il loro. In Italia, qualcuno disse che gli israeliani erano dei pirati della strada, che spesso guidavano con eccessiva euforia e che non cedevano mai il passo ai pedoni ( salvo poi stirarli fuori dalle strisce – o dentro la “Striscia” ).
Ebbene, in Italia, dietro tempestiva segnalazione di due solerti “ausiliari del traffico”, l’autorità preposta ha scoperto che quel qualcuno stava andando contromano, coi fari spenti oltre il calar del sole, per di più facendo segnalazioni acustiche nei pressi di un ospedale.
Ora, quel qualcuno ha già perso diversi punti dalla patente, tutti i giornali ne parlano e c’è anche chi dice che rischia addirittura il carcere, per guida in stato di ebbrezza.
Probabilmente si difenderà dicendo che, in quanto musulmano, è impossibile che fosse alla guida ubriaco, ma c’è un problema, e molto serio anche: pare che in tutta quella zona ci fosse il cartello di Negazione Vietata.
A maggior ragione, se è vero che non era ubriaco, impossibile che non lo avesse visto.
Probabilmente gli toccherà pagare un’ammenda, sperando che non sia salata: e non avrà nemmeno voglia di sorridere…..
A Mogadiscio, almeno, mancava la corrente; a Tel Aviv, purtroppo, continuano a sfrecciare come pazzi.
8 febbraio 2007
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[1] L’episodio qui riportato è veritiero, almeno stando ai ricordi dello scrivente. Il resto del racconto è di pura fantasia. Ogni riferimento a fatti o a personaggi reali è puramente casuale, nda.




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