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  1. #1
    Mauro V.
    Ospite

    Predefinito Duri e puri, tutto o niente. Niente.

    La fiducia vuota della sinistra radicale
    di EZIO MAURO (La Repubblica)


    Tirata per mesi in parlamento e nelle piazze, la corda ideologica dell'estremismo si è infine spezzata, facendo precipitare il governo Prodi e riaprendo a Silvio Berlusconi - sconfitto soltanto un anno fa nelle urne - la prospettiva ravvicinata di ritornare alla guida del Paese.

    La crisi si apre sulla politica estera, dopo che D'Alema ha spiegato in Senato l'impegno per la pace dell'Italia, il rifiuto della guerra, il valore "politico e civile" della missione Onu in Afghanistan, l'impossibilità di un ritiro che ci allontanerebbe dalla Ue, isolandoci. Un discorso che sta pienamente nel programma dell'Unione, e che avrebbe potuto pronunciare tra gli applausi qualsiasi ministro degli Esteri di qualunque governo di sinistra di ogni Paese occidentale.

    Ma in Italia, no. In Italia, dove il presidente del Consiglio è stato presidente della Commissione europea, questo discorso divide la sinistra ed è inaccettabile per la sua frangia più estrema, pronta a votare contro il governo pur di salvarsi l'anima o almeno il pregiudizio. Il risultato è la crisi dopo appena 281 giorni di Prodi a Palazzo Chigi, nemmeno un anno. Una crisi inevitabile perché senza una maggioranza in politica estera non si governa il Paese. Ma qui, secondo quanto rivela l'estremismo radicale, non manca solo la maggioranza: manca un'idea stessa dell'Italia, per capire cos'è e cosa dev'essere oggi, qual è il suo posto in quella parte del mondo che si chiama Europa e Occidente, se non vogliamo abitarla per caso o per sbaglio, da stranieri in patria, orfani di ideologie sconfitte e pericolose.

    Ecco perché Romano Prodi ha fatto bene ad annunciare subito dopo il voto, già al telefono, le sue dimissioni al Capo dello Stato, e a non chiedere un rinvio automatico alle Camere per verificare meccanicamente se la maggioranza di centrosinistra c'è ancora oppure no. In questo modo si esce dai giochi interni alla coalizione, dove è possibile fare per mesi i governativi al ministero e gli estremisti in piazza, e tutto ritorna nelle mani del Capo dello Stato. Che dovrà e vorrà capire in forma impegnativa non solo se c'è una teorica maggioranza numerica per l'Unione, ma se c'è una concreta maggioranza politica, capace di assicurare al Quirinale di essere pronta ad assumersi le responsabilità di governo dei prossimi mesi, a partire proprio dagli impegni internazionali dell'Italia.

    Napolitano vuole infatti rompere il gioco dietro il quale si nasconde la rendita di posizione dell'estremismo: il gioco della "fiducia vuota", o irresponsabile, che porta i partiti e i gruppi più radicali della coalizione a votare un assenso fiduciario generico al governo, pur di avere poi le mani libere sui singoli temi specifici, con distinzioni, astensioni, opposizioni che consentono ad ognuno (e ai piccoli gruppi soprattutto) di inseguire la rappresentanza di interessi di parte incompatibili con la logica e il programma di coalizione. Da oggi, dirà Napolitano al centrosinistra, la "fiducia vuota" non basta più, perché non garantisce la tenuta di un governo, anzi lo espone a quell'"umiliazione" di cui parlava ieri la Cnn nel servizio sull'Italia: occorre un impegno preciso sui passaggi qualificanti, qualcosa che dimostri la capacità per la sinistra italiana di fare governo, di fare maggioranza. Solo così Prodi potrà ripresentarsi alle Camere. Altrimenti, non ci sono le condizioni per andare avanti e la sinistra dovrà passare la mano, gettando al vento in pochi mesi la vittoria elettorale: e per sua esclusiva responsabilità.

    Questa responsabilità è già emersa ieri con evidenza in Senato, con la defezione di due parlamentari, uno di Rifondazione e uno appena uscito dal partito dei Comunisti italiani: per Prodi due voti in meno in un equilibrio già fragilissimo, con Andreotti subito pronto - com'era immaginabile - a stare con i desideri di Ruini piuttosto che con la politica estera del governo. Le due defezioni "comuniste" sono il segno concreto dell'ideologismo irriducibile, anche davanti alla crisi di governo, e al rischio di riconsegnare il Paese a Berlusconi. Ma sarebbe ingiusto fermarsi qui, e non vedere dietro i due senatori del no un mondo, un'organizzazione e una cultura molto più ampia, in cui hanno camminato in questi mesi e soprattutto in queste ultime settimane gli stessi leader dei partiti dei verdi, di Rifondazione e dei Comunisti italiani che poi nelle ultime ore hanno parlato a sostegno del governo: come se un voto parlamentare fosse separabile da una cultura, da un comportamento diffuso e insistito, da un giudizio capitale sul riformismo di sinistra, dall'anatema sulle alleanze occidentali. E soprattutto dall'antiamericanismo che dopo la fine della guerra fredda in Italia è l'ultima ideologia superstite, quasi un'identità eterna per un comunismo minore e irriducibile, che continua a chiamarsi tale nonostante la democrazia l'abbia sconfitto nella contesa europea del Novecento, rivelando non solo i suoi errori ma la sua tragedia.

    La crisi di governo certifica dunque con esattezza cos'è la sinistra italiana oggi. Un gruppo maggioritario che si fa carico della responsabilità del governare, scegliendo la cultura riformista nei suoi valori e nelle sue obbligazioni. Un gruppo minoritario estremista, che ha demonizzato Berlusconi come fascista ma è pronto a riconsegnargli l'Italia, considera il governo del Paese un vincolo più che un'opportunità, ritiene che la piazza debba prevalere sulle istituzioni.

    Il dramma della sinistra sta alla fine in un paradosso: nelle condizioni attuali senza l'ala radicale non si vince, ma con l'ala radicale non si governa. E tuttavia si dovrà ad un certo punto parlar chiaro davanti ai cittadini, spiegando qual è l'Italia del futuro, che Paese ha in mente la sinistra, come lo vuole veder crescere. La lezione della crisi è quella di costruire al più presto una forte piattaforma riformista , il partito democratico, cioè una vera sinistra di governo con vocazione maggioritaria capace di allearsi con i radicali sfidandoli per l'egemonia culturale, costringendo i leader a uscire da ogni ambiguità: perché anche in Italia non si può stare nello stesso tempo e per sempre in piazza e al ministero.

    Questo dovrebbe chiedere Prodi ai suoi alleati, perché solo se si coglie l'occasione della crisi per fare chiarezza nell'identità della sinistra (e dunque nell'identità della coalizione) vale la pena restare a Palazzo Chigi. Non servono, com'è dimostrato, le firme sul programma. Serve una politica condivisa, in pochi punti, che nasca da un'idea chiara dell'Italia e della sinistra. Un'idea che può ancora, persino oggi, essere migliore di quella della destra, e più utile al Paese. Ad esempio nella partita in atto per la laicità dello Stato, che è la vera battaglia culturale di questa fase per la sinistra. Anche se gli estremisti non lo sanno, prigionieri dell'eterna sfida con gli Usa e con i riformisti: che combattono da soli, come un'ossessione.

    (22 febbraio 2007)
    ----------------
    Aggiungo io: cambierà il governo oppure no, ma è sempre la stessa storia, in Italia una democrazia bloccata, malfunzionante, impedisce qualsiasi attuazione di un programma politico.
    Il popolo è al servizio del parlamento, pagando decine di migliaia di euro al mese a gruppi che non concludono nulla. E anche a voler concludere, ogni progetto politico è un pasticcio di opinioni diverse, tra le quali alcune vecchie e ideologiche (clericali e comuniste): un pasticcio che non farebbe che poco o nulla di buono al Paese.
    La soluzione?
    1-fuori i vecchi (vecchi interiormente ed anagraficamente)dal parlamento: sono troppo ideologizzati, e lontani dal poter ragionare in modo obiettivo. è troppo difficile per persone dai 60 ai 90 anni, educati tra il fascismo e lo stato confessionale cattolico, anche solo concepire cose come la laicità dello stato o l'uguaglianza di diritti indipendentemente dall'orientamento sessuale.
    2-legge elettorale maggioritaria e presidenzialismo.
    3-partito democratico tra margherita e ds, laico e moderno.

    chi vince governa.
    è l'unica soluzione per l'Italia.

  2. #2
    in silenzio
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    Arrow quarto e quinto punto

    Citazione Originariamente Scritto da Mauro V. Visualizza Messaggio
    (22 febbraio 2007)
    ----------------
    ... io: cambierà il governo oppure no, ma è sempre la stessa storia, in Italia una democrazia bloccata, malfunzionante, impedisce qualsiasi attuazione di un programma politico.
    Il popolo è al servizio del parlamento, pagando decine di migliaia di euro al mese a gruppi che non concludono nulla. E anche a voler concludere, ogni progetto politico è un pasticcio di opinioni diverse, tra le quali alcune vecchie e ideologiche (clericali e comuniste): un pasticcio che non farebbe che poco o nulla di buono al Paese.
    La soluzione?
    1-fuori i vecchi (vecchi interiormente ed anagraficamente)dal parlamento: sono troppo ideologizzati, e lontani dal poter ragionare in modo obiettivo. è troppo difficile per persone dai 60 ai 90 anni, educati tra il fascismo e lo stato confessionale cattolico, anche solo concepire cose come la laicità dello stato o l'uguaglianza di diritti indipendentemente dall'orientamento sessuale.
    2-legge elettorale maggioritaria e presidenzialismo.
    3-partito democratico tra margherita e ds, laico e moderno.

    chi vince governa.
    è l'unica soluzione per l'Italia.
    ... ed io aggiungo :
    4- partito dei moderati, o delle libertà responsabili.
    5-assemblea costituente permanente.

    per un buon governo dell'Italia in Europa.

    di necessità virtù

  3. #3
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    "Niente ..."

    Cioè (probabilmente?) DI NUOVO Berlusconi.

    Complimenti ...

  4. #4
    in silenzio
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    Cool ... complimenti?

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    "Niente ..."

    Cioè (probabilmente?) DI NUOVO Berlusconi.

    Complimenti ...

    ... un par de ...

    anzichè unirmi a improbabili esternazioni, mi sto convincendo che l'unico modo sensato di partecipare alle prossime elezioni italiane sarà di andare alle urne; e scrivere sulla scheda comunicazioni poetiche, o disegnare progetti personali.

    Perchè scrivere la propria idea è un diritto dovere della cittadinanza adulta.
    di necessità virtù

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C Visualizza Messaggio
    ... un par de ...

    anzichè unirmi a improbabili esternazioni, mi sto convincendo che l'unico modo sensato di partecipare alle prossime elezioni italiane sarà di andare alle urne; e scrivere sulla scheda comunicazioni poetiche, o disegnare progetti personali.

    Perchè scrivere la propria idea è un diritto dovere della cittadinanza adulta.
    Io ho già deciso di non andarci proprio alle prossime consultazioni: nemmeno nel caso di un reincarico "ad orologeria" per la riscrittura di una legge elettorale sostitutiva del "porcellum" che HA DETERMINATO questa situazione che stiamo vivendo.

    "Un par de ...", questa volta, lo dico io: rivolto a TUTTI coloro che "in questo frattempo" (da Mani Pulite in poi) hanno fatto DI TUTTO a che si arrivasse a questo.
    Te compresa.

  6. #6
    lidt skarpere
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    Vuota? E' colpa di due dissidenti comunisti, due teste di cacchio!!
    Rifondazione e PDCI hanno comunque e sempre votato la fiducia e l'avrebbero fatto anche ieri compatti. L'unica colpa è stato scegliere la gente da candidare (grazie a questa legge maledetta). Errori di scelta, come quelli fatti da Di Pietro.

  7. #7
    .
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    ci ho pensato e ci penso tutt'ora anch'io...ma per concludere cosa?

  8. #8
    Maestrina Lisergica
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    Citazione Originariamente Scritto da Isabella Visualizza Messaggio
    ci ho pensato e ci penso tutt'ora anch'io...ma per concludere cosa?
    Non votando?
    Boh...

    Ma tu innanzitutto sapresti chi votare?
    Io, francamente, in questo momento no.
    Nonostante, però, sia relativamente sicuro che alla fine andrò comunque a votare.

  9. #9
    Fiamma dell'Occidente
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  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da azerty Visualizza Messaggio
    Non votando?
    Boh...

    Ma tu innanzitutto sapresti chi votare?
    Io, francamente, in questo momento no.
    Nonostante, però, sia relativamente sicuro che alla fine andrò comunque a votare.
    No. Ho già votato alle scorse elezioni turandomi il naso, sapendo che sarebbe stata dura, sapendo che molte cose non mi sarebbero piaciute ma, vista l'alternativa, sperando che un maggior senso di responsabilità, e i precedenti, avrebbero fatto durare un po' di più questo governo. Speranza vana, perchè arrivati a questo punto l'alternativa al voto è un mega minestrone comunque in bilico e ricattabilissimo.
    Il mio non votare non significa non recarsi alle urne, quello sarebbe segno di disinteresse, piuttosto annullo la scheda.

 

 
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