Li uccisero l'uno dopo l'altro perché ognuno si era preoccupato solo di sé. Accadde ai Curiazi che vennero traditi dalla loro stessa foga e trafitti dall'ultimo Orazio che li aveva intelligentemente sgranati; accadde alle tribù galliche che s'infransero litigiose e disunite sul muro compatto dell'Antica Roma. Accadde alle nazioni indiane d'America che, divise tra loro da avversioni ancestrali anche legittime, non seppero fare quadrato per resistere all'invasione genocida dell'infido viso pallido. Accadde ai comunisti libertari e agli anarchici durante gli anni Trenta che, disorganizzati e reciprocamente ostili, finirono schiacciati e polverizzati dalla macina stalinista. Accadde a tutte le formazioni politiche d'opposizione degli anni Settanta in Italia, più impegnate a farsi la guerra tra di loro (rossi contro neri ma, soprattutto, rossi contro rossi e neri contro neri) che non a difendere gli spazi di libertà che venivano soffocati giorno dopo giorno.
La storia è maestra di vita dicevano i nostri antenati. L'esperienza non serve, replicava Mussolini, perché per chi l'ha già fatta oramai è troppo tardi e chi ancora la deve fare non ascolta mai. Ed eccoci di nuovo a farci schiacciare, tutti, da pratiche liberticide, più impegnati a inveire gli uni contro gli altri che non a preoccuparci del bene comune. Lo stalinismo al caviale dei nostri giorni sta triturando tutto, in ogni campo. A cominciare dagli ultrà contro i quali si è istituito un provvedimento di restrizione di libertà per semplice sospetto di potenziale agitazione futura, un casus che può essere determinato da qualsiasi Questura. Non si rammenta dittatura che abbia formalizzato provvedimenti di tal natura. Ma le menti sopraffine vanno oltre: per gli ultrà si propongono sette anni di “rieducazione” (come nei campi di prigionia asiatici) da scontare nei servizi sociali. E tutti ad applaudire perché la gran massa disprezza gli ultrà. Tutti a perdersi in disquisizioni su quanto abbiano torto e se siano o meno esseri civili. Nessuno che abbia l'intelligenza e il riflesso politico (da appartenenza alla Polis) di reagire in nome del Diritto Romano e delle più elementari garanzie di libertà. E fuori uno: l'ultrà (che è un fenomeno sociologico emblematico), che muoia pure da solo! Blitz anti-BR. Non è dato sapere esattamente quali siano le prove a carico, ma non se ne parla affatto, non interessa. Intanto vengono arrestati e incriminati per “istigazione a delinquere” dei loro simpatizzanti perché hanno affisso manifesti nei quali si chiede la loro liberazione. Qualcuno è balzato sulla sedia per questa violazione palese di ogni diritto elementare? Macché. Le sinistre bene si sperticano invece a chiedere l'incriminazione di altri sostenitori dell'innocenza dei loro compagni perché hanno esposto uno striscione in tal senso a Vicenza. E dall'altra parte dello steccato si dà per scontato che chi è stato arrestato sia colpevole. E si gode persino per l'arresto dei loro simpatizzanti. Tanto che importa: sono zecche, che muoiano pure! E fuori un altro! A Milano viene arrestato un minorenne di Forza Nuova per rissa e questo molti mesi dopo i fatti e benché ogni ricostruzione dimostri che era stato semplicemente aggredito. Tutto tace. A Roma viene processato e condannato Luigi Ciavardini per rapina. Parliamo di una persona che già era stata condannata anni fa per una rapina che non aveva compiuto e rispetto alla quale fu successivamente scagionata. Stavolta lo hanno arrestato perché è stato reperito un velo d'impronta digitale compatibile con le sue su di una busta che avrebbe contenuto una pistola usata per quella rapina in banca. Benché la busta sia di colore diverso da quella riconosciuta dalla teste che l'aveva segnalata agli inquirenti, il fatto è stato considerato irrilevante. Ci sono però numerose testimonianze di persone incensurate, che vivono alla luce del sole, che si trovavano con Ciavardini quel giorno, proprio a quell'ora in tutt'altro posto. C'è poi un testimone oculare della rapina che, messo a confronto con l'imputato, ha escluso che fosse lui il rapinatore. Risultato? Condannato, in rito abbreviato, a sette anni e quattro mesi quando la pubblica accusa, sottolineando addirittura l'incertezza delle prove, aveva chiesto quattro anni e quattro mesi di detenzione! Ma Ciavardini è una bestia nera. Sta per affrontare la Cassazione del processo per strage di Bologna; su di lui pende una condanna in appello (che ribalta l'assoluzione avuta in primo grado) che si basa sul semplice fatto che l'imputato non ha mai accettato di ritirare la testimonianza a discarico nei confronti di Mambro e Fioravanti. Sacco e Vanzetti rispetto a Ciavardini rappresentano un caso di assoluta linearità giuridica. Ma chi se ne occupa? Chi si preoccupa di difendere uno sporco fascista, degno sì e no di vivere? E fuori un altro!
Perché siamo colpevoli tutti, tutti noi: bianchi, rossi, neri o grigi, noi che, ottusi e arroganti, pretendiamo libertà e giustizia solo per quelli che ci sono affini, per chi consideriamo come il prolungamento del nostro io. Per noi che godiamo della giustizia sommaria amministrata contro gli altri, che ci eccitiamo per il loro linciaggio. Ed è proprio per questo che ci passano sopra con i cingolati. Se si alzassero più voci in difesa del Diritto Romano, della libertà e della dignità della persona, di qualunque persona, di qualunque parte essa sia, forse, allora, la macina s'incepperebbe. Ma chi è disposto ad incepparla la macina?
Cari compagni: non difendendo gli ultrà, i forzanovisti e Ciavardini, uomini di serie B, individui da eliminare o da rieducare, state condannando proprio voi al carcere e all'esilio quelli che solidarizzano con i vostri compagni! Perché, isolando i casi, isolate anche il vostro e rendete partigiano (ovvero di parte, quindi non credibile) il vostro impegno per la libertà. Cari camerati, non difendendo gli ultrà e i comunisti, perseguitati per ragioni ideologiche ma comunque untermenschen che possono pure crepare, stiamo carcerandolo noi Luigi!. Per le stesse identiche ragioni testé esposte. Allora vi chiedo, agli uni come agli altri: siamo disposti, tutti, a continuare a fare da carcerieri di noi stessi o vogliamo recuperare insieme la libertà? Come? Con un fronte garantista spontaneo, non organizzato, non coordinato, ma che si batta sempre e comunque, a gran voce, per le garanzie di tutti. Qualcosa che, difendendo tutti quelli che sono oggetto di violazioni palesi del Diritto, non sarà di parte ma di Polis, dunque credibile, articolato, in grado di allaragre le simpatie e pertanto con possibilità di successo. In altre parole vi chiedo: preferite giocare sulla pelle dei vostri compagni o camerati a fare i Rockers e i Mods o volete preoccuparvi del bene comune e dell'avvenire di questo paese?
Attendo risposta.
Gabriele Adinolfi




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