di Gianandrea Gaiani – 26 gennaio 2007
Ma che parte sta l’Europa nella lotta al terrorismo e alla jihad islamica?
La domanda non è superflua dal momento che, dopo gli ingenti fondi europei finiti per anni nelle tasche dei terroristi palestinesi Bruxelles ha offerto 15 milioni di euro per finanziare in parte l’invio di una forza di pace africana di 8.000 militari in Somalia a patto che il governo transitorio sia pronto a perseguire una strategia “di riconciliazione nazionale” con i rappresentanti delle Corti islamiche. Non è una barzelletta ma bensì quanto affermato dai ministri degli esteri UE nelle conclusioni del Consiglio sulla Somalia tenutosi il 22 gennaio. L’Europa ha assistito senza muovere un dito alle offensive militari delle Corti Islamiche sostenute dai volontari di al-Qaeda ch avevano spugnato ampi territori somali alla sovranità del governo di transizione, unica entità istituzionale riconosciuta dalla comunità internazionale.
Nei mesi scorsi l’Unione si era limitata a esprimere rincrescimento per la crisi ma non è mai intervenuta concretamente con un sostegno diretto al governo salvato solo dal supporto degli Stati Uniti e dell’Etiopia. Un supporto decisivo sul piano militare che ha consentito di spazzare via in poche settimane le Corti Islamiche e la legione araba di al-Qaeda che li sosteneva. Solo di fronte alla sconfitta dei jihadisti l’Europa ha fatto sentire la sua voce, governo italiano in testa, ma per condannare i raids di Washington.
Non paga della figura rimediata la UE condiziona i suoi aiuti alla riconciliazione con quelle stesse Corti ormai spazzate via e che non avevano mai mostrato nessuna moderazione nel perseguire l’obiettivo di imporre la sharia in tutta la Somalia e nello scatenare la guerra santa contro l’Etiopia. Di fronte alle ambiguità dell’Europa e alle reticenze dei paesi africani, nessuno dei quali sembra pronto a inviare truppe in Somalia, non c’è da stupirsi se il governo somalo ha chiesto aiuto a Washington per stabilizzare il paese, ricostituire l’amministrazione pubblica e le forze di sicurezza.


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