

non dimetichaimo l'ottima mozione dell'ottimo calderoli...




Appunto .
Proprio quella.
La votano per prima ?
E soprattutto , il voto di fiducia avverrà per via elettronica ?


se Prodi dovesse cadere per i voti contrari dei senatori a vita aguzzate le orecchie, la cdl li fischierà!![]()


Tutte manovre per gettare incertezza, manca solo Berlusconi con "Al Senato daremo una spallata al governo"![]()


I SINDACA TI SFIDUCIANO LA RIFORMA DELLE PENSIONI
Sta per nascere l’ottavo governo Andreotti, Bertinotti sotto pressione
Quello che con ogni probabilità otterrà
la fiducia nel corso della settimana
formalmente sarà lo stesso governo che è
uscito dalle urne elettorali, con un programma
di centrosinistra e la presidenza
di Romano Prodi. Politicamente, invece,
avrà molte caratteristiche di un ottavo governo
Andreotti. Il senatore a vita è stato
decisivo nel far cadere l’esecutivo mercoledì
scorso, sarà decisivo nel farlo risorgere
mercoledì prossimo e in questo modo
imprime il suo marchio sardonico su un
quadro politico che diventa sempre più
paradossale.
Sono più di sessant’anni che Giulio Andreotti
si batte contro i “partiti che non rifuggono
dall’assolvere contemporaneamente
il duplice ruolo di governanti e di
oppositori” (queste parole sono tratte da
un suo diario del 1944, che sarà ripubblicato
nelle prossime settimane). Resistette
anche a Enrico Berlinguer, quando sosteneva
il suo “partito di lotta e di governo”, e
oggi mette in crisi il tentativo della sinistra
salottiera e ministeriale che assume atteggiamenti
antagonistici nelle piazze.
E’ soprattutto per ritrovare la tolleranza
del senatore a vita che il premier Romano
Prodi ha stilato i suoi dodici punti e ha cercato
di farli sottoscrivere a tutti i leader
della maggioranza, che si sono invece limitati
a esprimere un assenso verbale, pieno
di distinguo e di interpretazioni difformi.
Basta vedere la babele di dichiarazioni
che si sono succedute sulla questione della
regolamentazione delle coppie di fatto.
Prodi ha tolto i Dico dall’elenco delle priorità,
scelta che Piero Fassino interpreta in
senso diametralmente opposto, sostenendo
che questa è una decisione che il governo
ha già assunto e continuerà a difendere. La
sfortuna (di Prodi, che deve aver perso un
po’ di quel famoso fattore “c”) vuole che a
presidiare il ganglio istituzionale decisivo
per l’iter di questo provvedimento, la commissione
Affari costituzionali del Senato,
ci sia Cesare Salvi, il più fermo oppositore,
tra i Ds, della prospettiva di confluenza nel
Partito democratico. Per lui una rottura
esplicita sulla questione dei Dico tra componenti
dell’Ulivo sarebbe una dimostrazione
della fragilità della formazione politica
unitaria della quale non vuole neppure
sentir parlare. Anche questa circostanza
costringe il segretario dei Ds a insistere,
anche se Fassino sa bene che su questo
punto la vigilanza di Andreotti, nuovo lord
protettore del governo, sarà assai attenta.
Sull’altro lato della coalizione, quello
antagonista, sembra che il mercoledì delle
ceneri non finisca mai. Per non far cedere
la strettissima linea di protezione verso destra
della maggioranza, quella appunto determitata
da Andreotti, rifondatori, neocomunisti
e verdi dovrebbero votare disciplinatamente
per la guerra in Afghanistan,
per la riforma delle pensioni, per la Tav e
per i rigassificatori. Hanno promesso di
farlo, ma dai movimenti cui fanno riferimento
vengono proteste, insulti, accuse di
essere più attaccati alle poltrone che ai
principi. Non si tratta solo di aree di contestazione
sporadica, ci sono dentro i tavoli
pacifisti, la sinistra sindacale (che sul rifiuto
di ogni elevamento dell’età pensionabile
ha ottenuto l’assenso dei vertici confederali),
le organizzazioni ecologiste.
Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti,
sente la pressione e manda a dire
che il governo non è tutto, ma la sua carica
resta anche in caso di crisi della maggioranza,
quelle degli altri invece no. Così la
tendenza a rispondere ai richiami della
piazza e dei movimenti, incautamente evocati
in passato, può diventare più forte dell’impegno
strappato da Romano Prodi in
circostanze eccezionali. Ma se sarà così bisognerà
fare i conti con il senatore a vita
Giulio Andreotti.
Sergio Soave
il Foglio
.
A fool and his money can throw one hell of a party.

