Da IL GIORNALE 3/3/2007
IN AULA IL GELO DI UDC E LEGA di Anna Maria Greco
Roma. Gianfranco Fini si dirige verso Silvio Berlusconi e gli stringe la mano, proprio mentre Piero Fassino scaglia l'accusa più pesante."I suoi partner non la riconoscono più come condottiero del popolo delle libertà". Nell'aula di Montecitorio il leader dei Ds descrive il Cavaliere isolato, come dice anche Romano Prodi, e il presidente di An vuole esprimergli la sua solidarietà di fronte a tutti. Scambia qualche battuta con lui, mentre gli azzurri difendono in coro il loro leader e poi si allontanano dai seggi per protesta contro l'attacco del segretario della Quercia. Centristi e leghisti non si muovono, i deputati di An, neppure: sintomo che le divisioni rischiano seriamente di compromettere la tenuta della Cdl. Fini ha tentato di celare l'imbarazzo della situazione applaudendo Berlusconi, a differenza di Pierferdinando Casini che è rimasto impassibile. Sul viso del numero uno dell'Udc è comparso solo un sorriso quando il presidente di Fi ha parlato del "popolo delle libertà che ci sostiene".
Al momento del voto di fiducia è il Cavaliere ad attirare l'attenzione di Casini, che si dirige verso i banchi della presidenza. Questi gli si avvicina, gli stringe la mano e chiacchiera brevemente con lui prima di andare a votare. Ma il clima è teso. Lo conferma Rocco Buttiglione, dicendo basta alle "polemiche inutili". "Le battute di Berlusconi su Casini - spiega - non aiutano ad aprire un dialogo serio con l'Udc. Senza il contributo dell'Udc, che ha recuperato quote di elettorato non berlusconiano o antiberlusconiano, la Cdl avrebbe perso ancora più drammaticamente le ultime elezioni". Aggiunge che Forza Italia deve riconoscere che l'Udc è "un interlocutore politico serio, con il quale bisogna aprire un dialogo vero su contenuti e prospettive".
Alla Camera, Berlusconi mastica amaro anche per l'intervento polemico del leghista Roberto Maroni. Prodi sottolineerà che gli alleati non si sono alzati in piedi ad applaudire il discorso del Cavaliere, parlando ormai di "quattro opposizioni". Forse per consolare il leader l'azzurra Paola Pelino gli offre una piccola scatola di confetti bianchi e rossi che produce la ditta di famiglia a Sulmona. Berlusconi li mangia e li offre, circondato dai suoi deputati, mentre il governo Prodi rinato incassa il secondo voto di fiducia...
Da LA REPUBBLICA 3/3/2007
E DOPO L'AFFONDO DI FASSINO IL CAVALIERE RIMASE SOLO IN AULA di Concita De Gregorio
...E' cominciato l'appello nominale, i deputati più prestigiosi e impegnati chiedono di essere esentati dall'ordine alfabetico e di votare per primi: persino Cicchitto lo fa insieme ai ministri. Berlusconi no ed è la prima volta che resta in aula tutto il tempo del voto, un'interminabile ora e mezza durante la quale va a stringere la mano ai commessi chiamandoli per nome, si ferma cordiale con Gerardo Bianco, parla "in privato" sotto i teleobiettivi con Vincenzo Consolo, si rallegra della guarigione di Franca Chiaromonte. In aula è rimasto solo lui, un presidio fisico. Sono quasi le due, è andata via anche Jole Santelli. Bonaiuti entra ed esce, "ma che Berlusconi oggi vuole spegnere la luce?" ride qualcuno, lui allarga le braccia: che ne so. Carlucci e Bertolini se ne vanno. Carfagna è ancora dentro. Italo Bocchino, An, dice che quella di Fassino è un'accusa indegna. Non è vero che Berlusconi è isolato, guardate. Eccolo che esce, ha dato ad Elio Vito la scatola di confetti ormai vuota. Un ultimo sorriso ai commessi e poi via per i corridoi laterali, testa bassa e faccia all'improvviso scura. Una dichiarazione per i tg, presidente? "Non parlo". Non parla, che notizia, il Cavaliere furente.




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