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    Predefinito il crepuscolo degli dei

    - il crepuscolo degli dei -
    a cura di Paolo De Gregorio, 6 dicembre 2008

    Il “Corriere della Sera”, organo di stampa e propaganda della ideologia padronale, attaccato violentemente da Berlusconi per qualche moderatissima critica ricevuta per la vicenda “SKY”, si riscatta prontamente, oggi 6 dicembre, con un editoriale di Dario di Vico, che è un concentrato di ideologia e di conforto al capitalismo in difficoltà, che nulla ha a che fare con il giornalismo, essendo solo un atto di difesa militante dell’esistente, del mercato, del liberismo, e in ultima analisi del proprio posto di lavoro.
    Sostiene Di Vico: “la storia non sembra incamminata verso i suoi ultimi giorni. Il moderno continuerà la sua corsa, riprenderà a produrre le sue contraddizioni e i suoi squilibri, libererà energie e ne comprimerà altre, ma non c’è all’orizzonte un altro mondo, e neppure si delinea una offerta culturale alternativa capace di rileggere in toto il nostro mondo”.
    Il cane da guardia degli interessi degli industriali fa ideologia, e non si accorge che azionisti e manager di banche e industrie vanno con il cappello in mano a chiedere soldi agli Stati (soldi che dovrebbero essere destinati ai servizi per i cittadini), per cominciare un altro ciclo capitalistico di ruberie, truffe, ed incapacità imprenditoriali, come dimostra in modo inconfutabile la parabola discendente di Ford, General Motors, Chrysler, incapaci di produrre auto efficienti, con consumi limitati e ormai fuori mercato.
    La truffa nella truffa sono gli aiuti di stato ad aziende che dovrebbero fallire, mentre si taglia sulla scuola, sulla ricerca, sulla sicurezza, sulla sanità, sulla ecologia.
    La “storia” il “moderno”, di cui parla Di Vico, sono un sistema produttivo mondiale, basato su capitalismo e globalizzazione, di così grande successo che ha prodotto in pochi anni: squilibri ambientali enormi di cui ci hanno informato solo gli scienziati, impoverimento di tutte le risorse primarie (acqua dolce, cibo, pesca, energie fossili), disboscamento di foreste primigenie ad opera delle multinazionali occidentali per avere legnami pregiati, 800 milioni di affamati verso cui persino la FAO si è dichiarata impotente, libero mercato che porta il cibo agli obesi e non agli affamati, rinuncia a qualsiasi tentativo di far diminuire le nascite mentre la sovrappopolazione è il problema dei problemi, guerra all’Iraq costata 3.000 miliardi di dollari e una industria globale degli armamenti che assorbe cifre in grado di risolvere qualsiasi problema.
    Caro Di Vico, questo è ciò che ha prodotto la modernità capitalista che tu difendi, e pretendi che questa storia continui con i nostri soldi, anche se il fallimento è palese. L’unica cosa vera e condivisibile che dici è che non vi è all’orizzonte una alternativa a questo sistema distruttivo, assassino e fetente, dove quelli come te non si accorgono che i rifiuti tossici prodotti dagli industriali tuoi amici vengono affidati alla camorra che li sversa dove capita causando la morte per cancro di molti cittadini e animali. Com’è che non fai mai un editoriale sull’avidità degli industriali e deduci che loro sono i mandanti e i camorristi solo gli esecutori?
    Quelli come me pensano che il “liberismo”, ossia la dittatura del capitale, è fallito, è solo anarchia egoistica, avida, truffatrice, con le religioni complici, che è arrivato al capolinea per tutte le contraddizioni gravi che ha generato.
    La “sinistra” non esiste più e comunque è appecoronata e subalterna al modello capitalista che non mette in discussione.
    Vi è la necessità estrema che una nuova classe politica emerga in tutto il mondo e proponga un nuovo modello di sviluppo, che affronti per prima cosa la SOSTENIBILITA’, ossia che ogni nazione per prima cosa deve pensare alla autosufficienza energetica e alimentare, riformando l’agricoltura in questo senso, ossia produrre per i consumi interni e, se non si ha il petrolio, produrre energia investendo nelle rinnovabili, e fare una politica demografica in modo che ogni nazione possa sfamare i suoi abitanti e, se sono troppi, tassare ferocemente chi fa più di un figlio.
    Questa è cultura moderna, capace di usare la scienza e la razionalità, alternativa a un modello fallito e distruttivo.
    Il Nobel Rubbia ha autorevolmente affermato che un quadrato di deserto africano, con i lati di 200km, se fosse attrezzato con centrali solari termodinamiche a specchi (di sua invenzione e già realizzate in Spagna), sarebbe in grado di produrre energia per tutto il pianeta, da distribuire via cavo in corrente continua.
    Se le spese per gli armamenti, inutili e con cui non si vincono più le guerre, di tutti i paesi, fossero destinate a questo progetto, questo sarebbe realizzabile e non sarebbe un sogno, ma una scelta razionale e perfino ovvia, se la smettessimo di pensare solo con la legge del più forte, ideologia più vicina agli animali che agli esseri umani.
    Il modello capitalistico, colonialista, imperiale, basato sulla forza militare è vecchio, sono duemila anni che dura e ha sempre prodotto guerre, sfruttamento, distruzioni, infelicità, squilibri. Ora siamo alla crisi finale, quella globale dell’ambiente, che se non sarà fronteggiata con una strategia della SOSTENIBILITA’ ci porterà a disastri molto superiori di quello che si pensa.
    Il ruolo degli Stati, una buona politica, il peso degli scienziati, devono dettare le regole del gioco, a cominciare dal fatto di non dare un Euro a banche e imprese, che vanno lasciate fallire, e il denaro deve essere investito nella riconversione energetica e agricola, che sono vitali per il nostro futuro.
    Paolo De Gregorio

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da paolo de gregor Visualizza Messaggio
    Sostiene Di Vico: “la storia non sembra incamminata verso i suoi ultimi giorni. Il moderno continuerà la sua corsa, riprenderà a produrre le sue contraddizioni e i suoi squilibri, libererà energie e ne comprimerà altre, ma non c’è all’orizzonte un altro mondo, e neppure si delinea una offerta culturale alternativa capace di rileggere in toto il nostro mondo”.
    Questo Di Vico dev'essere uno che legge pochissimo

    L'offerta culturale c'e' eccome, un nuovo modello di capitalismo (non di comunismo, non di statalismo, ma di capitalismo) piu' adatto al mondo di oggi e' gia' affiorato da molti anni ed e' spiegato molto bene da non pochi economisti, scienziati, sociologhi, agronomi e pure politici un po' in tutto il mondo. E' spesso stato sbeffeggiato da chi credeva che il liberismo del "lassez faire" fosse indistruttibile, ma oggi che il lassez faire ci ha portati alla crisi forse piu' grave di sempre, quella nuova idea di capitalismo si propone come unica alternativa nonviolenta per i prossimi decenni.

    E', proprio come dici tu, il capitalismo sostenibile, ovvero il pur sempre libero mercato ma privato delle sue insostenibilita', prima fra tutte l'idea che la crescita senza limiti sia il volano dell'intera economia. Poteva andare bene quando la popolazione mondiale e le sue attivita' industriali e agricole (ma non solo) erano sufficientemente piccole rispetto alle risorse del pianeta: allora si poteva pensare che la terra fosse cosi' grande da poterla considerare una risorsa praticamente illimitata. Ma siamo cresciuti cosi' tanto demograficamente ed economicamente che i limiti sono diventati sufficientemente vicini da far diventare insostenibile il concetto di crescita continua come base dell'economia. Va sostituito, e sara' sostituito (con le buone o con le cattive, speriamo con le buone!) da un volano diverso: l'equilibrio. Un equilibrio che non vuole affatto dire che ogni essere umano dovra' vivere in condizioni identiche (lo dico per quei poveri anarco-capitalisti che ci avranno subito pensato mettendosi le mani nei capelli): non un equilibrio statico ma un equilibrio dinamico, ma comunque non una crescita illimitata che e' per definizione squilibrata. D'altrone equilibrio non e' altro che il significato originale della parola economia.

  3. #3
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    La critica parte bene, ma poi finisce per rovinare tutto con cag...te antinatalistiche e anticlericali (ridicola la chicca secondo cui da duemila anni c'è il capitalismo: vallo a dire a Dante e ai Medievali! Che gli usurai li metteva nel peggior girone).
    D'altronde è notorio che il comunismo individua problemi che non è possibile non individuare, ma poi delira di onnipotenza, pensando di avere la soluzione nel cappello.
    La soluzione più realistica rimane senz'altro la dottrina sociale della Chiesa : nè capitalismo nè socialismo.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Ormriauga Visualizza Messaggio
    La soluzione più realistica rimane senz'altro la dottrina sociale della Chiesa : nè capitalismo nè socialismo.
    Ma almeno in senso lato capitalismo e socialismo sono due tendenze opposte, una verso l'autoregolamentazione del mercato e l'altra verso la regolamentazione esercitata dagli stati o da qualcosa di equivalente.

    Se si intende "ne' capitalismo, ne' socialismo" come un rifiuto degli estremi e quindi di conseguenza e' un'esortazione a trovare una "via di mezzo" (mezzo non significa necessariamente 50-50) equilibrata e guidata da valori di giustizia sociale, allora cio' non puo' che essere una cosa buona, perche' significa mettere l'intelligenza e la saggezza davanti a un'ideologia che considera uno dei 2 estremi come unica possibilita' (e finisce sempre con il credere che il sistema economico sia il FINE, mentre e' solo il MEZZO per ottenere il vero fine che non e' altro che il benessere della maggior parte di persone possibile).

    Ma se si crede che ci sia qualcosa al di fuori della dualita' capitalismo-socialismo, questo e' semplicemente senza senso: sono due facce della stessa moneta, non esiste una terza faccia. Qualcuno crede che il fascismo sia una "terza via" ma non lo e': infatti il fascismo dal punto di vista economico e' tipicamente socialista. Le differenze sono su altri aspetti della forma di governo, ma non in campo economico.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Demogorgon Visualizza Messaggio
    Ma almeno in senso lato capitalismo e socialismo sono due tendenze opposte, una verso l'autoregolamentazione del mercato e l'altra verso la regolamentazione esercitata dagli stati o da qualcosa di equivalente.

    Se si intende "ne' capitalismo, ne' socialismo" come un rifiuto degli estremi e quindi di conseguenza e' un'esortazione a trovare una "via di mezzo" (mezzo non significa necessariamente 50-50) equilibrata e guidata da valori di giustizia sociale, allora cio' non puo' che essere una cosa buona, perche' significa mettere l'intelligenza e la saggezza davanti a un'ideologia che considera uno dei 2 estremi come unica possibilita' (e finisce sempre con il credere che il sistema economico sia il FINE, mentre e' solo il MEZZO per ottenere il vero fine che non e' altro che il benessere della maggior parte di persone possibile).

    Ma se si crede che ci sia qualcosa al di fuori della dualita' capitalismo-socialismo, questo e' semplicemente senza senso: sono due facce della stessa moneta, non esiste una terza faccia. Qualcuno crede che il fascismo sia una "terza via" ma non lo e': infatti il fascismo dal punto di vista economico e' tipicamente socialista. Le differenze sono su altri aspetti della forma di governo, ma non in campo economico.
    E' vero che il Fascismo era per il socialismo "realizzabile", ma e' anche vero che l'ha realizzato piuttosto bene e con un buon livello di efficienza. In ogni caso i parametri di un tempo sono tutti saltati. Prima era necessaria una base di coesione nazionale che oggi viene avversata come la peste. Ormai rimangono solo gli universalismi storici: dall'economia alla politica, alla religione: si ragiona in termini globali. Se il Socialismo e' fallito perche' incapace di espandersi, il Capitalismo fallisce ora perche' si e' espanso troppo. In un contesto sociale relativamente omogeneo si possono perseguire politiche alternativamente liberali o socialiste, ferma restando la base che e' politica prima che economica. Sotto questo punto di vista socialisti e liberali vedono la politica come una sovrastruttura - non a caso partono da basi comuni. Ma l'estromissione della politica in favore dell'economia non fa altro che spostare le leve del potere dagli Stati alle Banche, il che non e' semplicemente compatibile con la democrazia. E se totalitarismo dev'essere, meglio che sia politico che non finanziario, anche perche' del primo ci si puo' sbarazzare, mentre del secondo no.

  6. #6
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da Sunix Visualizza Messaggio
    E' vero che il Fascismo era per il socialismo "realizzabile", ma e' anche vero che l'ha realizzato piuttosto bene e con un buon livello di efficienza. In ogni caso i parametri di un tempo sono tutti saltati. Prima era necessaria una base di coesione nazionale che oggi viene avversata come la peste. Ormai rimangono solo gli universalismi storici: dall'economia alla politica, alla religione: si ragiona in termini globali. Se il Socialismo e' fallito perche' incapace di espandersi, il Capitalismo fallisce ora perche' si e' espanso troppo. In un contesto sociale relativamente omogeneo si possono perseguire politiche alternativamente liberali o socialiste, ferma restando la base che e' politica prima che economica. Sotto questo punto di vista socialisti e liberali vedono la politica come una sovrastruttura - non a caso partono da basi comuni. Ma l'estromissione della politica in favore dell'economia non fa altro che spostare le leve del potere dagli Stati alle Banche, il che non e' semplicemente compatibile con la democrazia. E se totalitarismo dev'essere, meglio che sia politico che non finanziario, anche perche' del primo ci si puo' sbarazzare, mentre del secondo no.
    Il totalitarismo del futuro deve basarsi su valori condivisi..e quelli del passato..relativi alla nazione ..il fascismo..e all'ideologia..il comunismo..non possono ripresentarsi a causa dell'allargamento degli scenari e dell'economia..ormai globalizzati.

    Gli unici valori oggettivi e non ideologici sono quelli economici e quelli ecologici..e il totalitarismo verde potrebbe essere il superamento di comunismo e fascismo..ambedue statalisti..e la contrapposizione al capitalismo ormai avviato a fare la fine delle ideologie del secolo scorso..
    Il problema è che una rivoluzione del genere non possono farla le masse.
    ma un'avanguardia che dovrebbe lottare contro gli aspetti degeneri dei totalitarsmi e del capitalismo..e incorporando gli aspetti migliori..
    La storia la fanno le elite..e il popolo vi partecipa..e che questa sia la soluzione per il futuro..non c'è ombra di dubbio se vogliamo conciliare tecnologia .sviluppo qualitativo e pura e semplice esistenza della razza umana..
    Se quest'elite ecologica non si afferma..lo scenario è la guerra con la conseguente regressione in scenari pre tecnologici..
    E non è detto che si affermi...anzi..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

 

 

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