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SEN RIKYÚ E L'ANTICO RITO DEL TE': L'ULTIMA CERIMONIA DEL MAESTRO
di Stefano Mayorca (GdM 1984)
Basta guardarsi intorno per capire che l'Umanità si sta dirigendo verso un triste degrado dove la superficialità, il cattivo gusto, l'ignoranza di chi ignora e la falsa sapienza dei maestri d'inganni, sembrano prosperare.
Tutto questo ha ingenerato una sorta di processo involutivo e la perdita dei valori e delle antiche radici che da sempre, hanno nutrito la mente e lo spirito di ciascun essere umano.
Molte persone, probabilmente, sarebbero più preoccupate per la chiusura degli stadi e per il conseguente divieto di assistere alle partite di pallone... Ma: "De gustibus et coloribus non disputandum est"; recita il detto latino, ovvero: "Sui gusti e sui colori non si deve discutere".
Lontano e il tempo in cui l'uomo dialogava con l'Assoluto. Lontano e il tempo in cui le divinità si mostravano agli umani, e le sibille colloquiavano con gli Dei. Quel tempo, ormai sbiadito, dava valore alle cose semplici, e gli oggetti più umili erano considerati importanti. Ogni gesto era meditato e soppesato, ricco di sacralità. Ogni oggetto racchiudeva la vita. In una semplice tazza da tè, per esempio, era celato l'intero Universo.
La Cerimonia del tè, un antico rito giapponese, in effetti, era permeata da ancestrali armonie. Il tè del Maestro, in tal senso, non rappresentava solo l'offerta di una tonica bevanda o un passatempo per i nobili, i guerrieri aristocratici, i monaci e i ricchi mercanti: questa cerimonia metteva in contatto il cerimoniere con lo spirito dei suoi antenati e dei maestri invisibili. Rappresentava, dunque, un ponte verso le dimensioni ignote, un viaggio nei territori inesplorati dell'inconscio.
Seri Rikyîz, il piu grande di tutti i maestri del tè, era spinto da una costante ricerca, volta a rinvenire nel rito un rapporto armonioso con il respiro dell'Universo. Aveva trasformato in Arte la cerimonia del tè e ne fece la sua ragione di vita.
Nel celebre film del regista giapponese Kulai Kei, Morte di un Maestro del tè, del 1989, (Leone d'Argento alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia), dedicato a Rikyîi, il monaco Toyo pronuncia queste parole: "Dalla morte del maestro Rikyît sei anni erano trascorsi, quando morì anche l'abate Kokei del tempio Daitoku. Con la loro scomparsa si chiude un'epoca. Erano i due pilastri del loro tempo; un tempo in cui l'arte del tè, per i Samurai, aveva ancora un significato. Ben presto quel significato si perse. Erano i tempi delle guerre civili. Assorti nella cerimonia del tè, i Samurai dimenticavano ogni cosa, prima di buttarsi nella mischia... dove incontravano la morte".
Questa breve premessa del monaco Toyo pone in rilievo lo stato d'animo e l'atmosfera che si respirava nel Giappone del 1500. Nella pellicola di Kei, inoltre, c'e una scena che in qualche modo sintetizza la missione e il pensiero di Sen Rikyîz. Ecco la descrizione. E' notte. La notte che precede la battaglia. In un ambiente allestito all'aperto e illuminato dalla magica luce delle torce, i guerrieri, a turno, bevono il tè dalla medesima tazza. Il primo di loro si rivolge al Maestro: "Rikyu, ora che ho preso parte alla sua cerimonia, andrò a cuor sereno incontro alla morte". Il Maestro, con un lieve cenno del capo e il volto sereno, consapevole delle sue responsabilità verso quei coraggiosi che lui prepara, affinché siano pronti ad affrontare il loro destino di morte, risponde: "Lei mi fa troppo onore". Un'immagine semplice che esprime forza e mette in luce la profonda interiorità dei guerrieri e del Maestro che, attraverso la cerimonia del tè, li consacrava prima della battaglia. Così i Samurai gustavano il tè e morivano colpiti dal nemico.
Il te di Rikyú era il loro viatico spirituale, la bevanda di chi sta per intraprendere l'estremo viaggio. Tanaka Yoshiró, meglio conosciuto con il nome di Sen Rikyu, nasce a Sakai, città portuale della provincia di Izumi (nei dintorni dell'odierna Osaka), nel 1522. Ancora fanciullo inizia gli studi Zen, al Nashuji di Sakai. Il suo nome viene menzionato per la prima volta in una annotazione del registro dell'Aguchi Shirne, dove nel 1535, a tredici anni viene segnato come "Maestro Yoshiro Sen". I primi rudimenti sullo studio della cerimonia del te, in base allo stile Shoin, li riceve dal Maestro Kitamuki Dóchin (1504-1562). Piu avanti, con il Maestro Takeno-jó-ó (1502-1555), appren-de lo stile Sóan praticando il rito del te secondo tale insegnamento. A soli 15 anni, precisamente nel 1537, prende parte, in qualita di cerimoniere, alla sua prima Chanoyu (la cui traduzione signifi-ca "Acqua calda del te"). A 18 anni e ribattezzato con il nome di Sdeki dal monaco Dairin Sóto, suo Maestro Zen. In seguito, prosegue gli studi presso il Daitoku-ji sotto la guida dell'abate Kokei. La fama di Rikyú cresce notevolmente grazie all'incontro con il Reggente milita-re Toyotomi Hideyoshi (1536-1598), il piu grande condottiero della storia del Giappone medievale. Il loro sodalizio durerà all'incirca un decennio. Questo periodo, denominato Momoyama (1568-1603), rappresenta per l'arte del te il massimo splendore. Il Reggente Hideyoshi era un amante di que-sta cerimonia o, per meglio dire, un vero fanatico e, se da una parte contribuì ad accrescere il potere e la fortuna di Rikyu, dall'altra ne decreto la rovina e il tragico epilogo... Sen Rikyú diviene il Maestro personale di Hideyoshi il quale, per mezzo dei suoi impor-tanti successi militari, aveva ottenuto in premio, terreni, rendite in riso, preziosissimi meibutsu, oggetti d'arte molto antichi d'ine-stimabile valore, e il permesso di servire il te.
Sen segue la sua ricerca, volta a perseguire la realizzazione Zen nella sobrietà di un'umile capanna di paglia e due tatami. Questo lavoro interiore apporterà dei cambiamenti significativi all'arte del te.
La collaborazione del Maestro con il ceramista Chdjiró, inoltre, dara vita alla creazione delle famo-se tazze nere e tazze rosse, che esprimono la sintesi del gusto e della cultura giapponese, non solo di quell'epoca, ma per altri quattro secoli, fino ai nostri giorni. Le tazze racchiudono anche il concetto degli opposti Yin e Yang, e sono realizzate con la tecnica Raku.
Grazie al rispetto che aveva creato intorno alla sua persona, Riconsolida la sua posizione. Il settimo giorno del decimo mese del 1585, all'interno del Kikumi-no Ma, la Stanza della Contempla-zione dei Crisantemi del Kinri Gosho, un padiglione sito nel palazzo imperiale di Kióto, Toyotomi Hideyoshi offre il te all'Imperatore Ogimachi, in segno di gratitudine per la sua recente nomina a Kampaki (Reggente). Anche Rikyú partecipa a questo avvenimento, collocandosi così nella posizione di comando e di guida nel mondo del te. In tale occasione, il Maestro riceve dall'Imperatore il nome buddhista con il quale e tuttora conosciuto: Rikyú Koji Sakai Soeki (traduzione letterale "Uomo Secolare Che Penetrante Resta). Nel 1587, dopo una campagna militare nel Kyîtshtî, una vasta isola a sud del Paese, Toyotomi Hideyoshi rientra trionfante e annuncia un proclama alla nazione: "Il primo giorno del decimo mese di questanno (1587), per dieci giorni, avrà luogo il più grande raduno legato al rito del te, che si svolgerà nei boschi, accanto al Kitano Shirne, nell'area centrooccidentale di Kiotó. All'incontro sono invitati tutti gli estimatori di questarte, senza esclusione di rango. Sua Eccellenza, Grande Reggente e Primo Ministro, Toyotomi Hideyoshi portera per l'ammira-zione dei presenti, l'intera colle-zione di meibutsu (utensili pre-ziosi per il rito del te) e servira personalmente il te ai feudatari che giungeranno dalle province piu remote del regno".
La riunione di Kitano rappresenta, a livello d'immagine, il massimo grado raggiunto dal sodalizio tra Hideyoshi e Rikyu, ma contemporaneamente, evidenzia i contrasti di due opposte interpretazioni sul piano estetico e filosofico dell'arte del te.
La cultura Wabi-Cha (sobria bellezza... che domina nella capanna del te, negli oggetti usati per la cerimonia, nei gesti del Maestro che prepara il te), che impone l'umilta da parte del cerimoniere, non era gradita da Hideyoshi, anche se questa apparteneva alla scuola di Rikyîi. Il Reggente si sentiva' a disagio nel seguire gli insegnanti del Maestro, infatti, i canoni estetici di Rikyi umiliavano e contrastavano l'ostentazione del potere, i fasti e la ricchezza che erano la caratteristica delle cerimonie di Hideyoshi. Inoltre, Rikyú si considerava arbitro nel mondo del te e, per il Reggente, stava trasformandosi in un avversario culturale.
Rikyú affermava riguardo al rito del te: "Si deve avere la piu grande cura per soddisfare il vostro invitato, ma occorre che egli non se ne accorga". E ancora: "Il te non e niente altro che questo: far scaldare l'acqua, preparare il te e berlo convenientemente': Parole solo in apparenza semplici, che celano, in realta, anni di preparazione. Rikyu aveva riassunto in quattro parole lo spirito della cerimonia del te: Wa, Kei, Sei, Jakîz. Wa significa pace, unita o armonia, ma anche ammorbidire o calmare; Kei rappresenta l'onore e la venerazione e indica anche un senso di distanza; Sei vuol dire purificare, cio che non lascia traccia di sé e puro; jakú, infine, e identificabile come tranquillo, dolce, solitario, fermo. Idissapori tra i due crescevano, e adesso il Reggente cercava di tenere a bada Rikyu, sottolineando rigi-damente le gerarchie sociali che li dividevano. Per quanto prezio-so fosse il ruolo di Rikyú a corte, i rapporti con il vertice si stava-no deteriorando, fino a quando il Maestro, accusato di lesa Maesta, viene confinato in esilio nella sua citta natale Sakai, in attesa di nuove disposizioni. Ben presto, Rikyú riceve l'ordine dal sovrano di porre fine alla sua vita compiendo il suicidio rituale (Seppuku). Il Maestro accetta il fato con grande dignità e pace interiore, in perfetta sintonia con lo spirito Zen. Giunto il giorno fissato per l'estremo sacri-ficio, Rikyu raccoglie intorno a sé gli amici piu cari...
L'ULTIMA CERIMONIA
E l'ora... Gli ospiti si guardano attorno smarriti. Sulla parete esposta nel Tokonoma della piccola stanza un'antica cal-ligrafia di un vecchio monaco, simboleggiante la caducità del percorso terreno. Il Maestro serve il tè in silenzio. Ogni invitato vuota la sua tazza. Quando, in seguito, i presenti hanno espresso la loro ammirazione per gli oggetti usati nel corso della cerimonia, Rikyú li dona loro come ricordo. Tiene per sé solo la propria tazza. Quando, in seguito i presenti hanno espresso la loro ammirazione per gli oggetti usati nel corso della cerimonia, Rikyú li dona loro come ricordo. Tiene per sé solo la propria tazza che, immediatamente è ridotta in frantumi, affinché ormai, segnata dalla sventura, non possa, più toccare le labbra di qualcuno.
Congedati gli amici, rimane solo con il più intimo e caro discepolo. Scopre l'abito bianco della morte, in precedenza nascosto agli sguardi degli invitai, e osserva la corta lama del Wakizashi che scintilla davanti ai suoi occhi. Prima di togliersi la vita scrive sul coperchio della scatola del Chaire (scatola da
tè) che aveva utilizzato per la cerimonia, due poesie, una in cinese e l'altra in giapponese. Sono gli ultimi
pensieri del Sommo Maestro: Jinsei shichiju/riki i ki totsu/waga kono hoken/sobutsu tomo ni korosu, (Una vita di 70 anni/Che sarà mai!/ Benedetta sia questa Spada/Che uccide con me tutti i Buddha).
Tutto questo accadeva la sera del ventottesimo giorno del secondo mese dell'anno diciannove, dell'era Tensho (1591), allo lukó in, nel grande complesso del Daitoku-ji di Kióto.
Rikyú visse il suo tempo nel rispetto della tradizione che gli era stata trasmessa, uniformando il suo te ai tur-bolenti eventi che lo videro protagonista, in armonia con l'immutabile legge del mutamento.Visse la sorte e le vicissitudini che i tempi imponevano, seguendo l'in-cessante divenire dei respiro dell'Universo. Fece della morte il momento piu nobile della sua esistenza, secon-do le regole della dottrina Zen: "Qui e ora nella paarezza dell'attimo".
Uno dei motivi che determinarono la fine di Rikyîz, e che durante il rito del te non osservava lo stile cano-nico, che invece doveva essere rispettato, a corte, nei riguardi di un uomo di rango come Hideyoshi. Ad ogni te, il Maestro lo preparava alla morte: giorno per gior-no, una cerimonia dopo l'altra, insieme alla tazza da tè porgeva al suo signore uno specchio simbolico, che rifletteva l'immagine di un uomo ebbro di potere. Un individuo sottomesso all'attaccamento per le cose mate-riali. Il Maestro, con i suoi atti, e attraverso il rito del te, gli dimostrava quanto fosse illusoria la vanita delle cose terrene. Ad ogni modo, altre motivazioni piu oscure, di ordine politico, intervennero nella decisione di Hideyoshi. Tra queste, forse anche il rifiuto del Maestro di offrire come concubina la figlia Ogni. RikyQ, in ogni caso, era divenuto un personaggio scomodo e la sua notorietà rischiava di porre in ombra l'immagine del Reggente.
La Cerimonia del te assume importanza e diviene una via di realizzazione spirituale, soprattutto grazie agli Sh6gun del Clan Ashikaga, una potente famiglia dell'aristocrazia guerriera. Gli Shógun governarono per oltre 250 anni, fino alla metà del XVI secolo e furono i predecessori di Rikyu. La famiglia del Clan Ashikaga favorì le arti: il teatro, la pittura, la poesia, la calligrafia e l'architettura. A loro si devono i complessi rituali del te che studiarono e praticarono loro stessi. Inoltre, stilarono le prime regole da rispettare per i cerimoniali dell'offerta del tè agli ospiti.
Riguardo al rito del tè, e interessante notare che noi occidentali definiamo comunemente te, una foglia variamente trattata di una pianta delle camelliacee, conosciuta ai nostri giorni con il nome di camellia sinensis, originaria della Cina. Fu introdotta in Giappone all'inizio del periodo Heian, da due messi della corte imperiale, i monaci buddhisti Saichó (767-822), fondatore del buddhismo giapponese Tendai, e Kúkai (774-835), meglio conosciuto con il nome postumo di Kóbó Daishi, fondatore del buddhismo giapponese Shingon.
In principio, il tè veniva preparato secondo la tradizione cinese della dinastia Tang (618-907), denominata Dancha, a beneficio di uno sparuto gruppo di nobili e di membri del clero. Le foglie venivano passate a vapore e battute con forza fino a formare una solida palla. In seguito, questa veniva introdotta in un bollito-re con acqua molto calda, oppure raschiata allo scopo di' ottenere la polvere per le infusioni. Il più antico trat-tato sulla coltivazione, la preparazione e l'uso del te, risale all'incirca al 758 e fu scritto dallo studioso e poeta cinese Lu Yu. Il trattato, composto da tre volumi e inti-tolato Chajing (Canone del te), e rimasto nei secoli la summa della sapienza teistica.
Nel periodo Kamakura l'interesse per il te assume una prospettiva nuova, grazie a un altro trattato dal tito-lo Preservare la salute bevendo il te, del monaco Eisai (1141-1215), fondatore della setta Zen Rinzai, il cui titolo originale e Kissa yójóki. Eisai introduce in Giappone la pratica in uso nei monasteri Chan (mona-steri Zen cinesi), di bere il te in polvere. In Cina invece, sotto la dinastia Sung, il metodo per la preparazione e l'offerta del te era codificato. Si dovevano usare solo oggetti di particolare valore e bellezza, eseguendo un certo numero di gesti rituali. La bevanda era utilizzata nei monasteri Zen giapponesi quale tonico per le lun-ghe sedute di meditazione. A queste si aggiungeva l'ap-plicazione delle regole formali derivate dalle linee guida, indicate nei codici monastici dei templi cinesi. Tali codici faranno parte, in seguito, dei beni piu preziosi importati in Giappone durante i frequenti pellegrinaggi dei monaci delle sette Zen, Sót6 e Rinzai.
La Cerimonia del te, normalmente, si svolge in un ambiente ristretto, sufficiente ad ospitare sei persone al massimo. Ogni dettaglio deve essere rispettato, ponen-do particolare attenzione alle tazze e agli utensili neces-sari per preparare il te. Tra questi, la palettina per il te in bambù intagliato e con una curvatura snodata nel cen-tro, la scopetta di bambù, formata da molte strisce sot-tili piegate come una spazzola. E ancora il Chaire, il contenitore in ceramica per la polvere di te occorrente per la preparazione del Koicha, il te denso e, natural-mente, le tazze. Tutto il resto e arte...
Un discepolo di Rikyîi, una volta, chiese al Maestro quali fossero le cose più importanti da tenere presenti durante il rito del te. Rikyîi gli elenco sette princ^pi, cos^ ovvi all'apparenza che l'allievo affermo di saper gia fare tutte le cose elencate. Il Maestro rispose che, se il suo discepolo fosse stato in grado di condurre una Cerimonia del te rispettando le sette regole, egli stesso sarebbe divenuto suo allievo...
Lontano e il tempo in cui gli uomini parlavano con gli Dei... Lontano e il tempo in cui il Grande Maestro Seri Rikyú officiava il rito del te...
Lo spirito del Sommo Rikyîi percorre ora la Grande Via del 7 e, assieme ai Maestri Invisibili che, prima di lui, avevano anelato a raggiungere il respiro dell'Universo...





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