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Discussione: Dopo Vicenza ...Cameri

  1. #1
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    Predefinito Dopo Vicenza ...Cameri

    Enzo Mangini

    Giovedi' 8 Febbraio 2007

    L’aeroporto militare è stato costruito nel 1910 e ospita oggi la linea di manutenzione degli Eurofighter e dei Tornado. Per l’Aviazione militare è il «principale centro logistico nazionale della Forza armata». Nonostante ciò, quando nel luglio scorso la stampa locale ha riferito del progetto di installare in questa cittadina di diecimila abitanti anche la linea di assemblaggio del Joint strike fighter, a Cameri sono scoppiate le proteste.
    Il Tavolo di lavoro «Cacciabombardieri a Cameri: quale futuro?» ha incrinato l’apparente consenso costruito attorno a un’operazione che – a detta della stampa locale – avrebbe creato nella zona diecimila posti di lavoro per quarantacinque anni. Cifre tanto esorbitanti da rendere necessaria una verifica.
    «Abbiamo fatto le nostre indagini e abbiamo scoperto che i posti di lavoro reali, a Cameri, sarebbero al massimo duecento, più forse altri ottocento nell’indotto», dice Paolo Rizzi, del Tavolo anti-Jsf. Anche questi mille posti, peraltro, sono in gran parte virtuali.
    Le notizie di luglio erano infatti frutto del viaggio negli Stati uniti del generale Leonardo Tricarico, capo di stato maggiore dell’aeronautica, volato oltre l’Atlantico per incontrare il suo omologo statunitense e soprattutto i responsabili della Lokheed Martin, il colosso dell’industria bellica responsabile del programma Jsf. Non era una visita di cortesia. Da quando l’Italia ha deciso di partecipare al Jsf, il più dispendioso programma militare della storia, come dice con orgoglio il Pentagono, sono aumentati i tempi, i costi e soprattutto i dubbi. La Lokheed Martin ha messo in atto una strategia di «public relations preventive» per evitare che l’Italia, cambiato il governo, potesse decidere di uscire dal Jsf. Un’eventuale uscita di un «partner di livello 2» com’è l’Italia avrebbe fatto crescere anche le perplessità del Congresso, già poco entusiasta del nuovo giocattolo dei militari. Risultato dell’azione di «pr» sono i 139,2 milioni di euro previsti per il Jsf nell’ambito della Finanziaria 2007. Tra i fondi accantonati per gli investimenti del ministero della difesa, ci sono 571,7 milioni di euro catalogati come programmi di «area interforze»: il Jsf è il principale di questi.
    Il Jsf, però, non è affatto farina berlusconiana. L’intenzione italiana di partecipare alla fase di sviluppo di quello che dovrebbe essere «il» cacciabombardiere del futuro, risale alla fine del 1998, quando al governo c’era l’attuale ministro degli esteri Massimo D’Alema. Anche allora il marketing del Pentagono fu determinante per convincere, oltre all’Italia, anche la Gran Bretagna, l’Olanda, la Norvegia, l’Australia e il Canada a finanziare con risorse proprie un aereo concepito, progettato e in gran parte costruito negli Stati uniti. In origine, il Jsf avrebbe dovuto essere un aereo relativamente economico, che puntava sulle economie di scala per abbattere i costi. «Joint», cioè unificato, vuol dire che un solo modello base avrebbe dovuto, con poche variazioni tecniche, fornire le linee di volo dell’Air force, della Us Navy e dei Marines. Più quelle dei britannici e degli altri.
    L’Italia, per esempio, prevede i acquistare 131 aerei, destinati sia all’aviazione che alla nuova portaerei Cavour [22 esemplari]. Solo che nemmeno l’onnivoro bilancio della difesa Usa riesce a tenere il passo con l’aumento dei costi e con la concorrenza di altri programmi altrettanto ambiziosi. Anno dopo anno, il numero di velivoli che il Pentagono aveva in mente di acquistare si è ridotto. E se nei progetti originari si dovevano costruire complessivamente 2700 aerei, di cui quasi duemila per gli Usa, secondo le ultime stime il quantitativo finale ordinato dal Pentagono potrebbe fermarsi a mille unità. Il costo, di conseguenza, salirebbe di molto. Il più dettagliato rapporto italiano sul programma Jsf, pubblicato a settembre del 2005 dal Centro militare di studi strategici [Cemiss], ricorda che i costi dell’altro nuovo aereo statunitense, l’F22 Raptor, sono quadruplicati tra la fase di progettazione e l’ingresso in servizio. Peraltro, già la progettazione e lo sviluppo del Jsf si sono rivelati ben più complessi e costosi di quanto la Lokheed Martin avesse previsto. Il Jsf avrebbe dovuto entrare in servizio all’inizio del 2008, ma uno slittamento di due anni è oggi nell’ordine delle cose.
    L’esca che il Pentagono e poi Lokheed avevano usato per attrarre le imprese e i governi europei era quella della ricaduta tecnologica: trasferimento di «know how», dicevano, e partecipazione paritaria. Tutto falso, tanto che perfino la BAe Systems, il colosso britannico che è l’unico ad avere lo status di «partner di primo livello» si è lamentato, nella primavera scorsa, dello «scarso spirito collaborativo» degli statunitensi. Gelosi dei propri segreti militari, soprattutto per il software e le componenti elettroniche del radar, nonché per la tecnologia «stealth» [anti-radar] del nuovo caccia, gli Usa non trasferiscono tecnologia, né appalti, se non in una misura irrisoria rispetto alle [presunte] dimensioni del programma. Il viaggio di Forcieri negli Usa, dove ieri ha siglato l'accordo, è stato l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie di pellegrinaggi, tanto dei manager delle industrie belliche europee quanto dei rappresentanti dei governi, per richiamare gli Usa al rispetto dei patti. Solo che, tempi e modi del progetto vengono negoziati tra Congresso e Pentagono senza nemmeno consultare i «partner» internazionali.
    Allora, come si fa a credere ai diecimila posti di lavoro a Cameri? È la domanda che quelli del Tavolo contro il Jsf hanno girato in una lettera aperta alle istituzioni locali: dal comune, guidato da Maria Luisa Crespi, un’indipendente vicina ai Ds, alla provincia, presieduta da un altro Ds, Sergio Vedovato. Ricorda Laura Bergomi, dell’Associazione per la pace di Novara, che «il primo punto del programma elettorale della coalizione di sinistra che strappò alla destra la provincia era proprio la pace. Come si concilia quell’impegno con l’approvazione del progetto Jsf?».
    Nell'ottobre scorso, il Tavolo ha organizzato un dibattito per rilanciare oltre alla protesta, anche la proposta. In Piemonte, come nella vicina Lombardia, è pronta una legge regionale per la riconversione dell’industria bellica. «Si dovrebbe partire da lì – dice Laura – per parlare anche della qualità dei posti di lavoro che ci vengono proposti». A Roma qualcuno è in ascolto?

  2. #2
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    Predefinito

    Con gli F35 degli Usa a pallino le promesse...


    Pamela Barbaglia
    --------------------------------------------------------------------------------
    Dal Texas alla provincia di Novara, biglietto di sola andata.

    I cacciabombardieri F35 saranno assemblati nella base aeronautica di Cameri, che già è stata ribattezza Ederle 2 per lo scabroso placet del Governo Prodi agli Usa. Sarà l’ennesimo colpo basso alla sinistra radicale, alle associazioni pacifiste e a tutti coloro che avevano preso alla lettera il programma elettorale dell’Unione.
    Romano Prodi aveva promesso di ridurre la spesa per gli armamenti e in Finanziaria ha stanziato 139 milioni di euro per il programma F35 Joint Strike Fighter. Peraltro l’adesione dell’Italia comporterà un costo complessivo di 903,2 milioni di dollari dal 2007 al 2046. La parcella dovrebbe includere l’acquisto di 131 cacciabombardieri, destinati sia all’aviazione che alla portaerei Cavour. Il progetto è stato covato per quasi dieci anni in attesa che i tempi maturassero. La prima firma italiana risale al 1998 e porta il nome di Massimo D’Alema. Poi nell’estate 2006 viene inaugurata la fase esecutiva con una cerimonia in Texas al cospetto di Australia, Canada, Danimarca, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna e Turchia. Il capo di stato maggiore dell’aeronautica Leonardo Tricarico ha sottoscritto gli accordi. L’Italia non può tirarsi indietro, ma gli Usa vogliono ulteriori rassicurazioni. Tocca al sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri in un recente viaggio a Washington ribadire l’impegno del Paese.
    Il fronte pacifista non ha perso tempo per segnalare il fattore “discontinuità” che sta trasformando la sinistra in una coalizione di guerra. «Gli F35 non sono veicoli di difesa o ricognizione -. sottolinea Laura Bergomi dell’Associazione per la pace di Novara –. Si tratta di potenti aerei d’attacco, adattabili al trasporto di armi nucleari. È una questione etica che chiama in causa l’articolo 11 della Costituzione». Il movimento, fedele alla bontà della causa, non ammette svendite di ideali al discount della politica. C’è la consapevolezza di essere abbandonati dalle istituzioni, in primis dalla Provincia di Novara, dove è in atto uno scontro intestino con la sinistra radicale. «Siamo considerati dei rompiscatole che continuano a fare domande - continua Bergomi -. Abbiamo scritto ai parlamentari chiedendo un’inversione di tendenza: meno spese militari e stop all’acquisto di armi d’attacco. Non vogliamo tutto subito ma ci deve essere una riflessione sulla decisioni più sbilanciate, quelle che ci stanno trascinando verso un’economia di guerra».
    L’alibi delle istituzioni per garantirsi il sostegno della popolazione locale parlava inizialmente di diecimila posti di lavoro in più. Peccato che nel giro di un anno la stima sia precipitata a quota 200. Ma sia il Comune di Cameri sia la Provincia di Novara, entrambe di sinistra, hanno puntato tutto sull’indotto. «Non c’è alcuna trasparenza sul progetto F35 - lamenta Laura Bergomi - Quello dei posti di lavoro è uno specchio per le allodole. Hanno tentato di presentare la situazione in termini positivi chiamando in causa presunti contratti. In realtà, non sappiamo neppure se ci saranno nuove assunzioni o se si faccia riferimento a professionalità già esistenti. Sappiamo per certo che ci sono 150 ingegneri contrattualizzati di Alenia coinvolti nel progetto, chissà se anche loro sono conteggiati nei 200 posti in più?». C’è un elemento che smentisce i grandi numeri vaticinati dalla sinistra sul fronte occupazionale: le alte tecnologie impiegate per la costruzione degli F35 implicano un contributo minore di risorse umane. «Perché dunque non investire nelle energie alternative? - incalza Bergomi -. Noi continuiamo a fare interrogazioni senza risultati. Non sappiamo neppure cosa comporti un “assemblaggio finale”». L’inquinamento acustico e il possibile rilascio di carburanti in una zona rurale non preoccupano i Verdi. Tra l’altro nella zona del Ticino è concentrata una bella fetta dell’industria bellica del Nord Ovest. «Basta pensare alla sponda lombarda: a Gallarate e Samarate hanno sede alcune aziende del settore mentre a Solbiate Olona c’è la base Nato. L’area sta diventando completamente militarizzata». I pacifisti sono diventate scomode Cassandre di un Governo legato a doppia mandata con gli Usa. «Quando parliamo di sbilanciamento ci riferiamo alla sudditanza nei confronti del Pentagono. L’Italia deve sganciarsi da Washington».
    A Cameri la gente non pare affatto turbata per l’arrivo degli F35. Qui non si vedono i musi lunghi di Vicenza e in parecchi guardano con favore alle presunte opportunità lavorative. «Nel Novarese c’è una lunga tradizione di convivenza con i militari della base aeronautica - spiega Laura Bergomi -. A differenza di Vicenza non ci sarà un evidente impatto territoriale: tutto si svolgerà all’interno della caserma. In molti qui ragionano in termini semplicistici illudendosi di avere nuovi posti di lavoro». Ora l’obiettivo è responsabilizzare queste diecimila anime “credulone”. Per i pacifisti non sarà facile agguantare una piattaforma mediatica. Eppure l’Associazione per la pace di Novara si dice ottimista. «Non dobbiamo ragionare in termini catastrofici - conclude Bergomi -. Il fatto che in Provincia ci siano posizioni sia a favore sia contro il progetto F35 è positivo. Le contraddizioni possono dare un impulso al cambiamento. Dovremo attendere prima di vedere i progressi. È ovvio che abbiamo meno speranze, ma restiamo fiduciosi».

  3. #3
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    Ci sono alcune imprecisioni riguardo l'F-35, come il requisito dell'Italia per 131 caccia (saranno 100 se va di lusso), e stronzate che non stanno nè in cielo nè in terra, come l'adattabilità al trasporto di testate nucleari come fosse una caratteristica peculiare (quasi tutti gli aerei ce l'hanno, sia predefinita che potenziale) lo stop alle "armi d'attacco" (tutte le armi sono "d'attacco"... non esistono armi solo "da difesa") e i pericoli di essere trascinati in un' "economia di guerra".
    Non voglio criticare la manifestazione delle proprie opinioni, che siano pacifiste o di qualunque altro tipo, ma bisogna smetterla di cercare il consenso della gente raccontando idiozie del genere.

  4. #4
    Irina
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    Ma come sarebbe? Non vogliono una fabbrica per la costruzione di qualche centinaio di aerei, che fino a prova contraria non hanno fatto del male a nessuno, ma permettono l'esistenza di fabbriche della FIAT che produce decine di migliaia di QUEI COSI A QUATTRO E DUE RUOTE che provocano 6000 morti solo in ITALIA ogni anno?

  5. #5
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    boh?Allora smantelliamo tutta l'Oto Melara di la Spezia e tutte le aziende italiane che costruiscono armamenti.....che articolo del c....

  6. #6
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    Si voleva solo far notare che l'Aeroporto di Cameri è stato concesso agli Usa dal Governo D'Alema. Qui si assembleranno e si farà la manutenzione . Gli F35 sono i nuovi super caccia.

    Ora chiediamoci....

    Perchè per Vicenza , che ospiterà truppe di terra tutto sto casino e qui che arrivano i supercaccia, nel pieno del Parco del Ticino ( Pecoraro dov'è??????) silenzio totale ?

  7. #7
    Irina
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    Citazione Originariamente Scritto da Malik Visualizza Messaggio
    Si voleva solo far notare che l'Aeroporto di Cameri è stato concesso agli Usa dal Governo D'Alema. Qui si assembleranno e si farà la manutenzione . Gli F35 sono i nuovi super caccia.

    Ora chiediamoci....

    Perchè per Vicenza , che ospiterà truppe di terra tutto sto casino e qui che arrivano i supercaccia, nel pieno del Parco del Ticino ( Pecoraro dov'è??????) silenzio totale ?
    Magari supercaccia!! Sono solo degli simil harrier ma
    con la orrenda carrozzeria della Cadillac CTS (questo sfido a negarlo!) ed il motore MJT delle Alfa Romeoper dargli un po' di supersonico....

  8. #8
    analista militare
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    Non è così, IIrina: non sono "super caccia" nel senso che intendono i media non-specializzati (che di queste cose non sanno un caxxo ed esaltano come "super" tutto ciò che è nuovo), ma neanche delle semplici copie un po' migliorate dell'Harrier.

  9. #9
    Irina
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    Se parte dei motori li fa la FIAT AVIO allora ci scommetto che ci scappa lo spot con Schumacher per vendere qualche lotto agli Emrates: Schumi che farai adesso? Non zo...forze l'antennizta....o forze il top ganz!

  10. #10
    il Kodro
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    Tanto o f-35 o f-16, l'Italia, come è logico che sia, avrà sempre difese aeree... Meglio che siano all'avanguardia che obsolete, poi penso che un caccia italiano non uccida nessuno sin dai tempi di D'alema.
    E' un bel mezzo poi, ecco una foto:

 

 
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