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Discussione: Oriente e Occidente

  1. #1
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    Predefinito Oriente e Occidente


    http://www2.unibo.it/musei-universit...NS/cartaT1.gif


    Bisogna tenere a mente che se l'Asia è un continente, l'Oriente è una direzione (est) che ha senso solo se visto dall'Europa (in America l'Asia è ad ovest). Il Magreb, che si situa a sud dell'Europa, fa parte integrante dell'Oriente. Quindi per l'Europeo, l'orientale (che viene idealizzato oppure demonizzato) è sia un musulmano (Magreb e Persia), come può essere un hindu, buddhista, giainista, sikh, parsi, confuciano, taoista, shintoista, bonpo ecc. ecc...(che va dall'India al Giappone, dalla Cina all'Indocina). Inoltre, orientale è sia l'ebreo (Gerusalemme) che il cristiano (Bisanzio-Costantinopoli), senza contare l'enorme ruolo che nel passato svolsero i nestoriani in Asia. Mi fermo.


    Bisogna distingue tra l'Oriente (che potremmo chiamare simbolico) e l'Oriente inventato dagli occidentali, che altro non è che una rappresentazione europea dell'Oriente (E. Said nel suo libro "Orientalismo" ,Ed. Feltrinelli, parla di "un Oriente filologico, un Oriente psicoanalitico, un Oriente spengleriano, un Oriente darwiniano, un Oriente razzista ...").
    Gli "orientalisti" (la nascita della specializzazione risale al Concilio di Vienna del 1312, in cui fu decisa la costituzione delle cattedre di "arabo, greco, ebraico e siriaco") si occuparono, prevalentemente, di studi biblici e approfondirono le lingue semite, per avvicinarsi in seguito all'Islam. I primi sinologi nacquero sulla spinta dei gesuiti che rivolsero la loro attenzione missionaria verso l'Estremo Oriente. Solo nel Settecento, gli occidentali, cominciarono, ad occuparsi anche del sanscrito e dell'avestico.

    Avvicinare l'Oriente (da dove proviene la Luce della conoscenza), con mente libera, ecco la sfida. Ma ancora gli ostacoli non sono finiti. Ci si trova, davanti ad un certo Oriente occidentalizzato, oppure dottrine occidentali spacciate per dottrine orientali... e potrei continuare.

    Ora le mie domande sono le seguenti: cosa un occidentale cerca in Oriente? Cosa trova? L'Occidente può donare l'equivalente?

    Personalmente, non posso che fare mie le parole di René Guénon, tratte dal suo libro "Introduzione generale allo studio delle dottrine indù":
    << Non è nostra intenzione parlare unicamente dei vantaggi inapprezzabili che potrebbero ottenere direttamente, per se stessi, coloro che fossero così condotti a studiare le dottrine orientali, nelle quali troverebbero, per poco che possiedano le attitudini indispensabili, conoscenze di cui l'Occidente non può presentare nulla di paragonabile...>> (il neretto è mio).

  2. #2
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    Predefinito Rif: Oriente e Occidente

    ho letto da qualche parte, (è da ieri che cerco il riferimento ma non lo trovo) che l'oriente non è una regione geografica ma uno stato dell'animo

    :giagia:è il cuore che si volta e cerca il nascere del sole

  3. #3
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    Predefinito Rif: Oriente e Occidente

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio
    l'oriente non è una regione geografica ma uno stato dell'animo

    :giagia:è il cuore che si volta e cerca il nascere del sole
    Per le donne e gli uomini del medioevo era ancora chiaro che volgendosi a Oriente (le loro chiese erano "orientate" tutte a Oriente) si volgevano verso il Paradisi terrestre.

    Copio e incollo un breve stralcio del saggio di Arturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, Mondadori, Milano 1996; che trovate e potete leggere qui.

    << Dice la Genesi che Dio piantò il mirabil giardino nella parte orientale di una regione chiamata Eden; e questo cenno fece prevaler la credenza ch’esso fosse stato, e fosse tuttavia, nella parte orientale della terra, o, a dirittura, nell’estremo Oriente. Tale fu, come può rilevarsi da Giuseppe Flavio, la comune credenza degli Ebrei; e tale fu pure la credenza più accetta, nei primi secoli, ai Padri della Chiesa, e poi nel medio evo, e oltre il medio evo, a teologi, a viaggiatori, a romanzatori, a cosmografi. San Basilio Magno dice che i cristiani pregano volti ad Oriente, quasi cercando la patria perduta; e Jesujabo, vescovo nestoriano di Nisibi nel secolo XII, reca, come argomento della superiorità dell’Oriente sull’Occidente, il fatto che il Paradiso terrestre è appunto in Oriente.
    A confermare tale credenza cooperava del resto una ragione alla quale è forse da far risalire, in qualche parte, la stessa indicazione biblica. Basta ripensare un istante ai caratteri e agli officii proprii del sole in tutte le mitologie, e in ispecie del sole nascente, per tosto avvedersi che l’Oriente, cioè quella plaga della terra onde si leva l’astro datore di vita e dispensator di letizia, doveva, in virtù di un’associazion di concetti non meno naturale che inevitabile, parer la più acconcia a porvi la culla dell’uman genere, il giocondo ricetto della prisca felicità e della vita immortale. Che se più tardi noi troviamo il Paradiso trasposto in altre regioni, o, a dirittura, nell’ultimo Occidente, ciò avviene, come vedremo, per ragioni particolari e avventizie, le quali, posteriori di tempo, nulla detraggono a quella ragion generale e primitiva. Né prova nulla in contrario il fatto che l’Elisio, le cui descrizioni, come di stanza di beati, concordano in molte parti con quelle del Paradiso terrestre, ponevasi dagli antichi nell’ultimo Occidente, nella regione cioè ove si occulta il sole, e muore il giorno; perché l’Elisio era stanza, non di vivi ma di morti, e perciò immediatamente prossima all’Hades. L’opinione pertanto più antica, ed anche, data l’indole del pensiero mitico, più razionale, era quella che situava il Paradiso terrestre in Oriente, e ad essa si legava naturalmente, per le stesse ragioni, l’altra che faceva volta ad Oriente la porta (quando si parlava d’una e non di più porte) del Paradiso medesimo. Da altra banda, il non trovarsi più vestigio di esso nelle regioni prima cognite dell’Asia, e poi nelle regioni che furono conosciute più tardi; e quella natural tendenza che induce gli uomini a immaginare come lontanissimi da loro, dalle loro consuete dimore, i luoghi di sognate meraviglie e di sognata felicità, dovevano esser ragioni atte a far trasporre il Paradiso terrestre in un Oriente sempre più remoto ed arcano [...] >>.

    fonte: Arturo Graf, Miti leggende e superstizioni del medioevo, Capitolo I, Situazione del Paradiso terrestre
    Ultima modifica di Dorjiev; 17-02-10 alle 11:26

  4. #4
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    Predefinito Rif: Oriente e Occidente

    L'Oriente rappresenta un simbolo molto potente. Il luogo d'origine del Sole, stella fondamento del nostro sistema e fonte di vita degli esseri, ma non solo corpo celeste disanimato, bensì grande spirito che presiede e muove ogni dinamica planetaria.

    E' ovvio che questo simbolo abbia una corrispondenza nell'interiorità dell'uomo: il cuore..non come organo fisico ma psichico e spirituale, luogo teofanico e sede dell'assoluto intangibile e incommensurabile.

    Ecco perchè il rivolgersi ad Oriente è il simbolo del rivolgersi al divino e al mistero che lo connota: ogni cosa è simbolo e noi stessi lo siamo.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  5. #5
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    Predefinito Rif: Oriente e Occidente

    Citazione Originariamente Scritto da Dorjiev Visualizza Messaggio

    http://www2.unibo.it/musei-universit...NS/cartaT1.gif



    << Non è nostra intenzione parlare unicamente dei vantaggi inapprezzabili che potrebbero ottenere direttamente, per se stessi, coloro che fossero così condotti a studiare le dottrine orientali, nelle quali troverebbero, per poco che possiedano le attitudini indispensabili, conoscenze di cui l'Occidente non può presentare nulla di paragonabile...>> (il neretto è mio).



    Udita del termine " sacra rappresentazione" che dovrebbe essere sostituito di "evocazione". Certamente sarebbe fuori luogo assegnare alle immagini dipinte o incise sulle pareti delle caverne o su oggetti mobili quella valenza che la cultura moderna occidentale assegna erroneamente alla definizione di "opera d'arte". È questa una concezione che trova le sue radici nella filosofia greca, più precisamente nell'istituzione del logos ("l'intelligenza dell'Europa"), che ha dato origine al nostro sistema culturale: arte come rappresentazione del "vero", dimostrazione del "vero" attraverso assunti approvati dalla comunita, figurazione del "vero" mediante immagini riconoscibili e, come presupposto, visibili. In altre parole la cultura occidentale ha creato una definizione di arte propria come rappresentazione eidetica, cioè che presuppone uno spettatore esterno. Questa valenza di visibilità della figurazione è documentala in gran parte dei complessi iconografici rupestri preistorici, che sono stali pensati, progettati e realizzati in rapporto alla posizione dello spettatore . ma esiste in europa Figurazione non eidetica molto molto vicina allo zen orientale , quindi, che potremmo definire arte performativa, una sorta di "action art" ante litteram, nella quale gesto e immagine danno origine ad una "azione figurante legata ad un'operazione del tutto individuale e particolare di rapporto con l'immagine e il simbolo del tutto interiore, " chiamata "via", è un'azione, un operare un percorso interiore che in un primo stadio affronta l'origine e il senso delle cose e successivamente coincide con il ritorno alla realtà; in quest'ultima fase vengono elaborate immagini che rendano visibile l'origine delle cose, fruibili solo da chi le crea, senza spettatori. In questo caso, quindi, il gesto e il movimento danno senso all'immagine prodotta. Restando ancora al di fuori degli schemi culturali destinate a non essere viste da parte della comunità
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

 

 

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