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Bisogna tenere a mente che se l'Asia è un continente, l'Oriente è una direzione (est) che ha senso solo se visto dall'Europa (in America l'Asia è ad ovest). Il Magreb, che si situa a sud dell'Europa, fa parte integrante dell'Oriente. Quindi per l'Europeo, l'orientale (che viene idealizzato oppure demonizzato) è sia un musulmano (Magreb e Persia), come può essere un hindu, buddhista, giainista, sikh, parsi, confuciano, taoista, shintoista, bonpo ecc. ecc...(che va dall'India al Giappone, dalla Cina all'Indocina). Inoltre, orientale è sia l'ebreo (Gerusalemme) che il cristiano (Bisanzio-Costantinopoli), senza contare l'enorme ruolo che nel passato svolsero i nestoriani in Asia. Mi fermo.
Bisogna distingue tra l'Oriente (che potremmo chiamare simbolico) e l'Oriente inventato dagli occidentali, che altro non è che una rappresentazione europea dell'Oriente (E. Said nel suo libro "Orientalismo" ,Ed. Feltrinelli, parla di "un Oriente filologico, un Oriente psicoanalitico, un Oriente spengleriano, un Oriente darwiniano, un Oriente razzista ...").
Gli "orientalisti" (la nascita della specializzazione risale al Concilio di Vienna del 1312, in cui fu decisa la costituzione delle cattedre di "arabo, greco, ebraico e siriaco") si occuparono, prevalentemente, di studi biblici e approfondirono le lingue semite, per avvicinarsi in seguito all'Islam. I primi sinologi nacquero sulla spinta dei gesuiti che rivolsero la loro attenzione missionaria verso l'Estremo Oriente. Solo nel Settecento, gli occidentali, cominciarono, ad occuparsi anche del sanscrito e dell'avestico.
Avvicinare l'Oriente (da dove proviene la Luce della conoscenza), con mente libera, ecco la sfida. Ma ancora gli ostacoli non sono finiti. Ci si trova, davanti ad un certo Oriente occidentalizzato, oppure dottrine occidentali spacciate per dottrine orientali... e potrei continuare.
Ora le mie domande sono le seguenti: cosa un occidentale cerca in Oriente? Cosa trova? L'Occidente può donare l'equivalente?
Personalmente, non posso che fare mie le parole di René Guénon, tratte dal suo libro "Introduzione generale allo studio delle dottrine indù":
<< Non è nostra intenzione parlare unicamente dei vantaggi inapprezzabili che potrebbero ottenere direttamente, per se stessi, coloro che fossero così condotti a studiare le dottrine orientali, nelle quali troverebbero, per poco che possiedano le attitudini indispensabili, conoscenze di cui l'Occidente non può presentare nulla di paragonabile...>> (il neretto è mio).





Rispondi Citando
ho letto da qualche parte, (è da ieri che cerco il riferimento ma non lo trovo) che l'oriente non è una regione geografica ma uno stato dell'animo

