I congressi delle sezioni diessine dello scorso fine settimana registrano una flessione dei consensi alla mozione Fassino rispetto a sette giorni fa. L'opzione del segretario a favore del partito democratico ha percentuali oscillanti intorno al 78 per cento, quelle della mozione Mussi più vicine al 20% che al 15% e quelle per la mozione Angius sono molto vicine al 10 per cento. A Roma, in particolare, si registra una forte opposizione al partito democratico: la mozione Mussi ottiene il 27 per cento, quella di Angius il 14%. Tra i risultati sgraditi a Fassino, spicca quello della sezione del popolare quartiere Testaccio, ristrutturata e inaugurata proprio dal segretario diessino qualche settimana fa: Mussi ottiene il 59,03%, Angius il 5,3% e Fassino il 35,7%.
Nella sezione Mazzini della Capitale, dove è iscritto Massimo D'Alema, la mozione di Fassino si ferma al 75 per cento nonostante l'autorevole intervento in assemblea del ministro degli Esteri. Per contrastare questa tendenza, Piero Fassino è stato venerdì scorso a Imola e poi sabato a Bologna. Proprio in Emilia Romagna, dove la Quercia conta 200 mila iscritti, l'obiettivo è fare il pieno dei consensi sulla scelta del partito democratico. E infatti in quella regione tradizionalmente rossa le percentuali della mozione del segretario della Quercia vanno oltre l'80 per cento e sono molto alte quelle degli iscritti che partecipano ai congressi (in questo modo si abbassa quella delle opposizioni a livello nazionale).
Il dato di novità dell'ultima settimana, accanto all'incremento delle mozioni critiche rispetto a quella del segretario, è però l'annuncio fatto da Fabio Mussi: 'Una storia comune sta finendo'. Il che poi vuol dire: se il progetto del partito democratico non si ferma, la sinistra Ds andrà per la sua strada e lascerà la casa comune. La 'separazione consensuale' - come la chiama il deputato Peppino Caldarola, che quella scelta l'ha già fatta - potrebbe avvenire anche prima del congresso nazionale che si svolgerà a Firenze dal 19 al 21 aprile. A deciderlo sarà un'assemblea di tutti i delegati della mozione Mussi fissata per la fine di marzo. Ormai si vocifera pure dell'obiettivo di formalizzare la nascita di due gruppi parlamentari autonomi alla Camera e al Senato (la sinistra diessina può contare su 12 senatori e 24 deputati, quindi ha i numeri per vedere riconosciuta la propria richiesta, mentre i deputati europei sono almeno 4: Pasqualina Napoletano, Claudio Fava, Guido Sacconi, Giovanni Berlinguer).
Ha intanto già lasciato il Gruppo dell'Ulivo a Montecitorio Aleandro Longhi, eletto in Liguria che è anche la circoscrizione di Mussi. A Genova, nei mesi scorsi, hanno restituito la tessera centinaia di iscritti alla Quercia guidati da Mino Ronzitti, presidente dell'assemblea regionale. Da questo punto di vista, non hanno avuto effetto le parole pronunciate da D'Alema nel corso del suo intervento al congresso della sezione Mazzini di Roma: 'E' triste sentir dire a priori 'io me ne vado'. Posizione degna di rispetto, ma sinceramente non ho capito a quale progetto alternativo si allude' ('l'Unità ha sintetizzato così l'intervento del ministro degli Esteri: 'D'Alema alla sinistra Ds: andarsene a meta' percorso? Non lo capisco').
La decisione sulla separazione sembra già essere stata presa. Il problema sono solo i tempi: prima o dopo il congresso di Firenze? Sulla prima ipotesi spinge il senatore Cesare Salvi, ma la maggioranza della sinistra diessina non vuole bruciare le tappe anche perchè i dati congressuali dell'ultimo fine settimana vedono abbassarsi i consensi favorevoli a Fassino di 3-4 punti e crescere quelli della mozione Mussi. Se quest'ultima e quella di Angius raggiungessero insieme il 30 per cento, gli effetti sul progetto di partito democratico potrebbero essere imprevedibili. Quanto all'assenza di progetto politico per la sinistra Ds, annotato da D'Alema, ci sono da registrare alcune novità sul fronte della sinistra radicale dell'Unione.
Mussi ha parlato per la prima volta di interesse per il 'cantiere di Fausto Bertinotti'. Il presidente della Camera insiste da qualche settimana sui temi dell'unità della sinistra e sul bisogno di ricostruire una 'massa critica' proprio in quel settore della sinistra (a fine maggio uscira' il primo numero della rivista 'Alternative per il socialismo', il bimestrale diretto da Bertinotti). In questo clima nuovo si inserisce un articolo apparso su 'l'Unità di domenica, dove il senatore Armando Cossutta, per la prima volta dopo la scissione di Rifondazione comunista del 1998, torna a dialogare con Bertinotti e manifesta il proprio interesse per la ricostruzione di una sinistra unitaria. Il dialogo è anche ripreso con Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, e pure una parte dei Verdi (a iniziare da Paolo Centro) potrebbe essere interessata a far parte del 'cantiere' bertinottiano che lavorerà a gettare le fondamenta di un progetto unitario nell'area della sinistra radicale (non un unico partito nell'immediato ma forme piu' strette di collegamento e coordinamento).




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