....ministri di rissa e di governo
Se ogni giorno porta la sua lite non c’entra il portavoce ma il capofamiglia.
Pressoché tutti gli osservatori, dopo le polemiche tra il ministro della Giustizia e quelli che, suscitando la “perplessità” del presidente del Consiglio, avevano animato la manifestazione per i Dico, si sono dedicati a sottolineare quanto queste risse tra titolari di dicasteri contraddicano il dodicesimo comandamento di Romano Prodi: non avrai altro portavoce che il mio.
In realtà, almeno in questo caso, la responsabilità del bailamme governativo sta proprio nella presidenza del Consiglio, che ha cercato di far credere, contemporaneamente, a una parte, di aver abbandonato i Dico al loro destino, all’altra di essere impegnato a portarli avanti fino all’approvazione.
Non si tratta, almeno in questo caso, di uno dei complessi giri di parole con i quali si cerca di aggirare una difficoltà.
Si è trattato proprio di una specie di gioco delle tre carte, che può illudere l’occhio per qualche secondo ma che non può certo diventare una buona strategia di comunicazione.
Naturalmente le responsabilità di chi pretende che una linea evasiva non inasprisca le contraddizioni che vorrebbe occultare non cancellano quelle di ministri che per ossessione di visibilità finiscono con il diventare strumenti di un’agitazione antireligiosa che può nuocere seriamente all’esecutivo di cui fanno parte.
Non cancellano neppure lo spirito astioso con il quale Antonio Di Pietro ha esaltato la trappola televisiva che era stata organizzata ai danni di Clemente Mastella.
Nessuno può credere alle favolette prodiane, che erano di moda durante i primi raduni governativi, della “grande famiglia” ministeriale.
Chiedere che i ministri si vogliano bene è assurdo, che si rispettino almeno un po’, invece, sarebbe ragionevole.
Il fatto che invece si insultino più o meno direttamente non è effetto (soltanto) di una carenza di buona educazione.
Se cercano l’applauso dei loro fan più vicini a danno dei colleghi è soprattutto perché si sentono, di fatto, in campagna elettorale.
Forse hanno ragione a pensarlo ed è soltanto Prodi che non se n’è accorto.
Ferrara su il Foglio di oggi
saluti




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